A Montevago riaffiorano i tesori sepolti dal sisma dopo 54 anni

Torna fruibile e aperta al culto l’antica Cattedrale della cittadina belicina. Sono stati esposti in mostra reperti e oggetti sacri recuperati durante una prima fase di restauro

di Lilia Ricca

“I massi accasciati l’uno sopra l’altro, segno di una cicatrice perenne e testimonianza di una distruzione senza pari, hanno lasciato il posto alla maestosità, al ricordo, alla vita e all’eternità”. Sono le parole del sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo, nei giorni dell’anniversario del terremoto del Belìce. Adesso, a distanza di 54 anni, è tornata fruibile e aperta al culto l’antica Chiesa Madre della cittadina, simbolo della memoria.

Messa nella Chiesa Madre di Montevago

Ricordo e commozione per i cittadini presenti all’inaugurazione, che tra le antiche mura della Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo ricordano i momenti della loro vita, tra matrimoni e  ricorrenze, prima di quella tragica notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, che segnò drasticamente il territorio.

La Chiesa Madre di Montevago

Quanto era bella la Matrice, ricca di stucchi, affreschi e opere d’arte. Tantissimi reperti sono stati ritrovati, come suppellettili, resti di marmi, frammenti di decorazioni, esposti nella nuova Chiesa Madre per la mostra temporanea “Salvati e ritrovati. I tesori di Montevago restituiti alla comunità”, in cui hanno trovato spazio una mazza cerimoniale del cardinale Gravina, dei calici e degli ostensori. Un angelo, una statua dell’Immacolata, una pisside rimasta dentro il tabernacolo per diversi anni e poi recuperata, una vara del Venerdì Santo, che verrà restaurata. Tesori ritrovati, accanto a quelli salvati e custoditi nel Museo Diocesano di Agrigento, che ha collaborato all’allestimento della mostra, durata solo quattro giorni, auspicando ad un Museo della Memoria a Montevago.

 

Una prima fase di restauro e catalogazione ha reso fruibile gli interni della Chiesa, tra i resti del presbiterio, della navata centrale e delle cappelle. Un percorso che ha ridato vita alle macerie, con un progetto avviato già da qualche anno, che presto porterà ad una copertura e ad un percorso museale duraturo. “Dopo un primo finanziamento di 740mila euro, un ulteriore, di 1 milione e 400mila euro, consentirà alla Chiesa, una copertura, per essere conservata ed evitare che il tempo e il clima distruggano quello che le macerie hanno conservato per 54 anni”, dichiara il primo cittadino.

La navata della Chiesa Madre

Storia, cultura, identità e memoria. “Non già quello che fu prima del sisma, perché non lo potrà più ritornare ad essere, ma ciò che sarà da oggi in poi. Ognuno di noi deve ritrovare qui un pezzo di propria identità”, conclude La Rocca Ruvolo. Anche il vescovo Domenico Mogavero ha ricordato la strage del Belìce, in una Santa Messa, la sera del 15 gennaio, a Partanna: “Il Belìce risorgerà, perché sta ritrovando in se stesso le risorse per risollevarsi. La Valle saprà darsi un futuro riscoprendo la vocazione di terra madre”.

(Foto Francesco Graffeo)

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