Riapre dopo trent’anni l’Oratorio Quaroni

Quello che un tempo era il secentesco edificio dedicato a San Giovanni dei Gerosolimitani, in via Maqueda a Palermo, adesso diventa un luogo d’incontri, dibattiti e convegni sul tema dei beni culturali in Sicilia

di Marco Russo

Un nuovo spazio per la cultura in via Maqueda, nel cuore di Palermo. Ha riaperto le porte, dopo più di trent’anni, l’Oratorio Quaroni, fino a qualche tempo fa considerato simbolo di degrado e di incuria. Lì dove un tempo sorgeva il secentesco edificio dedicato a San Giovanni dei Gerosolimitani, adesso ci sarà un luogo d’incontri, dibattiti e convegni sul tema dei beni culturali in Sicilia.

L’interno dell’oratorio

Artefice dell’apertura è Giuseppe Bucaro, direttore dei Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali, il Centro per il Restauro e la Fondazione Federico II. Presente ieri all’inaugurazione, oltre a padre Bucaro, anche l’arcivescovo Corrado Lorefice e il direttore della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso. L’Oratorio ospita in questi giorni un assaggio della mostra “Rosalia eris in peste patrona”, una piccola vetrina, aperta gratuitamente ogni giorno dalle 10 alle 18, per la grande esposizione dedicata alla storia e al culto della Santa Patrona di Palermo, allestita nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale fino al 5 maggio.

L’edificio ricade in quell’area che per più di trent’anni è stata oggetto di un complesso iter di riqualificazione grazie a un piano di recupero originariamente voluto dall’architetto Ludovico Quaroni, e che dal 1983 si è concluso recentemente. Geograficamente l’area è compresa tra la via Maqueda, la Discesa dei Giovenchi e la Discesa delle Capre. E da queste strade si giunge all’attigua piazza Sant’Onofrio sulla quale si affaccia proprio l’Oratorio Quaroni.

Particolare del portale barocco

La chiesa con annesso oratorio di “San Giovannuzzo”, fu gravemente danneggiata a causa dei bombardamenti del maggio 1943 e in seguito demolita tra le polemiche nel 1983. Della chiesa si salvarono soltanto il portale in marmo e parte della facciata principale. Nel corso dei recenti interventi di ricostruzione, è stato ricollocato il portale barocco che ornava l’antico edificio, salvato dalla demolizione e custodito nei magazzini del palazzo arcivescovile.

“La scelta del luogo per promuovere ‘Rosalia eris in peste patrona” – ha detto padre Bucaro – non è casuale. Questo spazio che la Curia ha voluto, gentilmente, concedere alla Fondazione Federico II rappresenta il metodo di lavoro del direttore generale della Fondazione e dell’impegno volto alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale siciliano”. “Dopo l’esperienza dello svelamento della tavoletta fiamminga di Santa Caterina del marzo scorso nell’omonimo monastero – ha aggiunto Monterosso – la Fondazione Federico II esce, ancora una volta dal Palazzo per far conoscere ai cittadini luoghi dimenticati o poco conosciuti. E lo fa proseguendo una stretta sinergia interistituzionale con il Dipartimento dei Beni Culturali, l’Arcidiocesi di Palermo e il Centro Regionale per il Restauro”.

Quello che un tempo era il secentesco edificio dedicato a San Giovanni dei Gerosolimitani, in via Maqueda a Palermo, adesso diventa un luogo d’incontri, dibattiti e convegni sul tema dei beni culturali in Sicilia

di Marco Russo

Un nuovo spazio per la cultura in via Maqueda, nel cuore di Palermo. Ha riaperto le porte, dopo più di trent’anni, l’Oratorio Quaroni, fino a qualche tempo fa considerato simbolo di degrado e di incuria. Lì dove un tempo sorgeva il secentesco edificio dedicato a San Giovanni dei Gerosolimitani, adesso ci sarà un luogo d’incontri, dibattiti e convegni sul tema dei beni culturali in Sicilia.

L’interno dell’oratorio

Artefice dell’apertura è Giuseppe Bucaro, direttore dei Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali, il Centro per il Restauro e la Fondazione Federico II. Presente ieri all’inaugurazione, oltre a padre Bucaro, anche l’arcivescovo Corrado Lorefice e il direttore della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso. L’Oratorio ospita in questi giorni un assaggio della mostra “Rosalia eris in peste patrona”, una piccola vetrina, aperta gratuitamente ogni giorno dalle 10 alle 18, per la grande esposizione dedicata alla storia e al culto della Santa Patrona di Palermo, allestita nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale fino al 5 maggio.

L’edificio ricade in quell’area che per più di trent’anni è stata oggetto di un complesso iter di riqualificazione grazie a un piano di recupero originariamente voluto dall’architetto Ludovico Quaroni, e che dal 1983 si è concluso recentemente. Geograficamente l’area è compresa tra la via Maqueda, la Discesa dei Giovenchi e la Discesa delle Capre. E da queste strade si giunge all’attigua piazza Sant’Onofrio sulla quale si affaccia proprio l’Oratorio Quaroni.

Particolare del portale barocco

La chiesa con annesso oratorio di “San Giovannuzzo”, fu gravemente danneggiata a causa dei bombardamenti del maggio 1943 e in seguito demolita tra le polemiche nel 1983. Della chiesa si salvarono soltanto il portale in marmo e parte della facciata principale. Nel corso dei recenti interventi di ricostruzione, è stato ricollocato il portale barocco che ornava l’antico edificio, salvato dalla demolizione e custodito nei magazzini del palazzo arcivescovile.

“La scelta del luogo per promuovere ‘Rosalia eris in peste patrona” – ha detto padre Bucaro – non è casuale. Questo spazio che la Curia ha voluto, gentilmente, concedere alla Fondazione Federico II rappresenta il metodo di lavoro del direttore generale della Fondazione e dell’impegno volto alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale siciliano”. “Dopo l’esperienza dello svelamento della tavoletta fiamminga di Santa Caterina del marzo scorso nell’omonimo monastero – ha aggiunto Monterosso – la Fondazione Federico II esce, ancora una volta dal Palazzo per far conoscere ai cittadini luoghi dimenticati o poco conosciuti. E lo fa proseguendo una stretta sinergia interistituzionale con il Dipartimento dei Beni Culturali, l’Arcidiocesi di Palermo e il Centro Regionale per il Restauro”.

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