Porta Felice, tra albe d’equinozio e corna alla luna

Una delle antiche vie d’accesso più importanti di Palermo, in un preciso momento dell’anno, diventa palcoscenico per un affascinante fenomeno naturale

di Emanuele Drago*

C’è un momento dell’anno in cui una porta storica di Palermo diventa il palcoscenico per un fenomeno naturale affascinante ed unico. Il monumento a cui ci riferiamo è la sontuosa Porta Felice e il fenomeno, che si verifica durante l’equinozio di primavera, è il sorgere del sole dal mare in un perfetto allineamento con la più antica strada di Palermo, appunto il Cassaro.

Porta Felice

Il fenomeno è davvero suggestivo ed ha un che di magico ed esoterico, in quanto, intorno alle sei del mattino, il sole sembra emergere dal mare per poi porsi al centro dei due piloni della porta. E si tratta di un fenomeno che, in questo periodo dell’anno, desta l’interesse di turisti e palermitani appassionati di fotografia, conoscitori dei segreti della luce della città, più di molti ignari passanti. È davvero emozionante ciò che si presenta in quelle ore del mattino nel Cassaro morto; un tratto di strada che, per la mancanza di attività commerciali, sembra riscattarsi da quell’ingenerosa nomea di esser senza vita.

Ma qual è la storia di questa elegante porta ormai da secoli conosciuta come Porta Felice? Edificata nel 1582, per volontà dall’allora viceré di Sicilia Marcantonio Colonna di Lanuvio, venne dedicata alla moglie Donna Felice Orsini. Ora, la cosa strana è che, proprio non distante dal pilone di sinistra, gli venne collocata la cosiddetta fontana della sirena, le cui fattezze, secondo alcune malelingue del tempo, ricordavano il volto e le movenze dell’amante dello stesso vicerè, la bella Eufrosina Valdaura, baronessa di Miserendino. La porta di fatto era stata realizzata in seguito al raddrizzamento e al prolungamento fino al mare della più antica strada di Palermo, la strada marmorea.

Aquila coronata su Porta Felice

Ma essa, oltre ad essere una delle poche realizzate con piloni monumentali e non in pietra d’Aspra, a volte, soprattutto durante la festa di Santa Rosalia, veniva trasformata in arco trionfale mediante la collocazione di decorazioni posticce che univano alla sommità i due piloni. Inoltre, per l’aristocrazia di metà Settecento iniziò a rappresentare una sorta di zona franca, il luogo da cui uscire dall’asfittico centro storico, fatto di vicoli e trazzere, per concedersi qualche licenza, o semplicemente un paio d’ore di vero e proprio libertinaggio.

Tant’è che in seguito a ciò ne nacque un detto popolare, che ironizzando sul fatto che la porta oltre a garantire la sicurezza, avrebbe dovuto garantire la morale pubblica, si domandasse “Cu’ fussi lu mastru quali fabbricau lu catinazzu di porta Felici?”. Infatti, Porta Felice era l’unica porta civica che dopo il suono delle campane dell’Avemaria rimaneva aperta. Questa consuetudine – unita all’ormai noto tradimento consumato dal committente Marcantonio Colonna – fece sì che la porta a partire dal Settecento venisse denominata allusivamente “i corna a luna”.

Il Cassaro visto da Porta Felice

Ma il caso volle che questa maligna allusione finisse per mimetizzarsi in un altro celebre evento: la cosiddetta festa dei cornuti. Si badi bene, questa denominazione non aveva nulla di ufficiale né di libertino; anzi, al contrario, era una ricorrenza di carattere religioso che coincideva con la festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, che cadeva quasi sempre a maggio, quaranta giorni dopo la Pasqua. In quella circostanza, infatti, una massa di pastori e storpi, con al seguito i loro rumorosi armenti – da qui appunto i cornuti – partivano dal piano del Palazzo Reale e scendevano a valle, in direzione del mare, per poi immergersi a mezzanotte in punto in acqua. La processione era legata ad un’antica credenza popolare, secondo la quale, in quel particolarissimo giorno dell’anno, le acque avessero un carattere catartico e salvifico.

Di questa antica processione la pittrice Kiyohara Tama ce ne ha lasciato un’affascinante rappresentazione, in un suo quadro che si trova all’interno del museo Pitrè, dal titolo appunto “La notte dell’Ascensione”. Oggi Porta Felice, più che per questa particolare festa, viene ricordata come il luogo dell’apoteosi della Santa Patrona di Palermo. È qui che il quattordici luglio di ogni anno – da tempo ormai ben oltre la mezzanotte – il carro trionfale di Santa Rosalia giunge in prossimità del mare. Ed è sempre qui che superati i due piloni viene accolta da assordanti e scintillanti giochi d’artificio. Oggi come tre secoli fa, quando il viaggiatore scozzese Patrick Brydone la considerava la più bella d’Europa.

