Quel design nato dal calore del Sud

Francesca Gattello, veronese, si è trasferita a Palermo dove ha creato, ai cantieri Culturali della Zisa, uno spazio di coworking speciale, dedicato agli artigiani del mondo

di Chiara Dino

“Qui mi danno tutti del lei e mi chiamano signora”. Sorride incredula Francesca Gattello, 31 anni, veronese. Si è trasferita a Palermo da pochi mesi col suo compagno, richiamata da quel melting pot di culture che è la città. “Ma su al Nord ti danno tutti del tu”. Dettagli apparenti che fanno la differenza.

“Ho fatto due esperienze all’estero, in Olanda e in Francia, ho imparato tante cose, ma sentivo che mi mancavano due componenti fondamentali: la cura nella costruzione dei rapporti umani, che passa forse da quel ‘lei’ e dal calore del Sud, e la complessità, perché la mia città ne è avara”. Che vuol dire miscuglio di razze e quindi punti di vista diversi sulla vita e sul mondo. Così, arrivata qui, con la società sua e del compagno Francesco – si chiama Marginal Studio e ha sempre realizzato prodotti di design – ha deciso di applicare la sua esperienza per creare ai cantieri Culturali della Zisa uno spazio di coworking speciale dedicato agli artigiani del mondo. Locali e migranti, insieme, per scambiarsi esperienze, conoscersi, dare vita, sicuramente, a qualcosa di nuovo, come accade sempre quando si incontrano e fondono saperi diversi.

“La Sicilia – dice con entusiasmo bambino – è una miniera di possibilità e risorse. Un luogo e insieme tanti luoghi, puoi lavorare su più piani tenendo conto di mille stimoli. Luoghi simili ce ne sono pochi”. Adesso il suo progetto è in divenire. Lei, intanto, collabora con vari soggetti, perfeziona il coworking, organizza momenti di formazione, e ha preso casa niente meno che al Capo. Nel centro del centro di Palermo. Un luogo che, più identitario di questo guazzabuglio di cose che le piacciono tanto, non potrebbe essere.

“Una scelta, la mia e quella di Francesco, fatta con cognizione di causa. Volevamo vivere il centro storico perché è qui che c’è quel non so che che rende speciale Palermo”. Il suo, per il momento, non sembra un innamoramento passeggero. “A Palermo mi piacerebbe vivere anche nei prossimi anni”, conclude. In questo guazzabuglio di cibi e lingue.

Francesca Gattello, veronese, si è trasferita a Palermo dove ha creato, ai cantieri Culturali della Zisa, uno spazio di coworking speciale, dedicato agli artigiani del mondo

di Chiara Dino

“Qui mi danno tutti del lei e mi chiamano signora”. Sorride incredula Francesca Gattello, 31 anni, veronese. Si è trasferita a Palermo da pochi mesi col suo compagno, richiamata da quel melting pot di culture che è la città. “Ma su al Nord ti danno tutti del tu”. Dettagli apparenti che fanno la differenza.

“Ho fatto due esperienze all’estero, in Olanda e in Francia, ho imparato tante cose, ma sentivo che mi mancavano due componenti fondamentali: la cura nella costruzione dei rapporti umani, che passa forse da quel ‘lei’ e dal calore del Sud, e la complessità, perché la mia città ne è avara”. Che vuol dire miscuglio di razze e quindi punti di vista diversi sulla vita e sul mondo. Così, arrivata qui, con la società sua e del compagno Francesco – si chiama Marginal Studio e ha sempre realizzato prodotti di design – ha deciso di applicare la sua esperienza per creare ai cantieri Culturali della Zisa uno spazio di coworking speciale dedicato agli artigiani del mondo. Locali e migranti, insieme, per scambiarsi esperienze, conoscersi, dare vita, sicuramente, a qualcosa di nuovo, come accade sempre quando si incontrano e fondono saperi diversi.

“La Sicilia – dice con entusiasmo bambino – è una miniera di possibilità e risorse. Un luogo e insieme tanti luoghi, puoi lavorare su più piani tenendo conto di mille stimoli. Luoghi simili ce ne sono pochi”. Adesso il suo progetto è in divenire. Lei, intanto, collabora con vari soggetti, perfeziona il coworking, organizza momenti di formazione, e ha preso casa niente meno che al Capo. Nel centro del centro di Palermo. Un luogo che, più identitario di questo guazzabuglio di cose che le piacciono tanto, non potrebbe essere.

“Una scelta, la mia e quella di Francesco, fatta con cognizione di causa. Volevamo vivere il centro storico perché è qui che c’è quel non so che che rende speciale Palermo”. Il suo, per il momento, non sembra un innamoramento passeggero. “A Palermo mi piacerebbe vivere anche nei prossimi anni”, conclude. In questo guazzabuglio di cibi e lingue.

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