A Palermo i tesori degli zar

Per la prima volta in Italia, a Palazzo Sant’Elia, oltre 200 pezzi della corte russa. Ciascuno nascosto e salvato dal personale che serviva nelle quattro residenze imperiali. Filo rosso con Le Vie dei Tesori

di Giulia De Agostino

Era il 1845 e la notizia era appena circolata tra vicoli e catoi: arrivava lo Zar e ai bambini brillavano gli occhi a sentir parlare di troni, corone, palazzi fantastici. Era già la parola, “zar” a riempire la bocca; e mentre i sellai mettevano mano alle finiture e i maestri di casa si cominciavano ad informare sull’etichetta per ricevere nelle case siciliane, i dignitari di corti russi, nelle camere dello scirocco si discuteva e si ipotizzava di quali nomi di nobili signori sarebbero usciti fuori dal cappello. Già, perché alle famiglie palermitane blasonate fu chiesto di ospitare degnamente non tanto la famiglia reale – già comodamente sistemata a casa della principessa Shahoskoy in quella fantastica villa all’Olivella che poi sarebbe stata venduta frettolosamente ai Florio – quanto il numeroso seguito. 

Parte da qui, dai due piroscafi, Kamchatka di 600 cavalli e Bessarabia di 350 cavalli, che un bel giorno giunsero lo Zar e la Zarina, oltre alla bella granduchessa Olga, la figlia, considerata una delle più belle nobili figliole di casa regnante. Parte da qui il viaggio a ritroso che ha portato a Palermo – da poche ore alla Fondazione Sant’Elia, tesori scintillanti, da vera corte imperiale. Per la prima volta in assoluto, infatti, dalle quattro residenze russe, oggi trasformate in museo, giungono in contemporanea oggetti, arredi, tele, quadri enormi, ma soprattutto pezzi eleganti che facevano parte degli accessori, delle tavole, delle camere della famiglia imperiale. Per due mesi, da oggi, fino all’ 11 dicembre, saranno esposti tra le sale di Palazzo Sant’Elia (martedì al venerdì 9-18, sabato e domenica 10-19) oltre 200 opere arrivate con una scorta armata e accompagnati dagli esperti dei quattro musei. Per conciliare le visite di Vie dei Tesori con la mostra in corso sui capolavori dell’arte russa, la Fondazione Sant’Elia ha messo a disposizione delle visite guidate de Le Vie dei Tesori la splendida stanza del Trionfo di Diana, al piano nobile, con il tavolo di Michelangelo Pistoletto – con, attorno, le sedute dei popoli del Mediterraneo, simbolo di dialogo interculturale – oltre al cortile e all’atrio. In più chi, con il coupon de Le Vie dei Tesori, vorrà entrare alla mostra potrà avere il biglietto ridotto da 5 euro. Ingresso per le scolaresche: 3 euro.

Un’iniziativa organizzata in seno al cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. La mostra si intitola “Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia: Peterhof, Tsarskoe Selo, Gatchina, Pavlovsk”, è curata da Olga Barkovets ed è coordinata per la parte italiana dal sovrintendente di Sant’Elia, Antonio Ticali e per la parte russa da Elena Kalnitskaya, direttore generale GMP Peterhof. È uno dei progetti chiave del festival internazionale “Russian Seasons in Italy”, nato dalla sinergia tra la Federazione Russa e l’Italia. È la prima volta che questi tesori di valore inestimabile, orgoglio e patrimonio nazionale russo, giungono in Italia. Pezzi unici, straordinari, che riflettono la ricchezza delle ex residenze imperiali, cuore del mondo legato agli Zar.

Dipinti, acquerelli, costumi, porcellane, bronzi, mobili, creati dai migliori artigiani di Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Cina e altri paesi. Sono esposte la camicia di Pietro I, le divise degli imperatori Paolo I, Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, il trono di Nicola I e quello, più imponente, di Alessandro III. Ma anche oggetti provenienti dalla scomparsa “Lyons Hall”, che era stata creata per volontà dell’imperatore Alessandro II nel Palazzo di Caterina di Tsarskoye Selo; un frammento di un parquet unico, mosaicato, vera opera d’arte, rubato dagli invasori nazisti durante la seconda guerra mondiale, rintracciato successivamente a Berlino e restituito al museo nel 1947; o il famoso servizio Guryevsky realizzato per Alessandro I dalla fabbrica di porcellana imperiale: per la sua decorazione sono stati usati diversi chili d’oro.

Ciascun oggetto presente alla mostra è prezioso non solo per il suo altissimo livello artistico, ma anche (e soprattutto) per il profondo significato storico e culturale che lo lega al Paese: nelle residenze, depredate e abbandonate durante la guerra, furono spesso gli stessi dipendenti a nascondere i pezzi – rischiando in prima persona, con le loro famiglie – e a riportarli nei palazzi, subito dopo il conflitto, salvandone di fatto la memoria. Un lungo corteo di attendenti, camerieri, sguatteri, maestri di casa, guardarobiere, sellai, staffieri, cuochi e ragazzi delle cucine: ognuno salvò qualcosa, anche una tazzina, e la restituì alla fine della guerra che aveva ucciso l’orgoglio nazionalista insieme ai Romanov. 

Ad ognuna delle quattro residenze – che quest’anno festeggiano il giubileo visto che nel 1918 ricevettero lo status di musei statali – è stato assegnato un colore declinato sulle pareti della Fondazione sant’Elia: giallo oro per Peterhof, azzurro polvere per Tsarkoe Selo, rosso per Gatchina e verde per Palvlosk. È stata anche attrezzata una sala cinema dove vengono proiettati random, documentari e video che raccontano le quattro residenze.
Ad iniziare da Peterhof, per 200 anni, la residenza estiva di rappresentanza degli imperatori russi. La volle Pietro I, ma ad ingrandirla e renderla magnifica fu Nicola I, lo zar che venne in viaggio a Palermo. Ed è dovuto ad una studiosa puntigliosa come Viviana Monachella, l’aver rintracciato nella collezione di Peterhof, i pezzi che sono giunti da Palermo, su idea, concezione, indicazione degli zar che li commissionarono ai numeri artigiani ed artisti che avevano al soldo.

Dentro il comprensorio della residenza, sulla penisoletta di Snamenka c’era pure un padiglione estivo in legno, stile terme romane, regalo di Nicola I alla moglie Alexandra Fedorovna: la “Renella” – che appare birichina da un acquerello vagamente impressionista – era ispirata alle decorazioni di Casa Florio all’Arenella, a Palermo (aperta con Le Vie dei Tesori), visitata dallo Zar e dalla Zarina tra il 1845 ed il 1846. Ed è stata la Monachella a riconoscere in un acquerello la fontana di ispirazione moresca del chiostro del Duomo di Monreale, sino a quel momento attribuita all’Alhambra.

A Palazzo Sant’Elia sono esposti, oltre al dipinto che celebra la visita a Palermo degli imperatori, anche due esemplari dei pannelli decorativi dello studio privato dell’Imperatore, il trono dell’Imperatore Nicola I, ritratti e porcellane di grande valore. Tsarskoye Selo è invece il simbolo del barocco più smaccato. Sotto Alessandro II, Tsarskoye Selo diviene unico per arredamento e decorazione: furono utilizzati lapislazzuli, bronzo dorato, seta alle pareti, marmo bianco di Carrara. 

Nicola II la volle residenza ufficiale per gli ultimi 13 anni di regno. Da Tsarskoye Selo, nel 1917, la famiglia imperiale fu mandata in esilio a Tobolsk da dove non sarebbe più tornata, visto che venne sterminata in una notte. A Palazzo Sant’Elia è esposta una parte della collezione degli oggetti in ambra e alcuni pezzi dell’arredamento della famosa Lyons Hall (sala di Lione) oggi in restauro. È giunto il tavolo progettato dall’architetto amato dagli zar, l’italiano Ippolito Monigetti, vasellame di origine cinese (orientalismi dell’epoca) e una copia dell’acquerello del 1878 di Luigi Premazzi, “La Sala dei Lyons nel Grande Palazzo di Tsarskoye Selo”, che dimostra il suo splendore della metà del XIX secolo, con specchi sopra i caminetti, fiancheggiati da amorini in marmo bianco e applique in lapislazzuli sulle pareti.

