Riapre l’ufficio di Boris Giuliano nel chiostro della Questura

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. È visitabile in occasione de Le Vie dei Tesori

di Redazione

Ultimo giorno per visitare l’ufficio di Boris Giuliano, ricostruito per Le Vie dei Tesori nell’atrio della Questura di Palermo. C’è tempo solo questa mattina, dalle 10 alle 15, per scoprire l’allestimento dell’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979.  C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. È visitabile in occasione de Le Vie dei Tesori

di Redazione

Ultimo giorno per visitare l’ufficio di Boris Giuliano, ricostruito per Le Vie dei Tesori nell’atrio della Questura di Palermo. C’è tempo solo questa mattina, dalle 10 alle 15, per scoprire l’allestimento dell’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979.  C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.

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Da venerdì Le Vie dei Tesori svelano anche Catania

Saranno 32 i luoghi aperti durante il festival dal 19 ottobre al 4 novembre, sei quelli su prenotazione: un traguardo reso possibile dalla rete tra pubblico e privato. Con molti inediti per gli stessi residenti

di Redazione

Catania barocca, romana, sfarzosa, modellata sulla sua lava, comunque inedita: fa tappa anche qui il festival de Le Vie dei Tesori che ormai racconta un Paese pieno di bellezze da scoprire, con un successo di pubblico che nelle province siciliane ha segnato oltre 70mila partecipanti e che questo sabato si prepara a dare il via a un progetto pilota al Nord, tra Milano, Mantova e la Valtellina. E così dal 19 ottobre al 4 novembre, per tre weekend, Le Vie dei Tesori arriva a Catania, dove si potranno scoprire i camminamenti segreti da cui le suore guardavano senza essere viste, le cappelle inedite e i saloni aperti di rado di un luogo invece conosciutissimo come è la cattedrale di sant’Agata, tre complessi termali che affondano negli anni antichi, facendo un viaggio dall’alto e dal basso, alla ricerca della città romana, degli sfarzi dei vicerè, delle tracce lasciate sotto lava e terremoti. In tutto saranno 32 i luoghi scelti con cura certosina con la collaborazione di tutte le istituzioni e di privati e realtà d’eccellenza della città, rintracciando siti che saranno una scoperta anche per gli stessi catanesi. 

La presentazione alla stampa questa mattina a Palazzo della Cultura con il sindaco Salvo Pogliese – che ha sottolineato come “Le Vie dei Tesori arricchisca il percorso virtuoso di apertura dei luoghi della cultura alle comunità, consapevoli dell’importanza del fare rete, tutti insieme, pubblico e privato. Catania sta diventando un punto di riferimento per il turismo internazionale, con il barocco, i siti storico-artistici e paesaggistici; e tutta la città, a partire dall’amministrazione comunale, è chiamata a sostenere e valorizzare progetti come questo, che promuovono la scoperta o riscoperta dei gioielli cittadini”. E poi l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo che ha annunciato che Le Vie dei Tesori è stato il primo festival scelto per comporre la lista di manifestazioni che verranno promosse dalla Regione nei maggiori circuiti turistici a livello internazionale.

Con loro anche l’assessore comunale alla Cultura, Barbara Mirabella per la quale “Catania sta ritrovando il piacere di manifestazioni che permettono di vivere i luoghi dell’arte e stimolano un nuovo modello di marketing che coinvolge tutte le istituzioni cittadine, dal comune al polo museale, dalla sovrintendenza all’università, per favorire flussi turistici e facilitare i percorsi di visita e di fruizione della bellezza”. Fino a Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, che ha spiegato come “arrivare qui sia stato quasi necessario: Catania possiede una ricchezza di siti che il nostro storytelling, che è poi il marchio del festival, non poteva ignorare. Presentiamo un progetto che in contemporanea sbarca in Nord Italia, e che si basa sulla sinergia e sulla collaborazione tra enti diversi che di solito non parlano tra loro”.

Come la Wondertime, partner del progetto, che con Pierluigi Di Rosa ha sottolineato la grande professionalità dei volontari, delle guide (di Etna ‘Ngeniousa), degli studenti coinvolti sul campo, come quelli dell’Istituto Concetto Marchesi di Mascalucia, e il gruppo Disum che sta seguendo un tirocinio al Comune di Catania. Erano presenti in conferenza stampa, i rappresentanti dei numerosi partner istituzionali e privati: Germana Barone del SiMuA, il sistema museale d’Ateneo, ha spiegato come verranno proposte per il festival numerose collezioni scientifiche del tutto sconosciute ai più; Nicola Neri per la Soprintendenza ai Beni Culturali; Luigi Messina per il Polo museale regionale; Concetta Zingano che ha raccontato i segreti della Cattedrale di sant’Agata, aperta dalla Diocesi; il colonnello dell’Esercito Leonardo Privitera che ha raccontato la cappella funerea di epoca romana che si potrà scoprire all’interno della Caserma “Santangelo Fulci”, durante Le Vie dei Tesori .

I siti vengono aperti e raccontati da una rete di volontari e studenti che partecipano all’ alternanza scuola lavoro e promossi con lo stesso strumento che, nato per autofinanziare una manifestazione che non gode di finanziamenti pubblici stabili, è diventato una straordinaria formula che fa rete: un coupon da 10 euro consente 10 visite guidate (1 euro ciascuna); un coupon da 5 euro consente 4 visite guidate, il coupon singolo da 2 euro è valido per una visita guidata.

Sono stati anche scelti sei luoghi cui si potrà accedere su prenotazione (coupon da 3 euro): si possono già prenotare sul nostro sito che ospita anche la piattaforma di booking e ticketing che consente di acquistare i coupon, vere e proprie “carte d’imbarco” con QR code che verranno “smarcate” all’ingresso dei luoghi fino a esaurimento.

Nel dettaglio, i 32 luoghi possono essere visti a questo link: i visitatori conosceranno così le varie stratificazioni, dal “colosseo nero” alle terme Achilleane, dal sepolcro Stesicoro alle Terme dell’Indirizzo, dagli straordinari fossati e corte di Castello Ursino alla cripta del martire cristiano Sant’Euplio. Capitolo a parte per la Cattedrale di sant’Agata che apre al pubblico de Le Vie dei Tesori tre distinti luoghi: parecchi catanesi ignorano che superato un portale di marmo cinquecentesco, nel transetto di destra, si scoprono i sarcofagi dei sovrani aragonesi nella cappella della Vergine; ma sotto la cappella, addirittura, c’è il salone Bonadies dai cui partì la Controriforma catanese. inoltre, si potrà entrare nella sacrestia monumentale.

E ancora, le collezioni dell’Università, e gli sfarzi barocchi dei palazzi monumentali, alcuni dei quali aprono le porte solo per Le Vie dei Tesori: da Palazzo degli Elefanti, cuore della vita amministrativa della città, ai decori principeschi di Palazzo Biscari dove i nazisti improvvisarono un campo da tennis…e poi Palazzo Platamone, che dovette cedere lo sfarzo all’arrivo delle monache di clausura, o l’affrescato Palazzo Asmundo di Gisira, oggi trasformato in albergo. L’operosità degli artigiani che diventa arte: dall’ex Manifattura Tabacchi, ai laboratori dei pupari della Famiglia Napoli. I piccoli musei: quello dedicato al disegnatore Emilio Greco amato da Picasso e la casa natale del musicista Vincenzo Bellini. Fino all’Istituto Incremento Ippico che da casa dei Gesuiti divenne ospizio e poi ricovero per stalloni di pregio.

Per chi è sprovvisto del coupon saranno disponibili nei luoghi soltanto ticket da 2 euro. Per le visite delle scuole prenotazioni@leviedeitesori.it. Anche a Catania sono previsti i luoghi su prenotazione, sei in tutto, con visite da vedere solo acquistando il coupon a questo link. E Planeta, partner del Festival è presente anche nelle visite d’autore con degustazione a Catania. Con luoghi inediti da prenotare qui, con un contributo di 7 euro.
Oltre che sul sito del Festival, i coupon si possono acquistare anche nell’info point che sarà allestito a piazza Stesicoro grazie alla sponsorizzazione di Dusty, la società che si occupa della raccolta differenziata a Catania. Info: 09 8420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Saranno 32 i luoghi aperti durante il festival dal 19 ottobre al 4 novembre, sei quelli su prenotazione: un traguardo reso possibile dalla rete tra pubblico e privato. Con molti inediti per gli stessi residenti

di Redazione

Catania barocca, romana, sfarzosa, modellata sulla sua lava, comunque inedita: fa tappa anche qui il festival de Le Vie dei Tesori che ormai racconta un Paese pieno di bellezze da scoprire, con un successo di pubblico che nelle province siciliane ha segnato oltre 70mila partecipanti e che questo sabato si prepara a dare il via a un progetto pilota al Nord, tra Milano, Mantova e la Valtellina. E così dal 19 ottobre al 4 novembre, per tre weekend, Le Vie dei Tesori arriva a Catania, dove si potranno scoprire i camminamenti segreti da cui le suore guardavano senza essere viste, le cappelle inedite e i saloni aperti di rado di un luogo invece conosciutissimo come è la cattedrale di sant’Agata, tre complessi termali che affondano negli anni antichi, facendo un viaggio dall’alto e dal basso, alla ricerca della città romana, degli sfarzi dei vicerè, delle tracce lasciate sotto lava e terremoti. In tutto saranno 32 i luoghi scelti con cura certosina con la collaborazione di tutte le istituzioni e di privati e realtà d’eccellenza della città, rintracciando siti che saranno una scoperta anche per gli stessi catanesi. 

La presentazione alla stampa questa mattina a Palazzo della Cultura con il sindaco Salvo Pogliese – che ha sottolineato come “Le Vie dei Tesori arricchisca il percorso virtuoso di apertura dei luoghi della cultura alle comunità, consapevoli dell’importanza del fare rete, tutti insieme, pubblico e privato. Catania sta diventando un punto di riferimento per il turismo internazionale, con il barocco, i siti storico-artistici e paesaggistici; e tutta la città, a partire dall’amministrazione comunale, è chiamata a sostenere e valorizzare progetti come questo, che promuovono la scoperta o riscoperta dei gioielli cittadini”. E poi l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo che ha annunciato che Le Vie dei Tesori è stato il primo festival scelto per comporre la lista di manifestazioni che verranno promosse dalla Regione nei maggiori circuiti turistici a livello internazionale.

Con loro anche l’assessore comunale alla Cultura, Barbara Mirabella per la quale “Catania sta ritrovando il piacere di manifestazioni che permettono di vivere i luoghi dell’arte e stimolano un nuovo modello di marketing che coinvolge tutte le istituzioni cittadine, dal comune al polo museale, dalla sovrintendenza all’università, per favorire flussi turistici e facilitare i percorsi di visita e di fruizione della bellezza”. Fino a Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, che ha spiegato come “arrivare qui sia stato quasi necessario: Catania possiede una ricchezza di siti che il nostro storytelling, che è poi il marchio del festival, non poteva ignorare. Presentiamo un progetto che in contemporanea sbarca in Nord Italia, e che si basa sulla sinergia e sulla collaborazione tra enti diversi che di solito non parlano tra loro”.

