Al via i lavori per il nuovo Museo degli Arazzi di Marsala

La chiesa del Collegio dei Gesuiti accoglierà gli otto preziosi manufatti fiamminghi appena restaurati. Il progetto prevede il completamento del restauro e l’allestimento della sala

di Redazione

Consegnati oggi i lavori per il restauro della chiesa del Collegio dei Gesuiti di Marsala dove troverà sede il Museo diocesano degli Arazzi e del patrimonio tessile antico. Il nuovo allestimento – fanno sapere dalla Regione Siciliana – accoglierà gli otto preziosi arazzi fiamminghi per i quali si è appena concluso, all’Oratorio dei Bianchi di Palermo, il restauro, curato dall’assessorato regionale ai Beni culturali, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Trapani. in collaborazione con la Soprintendenza di Palermo. I lavori saranno realizzati dalla Ati Coser srl e D’Alberti Costruzioni per un importo complessivo di poco più di un milione e 800mila euro.

Rendering del nuovo Museo degli Arazzi

Da oggi, gli otto arazzi saranno custoditi proprio a Marsala, a cura della stessa Chiesa Madre, in attesa che, a lavori ultimati, possano essere esposti e ammirati da tutti. Il progetto per il nuovo allestimento del museo, redatto da Luigi Biondo, Giovanni Garofalo e Eleonora Romano, prevede il completamento del restauro dei locali e l’allestimento della sala. Le scelte progettuali sono state orientate da alcune esigenze importanti: accogliere gli arazzi in ambienti con un trattamento dell’aria ed una stabilizzazione della temperatura e dell’umidità tali da evitare il deterioramento delle opere, consentire una lettura unitaria del racconto espresso nelle scene raffigurate negli arazzi, garantire la percorribilità e la visita della struttura anche ai disabili, in sicurezza.

“Il nuovo allestimento museale – spiega Luigi Biondo – risponde all’esigenza di offrire uno spazio unico sullo stesso livello che consenta una lettura unitaria del racconto espresso nelle scene raffigurate negli arazzi. La nuova struttura permetterà, inoltre, di completare il circuito di visita del centro storico di Marsala dove sono presenti altri luoghi importanti di riferimento, quali il complesso monumentale di San Pietro, la Chiesa Madre e la chiesa del Purgatorio, già restaurati e restituiti alla fruizione”.

Arazzo sottoposto a restauro (foto Guido Fiorito)

“Gli arazzi – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – sono infatti un prezioso patrimonio tessile e storico che merita una collocazione adeguata per farne apprezzare la bellezza e l’imponenza. La realizzazione di un museo, studiato proprio per ospitare i preziosi arazzi, definisce un percorso di valorizzazione del centro storico di Marsala e si inserisce, completandolo, nel circuito delle esposizioni dedicate ai materiali tessili della Sicilia occidentale, quali il Museo delle trame del Mediterraneo di Gibellina ed il Museo delle arti applicate di Erice”.

Il Museo degli Arazzi

Gli otto arazzi fiamminghi che compongono la collezione di Marsala raccontano la guerra tra Romani e Giudei del 66 dopo Cristo e rappresentano un raro e pregevole esempio di arte tessile e pittorica della cultura europea del XVI secolo. Sin dal 1589 appartengono al patrimonio della Chiesa Madre di Marsala alla quale furono lasciati per testamento da monsignor Antonino Lombardo, già canonico della cattedrale di Mazara e arciprete di Marsala, cui erano stati donati dalla Corte spagnola.

Sezione del nuovo Museo degli Arazzi

La leggenda narra che la regina d’Inghilterra, Maria I Tudor figlia di Enrico VIII, durante una tempesta abbia trovato riparo nel porto di Marsala e sia stata ospitata da monsignor Lombardo, apprezzato uomo di cultura e di fede, che in breve divenne confessore della regina e suo apprezzato consigliere culturale. In segno di gratitudine e come compenso per i servigi resi alla corte, il prelato ricevette in dono la collezione di otto arazzi che, alla sua morte, lasciò alla Chiesa Madre di Marsala con l’obbligo che non fossero mai dispersi né spostati in altro luogo. Questa raccolta di rilevante pregio è la più importante in Italia dopo quella conservata a Napoli nel Museo di Capodimonte.

Particolare di uno degli arazzi (foto Guido Fiorito)

Gli arazzi sono stati esposti per lunghi periodi nella zona absidale della Chiesa Madre non ricevendo mai particolare attenzione. Nel 1893, però, tornarono alla ribalta della cronaca quando un crollo interessò la cupola che li sovrastava e si pensò di venderli per ricavarne somme sufficienti alle riparazioni. Nel 1965 la Regione provvide al restauro di alcuni degli arazzi che versavano in pessime condizioni di conservazione e due di loro vennero esposti, tra il 1970 ed il 1971, in occasione dell’ottava mostra di opere d’arte restaurate. Fu solo nella prima metà degli anni ’80 che gli arazzi trovarono ospitalità all’interno di un piccolo museo che si trovava al confine con l’abside della Chiesa Madre.

Cantiere di restauro degli arazzi (foto Guido Fiorito)

Per quasi quattro secoli gli arazzi non vennero mai esposti e furono conservati in maniera inadeguata in casse di legno presso ambienti piuttosto umidi. Solo nel 1984, grazie all’impegno dell’arciprete Andrea Linares e dell’assessorato regionale ai Beni culturali, ottennero sistemazione in un piccolo edificio nel centro della città e di proprietà della Chiesa Madre, il Duomo di San Tommaso di Canterbury: il legato testamentario del Vescovo Lombardo poneva, infatti, la condizione che essi rimanessero sempre all’interno del perimetro della parrocchia, pena la loro devoluzione alla Curia vescovile di Mazara. La chiesa del Collegio dei Gesuiti, scelta per la definitiva collocazione come sede museale, dista poche centinaia di metri dall’ultimo luogo di esposizione, garantendo il rispetto delle condizioni testamentarie.

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