Le meraviglie della Sicilia in sette entusiasmanti giorni

Un viaggio attraverso l’Isola può durare una vita, ma ci vuole una settimana per conoscere la maggior parte dei luoghi leggendari. Oppure si può vagare senza meta, perdersi nel paesaggio decadente e malinconico e scoprire il realismo magico che l’attraversa

di Claudia Cecilia Pessina

Mi fermo a Racalmuto perché Leonardo Sciascia è nato e sepolto lì. Alle due del pomeriggio chiedo al fornaio di raccomandare un buon ristorante, lui mi guarda e mi dà una risposta che mi confonde: “Ora sono tutti chiusi, è ora di pranzo”.

Il realismo magico non è solo una questione caraibica: anche in Sicilia la realtà prende quella straordinaria, quasi fantastica piega che trasforma l’isola in uno spazio di finzione. Il suo paesaggio urbano è uno scenario teatrale senza fine, a volte travolgente. Se si desidera visitare l’isola, qualunque sia il percorso, va fatto in auto, su una rete viaria in buone condizioni, ma non uniforme e a volte strana: trovi una corsia chiusa per lavori che non si fanno, nessun segnale umano o meccanico, solo coni stradali che restringono la carreggiata e si rallenta in modo arbitrario. Il traffico nelle città pure è difficile: strade aggrovigliate, a volte troppo strette, e guidatori disordinati che guidano contromano.

Un viaggio attraverso la Sicilia può durare una vita, ma ci vuole una settimana per conoscere la maggior parte dei luoghi leggendari, partendo ad esempio da Taormina, balcone affacciato sul Mar Ionio e girando in senso orario fino a raggiungere Palermo, da lasciare per ultima per non offuscare il resto. E poi Catania con la Fontana dell’Elefante, simbolo della città, perché a quanto pare nel remoto passato c’erano elefanti nani sull’isola; altro gioiello, Siracusa: attraversare Ortigia la sera e cenare in uno dei suoi ristoranti è una ragione sufficiente per passarci una notte.

Camminando, mi viene in mente, paradossalmente, Amsterdam, perché come là anche qui vedo molte grandi finestre senza tende che rivelano scene domestiche dell’interno. Mi rendo conto per la prima volta che un giorno dovrò tornare in Sicilia per poterla girare senza itinerari. Nella mia guida evidenzio i luoghi monumentali, i palazzi storici e le chiese, ma quello che voglio fare veramente è vagare senza meta, senza obblighi né orari, perdermi nel paesaggio decadente e malinconico, rimanere nascosto in un portone guardando una di quelle finestre nude: in una vedo un vecchio uomo che legge un libro in piedi e mi commuovo.

Luisgé Martín – EL PAIS

Un viaggio attraverso l’Isola può durare una vita, ma ci vuole una settimana per conoscere la maggior parte dei luoghi leggendari. Oppure si può vagare senza meta, perdersi nel paesaggio decadente e malinconico e scoprire il realismo magico che l’attraversa

di Claudia Cecilia Pessina

Mi fermo a Racalmuto perché Leonardo Sciascia è nato e sepolto lì. Alle due del pomeriggio chiedo al fornaio di raccomandare un buon ristorante, lui mi guarda e mi dà una risposta che mi confonde: “Ora sono tutti chiusi, è ora di pranzo”.

Il realismo magico non è solo una questione caraibica: anche in Sicilia la realtà prende quella straordinaria, quasi fantastica piega che trasforma l’isola in uno spazio di finzione. Il suo paesaggio urbano è uno scenario teatrale senza fine, a volte travolgente. Se si desidera visitare l’isola, qualunque sia il percorso, va fatto in auto, su una rete viaria in buone condizioni, ma non uniforme e a volte strana: trovi una corsia chiusa per lavori che non si fanno, nessun segnale umano o meccanico, solo coni stradali che restringono la carreggiata e si rallenta in modo arbitrario. Il traffico nelle città pure è difficile: strade aggrovigliate, a volte troppo strette, e guidatori disordinati che guidano contromano.

Un viaggio attraverso la Sicilia può durare una vita, ma ci vuole una settimana per conoscere la maggior parte dei luoghi leggendari, partendo ad esempio da Taormina, balcone affacciato sul Mar Ionio e girando in senso orario fino a raggiungere Palermo, da lasciare per ultima per non offuscare il resto. E poi Catania con la Fontana dell’Elefante, simbolo della città, perché a quanto pare nel remoto passato c’erano elefanti nani sull’isola; altro gioiello, Siracusa: attraversare Ortigia la sera e cenare in uno dei suoi ristoranti è una ragione sufficiente per passarci una notte.

Camminando, mi viene in mente, paradossalmente, Amsterdam, perché come là anche qui vedo molte grandi finestre senza tende che rivelano scene domestiche dell’interno. Mi rendo conto per la prima volta che un giorno dovrò tornare in Sicilia per poterla girare senza itinerari. Nella mia guida evidenzio i luoghi monumentali, i palazzi storici e le chiese, ma quello che voglio fare veramente è vagare senza meta, senza obblighi né orari, perdermi nel paesaggio decadente e malinconico, rimanere nascosto in un portone guardando una di quelle finestre nude: in una vedo un vecchio uomo che legge un libro in piedi e mi commuovo.

Luisgé Martín – EL PAIS

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