L’incerto futuro del kouros ritrovato e conteso

Tanti pretendenti per la statua greca, da poco riassemblata. Ma il torso appartiene a Siracusa e la testa a Catania, incalzano anche Lentini e Carlentini

di Giulio Giallombardo

Una statua per due, anzi per cinque. Perché tanti potrebbero essere i pretendenti al kouros da poco “ritrovato”, ma dal futuro ancora incerto. Sono molte le attenzioni sull’elegante statua greca in marmo, sottoposta nei mesi scorsi a un delicato intervento di restauro e ricomposizione di torso e testa, rinvenuti in epoche diverse a Lentini, e in mostra nella Sala della Cavallerizza di Palazzo Branciforte, a Palermo. Da un lato c’è il torso, venduto nel 1904 dal marchese di Castelluccio all’archeologo Paolo Orsi e conservato nel museo archeologico di Siracusa; dall’altro, la testa trovata nel Settecento dal principe di Biscari e di proprietà del museo di Castello Ursino a Catania.

I due pezzi del kouros

Il kouros di Leontinoi, classico esempio di statua di giovane, con funzione funeraria o votiva, molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo, ha ritrovato dunque la sua unità, ma non senza polemiche. L’idea era stata lanciata dall’ex assessore regionale ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, e dal Comune di Catania, per poi essere sposata dal successore e attuale assessore Sebastiano Tusa, che ha promosso e curato la ricomposizione dell’opera, con il sostegno della Fondazione Sicilia. Dopo aver raggiunto la certezza sulla concordanza dei due frammenti della statua, ricavata da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi (anche se non tutti gli esperti sono d’accordo), l’intervento conservativo è stato eseguito nei laboratori del Centro regionale di progettazione e restauro della Regione Siciliana. I due pezzi rimontati sono stati poggiati su un basamento in marmo grigio del palermitano Monte Billiemi, opera dello scultore Giacomo Rizzo.

Adesso, il kouros resterà ancora per qualche settimana a Palermo, dopo la proroga della mostra fino al 31 marzo. Poi si sposterà al Museo civico di Catania, per trasferirsi successivamente a Siracusa, al Museo archeologico Paolo Orsi, dove è previsto un convegno internazionale sull’opera. Incerti ancora i tempi di permanenza dell’opera nelle due sedi di appartenenza, anche se non si esclude che possa in seguito essere esposta a turno nei due musei, dal momento che la testa appartiene al Museo civico di Catania e il busto al Paolo Orsi di Siracusa.

La ricomposizione del kouros

Ma è facile immaginare che la statua non possa in eterno peregrinare da una sede all’altra, e sia probabilmente più opportuno individuare una “casa” definitiva. È qui che si aprono scenari ancora tutti da scrivere. Perché, oltre le due sedi storiche che potrebbero far valere una disputa sulla maggiore importanza del proprio pezzo di statua, voce in capitolo potrebbe averla anche la Fondazione Sicilia, che ha finanziato l’operazione. Per non parlare poi di Lentini e Carlentini, i cui sindaci, risentiti per non essere stati invitati all’inaugurazione di Palermo, hanno chiesto che il “caruso” torni lì dove è stato trovato, anche in vista dell’istituzione del Parco archeologico di Leontinoi, annunciato dal governo regionale.

L’ultima ipotesi in campo, ma che sembrerebbe quasi paradossale, è che la statua possa tornare a dividersi, con busto e testa nelle rispettive sedi proprietarie, come se nulla fosse successo. Idea questa fermamente osteggiata dall’assessore Tusa. “Nella convenzione stipulata con i musei – spiega l’assessore a Le Vie dei Tesori News – abbiamo specificato che decideremo se e come esporlo periodicamente a Siracusa a Catania. Abbiamo comunque lasciato aperte altre eventuali opzioni che vedremo in seguito. Una cosa è certa, finché io sarò in carica, farò di tutto affinché non la statua non venga nuovamente separata”.