La stanza era piena di tavoli, giardiniere, cachepot, schermi, piedistalli e scrivanie. Gatchina, alla periferia di San Pietroburgo, sono legati al regno di Caterina II. Da fortezza inespugnabile, si deve soprattutto ad Alessandro III, che vi porterà la sua wunderkammer straordinaria. Nel 1796, dopo l’ascesa al trono, Paolo I donò invece la nuova residenza, Pavlovsk, alla moglie, l’imperatrice Maria Fedorovna: tra i 60 mila oggetti che fanno parte della collezione della residenza, sono stati scelti una collezione di porcellane francesi, un abito femminile in velluto appartenuto ad una dama di compagnia di Caterina la Grande, dipinti e di sculture, oltre ad uno splendido cofanetto di porcellana finissima rivestita di oro, cobalto e velluto, uno dei pezzi più preziosi in assoluto, dell’intera mostra.

Esposto anche un ritratto di Orlov della figlia dello Zar, la granduchessa Olga: la Monachella lo ha datato con certezza, ed è stato realizzato a Palermo nel 1846. Ne parla infatti Olga nei suoi diari, visto che il ritratto la raffigura nel giorno in cui ha conosciuto (e si è subito innamorata, fantasia o ragion di Stato, poco importa) il giovane principe Carl di Wuttenberg.

Si sposeranno presto, anche se leggenda vuole che Carl, di gusti non propriamente eterosessuali, avesse preferenze diverse dalla giovane moglie imperiale. Ma restarono uniti a lungo, rispettandosi a vicenda.

Per la prima volta in Italia, a Palazzo Sant’Elia, oltre 200 pezzi della corte russa. Ciascuno nascosto e salvato dal personale che serviva nelle quattro residenze imperiali. Filo rosso con Le Vie dei Tesori

di Giulia De Agostino

Era il 1845 e la notizia era appena circolata tra vicoli e catoi: arrivava lo Zar e ai bambini brillavano gli occhi a sentir parlare di troni, corone, palazzi fantastici. Era già la parola, “zar” a riempire la bocca; e mentre i sellai mettevano mano alle finiture e i maestri di casa si cominciavano ad informare sull’etichetta per ricevere nelle case siciliane, i dignitari di corti russi, nelle camere dello scirocco si discuteva e si ipotizzava di quali nomi di nobili signori sarebbero usciti fuori dal cappello. Già, perché alle famiglie palermitane blasonate fu chiesto di ospitare degnamente non tanto la famiglia reale – già comodamente sistemata a casa della principessa Shahoskoy in quella fantastica villa all’Olivella che poi sarebbe stata venduta frettolosamente ai Florio – quanto il numeroso seguito. 

Parte da qui, dai due piroscafi, Kamchatka di 600 cavalli e Bessarabia di 350 cavalli, che un bel giorno giunsero lo Zar e la Zarina, oltre alla bella granduchessa Olga, la figlia, considerata una delle più belle nobili figliole di casa regnante. Parte da qui il viaggio a ritroso che ha portato a Palermo – da poche ore alla Fondazione Sant’Elia, tesori scintillanti, da vera corte imperiale. Per la prima volta in assoluto, infatti, dalle quattro residenze russe, oggi trasformate in museo, giungono in contemporanea oggetti, arredi, tele, quadri enormi, ma soprattutto pezzi eleganti che facevano parte degli accessori, delle tavole, delle camere della famiglia imperiale. Per due mesi, da oggi, fino all’ 11 dicembre, saranno esposti tra le sale di Palazzo Sant’Elia (martedì al venerdì 9-18, sabato e domenica 10-19) oltre 200 opere arrivate con una scorta armata e accompagnati dagli esperti dei quattro musei. Per conciliare le visite di Vie dei Tesori con la mostra in corso sui capolavori dell’arte russa, la Fondazione Sant’Elia ha messo a disposizione delle visite guidate de Le Vie dei Tesori la splendida stanza del Trionfo di Diana, al piano nobile, con il tavolo di Michelangelo Pistoletto – con, attorno, le sedute dei popoli del Mediterraneo, simbolo di dialogo interculturale – oltre al cortile e all’atrio. In più chi, con il coupon de Le Vie dei Tesori, vorrà entrare alla mostra potrà avere il biglietto ridotto da 5 euro. Ingresso per le scolaresche: 3 euro.

