Via libera a tutti i parchi archeologici siciliani

Il Consiglio regionale dei Beni culturali ha dato l’ok all’istituzione degli altri 15 enti che completeranno quelli previsti dalla legge

di Marco Russo

Diventa grande la “famiglia” dei parchi archeologici siciliani. Il Consiglio regionale dei Beni culturali, presieduto dall’assessore Sebastiano Tusa, su delega del governatore Nello Musumeci, ha dato il via libera all’istituzione degli altri 15 parchi mancanti alla completa attuazione della legge regionale 20 del 2000. I decreti saranno firmati nei prossimi giorni dall’assessore Tusa.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali

Fino allo scorso luglio in Sicilia c’erano soltanto tre parchi archeologici: Valle dei Templi, Selinunte-Cave di Cusa e Naxos-Taormina. Poi si sono aggiunti Segesta, quello della Villa romana del Casale di Piazza Armerina e il Parco di Pantelleria, già reinserito nel sistema dei parchi regionali lo scorso mese di settembre.

Adesso, toccherà ai 15 ancora mancanti, previsti dalla legge, ovvero: Parco di Catania, di Leontini, di Lilibeo – Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro – Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. Il Consiglio regionale ha, inoltre, condiviso la proposta di accorpamento dei parchi di minore dimensione a cui si darà corso con provvedimenti successivi.

“Si tratta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – di un passaggio storico per i beni culturali della nostra Isola. Un traguardo che porta in dote enormi potenzialità per i nostri flussi turistici e che ci spinge a continuare su questa strada. Ed è per questo che, in un emendamento al collegato della legge finanziaria, prevediamo di destinare il 20 per cento delle entrate complessive dei Parchi a quelli quelli minori che hanno una insufficiente dotazione economica”.

Sebastiano Tusa e Sergio Alessandro

“Sarà mia cura – dichiara l’assessore Tusa – guidare un itinerario di pieno coinvolgimento dei governi del territorio, delle popolazioni locali, dell’associazionismo e della comunità scientifica, intorno al sistema parchi della nostra regione che ambisce a svolgere un ruolo da protagonista nel contesto del patrimonio culturale nazionale”.

I siti archeologici diventati parchi avranno, dunque, una maggiore autonomia. Gli introiti dei biglietti di ingresso potranno, infatti, essere utilizzati per pagare i salari accessori al personale di custodia, evitando così il problema delle aperture straordinarie e dell’immagine negativa che in alcune occasioni l’Isola ha dato di sé. Dal punto di vista tecnico, vengono ridefinite le modalità di approvazione dei bilanci, la composizione e i compiti del Consiglio del parco, la vidimazione obbligatoria degli atti da parte di un organo di controllo e, più in generale, l’inserimento di tutti gli aggiornamenti e correttivi normativi per procedere a un concreto miglioramento del sistema dei parchi archeologici siciliani.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali ha dato l’ok all’istituzione degli altri 15 enti che completeranno quelli previsti dalla legge

di Marco Russo

Diventa grande la “famiglia” dei parchi archeologici siciliani. Il Consiglio regionale dei Beni culturali, presieduto dall’assessore Sebastiano Tusa, su delega del governatore Nello Musumeci, ha dato il via libera all’istituzione degli altri 15 parchi mancanti alla completa attuazione della legge regionale 20 del 2000. I decreti saranno firmati nei prossimi giorni dall’assessore Tusa.

Fino allo scorso luglio in Sicilia c’erano soltanto tre parchi archeologici: Valle dei Templi, Selinunte-Cave di Cusa e Naxos-Taormina. Poi si sono aggiunti Segesta, quello della Villa romana del Casale di Piazza Armerina e il Parco di Pantelleria, già reinserito nel sistema dei parchi regionali lo scorso mese di settembre.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali

Adesso, toccherà ai 15 ancora mancanti, previsti dalla legge, ovvero: Parco di Catania, di Leontini, di Lilibeo – Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro – Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. Il Consiglio regionale ha, inoltre, condiviso la proposta di accorpamento dei parchi di minore dimensione a cui si darà corso con provvedimenti successivi.

“Si tratta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – di un passaggio storico per i beni culturali della nostra Isola. Un traguardo che porta in dote enormi potenzialità per i nostri flussi turistici e che ci spinge a continuare su questa strada. Ed è per questo che, in un emendamento al collegato della legge finanziaria, prevediamo di destinare il 20 per cento delle entrate complessive dei Parchi a quelli quelli minori che hanno una insufficiente dotazione economica”.

Sebastiano Tusa e Sergio Alessandro

“Sarà mia cura – dichiara l’assessore Tusa – guidare un itinerario di pieno coinvolgimento dei governi del territorio, delle popolazioni locali, dell’associazionismo e della comunità scientifica, intorno al sistema parchi della nostra regione che ambisce a svolgere un ruolo da protagonista nel contesto del patrimonio culturale nazionale”.

I siti archeologici diventati parchi avranno, dunque, una maggiore autonomia. Gli introiti dei biglietti di ingresso potranno, infatti, essere utilizzati per pagare i salari accessori al personale di custodia, evitando così il problema delle aperture straordinarie e dell’immagine negativa che in alcune occasioni l’Isola ha dato di sé. Dal punto di vista tecnico, vengono ridefinite le modalità di approvazione dei bilanci, la composizione e i compiti del Consiglio del parco, la vidimazione obbligatoria degli atti da parte di un organo di controllo e, più in generale, l’inserimento di tutti gli aggiornamenti e correttivi normativi per procedere a un concreto miglioramento del sistema dei parchi archeologici siciliani.

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