Tanti pretendenti per la statua greca, da poco riassemblata. Ma il torso appartiene a Siracusa e la testa a Catania, incalzano anche Lentini e Carlentini

di Giulio Giallombardo

Una statua per due, anzi per cinque. Perché tanti potrebbero essere i pretendenti al kouros da poco “ritrovato”, ma dal futuro ancora incerto. Sono molte le attenzioni sull’elegante statua greca in marmo, sottoposta nei mesi scorsi a un delicato intervento di restauro e ricomposizione di torso e testa, rinvenuti in epoche diverse a Lentini, e in mostra nella Sala della Cavallerizza di Palazzo Branciforte, a Palermo. Da un lato c’è il torso, venduto nel 1904 dal marchese di Castelluccio all’archeologo Paolo Orsi e conservato nel museo archeologico di Siracusa; dall’altro, la testa trovata nel Settecento dal principe di Biscari e di proprietà del museo di Castello Ursino a Catania.

I due pezzi del kouros

Il kouros di Leontinoi, classico esempio di statua di giovane, con funzione funeraria o votiva, molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo, ha ritrovato dunque la sua unità, ma non senza polemiche. L’idea era stata lanciata dall’ex assessore regionale ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, e dal Comune di Catania, per poi essere sposata dal successore e attuale assessore Sebastiano Tusa, che ha promosso e curato la ricomposizione dell’opera, con il sostegno della Fondazione Sicilia. Dopo aver raggiunto la certezza sulla concordanza dei due frammenti della statua, ricavata da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi (anche se non tutti gli esperti sono d’accordo), l’intervento conservativo è stato eseguito nei laboratori del Centro regionale di progettazione e restauro della Regione Siciliana. I due pezzi rimontati sono stati poggiati su un basamento in marmo grigio del palermitano Monte Billiemi, opera dello scultore Giacomo Rizzo.

Adesso, il kouros resterà ancora per qualche settimana a Palermo, dopo la proroga della mostra fino al 31 marzo. Poi si sposterà al Museo civico di Catania, per trasferirsi successivamente a Siracusa, al Museo archeologico Paolo Orsi, dove è previsto un convegno internazionale sull’opera. Incerti ancora i tempi di permanenza dell’opera nelle due sedi di appartenenza, anche se non si esclude che possa in seguito essere esposta a turno nei due musei, dal momento che la testa appartiene al Museo civico di Catania e il busto al Paolo Orsi di Siracusa.

La ricomposizione del kouros

Ma è facile immaginare che la statua non possa in eterno peregrinare da una sede all’altra, e sia probabilmente più opportuno individuare una “casa” definitiva. È qui che si aprono scenari ancora tutti da scrivere. Perché, oltre le due sedi storiche che potrebbero far valere una disputa sulla maggiore importanza del proprio pezzo di statua, voce in capitolo potrebbe averla anche la Fondazione Sicilia, che ha finanziato l’operazione. Per non parlare poi di Lentini e Carlentini, i cui sindaci, risentiti per non essere stati invitati all’inaugurazione di Palermo, hanno chiesto che il “caruso” torni lì dove è stato trovato, anche in vista dell’istituzione del Parco archeologico di Leontinoi, annunciato dal governo regionale.

L’ultima ipotesi in campo, ma che sembrerebbe quasi paradossale, è che la statua possa tornare a dividersi, con busto e testa nelle rispettive sedi proprietarie, come se nulla fosse successo. Idea questa fermamente osteggiata dall’assessore Tusa. “Nella convenzione stipulata con i musei – spiega l’assessore a Le Vie dei Tesori News – abbiamo specificato che decideremo se e come esporlo periodicamente a Siracusa a Catania. Abbiamo comunque lasciato aperte altre eventuali opzioni che vedremo in seguito. Una cosa è certa, finché io sarò in carica, farò di tutto affinché non la statua non venga nuovamente separata”.

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