Le Vie dei Tesori, l’effetto Festival abbraccia la Sicilia

Bilancio positivo per una manifestazione che ha inventato un nuovo modello di promozione dei beni culturali. Se ne è discusso nel corso di una giornata di studi

di Giulio Giallombardo

“Una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”. Così l’assessore ai Beni culturali della Regione siciliana, Sebastiano Tusa, ha definito il Festival Le Vie dei Tesori, mettendo in evidenza “il grande valore dell’iniziativa, che la Regione ha cercato di sostenere in tutti i modi”. Lo ha fatto a conclusione della giornata di studi organizzata nella sede dell’assessorato, a Palermo, in via delle Croci, alla presenza di soprintendenti, direttori di Poli museali, dirigenti delle istituzioni culturali di tutta la Sicilia. Luoghi coinvolti nella manifestazione che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, aprendo le porte di chiese, palazzi e monumenti.

Un momento dell’incontro

Al centro dell’incontro, cui hanno partecipato anche diversi protagonisti del mondo della cultura, uno studio condotto dall’Osservatorio turistico delle Isole europee (Otie) sugli effetti prodotti dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori, ma soprattutto di costituire una rete tra luoghi delle più diverse titolarità (Regione, Comuni, Università, diocesi, privati), con i grandi attrattori a fare da trascinatori di luoghi meno noti o di solito chiusi, all’insegna dell’interesse e della curiosità.

È venuta fuori l’immagine di un festival che l’anno scorso ha chiuso la 12esima edizione con 365mila visitatori in tutta la Sicilia, capace di attrarre nuova domanda turistica, grazie alla continuità e al marchio che ha saputo creare negli anni. I dati resi pubblici dal presidente dell’Otie, Giovanni Ruggieri, nel corso dell’incontro, descrivono una manifestazione con un numero di ingressi sempre crescente e che ha ancora potenzialità di espandersi. Non a caso l’anno scorso il festival si è allargato a dieci città, con altri 24 comuni che hanno già fatto richiesta di partecipare alla prossima edizione.

C’è poi quello che è stato definito “l’effetto festival”, ovvero la circolarità che si è creata nell’ultima edizione, portando i visitatori a spostarsi da una città all’altra, per visitare i luoghi del circuito. “Il 17 per cento dei visitatori – ha spiegato Ruggieri – ha scelto di spostarsi in giro per la Sicilia, questo significa che il festival inizia a diventare un modello culturale con una forte identità”. L’”effetto festival” ha coinvolto anche i luoghi e i musei regionali, che aderiscono con modalità diverse. In tutti c’è stato infatti un significativo aumento degli ingressi rispetto a quelli del resto dell’anno. “Ciò evidenzia – ha aggiunto Ruggieri – il notevole peso della manifestazione in termini di forza promotrice e di attrazione dei visitatori”.

Giovanni Ruggieri e Sebastiano Tusa

Ci sono, poi, le ricadute economiche. Nella sola Palermo, ad esempio, la spesa turistica ha superato i tre milioni e mezzo di euro tra viaggi, alberghi e shopping. “L’87 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere speso, mediamente, 22 euro a persona – ha detto ancora il presidente dell’Otie – aumenta inoltre la percentuale di donne tra il pubblico, (63 per cento contro 37 per cento di uomini), ma è interessante notare il cambiamento del tipo di visitatore: per l’80 per cento si tratta di escursionisti-turisti ma non di gruppi organizzati”.

La giornata di oggi è stata occasione di confronto tra diversi esponenti delle istituzioni e del mondo accademico. Oltre all’assessore regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, sono intervenuti il direttore del Centro regionale del Catalogo, Caterina Greco; il soprintendente di Palermo, Lina Bellanca; il professore di Marketing turistico dell’Università di Palermo, Carlo Amenta; il direttore del Sistema museale dell’Università di Palermo, Paolo Inglese; il direttore del Museo Salinas, Francesca Spatafora; il direttore del Polo museale di Messina, Caterina Di Giacomo; il direttore della Fondazione Unesco Sicilia, Aurelio Angelini, e l’assessore comunale di Caltanissetta, Pasquale Tornatore.

Laura Anello e Caterina Di Giacomo

“Quello che ogni anno facciamo è un piccolo miracolo – ha sottolineato il presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello – ogni anno dobbiamo ripartire da zero per organizzare una manifestazione che adesso costa circa 700 mila euro, senza contribuiti pubblici stabili, ma grazie al supporto di un esercito di volontari, professionisti, studenti, innamorati della loro terra. Riusciamo a farlo grazie al piccolo contributo di uno-due euro che chiediamo ai visitatori per la visita guidata, cui si aggiungono gli sponsor privati che ci sostengono. Un progetto di innovazione sociale, che persegue la sostenibilità. Alla base del festival c’è l’idea di fare rete tra pubblico e privato: il cittadino non si chiede se il luogo che visita sia regionale, comunale o di una fondazione, ma attraversa la città come un museo diffuso, seguendo itinerari tematici. E di narrare i luoghi, perché un luogo non raccontato è un luogo muto. È prima di tutto un’esperienza di educazione al patrimonio e alla bellezza, un’esperienza inclusiva che crea una comunità accogliente”.

