San Matteo, l’antico duomo che veglia su Scicli

Ormai sconsacrata e da tempo chiusa, è la chiesa più antica della città, tanto che alcuni studiosi ne fanno risalire la fondazione all’epoca paleocristiana. Adesso riaprirà le porte per il festival Le Vie dei Tesori, negli ultimi tre fine settimana di settembre

di Giulio Giallombardo

Guarda solitaria dall’alto la vita che scorre ai suoi piedi. La sua mole imponente è il simbolo di Scicli, che protegge silenziosa, arroccata sul colle che porta il suo nome e su cui un tempo sorgeva l’antica città. La chiesa di San Matteo è un tutt’uno con la storia del paese ragusano di cui fu chiesa madre fino al 1874, quando prese il suo posto la gesuitica ex chiesa di Sant’Ignazio, attualmente San Guglielmo.

Ormai sconsacrata e da tempo chiusa, è la chiesa più antica della città, alcuni storiografi ne fanno risalire la fondazione all’epoca paleocristiana, altri alla dominazione normanna. La cosa certa è che, in epoca medievale, esisteva nello stesso sito, una basilica a tre navate con un alto campanile, che viene raffigurata in molte tele e incisioni custodite nelle chiese di Scicli. L’attuale pianta dell’edificio, dovrebbe corrispondere a quella dell’antica chiesa medievale. In realtà, la chiesa come la si vede adesso, è stata ricostruita nel Settecento dopo il terremoto che nel 1693 sconvolse il Val di Noto.

Dando uno sguardo alla struttura architettonica, la chiesa è suddivisa in tre navate di cinque campate, con transetto e tre absidi rettangolari. Il campanile è incluso nella struttura architettonica del transetto a destra. La facciata, incompiuta, presenta stilemi tipici del barocco siciliano.

In tempi più recenti, la storia di San Matteo è stata costellata di ombre e luci. Dopo un restauro negli anni Novanta, con la realizzazione di una copertura in cemento armato a forma di volta che ha appesantito la struttura, la chiesa è stata abbandonata. All’interno, si conservano solo poche tracce della decorazione originaria, mentre le opere d’arte sono state spostate in altre chiese. C’è la cappella di San Nicola, dove riposavano le spoglie del beato Guglielmo, l’eremita di Scicli. In una delle volte si possono ammirare ancora i simboli del santo, il bastone e il crocifisso, mentre sono visibili anche due colonne tortili e alcuni bassorilievi.

Se il belvedere è sempre accessibile, dopo una salita sul colle da cui si può ammirare tutta la città, la chiesa è ormai chiusa al pubblico, ma l’occasione per visitarla arriverà tra poche settimane. San Matteo, infatti, è tra i sedici “gioielli” di Scicli che si potranno ammirare nel corso del festival Le Vie dei Tesori. La manifestazione, quest’anno, farà tappa anche nella provincia di Ragusa (qui l’articolo per saperne di più), con decine di siti visitabili negli ultimi tre fine settimana di settembre, a partire da venerdì 14 fino a domenica 30. San Matteo, ma non solo, è pronta a riaprire le porte.

Ormai sconsacrata e da tempo chiusa, è la chiesa più antica della città, tanto che alcuni studiosi ne fanno risalire la fondazione all’epoca paleocristiana. Adesso riaprirà le porte per il festival Le Vie dei Tesori, negli ultimi tre fine settimana di settembre

di Giulio Giallombardo

Guarda solitaria dall’alto la vita che scorre ai suoi piedi. La sua mole imponente è il simbolo di Scicli, che protegge silenziosa, arroccata sul colle che porta il suo nome e su cui un tempo sorgeva l’antica città. La chiesa di San Matteo è un tutt’uno con la storia del paese ragusano di cui fu chiesa madre fino al 1874, quando prese il suo posto la gesuitica ex chiesa di Sant’Ignazio, attualmente San Guglielmo.

Ormai sconsacrata e da tempo chiusa, è la chiesa più antica della città, alcuni storiografi ne fanno risalire la fondazione all’epoca paleocristiana, altri alla dominazione normanna. La cosa certa è che, in epoca medievale, esisteva nello stesso sito, una basilica a tre navate con un alto campanile, che viene raffigurata in molte tele e incisioni custodite nelle chiese di Scicli. L’attuale pianta dell’edificio, dovrebbe corrispondere a quella dell’antica chiesa medievale. In realtà, la chiesa come la si vede adesso, è stata ricostruita nel Settecento dopo il terremoto che nel 1693 sconvolse il Val di Noto.

Dando uno sguardo alla struttura architettonica, la chiesa è suddivisa in tre navate di cinque campate, con transetto e tre absidi rettangolari. Il campanile è incluso nella struttura architettonica del transetto a destra. La facciata, incompiuta, presenta stilemi tipici del barocco siciliano.

In tempi più recenti, la storia di San Matteo è stata costellata di ombre e luci. Dopo un restauro negli anni Novanta, con la realizzazione di una copertura in cemento armato a forma di volta che ha appesantito la struttura, la chiesa è stata abbandonata. All’interno, si conservano solo poche tracce della decorazione originaria, mentre le opere d’arte sono state spostate in altre chiese. C’è la cappella di San Nicola, dove riposavano le spoglie del beato Guglielmo, l’eremita di Scicli. In una delle volte si possono ammirare ancora i simboli del santo, il bastone e il crocifisso, mentre sono visibili anche due colonne tortili e alcuni bassorilievi.

Se il belvedere è sempre accessibile, dopo una salita sul colle da cui si può ammirare tutta la città, la chiesa è ormai chiusa al pubblico, ma l’occasione per visitarla arriverà tra poche settimane. San Matteo, infatti, è tra i sedici “gioielli” di Scicli che si potranno ammirare nel corso del festival Le Vie dei Tesori. La manifestazione, quest’anno, farà tappa anche nella provincia di Ragusa (qui l’articolo per saperne di più), con decine di siti visitabili negli ultimi tre fine settimana di settembre, a partire da venerdì 14 fino a domenica 30. San Matteo, ma non solo, è pronta a riaprire le porte.

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