La vetreria della Belle Époque è un rudere in vendita

Era uno degli stabilimenti industriali più importanti della costa sud di Palermo, adesso è uno scheletro fatiscente. Sulle pareti c’è ancora la vecchia insegna stradale che dava il benvenuto a chi arrivava in città

di Giulio Giallombardo

Un secolo fa dava lavoro a sessanta operai ed era uno degli stabilimenti industriali più importanti della costa sud di Palermo. Oggi dell’ex Vetreria Caruso è rimasto solo un capannone di 1500 metri quadrati, ridotto ad un rudere e messo in vendita. Ingabbiato da un’impalcatura, l’unico edificio risparmiato dalle demolizioni, si trova in via Messina Marine, in zona Romagnolo. Guardando bene tra i ponteggi si può ancora scorgere la vecchia scritta “Palermo”, che un tempo dava il benvenuto a chi arrivava in città.

Il capannone come appariva poco tempo fa

La fabbrica fu costruita all’inizio del secolo scorso da Ignazio Caruso e comprendeva i locali d’esposizione che si affacciavano sulla strada e quelli interni per la lavorazione del vetro. Attorno ad un grande cortile centrale, si trovavano i depositi ed anche un mulino. Fino ai primi anni del Novecento, in piena Belle Époque, lo stabilimento era produttivo, con decine di impiegati che vi lavoravano, poi a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, interruppe le attività e fu utilizzata come scuola. Qualche traccia dell’antica eleganza dell’edificio resisteva ancora fino a qualche anno fa, con ferri battuti di gusto floreale ai balconi e tetti a spiovente. Adesso non rimane più nulla, se non uno spettrale capannone.

Il complesso dell’ex Vetreria Caruso

Oggi nell’area dove sorgeva lo stabilimento, sono stati costruiti nuovi palazzi, mentre la ditta proprietaria del capannone, la Giuseppe Monti Costruzioni, che lo aveva acquistato nel 2005, ha deciso di metterlo in vendita, come si legge su un annuncio che campeggia sull’impalcatura. È l’utima tappa di un lunga vicenda che è andata avanti negli anni, tra ordinanze di demolizione per rischio di crollo e ricorsi al Tar. Già, perché l’edificio, come ciò che rimane dell’intero complesso, ricade in una zona classificata come “netto storico”, per questo, secondo un certo assunto, successivamente smentito dal Tar, non demolibile. Alla fine del 2015, infatti, il Tribunale amministrativo regionale, dopo una lunga battaglia giudiziaria tra Comune e proprietario, ha emesso una sentenza che autorizza la demolizione e ricostruzione di edifici nel “netto storico”, se lo stato di degrado è tale da non consentire altri interventi.

Adesso, alcune finestre dell’edificio sono state murate e al posto del tetto, prima parzialmente crollato, è spuntata una nuova copertura. I lavori sono in corso, ma difficile dire quale sarà il suo futuro. Che sia ancora in piedi è già una fortuna.

Era uno degli stabilimenti industriali più importanti della costa sud di Palermo, adesso è uno scheletro fatiscente. Sulle pareti c’è ancora la vecchia insegna stradale che dava il benvenuto a chi arrivava in città

di Giulio Giallombardo

Un secolo fa dava lavoro a sessanta operai ed era uno degli stabilimenti industriali più importanti della costa sud di Palermo. Oggi dell’ex Vetreria Caruso è rimasto solo un capannone di 1500 metri quadrati, ridotto ad un rudere e messo in vendita. Ingabbiato da un’impalcatura, l’unico edificio risparmiato dalle demolizioni, si trova in via Messina Marine, in zona Romagnolo. Guardando bene tra i ponteggi si può ancora scorgere la vecchia scritta “Palermo”, che un tempo dava il benvenuto a chi arrivava in città.

L’ex Vetreria Caruso come appariva poco tempo fa

La fabbrica fu costruita all’inizio del secolo scorso da Ignazio Caruso e comprendeva i locali d’esposizione che si affacciavano sulla strada e quelli interni per la lavorazione del vetro. Attorno ad un grande cortile centrale, si trovavano i depositi ed anche un mulino. Fino ai primi anni del Novecento, in piena Belle Époque, lo stabilimento era produttivo, con decine di impiegati che vi lavoravano, poi a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, interruppe le attività e fu utilizzata come scuola. Qualche traccia dell’antica eleganza dell’edificio resisteva ancora fino a qualche anno fa, con ferri battuti di gusto floreale ai balconi e tetti a spiovente. Adesso non rimane più nulla, se non uno spettrale capannone.

L’area dell’ex Vetreria Caruso

Oggi nell’area dove sorgeva lo stabilimento, sono stati costruiti nuovi palazzi, mentre la ditta proprietaria del capannone, la Giuseppe Monti Costruzioni, che lo aveva acquistato nel 2005, ha deciso di metterlo in vendita, come si legge su un annuncio che campeggia sull’impalcatura. È l’utima tappa di un lunga vicenda che è andata avanti negli anni, tra ordinanze di demolizione per rischio di crollo e ricorsi al Tar. Già, perché l’edificio, come ciò che rimane dell’intero complesso, ricade in una zona classificata come “netto storico”, per questo, secondo un certo assunto, successivamente smentito dal Tar, non demolibile. Alla fine del 2015, infatti, il Tribunale amministrativo regionale, dopo una lunga battaglia giudiziaria tra Comune e proprietario, ha emesso una sentenza che autorizza la demolizione e ricostruzione di edifici nel “netto storico”, se lo stato di degrado è tale da non consentire altri interventi.

Adesso, alcune finestre dell’edificio sono state murate e al posto del tetto, prima parzialmente crollato, è spuntata una nuova copertura. I lavori sono in corso, ma difficile dire quale sarà il suo futuro. Che sia ancora in piedi è già una fortuna.

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