Un’iniziativa organizzata in seno al cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. La mostra si intitola “Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia: Peterhof, Tsarskoe Selo, Gatchina, Pavlovsk”, è curata da Olga Barkovets ed è coordinata per la parte italiana dal sovrintendente di Sant’Elia, Antonio Ticali e per la parte russa da Elena Kalnitskaya, direttore generale GMP Peterhof. È uno dei progetti chiave del festival internazionale “Russian Seasons in Italy”, nato dalla sinergia tra la Federazione Russa e l’Italia. È la prima volta che questi tesori di valore inestimabile, orgoglio e patrimonio nazionale russo, giungono in Italia. Pezzi unici, straordinari, che riflettono la ricchezza delle ex residenze imperiali, cuore del mondo legato agli Zar.

Dipinti, acquerelli, costumi, porcellane, bronzi, mobili, creati dai migliori artigiani di Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Cina e altri paesi. Sono esposte la camicia di Pietro I, le divise degli imperatori Paolo I, Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, il trono di Nicola I e quello, più imponente, di Alessandro III. Ma anche oggetti provenienti dalla scomparsa “Lyons Hall”, che era stata creata per volontà dell’imperatore Alessandro II nel Palazzo di Caterina di Tsarskoye Selo; un frammento di un parquet unico, mosaicato, vera opera d’arte, rubato dagli invasori nazisti durante la seconda guerra mondiale, rintracciato successivamente a Berlino e restituito al museo nel 1947; o il famoso servizio Guryevsky realizzato per Alessandro I dalla fabbrica di porcellana imperiale: per la sua decorazione sono stati usati diversi chili d’oro.

Ciascun oggetto presente alla mostra è prezioso non solo per il suo altissimo livello artistico, ma anche (e soprattutto) per il profondo significato storico e culturale che lo lega al Paese: nelle residenze, depredate e abbandonate durante la guerra, furono spesso gli stessi dipendenti a nascondere i pezzi – rischiando in prima persona, con le loro famiglie – e a riportarli nei palazzi, subito dopo il conflitto, salvandone di fatto la memoria. Un lungo corteo di attendenti, camerieri, sguatteri, maestri di casa, guardarobiere, sellai, staffieri, cuochi e ragazzi delle cucine: ognuno salvò qualcosa, anche una tazzina, e la restituì alla fine della guerra che aveva ucciso l’orgoglio nazionalista insieme ai Romanov. 

Ad ognuna delle quattro residenze – che quest’anno festeggiano il giubileo visto che nel 1918 ricevettero lo status di musei statali – è stato assegnato un colore declinato sulle pareti della Fondazione sant’Elia: giallo oro per Peterhof, azzurro polvere per Tsarkoe Selo, rosso per Gatchina e verde per Palvlosk. È stata anche attrezzata una sala cinema dove vengono proiettati random, documentari e video che raccontano le quattro residenze.
Ad iniziare da Peterhof, per 200 anni, la residenza estiva di rappresentanza degli imperatori russi. La volle Pietro I, ma ad ingrandirla e renderla magnifica fu Nicola I, lo zar che venne in viaggio a Palermo. Ed è dovuto ad una studiosa puntigliosa come Viviana Monachella, l’aver rintracciato nella collezione di Peterhof, i pezzi che sono giunti da Palermo, su idea, concezione, indicazione degli zar che li commissionarono ai numeri artigiani ed artisti che avevano al soldo.

Dentro il comprensorio della residenza, sulla penisoletta di Snamenka c’era pure un padiglione estivo in legno, stile terme romane, regalo di Nicola I alla moglie Alexandra Fedorovna: la “Renella” – che appare birichina da un acquerello vagamente impressionista – era ispirata alle decorazioni di Casa Florio all’Arenella, a Palermo (aperta con Le Vie dei Tesori), visitata dallo Zar e dalla Zarina tra il 1845 ed il 1846. Ed è stata la Monachella a riconoscere in un acquerello la fontana di ispirazione moresca del chiostro del Duomo di Monreale, sino a quel momento attribuita all’Alhambra.

A Palazzo Sant’Elia sono esposti, oltre al dipinto che celebra la visita a Palermo degli imperatori, anche due esemplari dei pannelli decorativi dello studio privato dell’Imperatore, il trono dell’Imperatore Nicola I, ritratti e porcellane di grande valore. Tsarskoye Selo è invece il simbolo del barocco più smaccato. Sotto Alessandro II, Tsarskoye Selo diviene unico per arredamento e decorazione: furono utilizzati lapislazzuli, bronzo dorato, seta alle pareti, marmo bianco di Carrara. 

Nicola II la volle residenza ufficiale per gli ultimi 13 anni di regno. Da Tsarskoye Selo, nel 1917, la famiglia imperiale fu mandata in esilio a Tobolsk da dove non sarebbe più tornata, visto che venne sterminata in una notte. A Palazzo Sant’Elia è esposta una parte della collezione degli oggetti in ambra e alcuni pezzi dell’arredamento della famosa Lyons Hall (sala di Lione) oggi in restauro. È giunto il tavolo progettato dall’architetto amato dagli zar, l’italiano Ippolito Monigetti, vasellame di origine cinese (orientalismi dell’epoca) e una copia dell’acquerello del 1878 di Luigi Premazzi, “La Sala dei Lyons nel Grande Palazzo di Tsarskoye Selo”, che dimostra il suo splendore della metà del XIX secolo, con specchi sopra i caminetti, fiancheggiati da amorini in marmo bianco e applique in lapislazzuli sulle pareti.

La stanza era piena di tavoli, giardiniere, cachepot, schermi, piedistalli e scrivanie. Gatchina, alla periferia di San Pietroburgo, sono legati al regno di Caterina II. Da fortezza inespugnabile, si deve soprattutto ad Alessandro III, che vi porterà la sua wunderkammer straordinaria. Nel 1796, dopo l’ascesa al trono, Paolo I donò invece la nuova residenza, Pavlovsk, alla moglie, l’imperatrice Maria Fedorovna: tra i 60 mila oggetti che fanno parte della collezione della residenza, sono stati scelti una collezione di porcellane francesi, un abito femminile in velluto appartenuto ad una dama di compagnia di Caterina la Grande, dipinti e di sculture, oltre ad uno splendido cofanetto di porcellana finissima rivestita di oro, cobalto e velluto, uno dei pezzi più preziosi in assoluto, dell’intera mostra.

Esposto anche un ritratto di Orlov della figlia dello Zar, la granduchessa Olga: la Monachella lo ha datato con certezza, ed è stato realizzato a Palermo nel 1846. Ne parla infatti Olga nei suoi diari, visto che il ritratto la raffigura nel giorno in cui ha conosciuto (e si è subito innamorata, fantasia o ragion di Stato, poco importa) il giovane principe Carl di Wuttenberg.

Si sposeranno presto, anche se leggenda vuole che Carl, di gusti non propriamente eterosessuali, avesse preferenze diverse dalla giovane moglie imperiale. Ma restarono uniti a lungo, rispettandosi a vicenda.

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