*Docente e scrittore

La foto dell’alba a Porta Felice in alto è di Zoran Mariovic

Una delle antiche vie d’accesso più importanti di Palermo, in un preciso momento dell’anno, diventa palcoscenico per un affascinante fenomeno naturale

di Emanuele Drago*

C’è un momento dell’anno in cui una porta storica di Palermo diventa il palcoscenico per un fenomeno naturale affascinante ed unico. Il monumento a cui ci riferiamo è la sontuosa Porta Felice e il fenomeno, che si verifica durante l’equinozio di primavera, è il sorgere del sole dal mare in un perfetto allineamento con la più antica strada di Palermo, appunto il Cassaro.

Porta Felice

Il fenomeno è davvero suggestivo ed ha un che di magico ed esoterico, in quanto, intorno alle sei del mattino, il sole sembra emergere dal mare per poi porsi al centro dei due piloni della porta. E si tratta di un fenomeno che, in questo periodo dell’anno, desta l’interesse di turisti e palermitani appassionati di fotografia, conoscitori dei segreti della luce della città, più di molti ignari passanti. È davvero emozionante ciò che si presenta in quelle ore del mattino nel Cassaro morto; un tratto di strada che, per la mancanza di attività commerciali, sembra riscattarsi da quell’ingenerosa nomea di esser senza vita.

Ma qual è la storia di questa elegante porta ormai da secoli conosciuta come Porta Felice? Edificata nel 1582, per volontà dall’allora viceré di Sicilia Marcantonio Colonna di Lanuvio, venne dedicata alla moglie Donna Felice Orsini. Ora, la cosa strana è che, proprio non distante dal pilone di sinistra, gli venne collocata la cosiddetta fontana della sirena, le cui fattezze, secondo alcune malelingue del tempo, ricordavano il volto e le movenze dell’amante dello stesso vicerè, la bella Eufrosina Valdaura, baronessa di Miserendino. La porta di fatto era stata realizzata in seguito al raddrizzamento e al prolungamento fino al mare della più antica strada di Palermo, la strada marmorea.

Aquila coronata su Porta Felice

Ma essa, oltre ad essere una delle poche realizzate con piloni monumentali e non in pietra d’Aspra, a volte, soprattutto durante la festa di Santa Rosalia, veniva trasformata in arco trionfale mediante la collocazione di decorazioni posticce che univano alla sommità i due piloni. Inoltre, per l’aristocrazia di metà Settecento iniziò a rappresentare una sorta di zona franca, il luogo da cui uscire dall’asfittico centro storico, fatto di vicoli e trazzere, per concedersi qualche licenza, o semplicemente un paio d’ore di vero e proprio libertinaggio.

Tant’è che in seguito a ciò ne nacque un detto popolare, che ironizzando sul fatto che la porta oltre a garantire la sicurezza, avrebbe dovuto garantire la morale pubblica, si domandasse “Cu’ fussi lu mastru quali fabbricau lu catinazzu di porta Felici?”. Infatti, Porta Felice era l’unica porta civica che dopo il suono delle campane dell’Avemaria rimaneva aperta. Questa consuetudine – unita all’ormai noto tradimento consumato dal committente Marcantonio Colonna – fece sì che la porta a partire dal Settecento venisse denominata allusivamente “i corna a luna”.

Il Cassaro visto da Porta Felice

Ma il caso volle che questa maligna allusione finisse per mimetizzarsi in un altro celebre evento: la cosiddetta festa dei cornuti. Si badi bene, questa denominazione non aveva nulla di ufficiale né di libertino; anzi, al contrario, era una ricorrenza di carattere religioso che coincideva con la festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, che cadeva quasi sempre a maggio, quaranta giorni dopo la Pasqua. In quella circostanza, infatti, una massa di pastori e storpi, con al seguito i loro rumorosi armenti – da qui appunto i cornuti – partivano dal piano del Palazzo Reale e scendevano a valle, in direzione del mare, per poi immergersi a mezzanotte in punto in acqua. La processione era legata ad un’antica credenza popolare, secondo la quale, in quel particolarissimo giorno dell’anno, le acque avessero un carattere catartico e salvifico.

Di questa antica processione la pittrice Kiyohara Tama ce ne ha lasciato un’affascinante rappresentazione, in un suo quadro che si trova all’interno del museo Pitrè, dal titolo appunto “La notte dell’Ascensione”. Oggi Porta Felice, più che per questa particolare festa, viene ricordata come il luogo dell’apoteosi della Santa Patrona di Palermo. È qui che il quattordici luglio di ogni anno – da tempo ormai ben oltre la mezzanotte – il carro trionfale di Santa Rosalia giunge in prossimità del mare. Ed è sempre qui che superati i due piloni viene accolta da assordanti e scintillanti giochi d’artificio. Oggi come tre secoli fa, quando il viaggiatore scozzese Patrick Brydone la considerava la più bella d’Europa.

*Docente e scrittore

La foto dell’alba a Porta Felice in alto è di Zoran Mariovic

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend