L’arte eclettica di Renato Mambor in mostra

L’esposizione a Villa Zito propone, tra quadri, sculture e fotografie, l’esperienza artistica di uno tra i più significativi artisti italiani degli ultimi 60 anni

di Redazione

È stato uno dei protagonisti della Scuola di piazza del Popolo: artista e performer, non ha mai abbandonato il teatro, pur continuando ad avere un ruolo di primo piano nel dibattito artistico. Sabato 18 maggio alle 18 a Palermo, nell’ambito della Settimana delle Culture, si inaugura a Villa Zito “A tutto Mambor. L’arte di osservare”, a cura di Alberto Dambruoso e con un testo critico di Maurizio Calvesi. La mostra, visitabile fino al 15 luglio, è promossa dalla Fondazione Sicilia su un progetto di Marzia Spatafora.

Renato Mambor – “Ultimo giorno”

L’esposizione ripercorre, attraverso una selezione di quaranta opere pittoriche, una decina di sculture e una decina di fotografie, l’esperienza artistica di Renato Mambor, tra i più grandi e significativi artisti italiani degli ultimi 60 anni. Protagonista della Scuola romana di piazza del Popolo dei primi anni Sessanta con Schifano, Angeli, Festa, Tacchi, Lombardo, Fioroni, Pascali, Mauri, Baruchello, Ceroli, Patella e Kounellis, Mambor ha attraversato tutto il decennio partecipando al clima di rinnovamento dell’arte dopo il periodo Informale recitando un ruolo di primo piano anche come performer.

Dopo aver inizialmente preso parte anche al clima concettuale tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta (verrà invitato anche alle prime mostre di Arte Povera), Mambor si dedicherà per lungo tempo al teatro d’avanguardia per ritornare all’attività espositiva a metà degli anni Ottanta, che non abbandonerà mai fino alla sua scomparsa, ottenendo negli ultimi dieci anni numerosi riconoscimenti dall’estero oltreché in Italia. Temi ricorrenti, ricerca di contatto con lo spettatore, uso di figure lontane dall’immaginario artistico: Mambor è tutto questo.

Renato Mambor – “Saltare”

Di notevole importanza è la serie di undici pannelli dal titolo “Diario degli amici” realizzata nel 1967 da dieci compagni di strada dell’artista; Mambor aveva assegnato ad ogni amico – Boetti, Tacchi, Mauri, Icaro, Ceroli, Mattiacci, Marotta, Pascali, Pirelli, Remotti e Maini – un pannello di uguali dimensioni su cui ciascuno era intervenuto con la propria cifra stilistica. A quarant’anni di distanza dal primo, Mambor realizzerà nel 2007 un nuovo diario composto da dieci elementi (di cui in mostra se ne possono ammirare quattro) riprendendo l’idea iniziale di un modulo compositivo identico per tutti i pannelli, questa volta però eseguito autonomamente, senza apporti esterni.

“La collaborazione con un’importante appuntamento per la città, come Settimana delle Culture, conferma la volontà di Fondazione Sicilia – afferma il presidente, Raffaele Bonsignore – di essere sempre più parte attiva nel territorio. Siamo felici di ospitare, in questa occasione, la mostra su Renato Mambor, con tutte implicazioni che contiene la sua affascinante teoria sull’osservazione. Un tassello in più verso la divulgazione dei linguaggi contemporanei, altro obiettivo della Fondazione”.

L’esposizione a Villa Zito propone, tra quadri, sculture e fotografie, l’esperienza artistica di uno tra i più significativi artisti italiani degli ultimi 60 anni

di Redazione

È stato uno dei protagonisti della Scuola di piazza del Popolo: artista e performer, non ha mai abbandonato il teatro, pur continuando ad avere un ruolo di primo piano nel dibattito artistico. Sabato 18 maggio alle 18 a Palermo, nell’ambito della Settimana delle Culture, si inaugura a Villa Zito “A tutto Mambor. L’arte di osservare”, a cura di Alberto Dambruoso e con un testo critico di Maurizio Calvesi. La mostra, visitabile fino al 15 luglio, è promossa dalla Fondazione Sicilia su un progetto di Marzia Spatafora.

Renato Mambor – “Ultimo giorno”

L’esposizione ripercorre, attraverso una selezione di quaranta opere pittoriche, una decina di sculture e una decina di fotografie, l’esperienza artistica di Renato Mambor, tra i più grandi e significativi artisti italiani degli ultimi 60 anni. Protagonista della Scuola romana di piazza del Popolo dei primi anni Sessanta con Schifano, Angeli, Festa, Tacchi, Lombardo, Fioroni, Pascali, Mauri, Baruchello, Ceroli, Patella e Kounellis, Mambor ha attraversato tutto il decennio partecipando al clima di rinnovamento dell’arte dopo il periodo Informale recitando un ruolo di primo piano anche come performer.

Dopo aver inizialmente preso parte anche al clima concettuale tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta (verrà invitato anche alle prime mostre di Arte Povera), Mambor si dedicherà per lungo tempo al teatro d’avanguardia per ritornare all’attività espositiva a metà degli anni Ottanta, che non abbandonerà mai fino alla sua scomparsa, ottenendo negli ultimi dieci anni numerosi riconoscimenti dall’estero oltreché in Italia. Temi ricorrenti, ricerca di contatto con lo spettatore, uso di figure lontane dall’immaginario artistico: Mambor è tutto questo.

Renato Mambor – “Saltare”

Di notevole importanza è la serie di undici pannelli dal titolo “Diario degli amici” realizzata nel 1967 da dieci compagni di strada dell’artista; Mambor aveva assegnato ad ogni amico – Boetti, Tacchi, Mauri, Icaro, Ceroli, Mattiacci, Marotta, Pascali, Pirelli, Remotti e Maini – un pannello di uguali dimensioni su cui ciascuno era intervenuto con la propria cifra stilistica. A quarant’anni di distanza dal primo, Mambor realizzerà nel 2007 un nuovo diario composto da dieci elementi (di cui in mostra se ne possono ammirare quattro) riprendendo l’idea iniziale di un modulo compositivo identico per tutti i pannelli, questa volta però eseguito autonomamente, senza apporti esterni.

“La collaborazione con un’importante appuntamento per la città, come Settimana delle Culture, conferma la volontà di Fondazione Sicilia – afferma il presidente, Raffaele Bonsignore – di essere sempre più parte attiva nel territorio. Siamo felici di ospitare, in questa occasione, la mostra su Renato Mambor, con tutte implicazioni che contiene la sua affascinante teoria sull’osservazione. Un tassello in più verso la divulgazione dei linguaggi contemporanei, altro obiettivo della Fondazione”.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend