A caccia di giganti nel parco

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini.

Nel nostro terzo appuntamento, approfittando ancora delle belle giornate di fine estate e dei primi colori autunnali, vi proponiamo una gita all’aperto con i bambini. C’è, infatti, vicino Palermo, nel Parco delle Madonie, un posto incantato dove vivere una esperienza in natura, ricca di stimoli e di possibilità esplorative.

Percorrendo la strada provinciale che da Piano Battaglia porta a Petralia (o da Petralia a Piano Battaglia in senso inverso…), in contrada Pomieri a 1300 m. di altitudine, proprio di fronte all’omonimo rifugio, parte il “Sentiero dei monumenti della natura”. Si tratta di un agevole percorso, per lo più in piano, che si dipana tra grandi cespugli di agrifoglio e tratti boschivi di querce e che, in un tragitto di appena 900 metri, permette di incontrare tre meravigliosi alberi secolari. Il sentiero è ben segnalato, percorribile con scarpe comode, e corredato da cartelli esplicativi da leggere insieme ai bambini…

Il primo incontro lascia senza fiato: in una verde radura si eleva infatti una enorme quercia Rovere, di 600 anni, alta circa 22 metri, con un tronco di oltre 7 metri di circonferenza e una struttura a doppio candelabro e con una chioma ampia e ombrosa (con una superficie di proiezione di circa 450 mq). Il secondo albero, a poche decine di metri di distanza, è un acero campestre di 500 anni, alto 15 metri. Il tronco ha un ingrossamento alla base che lo rende simile ad una damigiana-gigante e la chioma di forma arrotondata ha una proiezione di circa 200mq.

Infine, dopo un breve percorso panoramico, sulla sinistra, nascosto da una leggera curva e protetto da una staccionata in legno, si trova un acero montano di circa 400 anni, con un tronco di circa 6 metri di circonferenza. È caratterizzato da due profonde cavità, probabilmente dovute ad un fulmine abbattutosi in epoca remota, che gli conferiscono una forma articolata e misteriosa. Il sentiero termina poco dopo, ai piedi di un acquedotto, chiuso da un portone di ferro e scavato in un’alta roccia calcarea, da cui pende una vegetazione variegata. Per il ritorno è necessario ripercorrere i propri passi, e in meno di mezz’ora si sarà al punto di partenza.

Ma cosa si può fare insieme ai bambini oltre a una bella passeggiata per raggiungere i “monumenti naturali”?  Ancora una volta si tratta di attivare i sensi e l’immaginazione. Oltre ad ammirare la magnificenza degli alberi anche in relazione all’ambiente circostante, si può osservare la corteccia da vicino, toccarla, annusarla, esplorare gli anfratti del tronco e scoprire se è abitato da esseri viventi: insetti di vario tipo ma anche piccoli uccelli…
E poi osservare i rami che si diramano dal tronco, immaginare la loro crescita nel tempo e osservare le foglie, le dimensioni e le forme, toccarne la consistenza, raccoglierne qualcuna da portare a casa.

Un’esperienza molto gratificante ed emotivamente coinvolgente consiste nell’abbracciare l’albero, abbandonare il proprio peso, rilassarsi allargando le braccia e provando, ad occhi chiusi, a sentire il contatto con tutto il corpo. È un’attività che si può anche fare insieme tenendosi per mano, circondando il tronco. Ancora, ad occhi chiusi, si riesce ad ascoltare meglio il vento tra le fronde e tutti i suoni dell’ambiente circostante (e si può giocare a indovinarli).

Dopo aver preso confidenza, si può parlare degli alberi e del loro sistema di sopravvivenza e di “comunicazione” e provare a percepire come le radici si allarghino sotto terra fino a raggiungere le dimensioni della chioma. In questo modo si collega il cielo con la profondità della terra e si amplificano i confini della percezione e dell’ascolto profondo. Molto appassionante è, con i bambini più grandi, muoversi nelle epoche storiche e immaginare cosa l’albero avrà visto nel corso dei secoli. Ritorniamo alla prima quercia… cosa succedeva intorno a lei nel 1500? Come si viveva in quel periodo? E nel 1700? Da qui possono nascere moltissime avvincenti narrazioni, racconti da inventare insieme.

Ma l’avventura non si conclude con l’esperienza diretta. Tornati a casa si possono fare insieme ai bambini ulteriori ricerche sul web, sia rispetto alle caratteristiche degli alberi che si sono conosciuti, che rispetto alla vita degli uomini nei secoli passati… Ma è anche bello rivivere le emozioni provate e dare forma a ciò che si è immaginato attraverso il disegno o la pittura, o utilizzando il pongo, la creta o altri materiali, compresi i rametti secchi, le foglie e i sassolini raccolti da terra. In questo modo, si avranno, tra l’altro, delle testimonianze sulle quali ritornare anche nei giorni successivi. Ciò che più conta, come sempre, è dare spazio ai bambini, ascoltarli, stimolare le loro esplorazioni, ma anche seguirli, immaginando e meravigliandosi insieme a loro.