Come la Wondertime, partner del progetto, che con Pierluigi Di Rosa ha sottolineato la grande professionalità dei volontari, delle guide (di Etna ‘Ngeniousa), degli studenti coinvolti sul campo, come quelli dell’Istituto Concetto Marchesi di Mascalucia, e il gruppo Disum che sta seguendo un tirocinio al Comune di Catania. Erano presenti in conferenza stampa, i rappresentanti dei numerosi partner istituzionali e privati: Germana Barone del SiMuA, il sistema museale d’Ateneo, ha spiegato come verranno proposte per il festival numerose collezioni scientifiche del tutto sconosciute ai più; Nicola Neri per la Soprintendenza ai Beni Culturali; Luigi Messina per il Polo museale regionale; Concetta Zingano che ha raccontato i segreti della Cattedrale di sant’Agata, aperta dalla Diocesi; il colonnello dell’Esercito Leonardo Privitera che ha raccontato la cappella funerea di epoca romana che si potrà scoprire all’interno della Caserma “Santangelo Fulci”, durante Le Vie dei Tesori .

I siti vengono aperti e raccontati da una rete di volontari e studenti che partecipano all’ alternanza scuola lavoro e promossi con lo stesso strumento che, nato per autofinanziare una manifestazione che non gode di finanziamenti pubblici stabili, è diventato una straordinaria formula che fa rete: un coupon da 10 euro consente 10 visite guidate (1 euro ciascuna); un coupon da 5 euro consente 4 visite guidate, il coupon singolo da 2 euro è valido per una visita guidata.

Sono stati anche scelti sei luoghi cui si potrà accedere su prenotazione (coupon da 3 euro): si possono già prenotare sul nostro sito che ospita anche la piattaforma di booking e ticketing che consente di acquistare i coupon, vere e proprie “carte d’imbarco” con QR code che verranno “smarcate” all’ingresso dei luoghi fino a esaurimento.

Nel dettaglio, i 32 luoghi possono essere visti a questo link: i visitatori conosceranno così le varie stratificazioni, dal “colosseo nero” alle terme Achilleane, dal sepolcro Stesicoro alle Terme dell’Indirizzo, dagli straordinari fossati e corte di Castello Ursino alla cripta del martire cristiano Sant’Euplio. Capitolo a parte per la Cattedrale di sant’Agata che apre al pubblico de Le Vie dei Tesori tre distinti luoghi: parecchi catanesi ignorano che superato un portale di marmo cinquecentesco, nel transetto di destra, si scoprono i sarcofagi dei sovrani aragonesi nella cappella della Vergine; ma sotto la cappella, addirittura, c’è il salone Bonadies dai cui partì la Controriforma catanese. inoltre, si potrà entrare nella sacrestia monumentale.

E ancora, le collezioni dell’Università, e gli sfarzi barocchi dei palazzi monumentali, alcuni dei quali aprono le porte solo per Le Vie dei Tesori: da Palazzo degli Elefanti, cuore della vita amministrativa della città, ai decori principeschi di Palazzo Biscari dove i nazisti improvvisarono un campo da tennis…e poi Palazzo Platamone, che dovette cedere lo sfarzo all’arrivo delle monache di clausura, o l’affrescato Palazzo Asmundo di Gisira, oggi trasformato in albergo. L’operosità degli artigiani che diventa arte: dall’ex Manifattura Tabacchi, ai laboratori dei pupari della Famiglia Napoli. I piccoli musei: quello dedicato al disegnatore Emilio Greco amato da Picasso e la casa natale del musicista Vincenzo Bellini. Fino all’Istituto Incremento Ippico che da casa dei Gesuiti divenne ospizio e poi ricovero per stalloni di pregio.

Per chi è sprovvisto del coupon saranno disponibili nei luoghi soltanto ticket da 2 euro. Per le visite delle scuole prenotazioni@leviedeitesori.it. Anche a Catania sono previsti i luoghi su prenotazione, sei in tutto, con visite da vedere solo acquistando il coupon a questo link. E Planeta, partner del Festival è presente anche nelle visite d’autore con degustazione a Catania. Con luoghi inediti da prenotare qui, con un contributo di 7 euro.
Oltre che sul sito del Festival, i coupon si possono acquistare anche nell’info point che sarà allestito a piazza Stesicoro grazie alla sponsorizzazione di Dusty, la società che si occupa della raccolta differenziata a Catania. Info: 09 8420104, tutti i giorni dalle 10 alle 18.

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A Palermo i tesori degli zar

Per la prima volta in Italia, a Palazzo Sant’Elia, oltre 200 pezzi della corte russa. Ciascuno nascosto e salvato dal personale che serviva nelle quattro residenze imperiali. Filo rosso con Le Vie dei Tesori

di Giulia De Agostino

Era il 1845 e la notizia era appena circolata tra vicoli e catoi: arrivava lo Zar e ai bambini brillavano gli occhi a sentir parlare di troni, corone, palazzi fantastici. Era già la parola, “zar” a riempire la bocca; e mentre i sellai mettevano mano alle finiture e i maestri di casa si cominciavano ad informare sull’etichetta per ricevere nelle case siciliane, i dignitari di corti russi, nelle camere dello scirocco si discuteva e si ipotizzava di quali nomi di nobili signori sarebbero usciti fuori dal cappello. Già, perché alle famiglie palermitane blasonate fu chiesto di ospitare degnamente non tanto la famiglia reale – già comodamente sistemata a casa della principessa Shahoskoy in quella fantastica villa all’Olivella che poi sarebbe stata venduta frettolosamente ai Florio – quanto il numeroso seguito. 

Parte da qui, dai due piroscafi, Kamchatka di 600 cavalli e Bessarabia di 350 cavalli, che un bel giorno giunsero lo Zar e la Zarina, oltre alla bella granduchessa Olga, la figlia, considerata una delle più belle nobili figliole di casa regnante. Parte da qui il viaggio a ritroso che ha portato a Palermo – da poche ore alla Fondazione Sant’Elia, tesori scintillanti, da vera corte imperiale. Per la prima volta in assoluto, infatti, dalle quattro residenze russe, oggi trasformate in museo, giungono in contemporanea oggetti, arredi, tele, quadri enormi, ma soprattutto pezzi eleganti che facevano parte degli accessori, delle tavole, delle camere della famiglia imperiale. Per due mesi, da oggi, fino all’ 11 dicembre, saranno esposti tra le sale di Palazzo Sant’Elia (martedì al venerdì 9-18, sabato e domenica 10-19) oltre 200 opere arrivate con una scorta armata e accompagnati dagli esperti dei quattro musei. Per conciliare le visite di Vie dei Tesori con la mostra in corso sui capolavori dell’arte russa, la Fondazione Sant’Elia ha messo a disposizione delle visite guidate de Le Vie dei Tesori la splendida stanza del Trionfo di Diana, al piano nobile, con il tavolo di Michelangelo Pistoletto – con, attorno, le sedute dei popoli del Mediterraneo, simbolo di dialogo interculturale – oltre al cortile e all’atrio. In più chi, con il coupon de Le Vie dei Tesori, vorrà entrare alla mostra potrà avere il biglietto ridotto da 5 euro. Ingresso per le scolaresche: 3 euro.

Un’iniziativa organizzata in seno al cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. La mostra si intitola “Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia: Peterhof, Tsarskoe Selo, Gatchina, Pavlovsk”, è curata da Olga Barkovets ed è coordinata per la parte italiana dal sovrintendente di Sant’Elia, Antonio Ticali e per la parte russa da Elena Kalnitskaya, direttore generale GMP Peterhof. È uno dei progetti chiave del festival internazionale “Russian Seasons in Italy”, nato dalla sinergia tra la Federazione Russa e l’Italia. È la prima volta che questi tesori di valore inestimabile, orgoglio e patrimonio nazionale russo, giungono in Italia. Pezzi unici, straordinari, che riflettono la ricchezza delle ex residenze imperiali, cuore del mondo legato agli Zar.

Dipinti, acquerelli, costumi, porcellane, bronzi, mobili, creati dai migliori artigiani di Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Cina e altri paesi. Sono esposte la camicia di Pietro I, le divise degli imperatori Paolo I, Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, il trono di Nicola I e quello, più imponente, di Alessandro III. Ma anche oggetti provenienti dalla scomparsa “Lyons Hall”, che era stata creata per volontà dell’imperatore Alessandro II nel Palazzo di Caterina di Tsarskoye Selo; un frammento di un parquet unico, mosaicato, vera opera d’arte, rubato dagli invasori nazisti durante la seconda guerra mondiale, rintracciato successivamente a Berlino e restituito al museo nel 1947; o il famoso servizio Guryevsky realizzato per Alessandro I dalla fabbrica di porcellana imperiale: per la sua decorazione sono stati usati diversi chili d’oro.

Ciascun oggetto presente alla mostra è prezioso non solo per il suo altissimo livello artistico, ma anche (e soprattutto) per il profondo significato storico e culturale che lo lega al Paese: nelle residenze, depredate e abbandonate durante la guerra, furono spesso gli stessi dipendenti a nascondere i pezzi – rischiando in prima persona, con le loro famiglie – e a riportarli nei palazzi, subito dopo il conflitto, salvandone di fatto la memoria. Un lungo corteo di attendenti, camerieri, sguatteri, maestri di casa, guardarobiere, sellai, staffieri, cuochi e ragazzi delle cucine: ognuno salvò qualcosa, anche una tazzina, e la restituì alla fine della guerra che aveva ucciso l’orgoglio nazionalista insieme ai Romanov. 

Ad ognuna delle quattro residenze – che quest’anno festeggiano il giubileo visto che nel 1918 ricevettero lo status di musei statali – è stato assegnato un colore declinato sulle pareti della Fondazione sant’Elia: giallo oro per Peterhof, azzurro polvere per Tsarkoe Selo, rosso per Gatchina e verde per Palvlosk. È stata anche attrezzata una sala cinema dove vengono proiettati random, documentari e video che raccontano le quattro residenze.
Ad iniziare da Peterhof, per 200 anni, la residenza estiva di rappresentanza degli imperatori russi. La volle Pietro I, ma ad ingrandirla e renderla magnifica fu Nicola I, lo zar che venne in viaggio a Palermo. Ed è dovuto ad una studiosa puntigliosa come Viviana Monachella, l’aver rintracciato nella collezione di Peterhof, i pezzi che sono giunti da Palermo, su idea, concezione, indicazione degli zar che li commissionarono ai numeri artigiani ed artisti che avevano al soldo.

Dentro il comprensorio della residenza, sulla penisoletta di Snamenka c’era pure un padiglione estivo in legno, stile terme romane, regalo di Nicola I alla moglie Alexandra Fedorovna: la “Renella” – che appare birichina da un acquerello vagamente impressionista – era ispirata alle decorazioni di Casa Florio all’Arenella, a Palermo (aperta con Le Vie dei Tesori), visitata dallo Zar e dalla Zarina tra il 1845 ed il 1846. Ed è stata la Monachella a riconoscere in un acquerello la fontana di ispirazione moresca del chiostro del Duomo di Monreale, sino a quel momento attribuita all’Alhambra.

