Al via il Festival della Parola, dalle epigrafi greche a Camilleri

Al centro della manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, sarà l’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. Tre giorni tra Palermo e Terrasini con reading e incontri

di Ruggero Altavilla

L’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. In principio furono le epigrafi greche, oggi sostituite dai social network, poi ci sono i “pizzini” e le intercettazioni di mafia e il nuovo codice linguistico inventato da Andrea Camilleri con suo commissario Montalbano. Sarà questo mutamento al centro del Festival della Parola, che si apre oggi e si concluderà il 23 novembre, svolgendosi in alcuni musei siciliani.

La manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, avrà inizio alle 17, a Palermo, all’Arsenale della Marina Regia, in via dell’Arsenale con l’appuntamento dedicato a Camilleri e al suo linguaggio che rimanda all’immenso patrimonio del dialetto siciliano e alla rivisitazione compiuta dal papà del commissario Montalbano. La parola di Montalbano rivivranno in un reading e una perfomance teatrale che vede in scena Cocò Gulotta – recente interprete di testi di Camilleri su Rai1 – accompagnato dalle sonorità mediterranee di Dario Sulis.

Venerdì 16 al Museo Salinas, alle 17, ci sarà un viaggio nella macchina del tempo: dalle epigrafi alle emoticon, un confronto tra il grecista e professore emerito dell’Università di Palermo, Salvatore Nicosia e il social media manager Tony Siino. Si spiegherà come si comunicava senza usare parole nei secoli scorsi e come si sono trasformate le epigrafi di allora nelle faccine e nei segni convenzionali della comunicazione digitale.

Il festival si concluderà venerdì 23 alle 11, a Palazzo d’Aumale, a Terrasini, con il racconto del linguaggio della mafia. Da Luciano Liggio a Michele Greco, dai pizzini alle intercettazioni che hanno determinato i processi contro il racket del pizzo. Come è cambiata la maniera di parlare della mafia? Ce lo racconteranno i giornalisti Riccardo Arena e Riccardo Lo Verso, il direttore della sede Rai Sicilia, Salvatore Cusimano, il professore Giuseppe Paternostro, autore del libro “Linguaggio mafioso – scritto, parlato, non detto” e il consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, Mario Conte.

“I musei sono per eccellenza le case della cultura – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa – contenitori ideali per percorsi che siano in grado di unire tradizione e modernità e che sappiano attirare fasce sempre nuove di utenti. Il linguaggio è l’espressione culturale che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua capacità di comunicare che era e resta universale”.

Al centro della manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, sarà l’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. Tre giorni tra Palermo e Terrasini con reading e incontri

di Ruggero Altavilla

L’evoluzione del linguaggio dalle origini ai giorni nostri. In principio furono le epigrafi greche, oggi sostituite dai social network, poi ci sono i “pizzini” e le intercettazioni di mafia e il nuovo codice linguistico inventato da Andrea Camilleri con suo commissario Montalbano. Sarà questo mutamento al centro del Festival della Parola, che si apre oggi e si concluderà il 23 novembre, svolgendosi in alcuni musei siciliani.

La manifestazione, promossa dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, avrà inizio alle 17, a Palermo, all’Arsenale della Marina Regia, in via dell’Arsenale con l’appuntamento dedicato a Camilleri e al suo linguaggio che rimanda all’immenso patrimonio del dialetto siciliano e alla rivisitazione compiuta dal papà del commissario Montalbano. La parola di Montalbano rivivranno in un reading e una perfomance teatrale che vede in scena Cocò Gulotta – recente interprete di testi di Camilleri su Rai1 – accompagnato dalle sonorità mediterranee di Dario Sulis.

Venerdì 16 al Museo Salinas, alle 17, ci sarà un viaggio nella macchina del tempo: dalle epigrafi alle emoticon, un confronto tra il grecista e professore emerito dell’Università di Palermo, Salvatore Nicosia e il social media manager Tony Siino. Si spiegherà come si comunicava senza usare parole nei secoli scorsi e come si sono trasformate le epigrafi di allora nelle faccine e nei segni convenzionali della comunicazione digitale.

Il festival si concluderà venerdì 23 alle 11, a Palazzo d’Aumale, a Terrasini, con il racconto del linguaggio della mafia. Da Luciano Liggio a Michele Greco, dai pizzini alle intercettazioni che hanno determinato i processi contro il racket del pizzo. Come è cambiata la maniera di parlare della mafia? Ce lo racconteranno i giornalisti Riccardo Arena e Riccardo Lo Verso, il direttore della sede Rai Sicilia, Salvatore Cusimano, il professore Giuseppe Paternostro, autore del libro “Linguaggio mafioso – scritto, parlato, non detto” e il consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo, Mario Conte.

“I musei sono per eccellenza le case della cultura – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa – contenitori ideali per percorsi che siano in grado di unire tradizione e modernità e che sappiano attirare fasce sempre nuove di utenti. Il linguaggio è l’espressione culturale che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua capacità di comunicare che era e resta universale”.

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