Una sartoria del centro storico diventa casa di moda

Presentata la nuova collezione di Casa Preti, fondata dallo stilista palermitano Mattia Piazza e dall’architetto svizzero Steve D. Gallay

di Giulio Giallombardo

Se il centro storico di Palermo ha cambiato volto, il merito è anche di chi ha deciso di restarci. Un piccolo esercito di artigiani che si tramandano antichi mestieri e nuovi creativi che hanno reinventato tradizioni quasi scomparse. Uno di questi è il sarto e stilista Mattia Piazza, 25enne palermitano che dopo il diploma al liceo musicale e quello in progettazione della moda all’Accademia di Belle arti, ha fatto il giro d’Europa, per poi tornare nella sua città, dove nel 2017 ha fondato Casa Preti, insieme all’architetto svizzero Steve D. Gallay. Il piccolo atelier di moda, in via Lattarini, ha contribuito insieme agli altri a rivitalizzare il cuore antico di Palermo. Un lungo elenco che è stato censito in una guida creata da Le Vie dei Tesori (ve ne abbiamo parlato qui) e presentata lo scorso ottobre, che mette insieme cento botteghe artigiane, un vero e proprio tesoro immateriale, testimonianza di mestieri che oggi rischiano di scomparire per sempre.

Casa Preti

Così, una piccola sartoria è oggi diventata Casa Preti, maison di moda che nel Culture Concept Store del Museo Salinas ha presentato questa mattina la nuova collezione estiva prêt-à-porter e un’app “vetrina” virtuale dell’atelier, che oggi ha una sede anche a Gruyère, in Svizzera. Una piccola ma ambiziosa realtà sartoriale, giovane e dinamica, che in poco tempo si è ritagliata uno spazio rilevante nel settore della moda, all’insegna del rigore formale e della vestibilità quotidiana. Quelli di Casa Preti, nome che richiama quello del pittore caravaggesco Mattia Preti, sono abiti “colti”, che intrecciano l’eleganza classica dello stile italiano, con un taglio ieratico, a tratti quasi sacerdotale, che rimanda all’antichità greca. Sono abiti androgini, ispirati ad un’idea di bellezza al di sopra dei sessi, impreziositi da tessuti naturali come seta o cotone e ispirati, in alcuni casi, allo stile rinascimentale di Dürer, come nelle maniche a prosciutto delle camice maschili, larghe sopra e più strette sotto.

Steve D. Gallay e Matteo Piazza nel corso della presentazione

“Il lusso più grande per me è di aver portato avanti questo progetto nella mia città, è stata una scommessa vinta – ha detto Mattia Piazza – . Quello che riproponiamo in questa nuova collezione è il gusto razionale che ci contraddistingue. Uno stile minimale dove nulla è lasciato al caso, dove ogni elemento decorativo, se è presente, non è ornamento, ma è funzionale all’abito. Noi partiamo dall’idea che tutto debba avere una sua funzione e utilità. Un po’ come l’architetto progetta una casa che diventa poi viva nel momento in cui si abita, allo stesso modo, noi creiamo degli abiti che, appesi a una gruccia restano vestiti, ma indossati devono avere la stessa comodità di una casa in cui si vive”.

“La collezione è stata ben accolta anche in Svizzera – aggiunge Steve D. Gallay, 34enne di Losanna con una laurea in architettura al Politecnico di Zurigo – . Abbiamo sempre cercato un legame diretto con il cliente, senza troppa pubblicità, e alcuni sono già al secondo acquisto, cosa che ci riempie di soddisfazioni. Poi, a differenza della Svizzera, dove certe tradizioni si stanno perdendo, qui a Palermo ho scoperto un mestiere, ci sono artigiani che sanno lavorare la materia, cosa fondamentale e che fa la differenza”.

Presentata la nuova collezione di Casa Preti, fondata dallo stilista palermitano Mattia Piazza e dall’architetto svizzero Steve D. Gallay

di Giulio Giallombardo

Se il centro storico di Palermo ha cambiato volto, il merito è anche di chi ha deciso di restarci. Un piccolo esercito di artigiani che si tramandano antichi mestieri e nuovi creativi che hanno reinventato tradizioni quasi scomparse. Uno di questi è il sarto e stilista Mattia Piazza, 25enne palermitano che dopo il diploma al liceo musicale e quello in progettazione della moda all’Accademia di Belle arti, ha fatto il giro d’Europa, per poi tornare nella sua città, dove nel 2017 ha fondato Casa Preti, insieme all’architetto svizzero Steve D. Gallay. Il piccolo atelier di moda, in via Lattarini, ha contribuito insieme agli altri a rivitalizzare il cuore antico di Palermo. Un lungo elenco che è stato censito in una guida creata da Le Vie dei Tesori (ve ne abbiamo parlato qui) e presentata lo scorso ottobre, che mette insieme cento botteghe artigiane, un vero e proprio tesoro immateriale, testimonianza di mestieri che oggi rischiano di scomparire per sempre.

Casa Preti

Così, una piccola sartoria è oggi diventata Casa Preti, maison di moda che nel Culture Concept Store del Museo Salinas ha presentato questa mattina la nuova collezione estiva prêt-à-porter e un’app “vetrina” virtuale dell’atelier, che oggi ha una sede anche a Gruyère, in Svizzera. Una piccola ma ambiziosa realtà sartoriale, giovane e dinamica, che in poco tempo si è ritagliata uno spazio rilevante nel settore della moda, all’insegna del rigore formale e della vestibilità quotidiana. Quelli di Casa Preti, nome che richiama quello del pittore caravaggesco Mattia Preti, sono abiti “colti”, che intrecciano l’eleganza classica dello stile italiano, con un taglio ieratico, a tratti quasi sacerdotale, che rimanda all’antichità greca. Sono abiti androgini, ispirati ad un’idea di bellezza al di sopra dei sessi, impreziositi da tessuti naturali come seta o cotone e ispirati, in alcuni casi, allo stile rinascimentale di Dürer, come nelle maniche a prosciutto delle camice maschili, larghe sopra e più strette sotto.

Steve D. Gallay e Matteo Piazza nel corso della presentazione

“Il lusso più grande per me è di aver portato avanti questo progetto nella mia città, è stata una scommessa vinta – ha detto Mattia Piazza – . Quello che riproponiamo in questa nuova collezione è il gusto razionale che ci contraddistingue. Uno stile minimale dove nulla è lasciato al caso, dove ogni elemento decorativo, se è presente, non è ornamento, ma è funzionale all’abito. Noi partiamo dall’idea che tutto debba avere una sua funzione e utilità. Un po’ come l’architetto progetta una casa che diventa poi viva nel momento in cui si abita, allo stesso modo, noi creiamo degli abiti che, appesi a una gruccia restano vestiti, ma indossati devono avere la stessa comodità di una casa in cui si vive”.

“La collezione è stata ben accolta anche in Svizzera – aggiunge Steve D. Gallay, 34enne di Losanna con una laurea in architettura al Politecnico di Zurigo – . Abbiamo sempre cercato un legame diretto con il cliente, senza troppa pubblicità, e alcuni sono già al secondo acquisto, cosa che ci riempie di soddisfazioni. Poi, a differenza della Svizzera, dove certe tradizioni si stanno perdendo, qui a Palermo ho scoperto un mestiere, ci sono artigiani che sanno lavorare la materia, cosa fondamentale e che fa la differenza”.

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