La nave di Marausa risplende nel segno di Tusa

Inaugurata a Marsala, nelle sale di Baglio Anselmi, l’esposizione del relitto romano a cui aveva lavorato l’archeologo e assessore ai Beni culturali scomparso

di Achille Sammartano

Più che un’inaugurazione, un tributo. Più che un taglio del nastro, un omaggio commosso all’ultimo progetto voluto da Sebastiano Tusa, studioso vulcanico e visionario, nell’ultimo anno assessore ai Beni culturali della Regione siciliana. C’era gente arrivata da tutta la Sicilia, ma anche da Roma e da Milano, alla cerimonia di presentazione della nave romana di Marausa al Museo Baglio Anselmi di Marsala, gli amici arrivati per portare ciascuno un pezzo di memoria.

Il relitto di Marausa

In prima fila la vedova dell’assessore morto nella sciagura aerea in Etiopia, Valeria Li Vigni,  direttore del Polo museale Riso di Palermo, i figli, il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Presenti il presidente della Regione, Nello Musumeci; il dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore del Polo museale di Trapani Luigi Biondo; il direttore della Soprintendenza del mare, Adriana Fresina, che aveva preso il testimone da Tusa.

La nave è straordinaria, si aggiunge a quella punica, e arricchisce un museo che proprio l’archeologo aveva immaginato come luogo che custodisse la memoria del mare. Un’imbarcazione larga circa otto metri e lunga sedici individuata a circa 150 metri dalla costa, che dopo un primo intervento effettuato nel 2000, divenne oggetto di scavo archeologico subacqueo nel 2011 a cura della Soprintendenza del mare, la creatura di Tusa. Una nave che si arenò, forse a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile.

Un momento dell’inaugurazione

Lo scafo è stato ricostruito su una struttura in acciaio, montato però in due sezioni distinte. Una porzione, la più corposa, è stata riassemblata così come appariva un tempo. L’altra sezione è stata lasciata in piano, come è stata trovata, così da dare l’idea del complesso lavoro di recupero che si è svolto in questi venti anni. Fra le due sezioni è stata realizzata una passerella sollevata da terra per poter apprezzare meglio il colpo d’occhio. A completare l’allestimento sono cinque vetrine che custodiscono tutti i reperti trovati vicino all’imbarcazione: ceramiche, frammenti di vetro e metallo, anfore, chiodi, così da dare l’idea del carico che lo scafo trasportava. Pannelli espositivi e retroilluminati descrivono la storia della nave e una postazione video con un monitor da 65 pollici su cui viene trasmesso un video realizzato per l’occasione da Riccardo Cingillo, documentarista e sub, che racconta tutte le tappe della vicenda: dall’affondamento al ritrovamento, poi il recupero e infine la musealizzazione.

Quello voluto da Tusa è, però, anche un allestimento ipertecnologico. In prossimità del relitto, infatti, c’è una postazione con speciali visori 3d, come quelli utilizzati per il Museo virtuale siciliano, attraverso cui si può esplorare la nave girando il capo a 360 gradi, come se ci si trovasse all’interno dello scafo.

Nello Musumeci con Andrea Tusa

“Ci teneva Tusa che io fossi qui e ci sono – ha esordito il presidente della Regione, Nello Musumeci – . Dire che questa cerimonia è dedicata a lui è dire poco e male, Sebastiano continua a essere con noi, ha lasciato tanti appunti che non basterebbero quattro o cinque legislature per realizzare tutti i suoi progetti. Tusa era un intellettuale che sapeva vivere nel suo mondo, ma integrato con il mondo che lo circondava. Era convinto che i musei devono vivere, un caffè andrebbe preso anche dentro un museo. Era un assessore che avevo scelto al di fuori dei partiti. Lo avevo fatto perché speravo che la competenza potesse aiutare un governo che ha trovato una Sicilia in condizioni drammatiche”.

Sergio Alessandro ha illustrato i futuri progetti: quello di un grande museo del mare a Gela che faccia rete con quello di Marsala, la realizzazione di un laboratorio del legno bagnato che paradossalmente manca in Sicilia, luogo di tanti ritrovamenti (i legni della nave di Marausa sono stati restaurati a Salerno), l’apertura ai giovani e alle imprese della cultura che possano portare innovazione e comunicazione. “Lo stimolo di Sebastiano ad andare avanti ci aiuta moltissimo – ha detto – dobbiamo rendere il prodotto ‘beni culturali’ accattivante e in questo momento non lo è, ci servono i giovani, ci serve l’apporto di tante professionalità esperte di nuove tecnologie, possiamo lavorare con i finanziamenti statali ed europei che a breve saranno disponibili”.

Commosso anche Luigi Biondo: “Il grande guerriero ha posato lo scudo e ha indossato le ali – ha detto – . Oggi si dona una stanza della memoria a questo museo. Una stanza in una casa che non è grande a sufficienza, ma è un salotto dell’identità. Il nostro viaggio raggiunge una tappa fondamentale ma non siamo ancora arrivati, dobbiamo continuare a scavare e lo faremo. Accogliamo qui siciliani e stranieri, abbiamo scelto per tutti di continuare nel cammino dei sogni, quello che era di Sebastiano Tusa”.

Inaugurata a Marsala, nelle sale di Baglio Anselmi, l’esposizione del relitto romano a cui aveva lavorato l’archeologo e assessore ai Beni culturali scomparso

di Achille Sammartano

Più che un’inaugurazione, un tributo. Più che un taglio del nastro, un omaggio commosso all’ultimo progetto voluto da Sebastiano Tusa, studioso vulcanico e visionario, nell’ultimo anno assessore ai Beni culturali della Regione siciliana. C’era gente arrivata da tutta la Sicilia, ma anche da Roma e da Milano, alla cerimonia di presentazione della nave romana di Marausa al Museo Baglio Anselmi di Marsala, gli amici arrivati per portare ciascuno un pezzo di memoria.

Il relitto di Marausa

In prima fila la vedova dell’assessore morto nella sciagura aerea in Etiopia, Valeria Li Vigni,  direttore del Polo museale Riso di Palermo, i figli, il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Presenti il presidente della Regione, Nello Musumeci; il dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore del Polo museale di Trapani Luigi Biondo; il direttore della Soprintendenza del mare, Adriana Fresina, che aveva preso il testimone da Tusa.

La nave è straordinaria, si aggiunge a quella punica, e arricchisce un museo che proprio l’archeologo aveva immaginato come luogo che custodisse la memoria del mare. Un’imbarcazione larga circa otto metri e lunga sedici individuata a circa 150 metri dalla costa, che dopo un primo intervento effettuato nel 2000, divenne oggetto di scavo archeologico subacqueo nel 2011 a cura della Soprintendenza del mare, la creatura di Tusa. Una nave che si arenò, forse a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile.

Un momento dell’inaugurazione

Lo scafo è stato ricostruito su una struttura in acciaio, montato però in due sezioni distinte. Una porzione, la più corposa, è stata riassemblata così come appariva un tempo. L’altra sezione è stata lasciata in piano, come è stata trovata, così da dare l’idea del complesso lavoro di recupero che si è svolto in questi venti anni. Fra le due sezioni è stata realizzata una passerella sollevata da terra per poter apprezzare meglio il colpo d’occhio. A completare l’allestimento sono cinque vetrine che custodiscono tutti i reperti trovati vicino all’imbarcazione: ceramiche, frammenti di vetro e metallo, anfore, chiodi, così da dare l’idea del carico che lo scafo trasportava. Pannelli espositivi e retroilluminati descrivono la storia della nave e una postazione video con un monitor da 65 pollici su cui viene trasmesso un video realizzato per l’occasione da Riccardo Cingillo, documentarista e sub, che racconta tutte le tappe della vicenda: dall’affondamento al ritrovamento, poi il recupero e infine la musealizzazione.

Quello voluto da Tusa è, però, anche un allestimento ipertecnologico. In prossimità del relitto, infatti, c’è una postazione con speciali visori 3d, come quelli utilizzati per il Museo virtuale siciliano, attraverso cui si può esplorare la nave girando il capo a 360 gradi, come se ci si trovasse all’interno dello scafo.

Nello Musumeci con Andrea Tusa

“Ci teneva Tusa che io fossi qui e ci sono – ha esordito il presidente della Regione, Nello Musumeci – . Dire che questa cerimonia è dedicata a lui è dire poco e male, Sebastiano continua a essere con noi, ha lasciato tanti appunti che non basterebbero quattro o cinque legislature per realizzare tutti i suoi progetti. Tusa era un intellettuale che sapeva vivere nel suo mondo, ma integrato con il mondo che lo circondava. Era convinto che i musei devono vivere, un caffè andrebbe preso anche dentro un museo. Era un assessore che avevo scelto al di fuori dei partiti. Lo avevo fatto perché speravo che la competenza potesse aiutare un governo che ha trovato una Sicilia in condizioni drammatiche”.

Sergio Alessandro ha illustrato i futuri progetti: quello di un grande museo del mare a Gela che faccia rete con quello di Marsala, la realizzazione di un laboratorio del legno bagnato che paradossalmente manca in Sicilia, luogo di tanti ritrovamenti (i legni della nave di Marausa sono stati restaurati a Salerno), l’apertura ai giovani e alle imprese della cultura che possano portare innovazione e comunicazione. “Lo stimolo di Sebastiano ad andare avanti ci aiuta moltissimo – ha detto – dobbiamo rendere il prodotto ‘beni culturali’ accattivante e in questo momento non lo è, ci servono i giovani, ci serve l’apporto di tante professionalità esperte di nuove tecnologie, possiamo lavorare con i finanziamenti statali ed europei che a breve saranno disponibili”.

Commosso anche Luigi Biondo: “Il grande guerriero ha posato lo scudo e ha indossato le ali – ha detto – . Oggi si dona una stanza della memoria a questo museo. Una stanza in una casa che non è grande a sufficienza, ma è un salotto dell’identità. Il nostro viaggio raggiunge una tappa fondamentale ma non siamo ancora arrivati, dobbiamo continuare a scavare e lo faremo. Accogliamo qui siciliani e stranieri, abbiamo scelto per tutti di continuare nel cammino dei sogni, quello che era di Sebastiano Tusa”.

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