Il ballo in maschera “new pop” di Giuseppe Veneziano

Si inaugura “Fantasy”, la mostra curata da Aurelio Pes che riunisce quaranta opere del pittore siciliano in un colorato allestimento al Museo Riso

di Giulio Giallombardo

Un colorato carnevale “iconoclasta”, dove le maschere si divertono a capovolgere i ruoli, tirando brutti scherzi a chi partecipa alla festa. Figure che da lontano appaiono familiari e rassicuranti, ma viste più da vicino, sparigliano le carte, mostrandosi stridenti, sardoniche e vagamente minacciose. Sono i protagonisti di “Fantasy”, la personale di Giuseppe Veneziano, curata da Aurelio Pes, che si inaugura oggi a Palermo, nelle sale al primo piano di Palazzo Riso e che sarà visitabile fino al 5 maggio.

Giuseppe Veneziano, La terza settimana

Quaranta opere provenienti da collezioni private, per la prima volta raccolte insieme ed esposte nelle sale di un museo pubblico, inserite da Pes in un allestimento cromatico, dove il tempo è scandito dal lento variare dei sette colori dell’arcobaleno e dalle musiche che Leopold Stokowski scrisse per il film di Walt Disney che dà il nome alla mostra. È proprio l’ombra di quello che è stato definito “il principe nero di Hollywood” che incombe sulle opere di Veneziano, considerato tra i maggiori esponenti della “new pop” italiana, abile nel mescolare citazioni stratificate che strizzano l’occhio a capolavori di artisti come Michelangelo, Raffaello, Velasquez e Leonardo, fuse con la lezione moderna di Millet, Van Gogh, Magritte e Dalì, con quella pop di Warhol e Basquiat.

Così, l’Annunciata di Antonello da Messina, può permettersi di mangiare un cannolo con le bacchette, come la sorridente modella cinese nel discusso spot di Dolce&Gabbana; Biancaneve si trasforma in una glaciale assassina, sterminando i sette nani; la “Ragazza col turbante” di Vermeer si fa un selfie nuda allo specchio con un cellulare, come gli apostoli nell’Ultima cena leonardesca, pronti a immortalare l’irripetibile convivio. Poi, c’è anche il Cristo “gay” in croce che indossa slip griffati, opera che ha sollevato un polverone a Massa, dove è stata esposta a Palazzo Ducale. Mentre lo stesso Gesù, in un’altra tela, è ritratto mentre ascende in cielo trainato da palloncini colorati. E ancora, nel popolato universo di Veneziano, trovano spazio anche Spiderman e Batman sorpresi a baciarsi, un divertito Papa sullo skate, fino all’autoritratto dell’artista che si immagina come un’improbabile Gioconda.

Da sinistra, Miliza Rodic, Aurelio Pes, Valeria Patrizia Li Vigni e Giuseppe Veneziano

Presenti questa mattina alla conferenza stampa di presentazione della mostra, oltre all’artista e al curatore, il direttore del Museo Riso, Valeria Patrizia Li Vigni; Miliza Rodic, che ha curato la produzione, e in rappresentanza del sindaco di Palermo, il consigliere comunale Sandro Terrani. “Sono convinto che l’arte non debba creare barriere – spiega Veneziano a Le Vie dei Tesori News – per questo prediligo un linguaggio con più livelli di lettura, da cui però non deve mai mancare il primo, quello più diretto, così anche chi non ha competenze artistiche può leggere qualcosa in ciò che vede”.

“Il mondo di Veneziano – secondo Aurelio Pes, che torna a curare una mostra dell’artista dopo 25 anni da ‘Segnali di fumo’ – è quello di chi ha saputo andare, come Alice, oltre lo specchio per affermare, ebbro di libertà: ‘Che importa mai dove potrà trovarsi il mio corpo? La mia mente seguita a lavorare lo stesso. Anzi più mi trovo a testa in giù più invento cose inusitate’. Arruffando il tempo trascorso, riesce a Veneziano l’impresa memorabile di trasformare ogni singolo evento in un bal masqué, dove figure appaiono e si dissolvono, come in certi quadri del Giorgione, dove liuto canto flauto formano una vera trinità, nella quale la voce, divenuta poesia, è il legame più saldo e veritiero fra il mondo umano e il cosmo, uniti in un accordo di bellezza che è anche l’espressione figurata del loro costituirsi”.

Opere in mostra

“Il Museo Riso – dichiara Valeria Patrizia Li Vigni – sempre attento ai linguaggi del contemporaneo, presenta un artista siciliano di grande tempra, che ci regala una mostra innovativa dove arte, musica e spettacolo si fondono, per fornire un messaggio inequivocabile che rientra pienamente negli obiettivi del Polo, ovvero di ospitare e promuovere nuovi artisti”.

 

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 20. Lunedì chiuso tranne i festivi. La biglietteria chiude trenta minuti prima.

