La nuova vita della Casina dei nobili al Foro Italico

Inglobato nelle Mura delle Cattive, l’edificio era dedicato allo svago degli aristocratici palermitani. Dopo anni di abbandono, sarà presto completato il restauro

di Giulio Giallombardo

Era uno dei luoghi della “movida” aristocratica dell’Ottocento palermitano. Un piccolo padiglione dedicato allo svago, dove conversare e giocare a carte. Da anni il Comune vuole recuperarlo e oggi il completamento del restauro sembra più vicino. È la Casina dei nobili, che si affaccia sul Foro Italico, inglobata nella parte meridionale delle Mura delle Cattive, davanti al palchetto della musica. Dopo un lungo periodo d’abbandono, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, l’edificio è stato oggetto di interventi di recupero rimasti però incompleti. Adesso, l’ufficio Gare del Comune ha aggiudicato l’appalto per terminare i lavori, che prevedono una spesa complessiva di circa 140mila euro. L’intenzione dell’amministrazione è quella di farne sede di uffici di servizio pubblico.

La scalinata sud di accesso alla passeggiata

La nascita della Casina dei nobili rientrò nel progetto di riqualificazione della passeggiata sulle Mura delle Cattive, avviata nella prima metà dell’800 dal marchese Antonio Lucchesi Palli, luogotenente del governo borbonico. Venne creato un camminamento sopraelevato di circa cinque metri rispetto al piano delle carrozze, ornato da panche, e che offriva una maggiore riservatezza rispetto alla passeggiata su strada, con una vista aperta sul mare. Le “cattive” a cui fa riferimento il nome delle mura, erano le vedove, che lì potevano passeggiare portando il loro lutto lontano dalla folla, “prigioniere” del proprio dolore (“cattive” deriva infatti dal latino captivae che significa, appunto, prigioniere).

Una delle finestre della casina

Nello spessore delle mura vennero realizzati dei padiglioni di svago, usati dai nobili e aristocratici del tempo, come luoghi di divertimento, conversazione e gioco. Successivamente, agli inizi del ‘900, le casine si trasformarono in locali ad uso commerciale, come si evince anche da alcune foto d’epoca. Le mura furono, in seguito, danneggiate dai bombardamenti del 1943. Molti edifici furono colpiti, tra cui la scalinata e proprio il padiglione meridionale ad angolo con via Alloro, oggi Salita Mura delle Cattive. Dopo la guerra, un lungo oblio sia della cortina muraria che dei padiglioni, fino a quando tutto il complesso venne inserito in un progetto di restauro e ricostruzione curato dall’amministrazione comunale.

“Al piano terra, l’ingresso schermato da porta a vetri, introdurrà in una saletta presidiata da una postazione di lavoro e destinata alla eventuale prima accoglienza – si legge nel progetto esecutivo firmato da Giovanni Crivello, dell’Ufficio Città storica del Comune – . Un disimpegno consentirà l’accesso a due servizi igienici, di cui uno per disabili, al locale di servizio con ventilazione forzata munito di attrezzatura sanitaria per lo smaltimento di acque chiare. Una scala rivestita in legno condurrà all’ambiente unico di primo piano (ufficio) dove sono previste altre quattro postazioni di lavoro”.

Inglobato nelle Mura delle Cattive, l’edificio era dedicato allo svago degli aristocratici palermitani. Dopo anni di abbandono, sarà presto completato il restauro

di Giulio Giallombardo

Era uno dei luoghi della “movida” aristocratica dell’Ottocento palermitano. Un piccolo padiglione dedicato allo svago, dove conversare e giocare a carte. Da anni il Comune vuole recuperarlo e oggi il completamento del restauro sembra più vicino. È la Casina dei nobili, che si affaccia sul Foro Italico, inglobata nella parte meridionale delle Mura delle Cattive, davanti al palchetto della musica. Dopo un lungo periodo d’abbandono, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, l’edificio è stato oggetto di interventi di recupero rimasti però incompleti. Adesso, l’ufficio Gare del Comune ha aggiudicato l’appalto per terminare i lavori, che prevedono una spesa complessiva di circa 140mila euro. L’intenzione dell’amministrazione è quella di farne sede di uffici di servizio pubblico.

La scalinata sud di accesso alla passeggiata

La nascita della Casina dei nobili rientrò nel progetto di riqualificazione della passeggiata sulle Mura delle Cattive, avviata nella prima metà dell’800 dal marchese Antonio Lucchesi Palli, luogotenente del governo borbonico. Venne creato un camminamento sopraelevato di circa cinque metri rispetto al piano delle carrozze, ornato da panche, e che offriva una maggiore riservatezza rispetto alla passeggiata su strada, con una vista aperta sul mare. Le “cattive” a cui fa riferimento il nome delle mura, erano le vedove, che lì potevano passeggiare portando il loro lutto lontano dalla folla, “prigioniere” del proprio dolore (“cattive” deriva infatti dal latino captivae che significa, appunto, prigioniere).

Una delle finestre della casina

Nello spessore delle mura vennero realizzati dei padiglioni di svago, usati dai nobili e aristocratici del tempo, come luoghi di divertimento, conversazione e gioco. Successivamente, agli inizi del ‘900, le casine si trasformarono in locali ad uso commerciale, come si evince anche da alcune foto d’epoca. Le mura furono, in seguito, danneggiate dai bombardamenti del 1943. Molti edifici furono colpiti, tra cui la scalinata e proprio il padiglione meridionale ad angolo con via Alloro, oggi Salita Mura delle Cattive. Dopo la guerra, un lungo oblio sia della cortina muraria che dei padiglioni, fino a quando tutto il complesso venne inserito in un progetto di restauro e ricostruzione curato dall’amministrazione comunale.

“Al piano terra, l’ingresso schermato da porta a vetri, introdurrà in una saletta presidiata da una postazione di lavoro e destinata alla eventuale prima accoglienza – si legge nel progetto esecutivo firmato da Giovanni Crivello, dell’Ufficio Città storica del Comune – . Un disimpegno consentirà l’accesso a due servizi igienici, di cui uno per disabili, al locale di servizio con ventilazione forzata munito di attrezzatura sanitaria per lo smaltimento di acque chiare. Una scala rivestita in legno condurrà all’ambiente unico di primo piano (ufficio) dove sono previste altre quattro postazioni di lavoro”.

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