A Lentini il sogno di un museo dei sensi oltre tutte le barriere

Lanciata una raccolta fondi per rendere accessibile il Parco urbano d’arte con allestimenti tattili e percettivi all’insegna dell’inclusione sociale. Previste barre sonore, ologrammi col linguaggio dei segni e visori 3D

di Guido Fiorito

“Avendo gran disio, dipinsi una pintura…”. Sembra che Jacopo da Lentini, il Notaro, avesse previsto tutto quasi ottocento anni fa. Perché nella cittadina in provincia di Siracusa ma a sud della piana di Catania, c’è chi punta sulla pittura e l’arte contemporanea per quella che si definisce rigenerazione urbana, per l’inclusione sociale e per attirare turisti. Dal 2017, anche attraverso le residenze di artisti, gruppi di case si sono ricoperte di opere di street art. Edifici pubblici o privati, spazi a cielo aperto, spesso inospitali e dimenticati.

“Le porte del paradiso”, Angelo Bramanti

Sono ben trentotto i muri dipinti che formano un Parco urbano d’arte, nell’antico quartiere di Badia, costruito attorno alla chiesa della Santissima Trinità. L’anno scorso la cittadina ha festeggiato i 2.750 dalla fondazione greca. Rimane un monumentale tetragramma (moneta) dell’antica Leontinoi, realizzato in pietra da Gianni Andolina, che dà il benvenuto ai visitatori nella nuova rotatoria d’ingresso in via Etnea.

Il progetto del Museo tattile e percettivo

Dietro queste iniziative c’è la cooperativa Badia Lost & Found, associazione che tra l’altro ha promosso la riqualificazione del palazzo Beneventano. Adesso c’è un altro progetto, per il quale la cooperativa chiede l’aiuto di tutti. L’obiettivo è di rendere accessibile il Parco urbano d’arte con un Museo tattile e percettivo. A questo fine è stata aperta una raccolta di fondi, in inglese crowdfunding, su GoFundMe, che si pone l’obiettivo di raccogliere 43.500 euro (qui per donare).

La terrazza di Badia con il panorama di Lentini

“A questi fondi, per completare il progetto – dice Giorgio Franco, fondatore e direttore della cooperativa – aggiungeremo dei soldi nostri. Faremo un resoconto trasparente di tutte le somme che saranno donate. Ci saranno elementi innovativi, per esempio useremo ologrammi con il linguaggio dei segni per i non udenti. Saranno coinvolti tutti e cinque i sensi, in particolare gli aspetti tattili. Molte opere sono irraggiungibili ai disabili, perché sorgono vicino a scalinate che le carrozzine a rotelle non possono affrontare. L’arte è di tutti, bisogna rispettare il principio dell’inclusione sociale”.

“Synopsis” di Gui Zagonel

In particolare, l’area tattile ospiterà la riproduzione di tutte le opere murali attraverso tavolette in rilievo, con didascalie in Braille. Barre sonore orienteranno il visitatore. Gli ologrammi saranno proiettati in un’area multimediale. In un altro spazio sarà possibile vedere le opere con visori di realtà virtuale. Sarà realizzato anche un ascensore per persone con disabilità motoria per raggiungere il piano superiore dei locali di un magazzino di fronte a Palazzo Beneventano da utilizzare come spazio espositivo. Ciascun donatore potrà partecipare a un concorso per stabilire il nome e l’acronimo da dare al nascente Museo tattile e percettivo. Tra tutte quelle fornite saranno scelte tre soluzioni e quella definitiva passerà da un sondaggio tra i cittadini. L’ideatore vittorioso sarà ospite d’onore alla cerimonia di apertura.

“Snoda e Fai” di Lorena Fisicaro

“Come i bagagli lost and found in aeroporto – dice Giorgio Franco – noi cerchiamo di ritrovare e restituire i bagagli smarriti della cultura, le memorie perdute, con opere legate alla tradizione ma realizzate con i linguaggi dell’arte contemporanea. Il fine è lo sviluppo e la crescita del nostro territorio, rendendolo più ospitale e attraente”.

 

“Festa per Incontro al lago” di Nina Valkhoff
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