Si inaugura “Fantasy”, la mostra curata da Aurelio Pes che riunisce quaranta opere del pittore siciliano in un colorato allestimento al Museo Riso

di Giulio Giallombardo

Un colorato carnevale “iconoclasta”, dove le maschere si divertono a capovolgere i ruoli, tirando brutti scherzi a chi partecipa alla festa. Figure che da lontano appaiono familiari e rassicuranti, ma viste più da vicino, sparigliano le carte, mostrandosi stridenti, sardoniche e vagamente minacciose. Sono i protagonisti di “Fantasy”, la personale di Giuseppe Veneziano, curata da Aurelio Pes, che si inaugura oggi a Palermo, nelle sale al primo piano di Palazzo Riso e che sarà visitabile fino al 5 maggio.

La terza settimana

Quaranta opere provenienti da collezioni private, per la prima volta raccolte insieme ed esposte nelle sale di un museo pubblico, inserite da Pes in un allestimento cromatico, dove il tempo è scandito dal lento variare dei sette colori dell’arcobaleno e dalle musiche che Leopold Stokowski scrisse per il film di Walt Disney che dà il nome alla mostra. È proprio l’ombra di quello che è stato definito “il principe nero di Hollywood” che incombe sulle opere di Veneziano, considerato tra i maggiori esponenti della “new pop” italiana, abile nel mescolare citazioni stratificate che strizzano l’occhio a capolavori di artisti come Michelangelo, Raffaello, Velasquez e Leonardo, fuse con la lezione moderna di Millet, Van Gogh, Magritte e Dalì, con quella pop di Warhol e Basquiat.

Opere in mostra

Così, l’Annunciata di Antonello da Messina, può permettersi di mangiare un cannolo con le bacchette, come la sorridente modella cinese nel discusso spot di Dolce&Gabbana; Biancaneve si trasforma in una glaciale assassina, sterminando i sette nani; la “Ragazza col turbante” di Vermeer si fa un selfie nuda allo specchio con un cellulare, come gli apostoli nell’Ultima cena leonardesca, pronti a immortalare l’irripetibile convivio. Poi, c’è anche il Cristo “gay” in croce che indossa slip griffati, opera che ha sollevato un polverone a Massa, dove è stata esposta a Palazzo Ducale. Mentre lo stesso Gesù, in un’altra tela, è ritratto mentre ascende in cielo trainato da palloncini colorati. E ancora, nel popolato universo di Veneziano, trovano spazio anche Spiderman e Batman sorpresi a baciarsi, un divertito Papa sullo skate, fino all’autoritratto dell’artista che si immagina come un’improbabile Gioconda.

Da sinistra, Miliza Rodic, Aurelio Pes, Valeria Patrizia Li Vigni e Giuseppe Veneziano

Presenti questa mattina alla conferenza stampa di presentazione della mostra, oltre all’artista e al curatore, il direttore del Museo Riso, Valeria Patrizia Li Vigni; Miliza Rodic, che ha curato la produzione, e in rappresentanza del sindaco di Palermo, il consigliere comunale Sandro Terrani. “Sono convinto che l’arte non debba creare barriere – spiega Veneziano a Le Vie dei Tesori News – per questo prediligo un linguaggio con più livelli di lettura, da cui però non deve mai mancare il primo, quello più diretto, così anche chi non ha competenze artistiche può leggere qualcosa in ciò che vede”.

“Il mondo di Veneziano – secondo Aurelio Pes, che torna a curare una mostra dell’artista dopo 25 anni da ‘Segnali di fumo’ – è quello di chi ha saputo andare, come Alice, oltre lo specchio per affermare, ebbro di libertà: ‘Che importa mai dove potrà trovarsi il mio corpo? La mia mente seguita a lavorare lo stesso. Anzi più mi trovo a testa in giù più invento cose inusitate’. Arruffando il tempo trascorso, riesce a Veneziano l’impresa memorabile di trasformare ogni singolo evento in un bal masqué, dove figure appaiono e si dissolvono, come in certi quadri del Giorgione, dove liuto canto flauto formano una vera trinità, nella quale la voce, divenuta poesia, è il legame più saldo e veritiero fra il mondo umano e il cosmo, uniti in un accordo di bellezza che è anche l’espressione figurata del loro costituirsi”.

“Il Museo Riso – dichiara Valeria Patrizia Li Vigni – sempre attento ai linguaggi del contemporaneo, presenta un artista siciliano di grande tempra, che ci regala una mostra innovativa dove arte, musica e spettacolo si fondono, per fornire un messaggio inequivocabile che rientra pienamente negli obiettivi del Polo, ovvero di ospitare e promuovere nuovi artisti”.

 

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 20. Lunedì chiuso tranne i festivi. La biglietteria chiude trenta minuti prima.

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