Il fascino segreto di Grotta Conza fra natura e scoperte

Una passeggiata per grandi e piccoli nella riserva naturale alle pendici di Pizzo Manolfo, a Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale

C’è un posto molto bello e facilmente accessibile, dove andare con i bambini di tutte le età proprio alle spalle di Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale, sulle pendici della dorsale che circonda il golfo di Sferracavallo: la riserva naturale di Grotta Conza, istituita dalla Regione Siciliana nel 1995 ed affidata in gestione al Cai.

Sentiero per Grotta Conza

Vi si accede tramite via Luoghicelli, come indicato nel sito del Cai, ma vorrei proporre una strada alternativa, che permette non solo di raggiungere la grotta in 10 minuti, ma anche, di esplorare la zona di Pizzo Manolfo attraverso una strada sterrata forestale percorribile in auto. Attraversando viale Regione Siciliana Nord-Ovest, dopo circa un chilometro dal sottopassaggio dell’autostrada da Tommaso Natale in direzione di Palermo, subito dopo il civico 10186, si imbocca sulla destra la via Antonio Cederna e la si percorre tenendo sempre la sinistra (la via prende poi il nome di via Pietro Calandra). Dopo una salita piuttosto ripida si arriva alla fine della strada asfaltata e si imbocca la strada forestale (sterrata ma in ottimo stato); alla prima curva a gomito c’è uno slargo dove è possibile lasciare la macchina e sulla destra inizia un agevole sentiero che in 10 minuti porta alla grotta. Durante il breve tragitto sarà possibile ammirare insieme ai bambini uno splendido panorama: il golfo di Sferracavallo e il monte Gallo, ma anche la linea dell’orizzonte tra mare e cielo e le diverse sfumature di blu.

Camminando, si scoprirà insieme a loro il colore cangiante della roccia calcarea lungo il sentiero: dal grigio scuro, al giallo ocra, al rosa, al ruggine e le piccole cavità scavate dall’acqua piovana, esplorabili con le dita, o le fessure in cui trovano dimora le chiocciole. Vi è anche una flora molto ricca, tipica della macchia mediterranea: palme nane, euforbie, capperi, timo, fichi d’india, ciuffi di “ddisa” e, in primavera, asparagi selvatici e garofani di montagna. Ci si potrà soffermare sulle diverse forme delle foglie e degli arbusti, sui profumi e sui colori.

Cartelli d’ingresso della riserva

Le specie arboree sono molto interessanti: si trovano soprattutto mandorli, carrubi, frassini della manna, tutte potenziali fonti di scoperte e racconti. In primavera ci sono già le mandorle verdi, il cui interno è ancora gelatinoso, le prime carrube, ancora piccole, verdi e non commestibili ma con delle forme strane (e da confrontare con le dolci carrube mature e nere); i frassini della manna hanno una storia antica, si incidevano per estrarne la linfa che, una volta cristallizzata, veniva mangiata in piccole dosi per le sue qualità depurative e leggermente lassative. Ancora oggi (anche se in quantità molto minori) la manna viene estratta ed usata a scopi alimentari ed è possibile trovarla in negozi specializzati, potrete assaggiarla insieme ai bambini nei giorni successivi alla gita.

Infine si arriva in un’area pianeggiante in cui si trova la Grotta Conza che, come tutte le grotte, ha una grande attrattiva per i bambini, che sono allo stesso tempo affascinati, eccitati e “impauriti” dalla possibilità di addentrarsi in una cavità sotterranea, anche se – come indica il cartello davanti alla grotta – non è possibile entrare senza la presenza del personale autorizzato. In questo caso la grotta è formata da un unico grande ambiente che si apre con uno spettacolare antro di forma semi-ellittica, ai piedi di una parete verticale e che misura circa 90 metri di lunghezza e 30 di larghezza e ha un’altezza media di 6 metri. È quindi sufficientemente luminosa ed esplorabile in tutta sicurezza.

