Tornano insieme gli arredi barocchi ritrovati

Esposti all’Oratorio dei Bianchi, a Palermo, i pezzi lignei che ornavano la chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo sul Cassaro

di Giulio Giallombardo

Un tempo decoravano l’antico complesso gesuitico del Cassaro, oggi sede della Biblioteca regionale e in parte del convitto nazionale. Adesso per la prima volta gli arredi lignei barocchi della chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo, espressione del dominio della cultura che l’ordine detenne dalla metà del Cinquecento al 1767, sono riuniti tutti insieme nella settecentesca chiesa superiore del complesso dell’Oratorio dei Bianchi in via dello Spasimo, a Palermo.

Cariatidi lignee

Saranno esposti a partire da oggi una ventina di pezzi, tra cui sei inginocchiatoi decorati con storie della Passione di Cristo, nove ante monumentali che appartenevano agli armadi della sacrestia, un bancone da farmacia e alcune cariatidi che separavano le ante dell’armadiatura. La storia di questi arredi è stata molto travagliata. Parte dei pezzi era custodita nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove erano arrivati dal museo nazionale. Altri pezzi, come le grandi ante decorate con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, sono stati trafugati alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, durante il passaggio dal museo nazionale alla nuova sede dell’Abatellis. Le ante erano stato in seguito ritrovate dal Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, poi consegnate alla Soprintendenza ai Beni culturali, che ha curato il recupero e le ha custodite fino a oggi.

Gli arredi del Collegio Massimo si andranno, così, ad aggiungere ai settecenteschi stucchi di Giacomo Serpotta, conservati nella parte inferiore dell’oratorio e provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, successivamente demolita alla fine dell’800 per la costruzione del Teatro Massimo. Si tratta di arredi lignei di grande pregio, realizzati a partire dal 1673 fino al primo decennio del XVIII secolo, da una collaudata équipe di intagliatori tra i quali Pietro Marabitti, su un progetto architettonico ampio e unitario che ebbe Paolo Amato come riferimento propulsore.

L’Oratorio dei Bianchi

Questa mattina all’Oratorio dei Bianchi presentano gli arredi lignei il direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro; il soprintendente per i Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca; la storica dell’arte di Palazzo Abatellis, Valeria Sola, e l’antropologo Claudio Paterna, del Centro regionale di progettazione e restauro. “Abbiamo voluto riunire insieme questi preziosissimi arredi che una volta si trovavano tutti nello stesso luogo, pezzi bellissimi che hanno avuto storie e vicende diverse – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Evelina De Castro – . Con questa acquisizione, mettiamo insieme due grandi cantieri e committenti artistici della città. Sono manufatti che collegano la cultura alta alla devozione popolare e alla tradizione dei misteri, che in Sicilia è sempre stata molto radicata molto radicata. Opere oltre che pregiate da un punto di vista artistico, anche dall’alto valore storico e antropologico”.

Esposti all’Oratorio dei Bianchi, a Palermo, i pezzi lignei che ornavano la chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo sul Cassaro

di Giulio Giallombardo

Un tempo decoravano l’antico complesso gesuitico del Cassaro, oggi sede della Biblioteca regionale e in parte del convitto nazionale. Adesso per la prima volta gli arredi lignei barocchi della chiesa di Santa Maria della Grotta e del Collegio Massimo, espressione del dominio della cultura che l’ordine detenne dalla metà del Cinquecento al 1767, sono riuniti tutti insieme nella settecentesca chiesa superiore del complesso dell’Oratorio dei Bianchi in via dello Spasimo, a Palermo.

Cariatidi lignee

Saranno esposti a partire da oggi una ventina di pezzi, tra cui sei inginocchiatoi decorati con storie della Passione di Cristo, nove ante monumentali che appartenevano agli armadi della sacrestia, un bancone da farmacia e alcune cariatidi che separavano le ante dell’armadiatura. La storia di questi arredi è stata molto travagliata. Parte dei pezzi era custodita nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove erano arrivati dal museo nazionale. Altri pezzi, come le grandi ante decorate con storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, sono stati trafugati alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, durante il passaggio dal museo nazionale alla nuova sede dell’Abatellis. Le ante erano stato in seguito ritrovate dal Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri, poi consegnate alla Soprintendenza ai Beni culturali, che ha curato il recupero e le ha custodite fino a oggi.

L’Oratorio dei Bianchi

Gli arredi del Collegio Massimo si andranno, così, ad aggiungere ai settecenteschi stucchi di Giacomo Serpotta, conservati nella parte inferiore dell’oratorio e provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, successivamente demolita alla fine dell’800 per la costruzione del Teatro Massimo. Si tratta di arredi lignei di grande pregio, realizzati a partire dal 1673 fino al primo decennio del XVIII secolo, da una collaudata équipe di intagliatori tra i quali Pietro Marabitti, su un progetto architettonico ampio e unitario che ebbe Paolo Amato come riferimento propulsore.

Questa mattina all’Oratorio dei Bianchi presentano gli arredi lignei il direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro; il soprintendente per i Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca; la storica dell’arte di Palazzo Abatellis, Valeria Sola, e l’antropologo Claudio Paterna, del Centro regionale di progettazione e restauro. “Abbiamo voluto riunire insieme questi preziosissimi arredi che una volta si trovavano tutti nello stesso luogo, pezzi bellissimi che hanno avuto storie e vicende diverse – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Evelina De Castro – . Con questa acquisizione, mettiamo insieme due grandi cantieri e committenti artistici della città. Sono manufatti che collegano la cultura alta alla devozione popolare e alla tradizione dei misteri, che in Sicilia è sempre stata molto radicata molto radicata. Opere oltre che pregiate da un punto di vista artistico, anche dall’alto valore storico e antropologico”.

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