Modica riscopre Santa Maria del Gesù

Il complesso monumentale, dopo anni di oblio e abbandono, è oggi tra i luoghi più ammirati del circuito turistico della zona, aperto all’arte, alla musica e al teatro. Sarà per la prima volta inserito nel festival Le Vie dei Tesori, che partirà a giorni

di Federica Certa

Corsi e ricorsi, oblio e rinascita, secoli di emarginazione, come se non esistesse, e oggi una vita nuova, come paradigma di bene monumentale che torna a brillare, protagonista del progetto di rilancio e valorizzazione promosso dal Laboratorio autonomo potenziale (Lap), in collaborazione con l’amministrazione municipale. È una parabola ascendente, la storia del complesso di Santa Maria del Gesù di Modica, per centinaia di anni svilito e dimenticato, oggi tra i luoghi più ammirati del circuito turistico della zona, spazio dalle molteplici vocazioni, aperto alla musica lirica e contemporanea, all’arte, al teatro, ai live-set di elettronica e persino ai riti civili.

Il complesso rimane una delle più alte e preziose testimonianze della civiltà tardo gotica, nata e cresciuta in Sicilia tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. La costruzione della fabbrica è legata a un momento storico di straordinaria fioritura economica, culturale e civile per la contea di Modica: era il 1478 quando i frati francescani Minori Osservanti si insediano nel territorio fondando la chiesa e il convento fuori dalle mura della città, in una zona che oggi corrisponde alla parte alta sovrastante il centro storico. Nell’arco di pochi decenni, il complesso prende forma grazie al cospicuo finanziamento dei conti Federico Enriquez e Anna Cabrera.

È però un destino di amara e pervicace rimozione, quello toccato al lascito dei francescani, che impone secoli di abbandono o di totale chiusura, in contrapposizione ai decenni di splendore tra ’500 e ‘600, quando il convento è sede di studi di filosofia, teologia e scrittura sacra della Sicilia sud-orientale e residenza di eruditi di dottrina francescana ed esponenti della cultura mediterranea dell’epoca. Tra questi lo storico Placido Carrafa, primo studioso modicano che si interessò alle ricerche sulle origini della città fino al 1651.

Poi, il terremoto del 1693 nella Val di Noto, che distrugge parte della struttura, la ricostruzione settecentesca della navata, completamente trasformata in stile barocco, quindi il “trauma” del passaggio da bene ecclesiastico a proprietà dello Stato sabaudo, nel 1866, e la conversione in carcere: il convento rivoluzionato per ricavarne le celle maschili, la parte alta del chiostro adibita a prigione femminile e spazio per gli uffici medici. Uno scempio odioso si consuma nella splendida navata, declassata a magazzino per materiale di scarto e persino stalla per il ricovero degli animali. Di quella pesante cortina di trascuratezza rimangono però testimonianze esemplari, che raccontano le vicissitudini della chiesa come un diario di bordo: le iscrizioni lasciate dai detenuti, frasi disperate o dichiarazioni accorate all’amata lontana, incisioni sui muri, le colonne, gli stipiti, firmate con nomi, cognomi e date dai soldati che, nel corso delle due guerre mondiali, entravano nel complesso, rimasto senza porta, d’ingresso per cercare riparo.

Furono queste iscrizioni a decretare, in parte, la sconsacrazione della chiesa, sugellandone di fatto, però, molto tempo dopo, il rinascimento. Finalmente, nel 1990, interviene la Regione Sicilia con un restauro conservativo – firmato dagli architetti Bruno Messina ed Emanuele Fidone, con la collaborazione dello storico dell’arte Marco Rosario Nobile – che si incarica di salvare e recuperare il complesso. Rimasto, tuttavia, sprangato – tranne che in due sporadiche incursioni Fai – fino all’estate 2016, quando Demanio regionale, Comune e operatori privati condividono il progetto di riapertura.

Nei week-end lunghi dal 14 al 30 settembre Santa Maria del Gesù sarà per la prima volta nel circuito dei luoghi riscoperti delle Vie dei tesori, un debutto per la chiesa rinata ma anche per la città di Modica. “La storia di Santa Maria del Gesù – spiega Francesco Lucifora, presidente di Lap, direttore artistico, curatore indipendente e responsabile del piano di rilancio del complesso – si intreccia da due anni con il percorso dell’associazione fondata a Modica nel 2007 e ideatrice, nel 2010, del progetto CoCA, ovvero center of contemporary art, un archivio biblioteca di arti contemporanee, nel centro storico. Grazie anche al contributo di Elisabetta Denaro, specializzata in storia e tutela dei beni culturali, il piano ha avuto un prezioso supporto storico, architettonico e artistico. I risultati del nostro lavoro sono più che incoraggianti: 20mila visitatori in due anni, una ventina le manifestazioni organizzate in uno spazio ignorato per lunghissimo tempo, certificato di eccellenza nel 2017 per Tripadvisor”.