A Palazzo Sant’Elia sono esposti, oltre al dipinto che celebra la visita a Palermo degli imperatori, anche due esemplari dei pannelli decorativi dello studio privato dell’Imperatore, il trono dell’Imperatore Nicola I, ritratti e porcellane di grande valore. Tsarskoye Selo è invece il simbolo del barocco più smaccato. Sotto Alessandro II, Tsarskoye Selo diviene unico per arredamento e decorazione: furono utilizzati lapislazzuli, bronzo dorato, seta alle pareti, marmo bianco di Carrara. 

Nicola II la volle residenza ufficiale per gli ultimi 13 anni di regno. Da Tsarskoye Selo, nel 1917, la famiglia imperiale fu mandata in esilio a Tobolsk da dove non sarebbe più tornata, visto che venne sterminata in una notte. A Palazzo Sant’Elia è esposta una parte della collezione degli oggetti in ambra e alcuni pezzi dell’arredamento della famosa Lyons Hall (sala di Lione) oggi in restauro. È giunto il tavolo progettato dall’architetto amato dagli zar, l’italiano Ippolito Monigetti, vasellame di origine cinese (orientalismi dell’epoca) e una copia dell’acquerello del 1878 di Luigi Premazzi, “La Sala dei Lyons nel Grande Palazzo di Tsarskoye Selo”, che dimostra il suo splendore della metà del XIX secolo, con specchi sopra i caminetti, fiancheggiati da amorini in marmo bianco e applique in lapislazzuli sulle pareti.

La stanza era piena di tavoli, giardiniere, cachepot, schermi, piedistalli e scrivanie. Gatchina, alla periferia di San Pietroburgo, sono legati al regno di Caterina II. Da fortezza inespugnabile, si deve soprattutto ad Alessandro III, che vi porterà la sua wunderkammer straordinaria. Nel 1796, dopo l’ascesa al trono, Paolo I donò invece la nuova residenza, Pavlovsk, alla moglie, l’imperatrice Maria Fedorovna: tra i 60 mila oggetti che fanno parte della collezione della residenza, sono stati scelti una collezione di porcellane francesi, un abito femminile in velluto appartenuto ad una dama di compagnia di Caterina la Grande, dipinti e di sculture, oltre ad uno splendido cofanetto di porcellana finissima rivestita di oro, cobalto e velluto, uno dei pezzi più preziosi in assoluto, dell’intera mostra.

Esposto anche un ritratto di Orlov della figlia dello Zar, la granduchessa Olga: la Monachella lo ha datato con certezza, ed è stato realizzato a Palermo nel 1846. Ne parla infatti Olga nei suoi diari, visto che il ritratto la raffigura nel giorno in cui ha conosciuto (e si è subito innamorata, fantasia o ragion di Stato, poco importa) il giovane principe Carl di Wuttenberg.

Si sposeranno presto, anche se leggenda vuole che Carl, di gusti non propriamente eterosessuali, avesse preferenze diverse dalla giovane moglie imperiale. Ma restarono uniti a lungo, rispettandosi a vicenda.

Per la prima volta in Italia, a Palazzo Sant’Elia, oltre 200 pezzi della corte russa. Ciascuno nascosto e salvato dal personale che serviva nelle quattro residenze imperiali. Filo rosso con Le Vie dei Tesori

di Giulia De Agostino

Era il 1845 e la notizia era appena circolata tra vicoli e catoi: arrivava lo Zar e ai bambini brillavano gli occhi a sentir parlare di troni, corone, palazzi fantastici. Era già la parola, “zar” a riempire la bocca; e mentre i sellai mettevano mano alle finiture e i maestri di casa si cominciavano ad informare sull’etichetta per ricevere nelle case siciliane, i dignitari di corti russi, nelle camere dello scirocco si discuteva e si ipotizzava di quali nomi di nobili signori sarebbero usciti fuori dal cappello. Già, perché alle famiglie palermitane blasonate fu chiesto di ospitare degnamente non tanto la famiglia reale – già comodamente sistemata a casa della principessa Shahoskoy in quella fantastica villa all’Olivella che poi sarebbe stata venduta frettolosamente ai Florio – quanto il numeroso seguito. 

Parte da qui, dai due piroscafi, Kamchatka di 600 cavalli e Bessarabia di 350 cavalli, che un bel giorno giunsero lo Zar e la Zarina, oltre alla bella granduchessa Olga, la figlia, considerata una delle più belle nobili figliole di casa regnante. Parte da qui il viaggio a ritroso che ha portato a Palermo – da poche ore alla Fondazione Sant’Elia, tesori scintillanti, da vera corte imperiale. Per la prima volta in assoluto, infatti, dalle quattro residenze russe, oggi trasformate in museo, giungono in contemporanea oggetti, arredi, tele, quadri enormi, ma soprattutto pezzi eleganti che facevano parte degli accessori, delle tavole, delle camere della famiglia imperiale. Per due mesi, da oggi, fino all’ 11 dicembre, saranno esposti tra le sale di Palazzo Sant’Elia (martedì al venerdì 9-18, sabato e domenica 10-19) oltre 200 opere arrivate con una scorta armata e accompagnati dagli esperti dei quattro musei. Per conciliare le visite di Vie dei Tesori con la mostra in corso sui capolavori dell’arte russa, la Fondazione Sant’Elia ha messo a disposizione delle visite guidate de Le Vie dei Tesori la splendida stanza del Trionfo di Diana, al piano nobile, con il tavolo di Michelangelo Pistoletto – con, attorno, le sedute dei popoli del Mediterraneo, simbolo di dialogo interculturale – oltre al cortile e all’atrio. In più chi, con il coupon de Le Vie dei Tesori, vorrà entrare alla mostra potrà avere il biglietto ridotto da 5 euro. Ingresso per le scolaresche: 3 euro.

Un’iniziativa organizzata in seno al cartellone di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. La mostra si intitola “Il secolo dei musei: 100 capolavori dalle residenze imperiali della Russia: Peterhof, Tsarskoe Selo, Gatchina, Pavlovsk”, è curata da Olga Barkovets ed è coordinata per la parte italiana dal sovrintendente di Sant’Elia, Antonio Ticali e per la parte russa da Elena Kalnitskaya, direttore generale GMP Peterhof. È uno dei progetti chiave del festival internazionale “Russian Seasons in Italy”, nato dalla sinergia tra la Federazione Russa e l’Italia. È la prima volta che questi tesori di valore inestimabile, orgoglio e patrimonio nazionale russo, giungono in Italia. Pezzi unici, straordinari, che riflettono la ricchezza delle ex residenze imperiali, cuore del mondo legato agli Zar.

Dipinti, acquerelli, costumi, porcellane, bronzi, mobili, creati dai migliori artigiani di Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Cina e altri paesi. Sono esposte la camicia di Pietro I, le divise degli imperatori Paolo I, Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, il trono di Nicola I e quello, più imponente, di Alessandro III. Ma anche oggetti provenienti dalla scomparsa “Lyons Hall”, che era stata creata per volontà dell’imperatore Alessandro II nel Palazzo di Caterina di Tsarskoye Selo; un frammento di un parquet unico, mosaicato, vera opera d’arte, rubato dagli invasori nazisti durante la seconda guerra mondiale, rintracciato successivamente a Berlino e restituito al museo nel 1947; o il famoso servizio Guryevsky realizzato per Alessandro I dalla fabbrica di porcellana imperiale: per la sua decorazione sono stati usati diversi chili d’oro.

Ciascun oggetto presente alla mostra è prezioso non solo per il suo altissimo livello artistico, ma anche (e soprattutto) per il profondo significato storico e culturale che lo lega al Paese: nelle residenze, depredate e abbandonate durante la guerra, furono spesso gli stessi dipendenti a nascondere i pezzi – rischiando in prima persona, con le loro famiglie – e a riportarli nei palazzi, subito dopo il conflitto, salvandone di fatto la memoria. Un lungo corteo di attendenti, camerieri, sguatteri, maestri di casa, guardarobiere, sellai, staffieri, cuochi e ragazzi delle cucine: ognuno salvò qualcosa, anche una tazzina, e la restituì alla fine della guerra che aveva ucciso l’orgoglio nazionalista insieme ai Romanov. 

Ad ognuna delle quattro residenze – che quest’anno festeggiano il giubileo visto che nel 1918 ricevettero lo status di musei statali – è stato assegnato un colore declinato sulle pareti della Fondazione sant’Elia: giallo oro per Peterhof, azzurro polvere per Tsarkoe Selo, rosso per Gatchina e verde per Palvlosk. È stata anche attrezzata una sala cinema dove vengono proiettati random, documentari e video che raccontano le quattro residenze.
Ad iniziare da Peterhof, per 200 anni, la residenza estiva di rappresentanza degli imperatori russi. La volle Pietro I, ma ad ingrandirla e renderla magnifica fu Nicola I, lo zar che venne in viaggio a Palermo. Ed è dovuto ad una studiosa puntigliosa come Viviana Monachella, l’aver rintracciato nella collezione di Peterhof, i pezzi che sono giunti da Palermo, su idea, concezione, indicazione degli zar che li commissionarono ai numeri artigiani ed artisti che avevano al soldo.

Dentro il comprensorio della residenza, sulla penisoletta di Snamenka c’era pure un padiglione estivo in legno, stile terme romane, regalo di Nicola I alla moglie Alexandra Fedorovna: la “Renella” – che appare birichina da un acquerello vagamente impressionista – era ispirata alle decorazioni di Casa Florio all’Arenella, a Palermo (aperta con Le Vie dei Tesori), visitata dallo Zar e dalla Zarina tra il 1845 ed il 1846. Ed è stata la Monachella a riconoscere in un acquerello la fontana di ispirazione moresca del chiostro del Duomo di Monreale, sino a quel momento attribuita all’Alhambra.

A Palazzo Sant’Elia sono esposti, oltre al dipinto che celebra la visita a Palermo degli imperatori, anche due esemplari dei pannelli decorativi dello studio privato dell’Imperatore, il trono dell’Imperatore Nicola I, ritratti e porcellane di grande valore. Tsarskoye Selo è invece il simbolo del barocco più smaccato. Sotto Alessandro II, Tsarskoye Selo diviene unico per arredamento e decorazione: furono utilizzati lapislazzuli, bronzo dorato, seta alle pareti, marmo bianco di Carrara. 

Nicola II la volle residenza ufficiale per gli ultimi 13 anni di regno. Da Tsarskoye Selo, nel 1917, la famiglia imperiale fu mandata in esilio a Tobolsk da dove non sarebbe più tornata, visto che venne sterminata in una notte. A Palazzo Sant’Elia è esposta una parte della collezione degli oggetti in ambra e alcuni pezzi dell’arredamento della famosa Lyons Hall (sala di Lione) oggi in restauro. È giunto il tavolo progettato dall’architetto amato dagli zar, l’italiano Ippolito Monigetti, vasellame di origine cinese (orientalismi dell’epoca) e una copia dell’acquerello del 1878 di Luigi Premazzi, “La Sala dei Lyons nel Grande Palazzo di Tsarskoye Selo”, che dimostra il suo splendore della metà del XIX secolo, con specchi sopra i caminetti, fiancheggiati da amorini in marmo bianco e applique in lapislazzuli sulle pareti.

La stanza era piena di tavoli, giardiniere, cachepot, schermi, piedistalli e scrivanie. Gatchina, alla periferia di San Pietroburgo, sono legati al regno di Caterina II. Da fortezza inespugnabile, si deve soprattutto ad Alessandro III, che vi porterà la sua wunderkammer straordinaria. Nel 1796, dopo l’ascesa al trono, Paolo I donò invece la nuova residenza, Pavlovsk, alla moglie, l’imperatrice Maria Fedorovna: tra i 60 mila oggetti che fanno parte della collezione della residenza, sono stati scelti una collezione di porcellane francesi, un abito femminile in velluto appartenuto ad una dama di compagnia di Caterina la Grande, dipinti e di sculture, oltre ad uno splendido cofanetto di porcellana finissima rivestita di oro, cobalto e velluto, uno dei pezzi più preziosi in assoluto, dell’intera mostra.

Esposto anche un ritratto di Orlov della figlia dello Zar, la granduchessa Olga: la Monachella lo ha datato con certezza, ed è stato realizzato a Palermo nel 1846. Ne parla infatti Olga nei suoi diari, visto che il ritratto la raffigura nel giorno in cui ha conosciuto (e si è subito innamorata, fantasia o ragion di Stato, poco importa) il giovane principe Carl di Wuttenberg.

Si sposeranno presto, anche se leggenda vuole che Carl, di gusti non propriamente eterosessuali, avesse preferenze diverse dalla giovane moglie imperiale. Ma restarono uniti a lungo, rispettandosi a vicenda.

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Boccadifalco record: oltre 950 visite nel primo weekend

Un itinerario già sold out, due percorsi su prenotazione pieni di storia e testimonianze. In questo video vi mostriamo un assaggio di ciò che si potrà vedere nell’ex scalo militare

di Redazione

Palermo vista dall’alto o attraverso le sue “viscere”, quei rifugi antiaerei utilizzati anche come deposito munizioni durante la Seconda guerra mondiale. E, ancora, la torre di controllo dello scalo dove si è fatta la storia dell’aviazione del Sud Italia, una mostra fotografica, due bunker, il giardino di Villa Natoli e l’hangar con i velivoli. In questo video de Le Vie dei Tesori vi diamo un assaggio di ciò che scopriranno i nostri visitatori all’interno dei due percorsi previsti nel Festival, oltre al battesimo del volo a bordo di un piper, già sold out.

Boccadifalco è uno dei luoghi visitabili solo su prenotazione acquistando i coupon da questo link (al costo di 3 euro a persona).

Ha debuttato quest’anno con Le Vie dei Tesori, ma nel primo weekend del festival ha contato già più di 950 visitatori che hanno scelto di vedere l’ex scalo militare di Boccadifalco, una città nella città, con i suoi ampi spazi verdi, i bunker, i velivoli storici e moderni esposti tra gli scatti d’epoca in bianco e nero.

Un itinerario già sold out, due percorsi su prenotazione pieni di storia e testimonianze. In questo video vi mostriamo un assaggio di ciò che si potrà vedere nell’ex scalo militare

di Redazione

Palermo vista dall’alto o attraverso le sue “viscere”, quei rifugi antiaerei utilizzati anche come deposito munizioni durante la Seconda guerra mondiale. E, ancora, la torre di controllo dello scalo dove si è fatta la storia dell’aviazione del Sud Italia, una mostra fotografica, due bunker, il giardino di Villa Natoli e l’hangar con i velivoli. In questo video de Le Vie dei Tesori vi diamo un assaggio di ciò che scopriranno i nostri visitatori all’interno dei due percorsi previsti nel Festival, oltre al battesimo del volo a bordo di un piper, già sold out.

Boccadifalco è uno dei luoghi visitabili solo su prenotazione acquistando i coupon da questo link (al costo di 3 euro a persona).

Ha debuttato quest’anno con Le Vie dei Tesori, ma nel primo weekend del festival ha contato già più di 950 visitatori che hanno scelto di vedere l’ex scalo militare di Boccadifalco, una città nella città, con i suoi ampi spazi verdi, i bunker, i velivoli storici e moderni esposti tra gli scatti d’epoca in bianco e nero.

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Proseguono i concerti di Piano City in città

Dallo Spasimo alla Cala le suggestioni delle note al piano hanno fatto da controcanto alla città, dall’alba al tramonto. Domenica doppio appuntamento con Le Vie dei Tesori

di Redazione

Prima il debutto allo Spasimo, con la serata di inaugurazione e l’esibizione di Davide Cabassi. Poi l’alba al porticciolo della Cala, aperto a tutti, con l’esibizione del pianista italo-turco Francesco Taskayali, in un continuum di note e concerti che ha avvolto la città e ha registrato dal primo giorno una folta partecipazione di pubblico. È andata così la prima giornata di Piano city, il festival partito da Milano e organizzato insieme a Teatro Massimo e Comune di Palermo in collaborazione con il conservatorio della città e che fino a domani proseguirà le sue staffette al pianoforte tra centro e periferie. 

Domani, la musica sul mare prosegue a Palazzo Forcella de Seta con una giornata di concerti di musica classica e contemporanea, in collaborazione con Manifesta 12. Alle 11 musiche di Debussy e Ravel con Federico Bricchetto, e alle 12.30 con Anna Maria Morici brani di Chopin, Debussy, Fauré e Ravel. Appuntamento scenografico al Cassaro, alle 12, al civico 164 di corso Vittorio, per il “concerto verticale” di Fabrizio Grecchi in omaggio ai Beatles: il pubblico sentirà risuonare la musica dall’alto, con il pianoforte posizionato su un balcone affacciato sul corso.

Ma Palermo è anche memoria e impegno antimafia, e così, 25 anni dopo l’assassinio di Padre Pino Puglisi, alle 12.30 Piano City Palermo rende omaggio a Brancaccio e alla storia del sacerdote e alla sua lotta contro la criminalità organizzata, con un concerto in piazzale Anita Garibaldi, di fronte alla Casa Museo e il Beato è stato ucciso dai sicari dei fratelli Graviano. Al pianoforte il talento palermitano Davide Santacolomba con musiche di Debussy, Schubert e Chopin. 

Alle 16 lungo la Passeggiata delle Cattive, la lunga terrazza ottocentesca che fronteggia il mare a ridosso del Foro Italico, concerto a due pianoforti con Ricciarda Belgiojoso, direttrice artistica della rassegna, Elio Marchesini e Walter Prati e musiche di Glass, Reich e Stockhausen.

Poi sarà la volta di Danisinni, quartiere al centro di un percorso di riqualificazione urbana e sociale e di alcuni progetti con il Teatro Massimo, come l’Elisir d’amore di cui vi abbiamo parlato qui. Nel quartiere, alle 17.00 si festeggia con il concerto di Marcelo Cesena, in omaggio a Ennio Morricone.

A Ballarò, invece, i concerti di Piano City si terranno nel campetto da calcio sotto il murales di San Benedetto il Moro, opera simbolo contro il razzismo dipinta dall’artista Igor Scalisi Palminteri insieme ai bambini del centro sociale San Francesco Saverio. Segnaliamo poi, l’omaggio alla Sting e Fabrizio De Andrè nel concerto delle 19 di Manuel Magrini e, a cent’anni dalla nascita, in quello in ricordo di Leonard Bernstein.

Domenica alle 19, doppio appuntamento con Piano City e Le Vie dei Tesori, con due concerti che si terranno vicino l’Arsenale, uno interamente dedicato a Chopin, della pianista Eliana Grasso, e uno a Schumann, eseguito da Francesca Bandiera. Il palazzo dove sbocciò l’amore tra l’ammiraglio Nelson e lady Hamilton sarà aperto alle visite nel secondo e nel quarto sabato de Le Vie dei Tesori (13 e 27 ottobre).

Il programma completo di Piano City, alla sua seconda edizione a Palermo, si trova qui.

Dallo Spasimo alla Cala le suggestioni delle note al piano hanno fatto da controcanto alla città, dall’alba al tramonto. Domenica doppio appuntamento con Le Vie dei Tesori

di Redazione

Prima il debutto allo Spasimo, con la serata di inaugurazione e l’esibizione di Davide Cabassi. Poi l’alba al porticciolo della Cala, aperto a tutti, con l’esibizione del pianista italo-turco Francesco Taskayali, in un continuum di note e concerti che ha avvolto la città e ha registrato dal primo giorno una folta partecipazione di pubblico. È andata così la prima giornata di Piano city, il festival partito da Milano e organizzato insieme a Teatro Massimo e Comune di Palermo in collaborazione con il conservatorio della città e che fino a domani proseguirà le sue staffette al pianoforte tra centro e periferie. 

Domani, la musica sul mare prosegue a Palazzo Forcella de Seta con una giornata di concerti di musica classica e contemporanea, in collaborazione con Manifesta 12. Alle 11 musiche di Debussy e Ravel con Federico Bricchetto, e alle 12.30 con Anna Maria Morici brani di Chopin, Debussy, Fauré e Ravel. Appuntamento scenografico al Cassaro, alle 12, al civico 164 di corso Vittorio, per il “concerto verticale” di Fabrizio Grecchi in omaggio ai Beatles: il pubblico sentirà risuonare la musica dall’alto, con il pianoforte posizionato su un balcone affacciato sul corso.

Ma Palermo è anche memoria e impegno antimafia, e così, 25 anni dopo l’assassinio di Padre Pino Puglisi, alle 12.30 Piano City Palermo rende omaggio a Brancaccio e alla storia del sacerdote e alla sua lotta contro la criminalità organizzata, con un concerto in piazzale Anita Garibaldi, di fronte alla Casa Museo e il Beato è stato ucciso dai sicari dei fratelli Graviano. Al pianoforte il talento palermitano Davide Santacolomba con musiche di Debussy, Schubert e Chopin. 

Alle 16 lungo la Passeggiata delle Cattive, la lunga terrazza ottocentesca che fronteggia il mare a ridosso del Foro Italico, concerto a due pianoforti con Ricciarda Belgiojoso, direttrice artistica della rassegna, Elio Marchesini e Walter Prati e musiche di Glass, Reich e Stockhausen.

Poi sarà la volta di Danisinni, quartiere al centro di un percorso di riqualificazione urbana e sociale e di alcuni progetti con il Teatro Massimo, come l’Elisir d’amore di cui vi abbiamo parlato qui. Nel quartiere, alle 17.00 si festeggia con il concerto di Marcelo Cesena, in omaggio a Ennio Morricone.

A Ballarò, invece, i concerti di Piano City si terranno nel campetto da calcio sotto il murales di San Benedetto il Moro, opera simbolo contro il razzismo dipinta dall’artista Igor Scalisi Palminteri insieme ai bambini del centro sociale San Francesco Saverio. Segnaliamo poi, l’omaggio alla Sting e Fabrizio De Andrè nel concerto delle 19 di Manuel Magrini e, a cent’anni dalla nascita, in quello in ricordo di Leonard Bernstein.

Domenica alle 19, doppio appuntamento con Piano City e Le Vie dei Tesori, con due concerti che si terranno vicino l’Arsenale, uno interamente dedicato a Chopin, della pianista Eliana Grasso, e uno a Schumann, eseguito da Francesca Bandiera. Il palazzo dove sbocciò l’amore tra l’ammiraglio Nelson e lady Hamilton sarà aperto alle visite nel secondo e nel quarto sabato de Le Vie dei Tesori (13 e 27 ottobre).

Il programma completo di Piano City, alla sua seconda edizione a Palermo, si trova qui.

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Da stasera la musica di Piano City in città

Allo Spasimo dalle 20 l’inaugurazione con Davide Cabassi e domenica doppio appuntamento con Le Vie dei Tesori a Palazzo De Gregorio

di Redazione

Tutto pronto per Piano City, il festival che avvolge Palermo con le sue note al pianoforte dal centro alle periferie: da oggi e fino a domenica 7, ci saranno oltre tre giorni di musica con 65 concerti in più di 30 luoghi della città. L’inaugurazione questa sera, alle 20, alla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. A debuttare a Palermo sarà Davide Cabassi, top-prize winner al concorso pianistico internazionale Van Cliburn del 2005, con, alle spalle, una brillante carriera come solista e collaborazioni con le maggiori orchestre europee ed americane. 
Per l’inaugurazione Cabassi eseguirà grandi classici del suo repertorio, come le sonate “Patetica” e “Chiaro di luna” di Beethoven e i Quadri di un’esposizione dei Musorgskij.

E domenica a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, un concerto in collaborazione con Le Vie dei Tesori, con un programma romantico interamente dedicato a Chopin, eseguito da Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera. Tra le novità di quest’anno, gli house concert e le esibizioni che andranno avanti dal tramonto all’alba, di cui vi abbiamo parlato qui.

Il Festival è organizzato da Piano City Milano, dalla Fondazione Teatro Massimo e dal Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio del capoluogo, e realizzato grazie alla partnership di sponsor privati come Intesa Sanpaolo, Grandi navi veloci, Fastweb e la “Fondation d’Entrepise Hermès”. Il programma completo della manifestazione si trova on line sul sito della rassegna.

Allo Spasimo dalle 20 l’inaugurazione con Davide Cabassi e domenica doppio appuntamento con Le Vie dei Tesori a Palazzo De Gregorio

di Redazione

Tutto pronto per Piano City, il festival che avvolge Palermo con le sue note al pianoforte dal centro alle periferie: da oggi e fino a domenica 7, ci saranno oltre tre giorni di musica con 65 concerti in più di 30 luoghi della città. L’inaugurazione questa sera, alle 20, alla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. A debuttare a Palermo sarà Davide Cabassi, top-prize winner al concorso pianistico internazionale Van Cliburn del 2005, con, alle spalle, una brillante carriera come solista e collaborazioni con le maggiori orchestre europee ed americane. 
Per l’inaugurazione Cabassi eseguirà grandi classici del suo repertorio, come le sonate “Patetica” e “Chiaro di luna” di Beethoven e i Quadri di un’esposizione dei Musorgskij.

E domenica a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, un concerto in collaborazione con Le Vie dei Tesori, con un programma romantico interamente dedicato a Chopin, eseguito da Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera. Tra le novità di quest’anno, gli house concert e le esibizioni che andranno avanti dal tramonto all’alba, di cui vi abbiamo parlato qui.

Il Festival è organizzato da Piano City Milano, dalla Fondazione Teatro Massimo e dal Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio del capoluogo, e realizzato grazie alla partnership di sponsor privati come Intesa Sanpaolo, Grandi navi veloci, Fastweb e la “Fondation d’Entrepise Hermès”. Il programma completo della manifestazione si trova on line sul sito della rassegna.

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L’Istituto Florio-Salamone, scrigno d’arte e accoglienza

È una sorpresa e una scoperta con il suo complesso di tre piani, l’orto e l’ampia corte all’aperto in via d’Angiò: sarà tra le visite guidate di questa edizione de Le Vie dei Tesori

di Federica Certa

Una questione sociale. Che incrociava le istanze progressiste di una città in costante fermento, dove una famiglia illuminata come i Florio imprimeva il suo sigillo di imprenditori e mecenati alla vita economica, industriale e culturale. Che intercettava le ultime volontà di una filantropa devota e generosa come Francesca Salamone, prozia dello storico ed etnologo Pasquale Salamone Marino. Che trasformava un bisogno in occasione, grazie all’impegno di uomini pragmatici e appassionati come Antonino Morvillo, avvocato, già assessore del Comune alla Pubblica Istruzione, sodale in affari, amico e braccio destro di Ignazio Florio, o Giovanni Carollo, maestro delle scuole elementari serali, ideatore e promotore della prima scuola gratuita per ciechi, nei locali attigui alla chiesa S. Nicolò da Tolentino. L’Istituto “Florio-Salamone” di via Carlo D’Angiò, alle falde di Monte Pellegrino, dal 1893 luogo di accoglienza ed educazione per i non vedenti palermitani che versano in condizioni di disagio e indigenza, è stato testimone di una stagione irripetibile della vita pubblica palermitana.

Le vicissitudini della struttura fondata nel giugno del 1891 su disposizione di Ignazio Florio, che l’aveva acquistata vent’anni prima – divenuta subito dopo convitto, grazie alla monumentale eredità da 1 milione di euro lasciata dalle sorelle Salamone (circa 150 milioni degli attuali euro) – sono state a tratti difficili. Ma oggi, grazie ad un piano di riqualificazione e di sviluppo delle attività e dei servizi, voluto dal presidente del consiglio di amministrazione, Antonio Giannettino, già commissario straordinario, con il numero degli assistiti lievitato da poco più di una decina ad oltre 90 ospiti in regime semi-residenziale, l’istituto vuole aprirsi alla città.

Prima tappa di questo percorso di rinascita, che passa per la creazione di corsi di musicoterapia e arteterapia e di una pet-factory con pony e animali di piccola taglia, sono le visite guidate organizzate per l’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori. Il venerdì, sabato e domenica, fino al 4 novembre, dalle 10 alle 17.15, il pubblico verrà accompagnato a visitare le sale della presidenza, con le collezioni di antiche fotografie dei Florio e dei Salamone e la grande libreria con i testi in braille, la chiesa tardo-ottocentesca, la sala concerti. A fare da ciceroni, oltre ai volontari e agli studenti che partecipano come operatori al festival, ci saranno anche un gruppo di ospiti dell’istituto, che accoglieranno i visitatori nella villa. 
“Questa struttura – spiega Giannettino – è un patrimonio della città, che vogliamo valorizzare con l’apporto di idee e contributi esterni. Pensiamo a eventi culturali, sfilate di moda, convegni, mostre, che potranno sfruttare gli spazi interni e il bellissimo parco, più grande di un campo da calcio. Vogliamo aprire questo luogo anche al mondo dell’associazionismo, che a Palermo spesso soffre di una cronica mancanza di spazi. In questa prospettiva, abbiamo avviato anche il progetto ‘Sport e benessere’, per la promozione delle pari opportunità, in collaborazione con Daniele Giliberti”.

Sintesi perfetta del milieu sociale e produttivo cittadino della seconda metà dell’Ottocento, è la storia dell’edificio: fino agli ’40, sede di una piccola ma moderna industria chimica, avviata dal francese Agostino Porry con gli industriali Benjamin Ingham e Vincenzo Florio; poi, fabbrica di candele. Infine, dopo il passaggio di proprietà alla titanica famiglia di armatori palermitani, filanda e tessoria, dove, da una parte, trovavano lavoro decine di operai, soprattutto donne, con l’impiego pioneristico di servizi assistenziali come l’asilo nido per i figli, dall’altra, covavano le rivendicazioni sindacali di parte della stampa e dei dipendenti.

È una sorpresa e una scoperta, l’istituto di via d’Angiò, con il suo complesso di tre piani, l’orto e l’ampia corte all’aperto. Scrigno di tesori d’arte, preziosi ma poco noti, è la chiesa costruita nel 1893: l’affresco sull’altare, dipinto da Paolo Vetri e dedicato a Santa Lucia, protettrice della vista; l’imponente lampadario di vetro di Murano donato dal Municipio; il magnifico organo, collocato nella parte superiore, al di sopra della cantoria, realizzato da Pacifico Inzoli, maestro cremasco, e da Laudani-Giudice, artigiani palermitani. L’organo risuona nella sala concerti, con il bel soffitto in legno a cassettoni, decorato con pittura a tempera. Il pavimento, in graniglia di marmo, fu realizzato da Vincenzo Patricolo con la tecnica del seminato alla veneziana: ancora ben visibile è la firma dell’artigiano.

Infine, subito fuori dalla sala, ecco l’antico lavatoio, dove le suore lavavano e strizzavano lenzuola e indumenti usati dagli ospiti dell’Istituto; in questo ambiente si trovava anche un forno, che rimaneva acceso per asciugare i tessuti. Tra stanze, corridoi e spazi aperti annegati nel silenzio, la visita all’istituto è una passeggiata indietro nel tempo, in un’atmosfera di quiete rarefatta, sospesa in una dimensione di umana speranza che non si vede, ma si tocca, si annusa, si sente.
Umide di retorica ma iconiche, le parole del poeta cieco Guido Andrea Pintacuda, che nel giorno della solenne inaugurazione, il 27 maggio 1893, tra un pubblico di ospiti selezionatissimi, aveva auspicato nei suoi versi la vocazione e il viatico dell’istituto, “fatto non per pomposa vanità cittadina”, ma per riabilitare e innalzare i ciechi e “gli invalidi mendichi” al grado di uomini, “quanto più volete infelici, ma pur sempre uomini”.

Alcune informazioni di servizio su come acquistare i coupon, dove effettuare le prenotazioni e come scegliere le visite ai siti con Le Vie dei Tesori a Palermo

di Redazione

Una questione sociale. Che incrociava le istanze progressiste di una città in costante fermento, dove una famiglia illuminata come i Florio imprimeva il suo sigillo di imprenditori e mecenati alla vita economica, industriale e culturale. Che intercettava le ultime volontà di una filantropa devota e generosa come Francesca Salamone, prozia dello storico ed etnologo Pasquale Salamone Marino. Che trasformava un bisogno in occasione, grazie all’impegno di uomini pragmatici e appassionati come Antonino Morvillo, avvocato, già assessore del Comune alla Pubblica Istruzione, sodale in affari, amico e braccio destro di Ignazio Florio, o Giovanni Carollo, maestro delle scuole elementari serali, ideatore e promotore della prima scuola gratuita per ciechi, nei locali attigui alla chiesa S. Nicolò da Tolentino. L’Istituto “Florio-Salamone” di via Carlo D’Angiò, alle falde di Monte Pellegrino, dal 1893 luogo di accoglienza ed educazione per i non vedenti palermitani che versano in condizioni di disagio e indigenza, è stato testimone di una stagione irripetibile della vita pubblica palermitana.

