Il bosco nascosto nel cuore della Favorita

Alle spalle di Villa Niscemi, c’è una lecceta rimasta intatta da due secoli. Un gioiello botanico in piena città, dove la natura dà il meglio di sé

di Giulio Giallombardo

Visto dall’alto è un fitto quadrato verde incastonato nel cuore del Parco della Favorita. Camminarvi dentro è come sprofondare nella natura, dimenticandosi di essere in piena città. Il Bosco Niscemi è una piccola oasi che custodisce una notevole varietà di fauna terrestre e arborea, con una nutrita colonia di barbagianni. Non a caso si trova in zona “A” della Riserva naturale orientata di Monte Pellegrino, ovvero una porzione dell’area protetta dall’importante valore naturalistico.

Bosco Niscemi dall’alto

Il bosco prende il nome da Villa Niscemi, l’antica residenza della famiglia Valguarnera, oggi sede di rappresentanza del Comune di Palermo. Il corridoio verde attraverso cui si entra nel bosco, appare, infatti, oltre il cancello interno a destra della villa, ma si può facilmente raggiungere a piedi lasciando l’auto nel parcheggio delle scuderie reali e percorrendo il grande sentiero che taglia perpendicolarmente viale Diana e viale Ercole. Un altro punto d’accesso si raggiunge dal sentiero che incrocia viale Rocca e che scorre parallelo al campo nomadi. Il bosco si trova proprio lì, protetto dagli agrumeti della Favorita, all’altezza del Teatro di Verdura, ma dall’altro lato di viale del Fante.

Si tratta del lembo più prezioso che è rimasto del grande parco creato nel 1799 da Ferdinando IV di Borbone. La Favorita era allora un’area verde di 400 ettari, dove il sovrano amava ripararsi dal caldo delle giornate estive e si divertiva a cacciare selvaggina tra i fitti boschi di leccio e lentisco. Il Bosco Niscemi è proprio l’ultimo spicchio di una lecceta che da oltre due secoli non subisce interventi dell’uomo: in quel piccolo quadrato la natura si evolve con le sue regole che consentono alla flora esistente di conservarsi integra, senza soffrire la contaminazione di specie esterne.

Bosco Niscemi

Insieme a quello di Diana e Ercole, è un bosco storico di origine, però, artificiale, che risale alla costituzione del parco borbonico. Non sono tante le specie arboree che si trovano all’interno, capaci di affiancarsi al leccio: c’è il comune lentisco, arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, insieme al più raro viburno, pianta dalla fioritura prolungata e molto ricca di rami e foglie. Poi c’è la fillirea, arbusto della famiglia dell’ulivo; il colorato corbezzolo con i suoi tipici frutti rossi e, come sottobosco, oltre a funghi e muschio, piante erbacee come pungitopo, rovo, acanto, aro, smilace e una particolare specie di clematide. All’interno del bosco, non più ampio di cinque ettari, il lecceto ha caratteristiche singolari. In passato, è stato sfruttato come bosco ceduo, ovvero tagliato periodicamente per la legna, lasciando i ceppi da cui si sarebbero originati i nuovi polloni: le piante presentano, infatti, ceppaie costituite da numerosi polloni spesso affastellati.

Per addentrarsi nel bosco si possono percorrere due sentieri che si intersecano formando una croce, ma ce ne sono altri più stretti che tagliano perpendicolarmente quelli principali, diventando vere e proprie gallerie verdi. È lì che il Bosco Niscemi dà il meglio di sé: fiore all’occhiello della Favorita e gioiello botanico tutto da scoprire.

Alle spalle di Villa Niscemi, c’è una lecceta rimasta intatta da due secoli. Un gioiello botanico in piena città, dove la natura dà il meglio di sé

di Giulio Giallombardo

Visto dall’alto è un fitto quadrato verde incastonato nel cuore del Parco della Favorita. Camminarvi dentro è come sprofondare nella natura, dimenticandosi di essere in piena città. Il Bosco Niscemi è una piccola oasi che custodisce una notevole varietà di fauna terrestre e arborea, con una nutrita colonia di barbagianni. Non a caso si trova in zona “A” della Riserva naturale orientata di Monte Pellegrino, ovvero una porzione dell’area protetta dall’importante valore naturalistico.

Bosco Niscemi dall’alto

Il bosco prende il nome da Villa Niscemi, l’antica residenza della famiglia Valguarnera, oggi sede di rappresentanza del Comune di Palermo. Il corridoio verde attraverso cui si entra nel bosco, appare, infatti, oltre il cancello interno a destra della villa, ma si può facilmente raggiungere a piedi lasciando l’auto nel parcheggio delle scuderie reali e percorrendo il grande sentiero che taglia perpendicolarmente viale Diana e viale Ercole. Un altro punto d’accesso si raggiunge dal sentiero che incrocia viale Rocca e che scorre parallelo al campo nomadi. Il bosco si trova proprio lì, protetto dagli agrumeti della Favorita, all’altezza del Teatro di Verdura, ma dall’altro lato di viale del Fante.

Si tratta del lembo più prezioso che è rimasto del grande parco creato nel 1799 da Ferdinando IV di Borbone. La Favorita era allora un’area verde di 400 ettari, dove il sovrano amava ripararsi dal caldo delle giornate estive e si divertiva a cacciare selvaggina tra i fitti boschi di leccio e lentisco. Il Bosco Niscemi è proprio l’ultimo spicchio di una lecceta che da oltre due secoli non subisce interventi dell’uomo: in quel piccolo quadrato la natura si evolve con le sue regole che consentono alla flora esistente di conservarsi integra, senza soffrire la contaminazione di specie esterne.

Bosco Niscemi

Insieme a quello di Diana e Ercole, è un bosco storico di origine, però, artificiale, che risale alla costituzione del parco borbonico. Non sono tante le specie arboree che si trovano all’interno, capaci di affiancarsi al leccio: c’è il comune lentisco, arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, insieme al più raro viburno, pianta dalla fioritura prolungata e molto ricca di rami e foglie. Poi c’è la fillirea, arbusto della famiglia dell’ulivo; il colorato corbezzolo con i suoi tipici frutti rossi e, come sottobosco, oltre a funghi e muschio, piante erbacee come pungitopo, rovo, acanto, aro, smilace e una particolare specie di clematide. All’interno del bosco, non più ampio di cinque ettari, il lecceto ha caratteristiche singolari. In passato, è stato sfruttato come bosco ceduo, ovvero tagliato periodicamente per la legna, lasciando i ceppi da cui si sarebbero originati i nuovi polloni: le piante presentano, infatti, ceppaie costituite da numerosi polloni spesso affastellati.

Per addentrarsi nel bosco si possono percorrere due sentieri che si intersecano formando una croce, ma ce ne sono altri più stretti che tagliano perpendicolarmente quelli principali, diventando vere e proprie gallerie verdi. È lì che il Bosco Niscemi dà il meglio di sé: fiore all’occhiello della Favorita e gioiello botanico tutto da scoprire.

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