Così Santa Maria del Gesù è stata il luogo d’elezione, dal 2014, di Modica Art System (Mas), rassegna che ha richiamato in città creativi di fama internazionale, promossa da Lap con il Museo civico di Modica e la fondazione teatro Garibaldi. “Adesso stiamo lavorando alla riqualificazione dell’orto botanico – annuncia Lucifora –con un progetto di recupero e piantumazione che punta a trasformarlo in uno spazio verde dal valore storico e sociale, non solo giardino officinale, come si usava nei monasteri, ma anche didattico, aperto alla comunità”.

Sul piano architettonico, elementi superstiti dell’antica struttura tardo gotica sono la facciata e il chiostro. L’ingresso cinquecentesco ha un portale ogivale strombato, arricchito con decorazioni che evocano fiori e animali, scudi gentilizi e iconografie tipiche dell’Ordine dei Frati Minori, e si conclude, ai lati, con due pilastrini. Addossata alla facciata, nella parte sinistra, svetta l’antica torre campanaria.

La stessa eleganza si riscontra nel chiostro a doppio ordine del primo ventennio del XVI secolo, che rimanda allo stile arabo-normanno. Il primo ordine è scandito da colonnine monolitiche in pietra calcarea tutte diverse tra loro, decorate nei fusti e nei capitelli e riconsegnate all’originaria bellezza nonostante la profonda alterazione dovuta alle esigenze del carcere. La copertura presenta una modulazione di campate quadrate con volta a crociera; il secondo ordine è caratterizzato da pilastri a base ottagonale e copertura lignea.

Forte interesse ha suscitato la scoperta, durante i restauri, dell’affresco della Madonna in preghiera circondata da santi: riconducibile alle prime fasi di costruzione dell’edificio, è collocato nella cappella a sinistra della navata. Di grande valore, le cappelle laterali, che risalgono al periodo immediatamente successivo l’edificazione della chiesa. Divenuto luogo privilegiato per le sepolture funerarie e scelto dalle più importanti famiglie della città, lo spazio arrivò ad annoverare la presenza di quindici altari.

Per partecipare ai percorsi guidati basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.it: un “pacchetto” di dieci visite costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi del festival e i dettagli della rassegna.

Il complesso monumentale, dopo anni di oblio e abbandono, è oggi tra i luoghi più ammirati del circuito turistico della zona, aperto all’arte, alla musica e al teatro. Sarà per la prima volta inserito nel festival Le Vie dei Tesori, che partirà a giorni

di Federica Certa

Corsi e ricorsi, oblio e rinascita, secoli di emarginazione, come se non esistesse, e oggi una vita nuova, come paradigma di bene monumentale che torna a brillare, protagonista del progetto di rilancio e valorizzazione promosso dal Laboratorio autonomo potenziale (Lap), in collaborazione con l’amministrazione municipale. È una parabola ascendente, la storia del complesso di Santa Maria del Gesù di Modica, per centinaia di anni svilito e dimenticato, oggi tra i luoghi più ammirati del circuito turistico della zona, spazio dalle molteplici vocazioni, aperto alla musica lirica e contemporanea, all’arte, al teatro, ai live-set di elettronica e persino ai riti civili.

Il complesso rimane una delle più alte e preziose testimonianze della civiltà tardo gotica, nata e cresciuta in Sicilia tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. La costruzione della fabbrica è legata a un momento storico di straordinaria fioritura economica, culturale e civile per la contea di Modica: era il 1478 quando i frati francescani Minori Osservanti si insediano nel territorio fondando la chiesa e il convento fuori dalle mura della città, in una zona che oggi corrisponde alla parte alta sovrastante il centro storico. Nell’arco di pochi decenni, il complesso prende forma grazie al cospicuo finanziamento dei conti Federico Enriquez e Anna Cabrera.

È però un destino di amara e pervicace rimozione, quello toccato al lascito dei francescani, che impone secoli di abbandono o di totale chiusura, in contrapposizione ai decenni di splendore tra ’500 e ‘600, quando il convento è sede di studi di filosofia, teologia e scrittura sacra della Sicilia sud-orientale e residenza di eruditi di dottrina francescana ed esponenti della cultura mediterranea dell’epoca. Tra questi lo storico Placido Carrafa, primo studioso modicano che si interessò alle ricerche sulle origini della città fino al 1651.

Poi, il terremoto del 1693 nella Val di Noto, che distrugge parte della struttura, la ricostruzione settecentesca della navata, completamente trasformata in stile barocco, quindi il “trauma” del passaggio da bene ecclesiastico a proprietà dello Stato sabaudo, nel 1866, e la conversione in carcere: il convento rivoluzionato per ricavarne le celle maschili, la parte alta del chiostro adibita a prigione femminile e spazio per gli uffici medici. Uno scempio odioso si consuma nella splendida navata, declassata a magazzino per materiale di scarto e persino stalla per il ricovero degli animali. Di quella pesante cortina di trascuratezza rimangono però testimonianze esemplari, che raccontano le vicissitudini della chiesa come un diario di bordo: le iscrizioni lasciate dai detenuti, frasi disperate o dichiarazioni accorate all’amata lontana, incisioni sui muri, le colonne, gli stipiti, firmate con nomi, cognomi e date dai soldati che, nel corso delle due guerre mondiali, entravano nel complesso, rimasto senza porta, d’ingresso per cercare riparo.

Furono queste iscrizioni a decretare, in parte, la sconsacrazione della chiesa, sugellandone di fatto, però, molto tempo dopo, il rinascimento. Finalmente, nel 1990, interviene la Regione Sicilia con un restauro conservativo – firmato dagli architetti Bruno Messina ed Emanuele Fidone, con la collaborazione dello storico dell’arte Marco Rosario Nobile – che si incarica di salvare e recuperare il complesso. Rimasto, tuttavia, sprangato – tranne che in due sporadiche incursioni Fai – fino all’estate 2016, quando Demanio regionale, Comune e operatori privati condividono il progetto di riapertura.

Nei week-end lunghi dal 14 al 30 settembre Santa Maria del Gesù sarà per la prima volta nel circuito dei luoghi riscoperti delle Vie dei tesori, un debutto per la chiesa rinata ma anche per la città di Modica. “La storia di Santa Maria del Gesù – spiega Francesco Lucifora, presidente di Lap, direttore artistico, curatore indipendente e responsabile del piano di rilancio del complesso – si intreccia da due anni con il percorso dell’associazione fondata a Modica nel 2007 e ideatrice, nel 2010, del progetto CoCA, ovvero center of contemporary art, un archivio biblioteca di arti contemporanee, nel centro storico. Grazie anche al contributo di Elisabetta Denaro, specializzata in storia e tutela dei beni culturali, il piano ha avuto un prezioso supporto storico, architettonico e artistico. I risultati del nostro lavoro sono più che incoraggianti: 20mila visitatori in due anni, una ventina le manifestazioni organizzate in uno spazio ignorato per lunghissimo tempo, certificato di eccellenza nel 2017 per Tripadvisor”.

Così Santa Maria del Gesù è stata il luogo d’elezione, dal 2014, di Modica Art System (Mas), rassegna che ha richiamato in città creativi di fama internazionale, promossa da Lap con il Museo civico di Modica e la fondazione teatro Garibaldi. “Adesso stiamo lavorando alla riqualificazione dell’orto botanico – annuncia Lucifora –con un progetto di recupero e piantumazione che punta a trasformarlo in uno spazio verde dal valore storico e sociale, non solo giardino officinale, come si usava nei monasteri, ma anche didattico, aperto alla comunità”.

Sul piano architettonico, elementi superstiti dell’antica struttura tardo gotica sono la facciata e il chiostro. L’ingresso cinquecentesco ha un portale ogivale strombato, arricchito con decorazioni che evocano fiori e animali, scudi gentilizi e iconografie tipiche dell’Ordine dei Frati Minori, e si conclude, ai lati, con due pilastrini. Addossata alla facciata, nella parte sinistra, svetta l’antica torre campanaria.

La stessa eleganza si riscontra nel chiostro a doppio ordine del primo ventennio del XVI secolo, che rimanda allo stile arabo-normanno. Il primo ordine è scandito da colonnine monolitiche in pietra calcarea tutte diverse tra loro, decorate nei fusti e nei capitelli e riconsegnate all’originaria bellezza nonostante la profonda alterazione dovuta alle esigenze del carcere. La copertura presenta una modulazione di campate quadrate con volta a crociera; il secondo ordine è caratterizzato da pilastri a base ottagonale e copertura lignea.

Forte interesse ha suscitato la scoperta, durante i restauri, dell’affresco della Madonna in preghiera circondata da santi: riconducibile alle prime fasi di costruzione dell’edificio, è collocato nella cappella a sinistra della navata. Di grande valore, le cappelle laterali, che risalgono al periodo immediatamente successivo l’edificazione della chiesa. Divenuto luogo privilegiato per le sepolture funerarie e scelto dalle più importanti famiglie della città, lo spazio arrivò ad annoverare la presenza di quindici altari.

Per partecipare ai percorsi guidati basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.it: un “pacchetto” di dieci visite costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi del festival e i dettagli della rassegna.

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