A Castelbuono la curiosità è un diritto che si fa in accademia

C’è un posto in provincia di Palermo dove si esercita un diritto: cercare il confronto e aprirsi agli altri, con incontri, laboratori e attività che hanno conquistato un pubblico trasversale

di Antonella Lombardi

Esercitare la curiosità è un diritto, ma se non si hanno gli stimoli o gli strumenti necessari per farlo c’è un’accademia che può aiutare. Sembra una boutade, eppure a Castelbuono, in provincia di Palermo, c’è una vera e propria Accademia dei curiosi che allestisce mostre, conferenze, presenta libri e organizza incontri pensati per grandi e piccini. I mezzi sono quelli forniti dalla filosofia, insieme all’entusiasmo e alla fantasia necessari in ogni avventura; l’obiettivo lo racconta la sua presidente, Francesca Cicero Bellizza, una laurea in Filosofia alle spalle, insieme alla direzione del museo civico di Castelbuono, e ora a capo di un’associazione culturale che nel paese madonita conta 160 soci: “L’obiettivo è offrire opportunità e stimoli al nostro territorio e contrastare lo spopolamento del paese con una serie di attività e laboratori trasversali – spiega – qui i tablet non si usano, cerchiamo di incoraggiare la libertà di espressione e anche i più timidi alla fine ammettono ‘peccato che è finito’. 

Qualche esempio? Abbiamo creato dei laboratori di filosofia per adulti sulla ricerca della felicità o di antropologia su gesti e usi sacri da cui è nata anche una mostra, “Riti” che ha rappresentato tra le altre cose gli artigiani di oggetti sacri come l’ultimo ceroplasta siciliano, ma abbiamo anche avviato incontri nelle scuole contro la violenza femminile, promuovendo uno sportello che opera a Castelbuono. Sabato alle 20 ci interrogheremo anche sul senso del labirinto, dal mito alla realtà, perché sembra che nei secoli l’uomo non sia riuscito a farne a meno.
All’attivo abbiamo anche un gemellaggio con il museo archeologico virtuale di Bompietro, cerchiamo di promuovere le peculiarità del territorio”.

Perché la sfida, nell’era della connessione e della reperibilità globale, è quella di vincere le diffidenze, “incontrarsi, porsi domande, aprire un libro – spiega Francesca – per questo incoraggiamo il confronto. Nei paesi è più difficile perché c’è chi ha un preconcetto iniziale, distanze anche politiche forti con l’altro, ma alla fine viviamo come una grande ricchezza avere gente qui che frequenta l’accademia e che può avere un’opinione diametralmente opposta alla nostra su certi aspetti. Con i bambini è più facile lavorare perché non sono strutturati come gli adulti, ma alla fine qui convivono felicemente giovani, bambini, vecchine che magari amano le piante grasse e organizzano scambi di talee, amanti degli amici a quattro zampe, persone che preferiscono l’accademia per delle presentazioni di libri”.

Un’organizzazione che conta solo sull’aiuto dei volontari e sui fondi derivanti da bandi e tesseramenti.
“Perché la scelta è stata quella di mettersi al servizio degli altri e all’Accademia dei curiosi conta solo chi sei davvero, al di là del tuo nome, come abbiamo mostrato ai più piccoli durante un laboratorio – conclude Francesca – e conta la volontà di aprirsi all’esterno”. Perché la curiosità è trasversale. E va coltivata.

C’è un posto in provincia di Palermo dove si esercita un diritto: cercare il confronto e aprirsi agli altri, con incontri, laboratori e attività che hanno conquistato un pubblico trasversale

di Antonella Lombardi

Esercitare la curiosità è un diritto, ma se non si hanno gli stimoli o gli strumenti necessari per farlo c’è un’accademia che può aiutare. Sembra una boutade, eppure a Castelbuono, in provincia di Palermo, c’è una vera e propria Accademia dei curiosi che allestisce mostre, conferenze, presenta libri e organizza incontri pensati per grandi e piccini. I mezzi sono quelli forniti dalla filosofia, insieme all’entusiasmo e alla fantasia necessari in ogni avventura; l’obiettivo lo racconta la sua presidente, Francesca Cicero Bellizza, una laurea in Filosofia alle spalle, insieme alla direzione del museo civico di Castelbuono, e ora a capo di un’associazione culturale che nel paese madonita conta 160 soci: “L’obiettivo è offrire opportunità e stimoli al nostro territorio e contrastare lo spopolamento del paese con una serie di attività e laboratori trasversali – spiega – qui i tablet non si usano, cerchiamo di incoraggiare la libertà di espressione e anche i più timidi alla fine ammettono ‘peccato che è finito’. 

Qualche esempio? Abbiamo creato dei laboratori di filosofia per adulti sulla ricerca della felicità o di antropologia su gesti e usi sacri da cui è nata anche una mostra, “Riti” che ha rappresentato tra le altre cose gli artigiani di oggetti sacri come l’ultimo ceroplasta siciliano, ma abbiamo anche avviato incontri nelle scuole contro la violenza femminile, promuovendo uno sportello che opera a Castelbuono. Sabato alle 20 ci interrogheremo anche sul senso del labirinto, dal mito alla realtà, perché sembra che nei secoli l’uomo non sia riuscito a farne a meno.
All’attivo abbiamo anche un gemellaggio con il museo archeologico virtuale di Bompietro, cerchiamo di promuovere le peculiarità del territorio”.

Perché la sfida, nell’era della connessione e della reperibilità globale, è quella di vincere le diffidenze, “incontrarsi, porsi domande, aprire un libro – spiega Francesca – per questo incoraggiamo il confronto. Nei paesi è più difficile perché c’è chi ha un preconcetto iniziale, distanze anche politiche forti con l’altro, ma alla fine viviamo come una grande ricchezza avere gente qui che frequenta l’accademia e che può avere un’opinione diametralmente opposta alla nostra su certi aspetti. Con i bambini è più facile lavorare perché non sono strutturati come gli adulti, ma alla fine qui convivono felicemente giovani, bambini, vecchine che magari amano le piante grasse e organizzano scambi di talee, amanti degli amici a quattro zampe, persone che preferiscono l’accademia per delle presentazioni di libri”.

Un’organizzazione che conta solo sull’aiuto dei volontari e sui fondi derivanti da bandi e tesseramenti.
“Perché la scelta è stata quella di mettersi al servizio degli altri e all’Accademia dei curiosi conta solo chi sei davvero, al di là del tuo nome, come abbiamo mostrato ai più piccoli durante un laboratorio – conclude Francesca – e conta la volontà di aprirsi all’esterno”. Perché la curiosità è trasversale. E va coltivata.

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