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini

Gli alberi secolari sono veri e propri monumenti naturali che permettono di stimolare nuove avventure e curiosità in grandi e piccini.

Nel nostro terzo appuntamento, approfittando ancora delle belle giornate di fine estate e dei primi colori autunnali, vi proponiamo una gita all’aperto con i bambini. C’è, infatti, vicino Palermo, nel Parco delle Madonie, un posto incantato dove vivere una esperienza in natura, ricca di stimoli e di possibilità esplorative.

Percorrendo la strada provinciale che da Piano Battaglia porta a Petralia (o da Petralia a Piano Battaglia in senso inverso…), in contrada Pomieri a 1300 m. di altitudine, proprio di fronte all’omonimo rifugio, parte il “Sentiero dei monumenti della natura”. Si tratta di un agevole percorso, per lo più in piano, che si dipana tra grandi cespugli di agrifoglio e tratti boschivi di querce e che, in un tragitto di appena 900 metri, permette di incontrare tre meravigliosi alberi secolari. Il sentiero è ben segnalato, percorribile con scarpe comode, e corredato da cartelli esplicativi da leggere insieme ai bambini…

Il primo incontro lascia senza fiato: in una verde radura si eleva infatti una enorme quercia Rovere, di 600 anni, alta circa 22 metri, con un tronco di oltre 7 metri di circonferenza e una struttura a doppio candelabro e con una chioma ampia e ombrosa (con una superficie di proiezione di circa 450 mq). Il secondo albero, a poche decine di metri di distanza, è un acero campestre di 500 anni, alto 15 metri. Il tronco ha un ingrossamento alla base che lo rende simile ad una damigiana-gigante e la chioma di forma arrotondata ha una proiezione di circa 200mq.

Infine, dopo un breve percorso panoramico, sulla sinistra, nascosto da una leggera curva e protetto da una staccionata in legno, si trova un acero montano di circa 400 anni, con un tronco di circa 6 metri di circonferenza. È caratterizzato da due profonde cavità, probabilmente dovute ad un fulmine abbattutosi in epoca remota, che gli conferiscono una forma articolata e misteriosa. Il sentiero termina poco dopo, ai piedi di un acquedotto, chiuso da un portone di ferro e scavato in un’alta roccia calcarea, da cui pende una vegetazione variegata. Per il ritorno è necessario ripercorrere i propri passi, e in meno di mezz’ora si sarà al punto di partenza.

Ma cosa si può fare insieme ai bambini oltre a una bella passeggiata per raggiungere i “monumenti naturali”?  Ancora una volta si tratta di attivare i sensi e l’immaginazione. Oltre ad ammirare la magnificenza degli alberi anche in relazione all’ambiente circostante, si può osservare la corteccia da vicino, toccarla, annusarla, esplorare gli anfratti del tronco e scoprire se è abitato da esseri viventi: insetti di vario tipo ma anche piccoli uccelli…
E poi osservare i rami che si diramano dal tronco, immaginare la loro crescita nel tempo e osservare le foglie, le dimensioni e le forme, toccarne la consistenza, raccoglierne qualcuna da portare a casa.

Un’esperienza molto gratificante ed emotivamente coinvolgente consiste nell’abbracciare l’albero, abbandonare il proprio peso, rilassarsi allargando le braccia e provando, ad occhi chiusi, a sentire il contatto con tutto il corpo. È un’attività che si può anche fare insieme tenendosi per mano, circondando il tronco. Ancora, ad occhi chiusi, si riesce ad ascoltare meglio il vento tra le fronde e tutti i suoni dell’ambiente circostante (e si può giocare a indovinarli).

Dopo aver preso confidenza, si può parlare degli alberi e del loro sistema di sopravvivenza e di “comunicazione” e provare a percepire come le radici si allarghino sotto terra fino a raggiungere le dimensioni della chioma. In questo modo si collega il cielo con la profondità della terra e si amplificano i confini della percezione e dell’ascolto profondo. Molto appassionante è, con i bambini più grandi, muoversi nelle epoche storiche e immaginare cosa l’albero avrà visto nel corso dei secoli. Ritorniamo alla prima quercia… cosa succedeva intorno a lei nel 1500? Come si viveva in quel periodo? E nel 1700? Da qui possono nascere moltissime avvincenti narrazioni, racconti da inventare insieme.

Ma l’avventura non si conclude con l’esperienza diretta. Tornati a casa si possono fare insieme ai bambini ulteriori ricerche sul web, sia rispetto alle caratteristiche degli alberi che si sono conosciuti, che rispetto alla vita degli uomini nei secoli passati… Ma è anche bello rivivere le emozioni provate e dare forma a ciò che si è immaginato attraverso il disegno o la pittura, o utilizzando il pongo, la creta o altri materiali, compresi i rametti secchi, le foglie e i sassolini raccolti da terra. In questo modo, si avranno, tra l’altro, delle testimonianze sulle quali ritornare anche nei giorni successivi. Ciò che più conta, come sempre, è dare spazio ai bambini, ascoltarli, stimolare le loro esplorazioni, ma anche seguirli, immaginando e meravigliandosi insieme a loro.

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