L’ex asilo diventato tempio delle culture per un giorno

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

L’edificio ottocentesco era stato inaugurato come centro di aggregazione per le diverse comunità religiose di Palermo, ma non è mai stato utilizzato

di Giulio Giallombardo

Era stato battezzato due anni fa come “tempio dei culti e delle culture”, uno spazio di convivenza tra diverse religioni, dove ogni comunità presente a Palermo avrebbe potuto incontrarsi e pregare in armonia, ma non è mai stato aperto. Di fatto, la riapertura dell’ottocentesco ex asilo rurale Principe Umberto, tra via Sampolo e via Di Dio, è durata pochissimo, giusto il tempo di un’inaugurazione simbolica. Il rosso portone di quello che sarebbe dovuto diventare il luogo multiculturale per eccellenza, recuperato dalle maestranze del Coime, è oggi ancora sbarrato.

L’inaugurazione del Tempio delle Culture

Eppure sembrava cosa fatta, quando nel maggio del 2017, si aprirono le porte della struttura, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’allora vice, Emilio Arcuri, con i rappresentanti della Consulta delle Culture e delle diverse comunità religiose presenti a Palermo. Ma l’idea di dare nuova vita all’ex casina della famiglia Gioeni, duchi d’Angiò, poi diventato asilo rurale nella seconda metà dell’800, non si è ancora concretizzata. La struttura, fino a una decina di anni fa, era usata come asilo comunale, ma con poche classi. Poi fu chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento e le attività didattiche furono trasferite nel nuovo asilo Peralta di via Fileti. Quando gli interventi terminarono, l’amministrazione annunciò di voler trasformare la struttura in uno spazio condiviso tra le varie comunità religiose presenti in città, che da tempo chiedevano un luogo dove poter pregare e svolgere attività ludiche per i più piccoli. Così, una domenica di maggio di due anni fa, l’amministrazione riaprì le porte dell’ex asilo, annunciando un’imminente riapertura, che però ancora si attende.

“Aspettiamo che la Consulta delle culture dia indicazione di come utilizzarlo – ha spiegato il sindaco Leoluca Orlando a Le Vie dei Tesori News – anche se si tratta di un un bene dell’amministrazione comunale, abbiamo pensato che debba essere gestito in base a un regolamento della Consulta. L’immobile è pronto, siamo, dunque, in attesa che venga fatta una proposta di utilizzo. L’unica condizione è che diventi uno spazio condiviso con la città, in cui le comunità migranti convivano con palermitani”. L’invito del sindaco è accolto dal presidente della Consulta delle Culture, Ibrahima Kobena che si è detto pronto ad attivarsi per la riapertura dello spazio. “Veniamo da una fase di passaggio di consegne – ha detto Kobena – il recente rimpasto in giunta ha un po’ rallentato le cose, adesso aspettiamo che entri in vigore la riorganizzazione degli uffici comunali prevista a giugno, per poter fare la nostra proposta”.

L’ex asilo rurale Principe Umberto

La riapertura dell’ex asilo, inoltre, era stata formalmente richiesta dal consigliere dell’ottava circoscrizione, Marcello Longo, con una mozione approvata dal Consiglio circoscrizionale lo scorso dicembre e che attualmente non ha avuto risposta. Nel documento si sollecita la restituzione alla città del bene, sia come annunciato “tempio delle culture”, che come centro aggregativo per le realtà associative del quartiere, come la vicina parrocchia di Maria Santissima Ausiliatrice, in via Sampolo, che prima aveva in gestione un oratorio, poi tornato in possesso della Prefettura. Richiesta che, in parte, si riaggancia alle polemiche di alcuni residenti, che, dopo l’annunciata apertura del “tempio delle culture”, misero in evidenza che il quartiere era povero di spazi pubblici e poteva essere usato come spazio aggregativo.

L’istituzione di quello che un tempo era l’asilo “Principe Umberto” si deve allora sindaco Emanuele Notarbartolo. Realizzato nel 1874 trasformando, grazie alle generose donazioni di Sophia e Joseph Whitaker, la casina D’Angiò, fu comprato dal Comune con un contributo del ministero dell’Interno e ospitò i piccoli che furono trasferiti dall’asilo rurale di Altarello di Baida. Oggi il suo futuro è in attesa di essere scritto.

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