Bilancio positivo per una manifestazione che ha inventato un nuovo modello di promozione dei beni culturali. Se ne è discusso nel corso di una giornata di studi

di Giulio Giallombardo

“Una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”. Così l’assessore ai Beni culturali della Regione siciliana, Sebastiano Tusa, ha definito il Festival Le Vie dei Tesori, mettendo in evidenza “il grande valore dell’iniziativa, che la Regione ha cercato di sostenere in tutti i modi”. Lo ha fatto a conclusione della giornata di studi organizzata nella sede dell’assessorato, a Palermo, in via delle Croci, alla presenza di soprintendenti, direttori di Poli museali, dirigenti delle istituzioni culturali di tutta la Sicilia. Luoghi coinvolti nella manifestazione che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, aprendo le porte di chiese, palazzi e monumenti.

Un momento dell’incontro

Al centro dell’incontro, cui hanno partecipato anche diversi protagonisti del mondo della cultura, uno studio condotto dall’Osservatorio turistico delle Isole europee (Otie) sugli effetti prodotti dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori, ma soprattutto di costituire una rete tra luoghi delle più diverse titolarità (Regione, Comuni, Università, diocesi, privati), con i grandi attrattori a fare da trascinatori di luoghi meno noti o di solito chiusi, all’insegna dell’interesse e della curiosità.

È venuta fuori l’immagine di un festival che l’anno scorso ha chiuso la 12esima edizione con 365mila visitatori in tutta la Sicilia, capace di attrarre nuova domanda turistica, grazie alla continuità e al marchio che ha saputo creare negli anni. I dati resi pubblici dal presidente dell’Otie, Giovanni Ruggieri, nel corso dell’incontro, descrivono una manifestazione con un numero di ingressi sempre crescente e che ha ancora potenzialità di espandersi. Non a caso l’anno scorso il festival si è allargato a dieci città, con altri 24 comuni che hanno già fatto richiesta di partecipare alla prossima edizione.

Giovanni Ruggieri e Sebastiano Tusa

C’è poi quello che è stato definito “l’effetto festival”, ovvero la circolarità che si è creata nell’ultima edizione, portando i visitatori a spostarsi da una città all’altra, per visitare i luoghi del circuito. “Il 17 per cento dei visitatori – ha spiegato Ruggieri – ha scelto di spostarsi in giro per la Sicilia, questo significa che il festival inizia a diventare un modello culturale con una forte identità”. L’”effetto festival” ha coinvolto anche i luoghi e i musei regionali, che aderiscono con modalità diverse. In tutti c’è stato infatti un significativo aumento degli ingressi rispetto a quelli del resto dell’anno. “Ciò evidenzia – ha aggiunto Ruggieri – il notevole peso della manifestazione in termini di forza promotrice e di attrazione dei visitatori”.

Ci sono, poi, le ricadute economiche. Nella sola Palermo, ad esempio, la spesa turistica ha superato i tre milioni e mezzo di euro tra viaggi, alberghi e shopping. “L’87 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere speso, mediamente, 22 euro a persona – ha detto ancora il presidente dell’Otie – aumenta inoltre la percentuale di donne tra il pubblico, (63 per cento contro 37 per cento di uomini), ma è interessante notare il cambiamento del tipo di visitatore: per l’80 per cento si tratta di escursionisti-turisti ma non di gruppi organizzati”.

Laura Anello e Caterina Di Giacomo

La giornata di oggi è stata occasione di confronto tra diversi esponenti delle istituzioni e del mondo accademico. Oltre all’assessore regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, sono intervenuti il direttore del Centro regionale del Catalogo, Caterina Greco; il soprintendente di Palermo, Lina Bellanca; il professore di Marketing turistico dell’Università di Palermo, Carlo Amenta; il direttore del Sistema museale dell’Università di Palermo, Paolo Inglese; il direttore del Museo Salinas, Francesca Spatafora; il direttore del Polo museale di Messina, Caterina Di Giacomo; il direttore della Fondazione Unesco Sicilia, Aurelio Angelini, e l’assessore comunale di Caltanissetta, Pasquale Tornatore.

“Quello che ogni anno facciamo è un piccolo miracolo – ha sottolineato il presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello – ogni anno dobbiamo ripartire da zero per organizzare una manifestazione che adesso costa circa 700 mila euro, senza contribuiti pubblici stabili, ma grazie al supporto di un esercito di volontari, professionisti, studenti, innamorati della loro terra. Riusciamo a farlo grazie al piccolo contributo di uno-due euro che chiediamo ai visitatori per la visita guidata, cui si aggiungono gli sponsor privati che ci sostengono. Un progetto di innovazione sociale, che persegue la sostenibilità. Alla base del festival c’è l’idea di fare rete tra pubblico e privato: il cittadino non si chiede se il luogo che visita sia regionale, comunale o di una fondazione, ma attraversa la città come un museo diffuso, seguendo itinerari tematici. E di narrare i luoghi, perché un luogo non raccontato è un luogo muto. È prima di tutto un’esperienza di educazione al patrimonio e alla bellezza, un’esperienza inclusiva che crea una comunità accogliente”.

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