Grotta Conza

Abitata già nel paleolitico (davanti all’ingresso sono stati raccolti dagli archeologi resti di pasto composti da frammenti ossei di mammiferi e molluschi e utensili in pietra e ceramica), la grotta mostra ancora oggi i segni di frequentazione umana; fino a pochi decenni fa, veniva infatti utilizzata per lo svolgimento delle normali pratiche agro-pastorali. Nella zona mediana si notano resti di recinti per le greggi costruiti con muri in pietra a secco e sulle volte vi sono tracce di fumo nero dei fuochi dei pastori. La cavità prosegue all’interno della montagna ad andamento ascendente, con una pendenza media di 30 gradi. Da questo punto il percorso è reso accidentato da un imponente accumulo di massi staccatisi dalla volta a causa di crolli e con i bambini sarà sufficiente ammirare i cunicoli e immaginare insieme dove porteranno e da chi saranno abitati (nasceranno racconti su creature misteriose…).

Nella zona più interna, sul soffitto, sono presenti numerosi anfratti in cui trovano rifugio pipistrelli, vari uccelli e, occasionalmente, l’allocco. Accompagnati da guide autorizzate, sarà possibile, quindi, osservare insieme i piccoli animali alzando lo sguardo e ascoltare le loro voci che si sovrappongono in una grande varietà di suoni. Una volta tornati alla macchina, se lo si vorrà, si potrà continuare il tragitto della strada forestale fino ad arrivare a Pizzo Manolfo, o scoprire i dintorni fermandosi nei punti più panoramici e continuando a scambiare impressioni, idee ed emozioni sull’esperienza fatta.

Concludiamo ricordando, anche in questo percorso, di giocare con i bambini, di stimolarli a soffermarsi ad osservare, ad esplorare con tutti i sensi e ad immaginare. Soprattutto diamo loro attenzione e ascolto, condividendo emozioni, idee e racconti in uno scambio reciproco.

Una passeggiata per grandi e piccoli nella riserva naturale alle pendici di Pizzo Manolfo, a Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale

C’è un posto molto bello e facilmente accessibile, dove andare con i bambini di tutte le età proprio alle spalle di Palermo, a due passi dalla borgata di Tommaso Natale, sulle pendici della dorsale che circonda il golfo di Sferracavallo: la riserva naturale di Grotta Conza, istituita dalla Regione Siciliana nel 1995 ed affidata in gestione al Cai.

Vi si accede tramite via Luoghicelli, come indicato nel sito del Cai, ma vorrei proporre una strada alternativa, che permette non solo di raggiungere la grotta in 10 minuti, ma anche, di esplorare la zona di Pizzo Manolfo attraverso una strada sterrata forestale percorribile in auto. Attraversando viale Regione Siciliana Nord-Ovest, dopo circa un chilometro dal sottopassaggio dell’autostrada da Tommaso Natale in direzione di Palermo, subito dopo il civico 10186, si imbocca sulla destra la via Antonio Cederna e la si percorre tenendo sempre la sinistra (la via prende poi il nome di via Pietro Calandra). Dopo una salita piuttosto ripida si arriva alla fine della strada asfaltata e si imbocca la strada forestale (sterrata ma in ottimo stato); alla prima curva a gomito c’è uno slargo dove è possibile lasciare la macchina e sulla destra inizia un agevole sentiero che in 10 minuti porta alla grotta. Durante il breve tragitto sarà possibile ammirare insieme ai bambini uno splendido panorama: il golfo di Sferracavallo e il monte Gallo, ma anche la linea dell’orizzonte tra mare e cielo e le diverse sfumature di blu.

Sentiero per Grotta Conza

Camminando, si scoprirà insieme a loro il colore cangiante della roccia calcarea lungo il sentiero: dal grigio scuro, al giallo ocra, al rosa, al ruggine e le piccole cavità scavate dall’acqua piovana, esplorabili con le dita, o le fessure in cui trovano dimora le chiocciole. Vi è anche una flora molto ricca, tipica della macchia mediterranea: palme nane, euforbie, capperi, timo, fichi d’india, ciuffi di “ddisa” e, in primavera, asparagi selvatici e garofani di montagna. Ci si potrà soffermare sulle diverse forme delle foglie e degli arbusti, sui profumi e sui colori.

Le specie arboree sono molto interessanti: si trovano soprattutto mandorli, carrubi, frassini della manna, tutte potenziali fonti di scoperte e racconti. In primavera ci sono già le mandorle verdi, il cui interno è ancora gelatinoso, le prime carrube, ancora piccole, verdi e non commestibili ma con delle forme strane (e da confrontare con le dolci carrube mature e nere); i frassini della manna hanno una storia antica, si incidevano per estrarne la linfa che, una volta cristallizzata, veniva mangiata in piccole dosi per le sue qualità depurative e leggermente lassative. Ancora oggi (anche se in quantità molto minori) la manna viene estratta ed usata a scopi alimentari ed è possibile trovarla in negozi specializzati, potrete assaggiarla insieme ai bambini nei giorni successivi alla gita.

Cartelli d’ingresso della riserva

Infine si arriva in un’area pianeggiante in cui si trova la Grotta Conza che, come tutte le grotte, ha una grande attrattiva per i bambini, che sono allo stesso tempo affascinati, eccitati e “impauriti” dalla possibilità di addentrarsi in una cavità sotterranea, anche se – come indica il cartello davanti alla grotta – non è possibile entrare senza la presenza del personale autorizzato. In questo caso la grotta è formata da un unico grande ambiente che si apre con uno spettacolare antro di forma semi-ellittica, ai piedi di una parete verticale e che misura circa 90 metri di lunghezza e 30 di larghezza e ha un’altezza media di 6 metri. È quindi sufficientemente luminosa ed esplorabile in tutta sicurezza.

Abitata già nel paleolitico (davanti all’ingresso sono stati raccolti dagli archeologi resti di pasto composti da frammenti ossei di mammiferi e molluschi e utensili in pietra e ceramica), la grotta mostra ancora oggi i segni di frequentazione umana; fino a pochi decenni fa, veniva infatti utilizzata per lo svolgimento delle normali pratiche agro-pastorali. Nella zona mediana si notano resti di recinti per le greggi costruiti con muri in pietra a secco e sulle volte vi sono tracce di fumo nero dei fuochi dei pastori. La cavità prosegue all’interno della montagna ad andamento ascendente, con una pendenza media di 30 gradi. Da questo punto il percorso è reso accidentato da un imponente accumulo di massi staccatisi dalla volta a causa di crolli e con i bambini sarà sufficiente ammirare i cunicoli e immaginare insieme dove porteranno e da chi saranno abitati (nasceranno racconti su creature misteriose…).

Grotta Conza

Nella zona più interna, sul soffitto, sono presenti numerosi anfratti in cui trovano rifugio pipistrelli, vari uccelli e, occasionalmente, l’allocco. Accompagnati da guide autorizzate, sarà possibile, quindi, osservare insieme i piccoli animali alzando lo sguardo e ascoltare le loro voci che si sovrappongono in una grande varietà di suoni. Una volta tornati alla macchina, se lo si vorrà, si potrà continuare il tragitto della strada forestale fino ad arrivare a Pizzo Manolfo, o scoprire i dintorni fermandosi nei punti più panoramici e continuando a scambiare impressioni, idee ed emozioni sull’esperienza fatta.

Concludiamo ricordando, anche in questo percorso, di giocare con i bambini, di stimolarli a soffermarsi ad osservare, ad esplorare con tutti i sensi e ad immaginare. Soprattutto diamo loro attenzione e ascolto, condividendo emozioni, idee e racconti in uno scambio reciproco.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend