L’ombra inquieta del principe di Lampedusa

Torna in libreria la biografia dell’autore de “Il Gattopardo”, scritta da Salvatore Savoia, che ha privilegiato l’indagine sull’uomo e sulla sua complessa personalità

di Giulio Giallombardo

Un intellettuale schivo e introverso, dalla profonda cultura e visceralmente palermitano. Un personaggio di cui si scrive e si parla molto, ma spesso senza scandagliarne le contraddizioni più profonde. Non ci sono molte biografie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e una di queste – forse le più completa e sfaccettata – l’ha scritta otto anni fa Salvatore Savoia, studioso palermitano che si è dedicato a ricerche sulla storia e la letteratura italiana, con particolare attenzione agli autori siciliani del ‘900.

La copertina del libro

Scritto nel 2010 ed edito da Flaccovio, “Il principe di Lampedusa” è tornato nelle librerie pochi mesi fa, con un’edizione ampliata e rinnovata, distribuita dalla casa editrice Torri del Vento, che si presenta domani alle 18 alla libreria Feltrinelli di Palermo. La biografia scritta da Savoia ha fonti eccellenti: lo storico palermitano è stato il primo, infatti, ad avere avuto accesso alla biblioteca privata dello scrittore, privilegiando l’indagine sull’uomo e sulla sua complessa personalità; l’ultimo testimone di un’epoca straordinaria della quale ha voluto raccontare grandezze e ambiguità, celebrando il funerale della propria classe sociale.

Savoia, immergendosi nell’archivio dello scrittore, ha scoperto un uomo grigio, forse anche noioso, profondamente ossessionato dalla morte. “Qualcuno diceva che, negli ultimi anni della sua vita, emanava un sentore di morte – racconta l’autore, che è anche segretario generale della Società siciliana di storia patria – era uno sconfitto che raccontava la fine del suo mondo, associandolo profondamente alla sua personale scomparsa che si stava profilando all’orizzonte”.

L’autore ha voluto sovrapporre tre livelli di lettura dell’opera più importante di Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo”, che s’incrociano in modo quasi inscindibile con la vita stessa dello scrittore. Oltre alla Sicilia risorgimentale, in cui è ambientato il romanzo, con il principe di Salina in primo piano, che l’autore – spiega Savoia – “fa diventare ancora più importante di quello che era in realtà”, si può leggere tra le righe la Palermo degli anni ’50, “una città morta, decaduta, con l’aristocrazia in crisi”, sottolinea l’autore. A questi due livelli si aggiunge, infine, quello cinematografico, grazie al film di Luchino Visconti, che è entrato nell’immaginario collettivo, tanto da indurre ad associare per sempre i personaggi del romanzo agli attori che li hanno interpretati.

Salvatore Savoia

“Sono convinto che, nonostante tutti ne parlino, non siano in tanti ad avere letto il libro – afferma Savoia – ognuno se ne è fatto una sua versione magari dolciastra, fatta di balli e di principi, ma in realtà è un romanzo di morte e di dolore. Visconti aveva capito tutto e, infatti, ha chiuso il film con il celebre ballo, ovvero con la cerimonia con cui si consacra la morte. Ogni giro di valzer è un giro vorticoso verso la fine”.

Torna in libreria la biografia dell’autore de “Il Gattopardo”, scritta da Salvatore Savoia, che ha privilegiato l’indagine sull’uomo e sulla sua complessa personalità

di Giulio Giallombardo

Un intellettuale schivo e introverso, dalla profonda cultura e visceralmente palermitano. Un personaggio di cui si scrive e si parla molto, ma spesso senza scandagliarne le contraddizioni più profonde. Non ci sono molte biografie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e una di queste – forse le più completa e sfaccettata – l’ha scritta otto anni fa Salvatore Savoia, studioso palermitano che si è dedicato a ricerche sulla storia e la letteratura italiana, con particolare attenzione agli autori siciliani del ‘900.

La copertina del libro

Scritto nel 2010 ed edito da Flaccovio, “Il principe di Lampedusa” è tornato nelle librerie pochi mesi fa, con un’edizione ampliata e rinnovata, distribuita dalla casa editrice Torri del Vento, che si presenta domani alle 18 alla libreria Feltrinelli di Palermo. La biografia scritta da Savoia ha fonti eccellenti: lo storico palermitano è stato il primo, infatti, ad avere avuto accesso alla biblioteca privata dello scrittore, privilegiando l’indagine sull’uomo e sulla sua complessa personalità; l’ultimo testimone di un’epoca straordinaria della quale ha voluto raccontare grandezze e ambiguità, celebrando il funerale della propria classe sociale.

Savoia, immergendosi nell’archivio dello scrittore, ha scoperto un uomo grigio, forse anche noioso, profondamente ossessionato dalla morte. “Qualcuno diceva che, negli ultimi anni della sua vita, emanava un sentore di morte – racconta l’autore, che è anche segretario generale della Società siciliana di storia patria – era uno sconfitto che raccontava la fine del suo mondo, associandolo profondamente alla sua personale scomparsa che si stava profilando all’orizzonte”.

L’autore ha voluto sovrapporre tre livelli di lettura dell’opera più importante di Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo”, che s’incrociano in modo quasi inscindibile con la vita stessa dello scrittore. Oltre alla Sicilia risorgimentale, in cui è ambientato il romanzo, con il principe di Salina in primo piano, che l’autore – spiega Savoia – “fa diventare ancora più importante di quello che era in realtà”, si può leggere tra le righe la Palermo degli anni ’50, “una città morta, decaduta, con l’aristocrazia in crisi”, sottolinea l’autore. A questi due livelli si aggiunge, infine, quello cinematografico, grazie al film di Luchino Visconti, che è entrato nell’immaginario collettivo, tanto da indurre ad associare per sempre i personaggi del romanzo agli attori che li hanno interpretati.

Salvatore Savoia

“Sono convinto che, nonostante tutti ne parlino, non siano in tanti ad avere letto il libro – afferma Savoia – ognuno se ne è fatto una sua versione magari dolciastra, fatta di balli e di principi, ma in realtà è un romanzo di morte e di dolore. Visconti aveva capito tutto e, infatti, ha chiuso il film con il celebre ballo, ovvero con la cerimonia con cui si consacra la morte. Ogni giro di valzer è un giro vorticoso verso la fine”.

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