Le vicissitudini della struttura fondata nel giugno del 1891 su disposizione di Ignazio Florio, che l’aveva acquistata vent’anni prima – divenuta subito dopo convitto, grazie alla monumentale eredità da 1 milione di euro lasciata dalle sorelle Salamone (circa 150 milioni degli attuali euro) – sono state a tratti difficili. Ma oggi, grazie ad un piano di riqualificazione e di sviluppo delle attività e dei servizi, voluto dal presidente del consiglio di amministrazione, Antonio Giannettino, già commissario straordinario, con il numero degli assistiti lievitato da poco più di una decina ad oltre 90 ospiti in regime semi-residenziale, l’istituto vuole aprirsi alla città.

Prima tappa di questo percorso di rinascita, che passa per la creazione di corsi di musicoterapia e arteterapia e di una pet-factory con pony e animali di piccola taglia, sono le visite guidate organizzate per l’edizione 2018 de Le Vie dei Tesori. Il venerdì, sabato e domenica, fino al 4 novembre, dalle 10 alle 17.15, il pubblico verrà accompagnato a visitare le sale della presidenza, con le collezioni di antiche fotografie dei Florio e dei Salamone e la grande libreria con i testi in braille, la chiesa tardo-ottocentesca, la sala concerti. A fare da ciceroni, oltre ai volontari e agli studenti che partecipano come operatori al festival, ci saranno anche un gruppo di ospiti dell’istituto, che accoglieranno i visitatori nella villa. 
“Questa struttura – spiega Giannettino – è un patrimonio della città, che vogliamo valorizzare con l’apporto di idee e contributi esterni. Pensiamo a eventi culturali, sfilate di moda, convegni, mostre, che potranno sfruttare gli spazi interni e il bellissimo parco, più grande di un campo da calcio. Vogliamo aprire questo luogo anche al mondo dell’associazionismo, che a Palermo spesso soffre di una cronica mancanza di spazi. In questa prospettiva, abbiamo avviato anche il progetto ‘Sport e benessere’, per la promozione delle pari opportunità, in collaborazione con Daniele Giliberti”.

Sintesi perfetta del milieu sociale e produttivo cittadino della seconda metà dell’Ottocento, è la storia dell’edificio: fino agli ’40, sede di una piccola ma moderna industria chimica, avviata dal francese Agostino Porry con gli industriali Benjamin Ingham e Vincenzo Florio; poi, fabbrica di candele. Infine, dopo il passaggio di proprietà alla titanica famiglia di armatori palermitani, filanda e tessoria, dove, da una parte, trovavano lavoro decine di operai, soprattutto donne, con l’impiego pioneristico di servizi assistenziali come l’asilo nido per i figli, dall’altra, covavano le rivendicazioni sindacali di parte della stampa e dei dipendenti.

È una sorpresa e una scoperta, l’istituto di via d’Angiò, con il suo complesso di tre piani, l’orto e l’ampia corte all’aperto. Scrigno di tesori d’arte, preziosi ma poco noti, è la chiesa costruita nel 1893: l’affresco sull’altare, dipinto da Paolo Vetri e dedicato a Santa Lucia, protettrice della vista; l’imponente lampadario di vetro di Murano donato dal Municipio; il magnifico organo, collocato nella parte superiore, al di sopra della cantoria, realizzato da Pacifico Inzoli, maestro cremasco, e da Laudani-Giudice, artigiani palermitani. L’organo risuona nella sala concerti, con il bel soffitto in legno a cassettoni, decorato con pittura a tempera. Il pavimento, in graniglia di marmo, fu realizzato da Vincenzo Patricolo con la tecnica del seminato alla veneziana: ancora ben visibile è la firma dell’artigiano.

Infine, subito fuori dalla sala, ecco l’antico lavatoio, dove le suore lavavano e strizzavano lenzuola e indumenti usati dagli ospiti dell’Istituto; in questo ambiente si trovava anche un forno, che rimaneva acceso per asciugare i tessuti. Tra stanze, corridoi e spazi aperti annegati nel silenzio, la visita all’istituto è una passeggiata indietro nel tempo, in un’atmosfera di quiete rarefatta, sospesa in una dimensione di umana speranza che non si vede, ma si tocca, si annusa, si sente.
Umide di retorica ma iconiche, le parole del poeta cieco Guido Andrea Pintacuda, che nel giorno della solenne inaugurazione, il 27 maggio 1893, tra un pubblico di ospiti selezionatissimi, aveva auspicato nei suoi versi la vocazione e il viatico dell’istituto, “fatto non per pomposa vanità cittadina”, ma per riabilitare e innalzare i ciechi e “gli invalidi mendichi” al grado di uomini, “quanto più volete infelici, ma pur sempre uomini”.

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Le note di Piano City attraversano Palermo

Oltre 65 concerti per 90 ore di musica dal centro alle periferie della città e domenica doppio appuntamento con Le vie dei Tesori, a Palazzo De Gregorio

di Antonella Lombardi

Come un abito musicale che veste la città attraverserà con le sue note in un unico abbraccio il centro storico e le periferie in rinascita di quartieri come Danisinni, Ballarò e Brancaccio: è Pianocity, il festival nato a Milano che celebra la musica al pianoforte e che per la seconda edizione torna nel cuore del Mediterraneo, a Palermo, dal 5 al 7 ottobre con tre giorni di eventi, oltre 65 concerti e 90 ore di musica, con un repertorio che farà da colonna sonora al capoluogo siciliano. E domenica 7 a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, concerto in collaborazione con Le Vie dei Tesori, con un programma romantico interamente dedicato a Chopin, eseguito da Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera. E così la musica di Pianocity passerà dai terreni che raccoglievano un tempo le acque del Papireto ai nuovi cantieri della creatività giovanile, dal porticciolo della Cala alla spiaggia di Mondello, dal Teatro Massimo ai Cantieri Culturali alla Zisa, attraversando anche Palazzo Forcella De Seta e i quartieri di Danisinni e Brancaccio.

Con un paio di novità importanti per la città: “Ci saranno esibizioni che dureranno tutta la notte, dal tramonto all’alba sulla spiaggia di Mondello, e gli House Concert – spiega Ricciarda Belgiojoso, che cura la direzione artistica – siamo davvero grati ai palermitani che così hanno voluto aprire le loro case a Piano City condividendo lo spirito di partecipazione che è l’anima stessa del festival. I pianoforti saranno in ogni dove e per ogni musica cerchiamo il contesto ideale”. A Mondello, ad esempio, al repertorio di Bach si affiancheranno brani di Battiato, dei Nirvana, musica araba e barocca con Marino Formenti che sarà in concerto in un tour de force dal tramonto, alle 18.30, fino all’alba. Domenica la musica sul mare prosegue a Palazzo Forcella De Seta, in collaborazione con Manifesta 12 e le musiche di Debussy e Ravel, in un itinerario sul mare che intreccia anche la Passeggiata delle Cattive e il porticciolo di Sant’Erasmo. Sempre domenica nasi all’insù per il curioso appuntamento al Cassaro, alle 12, dove ci sarà il concerto verticale di Fabrizio Grecchi che omaggerà i Beatles dal balcone affacciato al n.164 di corso Vittorio.

E la musica quest’anno declina anche l’impegno antimafia di Palermo nei nuovi luoghi coinvolti, nel segno della memoria: dal cortile della Questura al piazzale Garibaldi dove fu ucciso il beato Pino Puglisi, nel 25/mo anniversario del suo assassinio, fino al magazzino Brancaccio, bene confiscato alla mafia e ora sede di attività di arte contemporanea, con i “toy piano”, pianoforti giocattolo che saranno veri strumenti musicali e un laboratorio che si trasformerà in una performance aperta con la musica di John Cage.
“Abbiamo voluto puntare soprattutto sui giovani, ai quali sono dedicati due degli appuntamenti ospitati al Teatro Massimo– ha detto alla conferenza stampa il Sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone – il primo con i piccoli pianisti della Massimo Kids Orchestra, il secondo con gli studenti del Conservatorio di Palermo. Ma ci sarà anche un itinerario alla scoperta di monumenti e luoghi poco conosciuti della nostra città, penso al Castello di Maredolce o al percorso sul mare o al quartiere di Danisinni, dove continuano i nostri progetti”.

“Questo festival consente di vivere la città come un polo culturale diffuso – ha detto l’assessore alla cultura, Andrea Cusumano – recuperando una nuova prospettiva e visione in un passato ricco di storia per l’identità di Palermo. Non a caso ci sarà un concerto a Ballarò sotto il murales di Igor Scalisi Palminteri che ritrae San Benedetto il Moro, simbolo di accoglienza”. “Il senso di Pianocity è trasformare le periferie in un quartiere e consentire attraverso la musica di sentirsi parte della città – ha detto il sindaco Orlando – insieme a spiagge, palazzi storici, salotti privati, o quartieri come Danisinni”.
Il Festival è organizzato da Piano City Milano, dalla Fondazione Teatro Massimo e dal Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio del capoluogo, e realizzato grazie alla partnership di sponsor privati come Intesa Sanpaolo, Grandi navi veloci, Fastweb e la “ Fondation d’Entrepise Hermès”. Il programma completo della manifestazione si trova on line sul sito della rassegna.

Oltre 65 concerti per 90 ore di musica dal centro alle periferie della città e domenica doppio appuntamento con Le vie dei Tesori, a Palazzo De Gregorio

di Antonella Lombardi

Come un abito musicale che veste la città attraverserà con le sue note in un unico abbraccio il centro storico e le periferie in rinascita di quartieri come Danisinni, Ballarò e Brancaccio: è Pianocity, il festival nato a Milano che celebra la musica al pianoforte e che per la seconda edizione torna nel cuore del Mediterraneo, a Palermo, dal 5 al 7 ottobre con tre giorni di eventi, oltre 65 concerti e 90 ore di musica, con un repertorio che farà da colonna sonora al capoluogo siciliano. E domenica 7 a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, concerto in collaborazione con Le Vie dei Tesori, con un programma romantico interamente dedicato a Chopin, eseguito da Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera. E così la musica di Pianocity passerà dai terreni che raccoglievano un tempo le acque del Papireto ai nuovi cantieri della creatività giovanile, dal porticciolo della Cala alla spiaggia di Mondello, dal Teatro Massimo ai Cantieri Culturali alla Zisa, attraversando anche Palazzo Forcella De Seta e i quartieri di Danisinni e Brancaccio.

Con un paio di novità importanti per la città: “Ci saranno esibizioni che dureranno tutta la notte, dal tramonto all’alba sulla spiaggia di Mondello, e gli House Concert – spiega Ricciarda Belgiojoso, che cura la direzione artistica – siamo davvero grati ai palermitani che così hanno voluto aprire le loro case a Piano City condividendo lo spirito di partecipazione che è l’anima stessa del festival. I pianoforti saranno in ogni dove e per ogni musica cerchiamo il contesto ideale”. A Mondello, ad esempio, al repertorio di Bach si affiancheranno brani di Battiato, dei Nirvana, musica araba e barocca con Marino Formenti che sarà in concerto in un tour de force dal tramonto, alle 18.30, fino all’alba. Domenica la musica sul mare prosegue a Palazzo Forcella De Seta, in collaborazione con Manifesta 12 e le musiche di Debussy e Ravel, in un itinerario sul mare che intreccia anche la Passeggiata delle Cattive e il porticciolo di Sant’Erasmo. Sempre domenica nasi all’insù per il curioso appuntamento al Cassaro, alle 12, dove ci sarà il concerto verticale di Fabrizio Grecchi che omaggerà i Beatles dal balcone affacciato al n.164 di corso Vittorio.

E la musica quest’anno declina anche l’impegno antimafia di Palermo nei nuovi luoghi coinvolti, nel segno della memoria: dal cortile della Questura al piazzale Garibaldi dove fu ucciso il beato Pino Puglisi, nel 25/mo anniversario del suo assassinio, fino al magazzino Brancaccio, bene confiscato alla mafia e ora sede di attività di arte contemporanea, con i “toy piano”, pianoforti giocattolo che saranno veri strumenti musicali e un laboratorio che si trasformerà in una performance aperta con la musica di John Cage.
“Abbiamo voluto puntare soprattutto sui giovani, ai quali sono dedicati due degli appuntamenti ospitati al Teatro Massimo– ha detto alla conferenza stampa il Sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone – il primo con i piccoli pianisti della Massimo Kids Orchestra, il secondo con gli studenti del Conservatorio di Palermo. Ma ci sarà anche un itinerario alla scoperta di monumenti e luoghi poco conosciuti della nostra città, penso al Castello di Maredolce o al percorso sul mare o al quartiere di Danisinni, dove continuano i nostri progetti”.

“Questo festival consente di vivere la città come un polo culturale diffuso – ha detto l’assessore alla cultura, Andrea Cusumano – recuperando una nuova prospettiva e visione in un passato ricco di storia per l’identità di Palermo. Non a caso ci sarà un concerto a Ballarò sotto il murales di Igor Scalisi Palminteri che ritrae San Benedetto il Moro, simbolo di accoglienza”. “Il senso di Pianocity è trasformare le periferie in un quartiere e consentire attraverso la musica di sentirsi parte della città – ha detto il sindaco Orlando – insieme a spiagge, palazzi storici, salotti privati, o quartieri come Danisinni”.
Il Festival è organizzato da Piano City Milano, dalla Fondazione Teatro Massimo e dal Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio del capoluogo, e realizzato grazie alla partnership di sponsor privati come Intesa Sanpaolo, Grandi navi veloci, Fastweb e la “ Fondation d’Entrepise Hermès”. Il programma completo della manifestazione si trova on line sul sito della rassegna.

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Si vola su Palermo con Le vie dei Tesori

Venti minuti di pura emozione sulla rotta del pioniere che segnò la storia dell’aeronautica al Sud. Per scoprire un pezzo della nostra storia e vedere la città come non l’avete mai vista

di Antonella Lombardi

Quando si è librato in volo su Palermo, alle falde del Montepellegrino, con quel mezzo leggero appositamente arrivato dalla Francia fatto di tubi e ali in tela, l’impresa, doppia, era riuscita: il primo volo del Sud Italia era compiuto e lui, piemontese, si era appena innamorato della Sicilia, al punto da volerci restare. Era il 1 maggio del 1910 e quell’uomo era Clemente Ravetto, guidato in quell’avventura dall’imprenditore Vincenzo Florio. Due pionieri dal coraggio visionario avevano così dato inizio alla storia dell’aeronautica nel Sud Italia.

Ora quell’impresa potrà essere ripercorsa, grazie al festival Le Vie dei Tesori che all’aeroporto di Boccadifalco consentirà, su prenotazione e con il pagamento di un contributo, di ripercorrere quella rotta a bordo di un piper, grazie all’Aeroclub Palermo, scegliendo tra due percorsi di visita. 

“A pochi anni dall’avventura americana dei fratelli Wright anche noi qui eravamo pronti a fare il primo volo – racconta Giuseppe Lo Cicero, presidente dell’Aeroclub Boccadifalco – Ravetto è partito sollevandosi a 40 metri di altezza e percorrendo circa 200 metri nel corso della ‘Settimana aviatoria di Mondello-Valdesi’ organizzata da Florio. Abbiamo pensato di inserire questa tappa nel Festival perché questa sorta di ‘via del cielo’ rappresenta anch’essa un tesoro per la nostra storia, da conoscere”.

I primi, temerari, esperimenti di volo del secolo scorso si svolgevano nell’area dove ora sorge il parco della Favorita, mentre l’aerodromo di Mondello, in terra battuta e provvisto di hangar, si trovava nella discesa di Valdesi, alle falde del monte Pellegrino. Oggi in quella zona, precisamente a piazza Caboto, una stele ricorda la storica impresa compiuta da Rovetto.
Poi la necessità di realizzare altri campi di volo in città oltre quelli alla Favorita e a Valdesi – Mondello, come la cascina Marasà (tra via Perpignano e via Di Blasi), nei pressi di quello che poi sarebbe diventato l’aeroporto di Boccadifalco, dove nasce il primo Aeroclub di Sicilia. A presiederlo è un altro pioniere, il siciliano Giuseppe De Marco, che nel 1922 fonda il primo Aeroclub dell’Isola.

“Originario di Prizzi, De Marco ha fatto il pilota durante la grande guerra – spiega il presidente Lo Cicero – e quando fa ritorno alla vita civile è il primo istruttore di volo a Palermo. È anche l’uomo che con Guglielmo Marconi tenta i primi esperimenti di comunicazione radio a bordo: De Marco in volo era collegato con Marconi che lo seguiva a terra”.

In quello che è uno degli aeroporti più antichi d’Italia, costruito anche con il sostegno di Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica, “Sono atterrati personaggi come Ingrid Bergman, Greta Garbo, Giulio Andreotti – ricorda Lo Cicero – per questo abbiamo pensato di raccogliere in una mostra fotografica oltre 50 scatti d’autore, sia a colori che in bianco e nero, che racconteranno ai visitatori la storia di questo aeroporto, che nasce come scalo civile. Il battesimo ufficiale si ha il 17 luglio 1931 con l’atterraggio del primo mezzo sulla pista in terra battuta per una tappa del giro aereo di Italia. A lungo questo è stato l’unico aeroporto ufficiale, prima che venisse costruito quello di Punta Raisi”.

Da Boccadifalco, per il Festival Le vie dei Tesori , gruppi di tre passeggeri accompagnati da piloti esperti potranno ripercorrere quella rotta storica a bordo di quattro piccoli aeroplani che si libreranno in volo in contemporanea.  “Tecnicamente non si tratta di piper, ma per estensione gli aeroplani di piccole dimensioni prendono questo nome che nel nostro gergo diventa ‘paperini’ – spiega l’esperto – ogni mezzo porterà con sé tre persone, per venti minuti complessivi di volo, condizioni meteo permettendo. Non ci sono particolari controindicazioni per quest’esperienza, a patto di non soffrire di particolari patologie o di claustrofobia. Crediamo sia un bel modo di apprezzare il territorio da un’altra prospettiva e far accostare la cittadinanza ai valori dell’aeronautica”.

Sarà cosi possibile sorvolare Montepellegrino e il santuario di Santa Rosalia, castello Utveggio, il parco della Favorita, piazza Caboto con la stele a Ravetto, per poi rientrare a Boccadifalco.

Ma le emozioni non finiscono qui, perché all’interno della visita, oltre al volo in piper e all’esposizione di foto, sarà possibile vedere l’hangar storico e i due bunker che testimoniano l’uso come base aerea militare durante la Seconda guerra mondiale. Informazioni per chi volesse saperne di più e prenotarsi sono disponibili on line nell’apposita sezione del nostro sito.

“Per l’occasione abbiamo anche preparato un libro dei voli-tesori dove i partecipanti potranno lasciare i propri commenti e riceveranno come ricordo il loro battesimo del volo. E magari chissà, dopo questa esperienza qualcuno avrà voglia di prendere un brevetto da pilota nella nostra scuola di volo”.

Venti minuti di pura emozione sulla rotta del pioniere che segnò la storia dell’aeronautica al Sud. Per scoprire un pezzo della nostra storia e vedere la città come non l’avete mai vista

di Antonella Lombardi

Quando si è librato in volo su Palermo, alle falde del Montepellegrino, con quel mezzo leggero appositamente arrivato dalla Francia fatto di tubi e ali in tela, l’impresa, doppia, era riuscita: il primo volo del Sud Italia era compiuto e lui, piemontese, si era appena innamorato della Sicilia, al punto da volerci restare. Era il 1 maggio del 1910 e quell’uomo era Clemente Ravetto, guidato in quell’avventura dall’imprenditore Vincenzo Florio. Due pionieri dal coraggio visionario avevano così dato inizio alla storia dell’aeronautica nel Sud Italia.

Ora quell’impresa potrà essere ripercorsa, grazie al festival Le Vie dei Tesori che all’aeroporto di Boccadifalco consentirà, su prenotazione e con il pagamento di un contributo, di ripercorrere quella rotta a bordo di un piper, grazie all’Aeroclub Palermo, scegliendo tra due percorsi di visita. 

“A pochi anni dall’avventura americana dei fratelli Wright anche noi qui eravamo pronti a fare il primo volo – racconta Giuseppe Lo Cicero, presidente dell’Aeroclub Boccadifalco – Ravetto è partito sollevandosi a 40 metri di altezza e percorrendo circa 200 metri nel corso della ‘Settimana aviatoria di Mondello-Valdesi’ organizzata da Florio. Abbiamo pensato di inserire questa tappa nel Festival perché questa sorta di ‘via del cielo’ rappresenta anch’essa un tesoro per la nostra storia, da conoscere”.

I primi, temerari, esperimenti di volo del secolo scorso si svolgevano nell’area dove ora sorge il parco della Favorita, mentre l’aerodromo di Mondello, in terra battuta e provvisto di hangar, si trovava nella discesa di Valdesi, alle falde del monte Pellegrino. Oggi in quella zona, precisamente a piazza Caboto, una stele ricorda la storica impresa compiuta da Rovetto.
Poi la necessità di realizzare altri campi di volo in città oltre quelli alla Favorita e a Valdesi – Mondello, come la cascina Marasà (tra via Perpignano e via Di Blasi), nei pressi di quello che poi sarebbe diventato l’aeroporto di Boccadifalco, dove nasce il primo Aeroclub di Sicilia. A presiederlo è un altro pioniere, il siciliano Giuseppe De Marco, che nel 1922 fonda il primo Aeroclub dell’Isola.

“Originario di Prizzi, De Marco ha fatto il pilota durante la grande guerra – spiega il presidente Lo Cicero – e quando fa ritorno alla vita civile è il primo istruttore di volo a Palermo. È anche l’uomo che con Guglielmo Marconi tenta i primi esperimenti di comunicazione radio a bordo: De Marco in volo era collegato con Marconi che lo seguiva a terra”.

In quello che è uno degli aeroporti più antichi d’Italia, costruito anche con il sostegno di Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica, “Sono atterrati personaggi come Ingrid Bergman, Greta Garbo, Giulio Andreotti – ricorda Lo Cicero – per questo abbiamo pensato di raccogliere in una mostra fotografica oltre 50 scatti d’autore, sia a colori che in bianco e nero, che racconteranno ai visitatori la storia di questo aeroporto, che nasce come scalo civile. Il battesimo ufficiale si ha il 17 luglio 1931 con l’atterraggio del primo mezzo sulla pista in terra battuta per una tappa del giro aereo di Italia. A lungo questo è stato l’unico aeroporto ufficiale, prima che venisse costruito quello di Punta Raisi”.

Da Boccadifalco, per il Festival Le vie dei Tesori , gruppi di tre passeggeri accompagnati da piloti esperti potranno ripercorrere quella rotta storica a bordo di quattro piccoli aeroplani che si libreranno in volo in contemporanea.  “Tecnicamente non si tratta di piper, ma per estensione gli aeroplani di piccole dimensioni prendono questo nome che nel nostro gergo diventa ‘paperini’ – spiega l’esperto – ogni mezzo porterà con sé tre persone, per venti minuti complessivi di volo, condizioni meteo permettendo. Non ci sono particolari controindicazioni per quest’esperienza, a patto di non soffrire di particolari patologie o di claustrofobia. Crediamo sia un bel modo di apprezzare il territorio da un’altra prospettiva e far accostare la cittadinanza ai valori dell’aeronautica”.

Sarà cosi possibile sorvolare Montepellegrino e il santuario di Santa Rosalia, castello Utveggio, il parco della Favorita, piazza Caboto con la stele a Ravetto, per poi rientrare a Boccadifalco.

Ma le emozioni non finiscono qui, perché all’interno della visita, oltre al volo in piper e all’esposizione di foto, sarà possibile vedere l’hangar storico e i due bunker che testimoniano l’uso come base aerea militare durante la Seconda guerra mondiale. Informazioni per chi volesse saperne di più e prenotarsi sono disponibili on line nell’apposita sezione del nostro sito.

“Per l’occasione abbiamo anche preparato un libro dei voli-tesori dove i partecipanti potranno lasciare i propri commenti e riceveranno come ricordo il loro battesimo del volo. E magari chissà, dopo questa esperienza qualcuno avrà voglia di prendere un brevetto da pilota nella nostra scuola di volo”.

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Piano City torna a suonare a Palermo

Dal centro alle periferie, fino al mare, le note avvolgeranno la città. E domenica doppio appuntamento con la manifestazione e il Festival Le vie dei Tesori per un concerto romantico a Palazzo De Gregorio

di Marco Russo

Un viaggio musicale alla scoperta della città, abbracciando le sue periferie con i luoghi simbolo di riscatto, il centro, i suoi palazzi storici, e un percorso lungo un mare da poco riscoperto. Torna a Palermo, dal 5 al 7 ottobre, la suggestiva rassegna di Piano City, con oltre 65 concerti e 90 ore di musica. Doppio appuntamento per i fan del piano e del festival Le vie dei tesori: domenica 7 dalle 19, a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, ci sarà un concerto tutto romantico dedicato a Chopin con Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera.

Tante le novità di quest’anno, con la possibilità di scegliere, ancora, i concerti in programma all’alba o al tramonto, scoprendo così un volto inedito di Palermo. A partire da quei luoghi che esprimono meglio un fermento creativo o una voglia di cambiamento. Dal Cassaro ai cantieri culturali della Zisa a Brancaccio e Danisinni che, con il progetto “Rambla Papireto” è diventata una piccola galleria d’arte a cielo aperto con opere murali di street artist internazionali e italiani.

Ancora una volta lo Spasimo sarà una tappa della manifestazione, con classici del repertorio che saranno eseguiti venerdi 5 ottobre alle 20. Sabato invece, appuntamento alla banchina della Cala, alle 6.30, per scoprire la magia dell’alba cullati dalle musiche originali del giovane compositore italo -turco Francesco Taskayali. Nel fitto programma di concerti di Piano City, segnaliamo le tappe a Palazzo Forcella De Seta domenica 7, in collaborazione con Manifesta 12, con musica classica e contemporanea, ma anche la terrazza ottocentesca della Passeggiata delle Cattive, il cortile della Questura, la Biblioteca centrale della Regione.

Fino a quei luoghi che hanno testimoniato la lotta contro la mafia e la riappropriazione del territorio: da Brancaccio, dove domenica, alle 12.30 Piano City rende omaggio a Padre Puglisi, nel 25/mo anniversario della sua uccisione,  con un concerto in piazzale Garibaldi, di fronte il luogo in cui il sacerdote fu ucciso e dove ora c’è la casa museo (con musiche di Debussy, Chopin e Schubert) al magazzino confiscato alla mafia dove ci saranno i “Toy piano” pianoforti giocattolo che sono veri e propri strumenti musicali con laboratori sabato 6 dalle 10 alle 14 che potranno essere prenotati alla mail info@magazzinobrancaccio.org.

Sempre a Brancaccio, domenica alle 18 toccherà al castello di Maredolce, nel meraviglioso Parco della Favara, con notturni e brani di Chopin, mentre sabato alle 11 in collaborazione con Intesa san Paolo, nella filiale di via Stabile dove c’è la celebre vetrata realizzata da Renato Guttuso di cui vi abbiamo parlato qui, sarà possibile ascoltare brani di Händel, Ravel e Granados. In campo anche Ballarò contro il razzismo, insieme ai bambini del centro sociale San Francesco Saverio sotto il murales dipinto dall’artista Igor Scalisi Palminteri, mentre sabato dalle 15 alle 16.30 si aprono le porte della collezione di pianoforti a rullo del Teatro dell’opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio, con visite guidate a rari strumenti ultracentenari. Domenica tutti col naso all’insù al Cassaro per il concerto “verticale” di Fabrizio Grecchi in omaggio ai Beatles alle 12 con il pianoforte posizionato su un balcone affacciato su Corso Vittorio.

E tra le altre novità, gli “House concert” cioè la musica condivisa grazie a coloro che hanno scelto di aprire casa propria in concerti intimi e suggestivi nei palazzi storici più importanti come, ad esempio, Palazzo Mazzarino, fino ad appartamenti in quartieri come Politeama e Albergheria.

Il Festival è organizzato da Piano City Milano, Teatro Massimo e Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio di Palermo e realizzato grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo. La direzione artistica è curata da Ricciarda Belgiojoso. Tutti gli spettacoli di Piano City sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni e prenotazioni è possibile andare sul sito della manifestazione o scrivere una mail a: info@pianocitypalermo.it

Dal centro alle periferie, fino al mare, le note avvolgeranno la città. E domenica doppio appuntamento con la manifestazione e il Festival Le vie dei Tesori per un concerto romantico a Palazzo De Gregorio

di Marco Russo

Un viaggio musicale alla scoperta della città, abbracciando le sue periferie con i luoghi simbolo di riscatto, il centro, i suoi palazzi storici, e un percorso lungo un mare da poco riscoperto. Torna a Palermo, dal 5 al 7 ottobre, la suggestiva rassegna di Piano City, con oltre 65 concerti e 90 ore di musica. Doppio appuntamento per i fan del piano e del festival Le vie dei tesori: domenica 7 dalle 19, a Palazzo De Gregorio, vicino l’Arsenale, ci sarà un concerto tutto romantico dedicato a Chopin con Eliana Grasso, e uno a Schumann, con Francesca Bandiera.

Tante le novità di quest’anno, con la possibilità di scegliere, ancora, i concerti in programma all’alba o al tramonto, scoprendo così un volto inedito di Palermo. A partire da quei luoghi che esprimono meglio un fermento creativo o una voglia di cambiamento. Dal Cassaro ai cantieri culturali della Zisa a Brancaccio e Danisinni che, con il progetto “Rambla Papireto” è diventata una piccola galleria d’arte a cielo aperto con opere murali di street artist internazionali e italiani.

Ancora una volta lo Spasimo sarà una tappa della manifestazione, con classici del repertorio che saranno eseguiti venerdi 5 ottobre alle 20. Sabato invece, appuntamento alla banchina della Cala, alle 6.30, per scoprire la magia dell’alba cullati dalle musiche originali del giovane compositore italo -turco Francesco Taskayali. Nel fitto programma di concerti di Piano City, segnaliamo le tappe a Palazzo Forcella De Seta domenica 7, in collaborazione con Manifesta 12, con musica classica e contemporanea, ma anche la terrazza ottocentesca della Passeggiata delle Cattive, il cortile della Questura, la Biblioteca centrale della Regione.

Fino a quei luoghi che hanno testimoniato la lotta contro la mafia e la riappropriazione del territorio: da Brancaccio, dove domenica, alle 12.30 Piano City rende omaggio a Padre Puglisi, nel 25/mo anniversario della sua uccisione,  con un concerto in piazzale Garibaldi, di fronte il luogo in cui il sacerdote fu ucciso e dove ora c’è la casa museo (con musiche di Debussy, Chopin e Schubert) al magazzino confiscato alla mafia dove ci saranno i “Toy piano” pianoforti giocattolo che sono veri e propri strumenti musicali con laboratori sabato 6 dalle 10 alle 14 che potranno essere prenotati alla mail info@magazzinobrancaccio.org.

Sempre a Brancaccio, domenica alle 18 toccherà al castello di Maredolce, nel meraviglioso Parco della Favara, con notturni e brani di Chopin, mentre sabato alle 11 in collaborazione con Intesa san Paolo, nella filiale di via Stabile dove c’è la celebre vetrata realizzata da Renato Guttuso di cui vi abbiamo parlato qui, sarà possibile ascoltare brani di Händel, Ravel e Granados. In campo anche Ballarò contro il razzismo, insieme ai bambini del centro sociale San Francesco Saverio sotto il murales dipinto dall’artista Igor Scalisi Palminteri, mentre sabato dalle 15 alle 16.30 si aprono le porte della collezione di pianoforti a rullo del Teatro dell’opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio, con visite guidate a rari strumenti ultracentenari. Domenica tutti col naso all’insù al Cassaro per il concerto “verticale” di Fabrizio Grecchi in omaggio ai Beatles alle 12 con il pianoforte posizionato su un balcone affacciato su Corso Vittorio.

E tra le altre novità, gli “House concert” cioè la musica condivisa grazie a coloro che hanno scelto di aprire casa propria in concerti intimi e suggestivi nei palazzi storici più importanti come, ad esempio, Palazzo Mazzarino, fino ad appartamenti in quartieri come Politeama e Albergheria.

Il Festival è organizzato da Piano City Milano, Teatro Massimo e Comune di Palermo, in collaborazione con il Conservatorio di Palermo e realizzato grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo. La direzione artistica è curata da Ricciarda Belgiojoso. Tutti gli spettacoli di Piano City sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni e prenotazioni è possibile andare sul sito della manifestazione o scrivere una mail a: info@pianocitypalermo.it

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