Ibla, dove il teatro è di “casa”

È uno dei più piccoli di Italia, nascosto all’interno di Palazzo Arezzo di Donnafugata. Uno degli oltre 50 luoghi del Ragusano da scoprire insieme al Festival Le Vie dei Tesori nei tre fine settimana di settembre, a partire da venerdi 14. E che vi raccontiamo in anteprima

di Antonella Lombardi

La sorpresa è dietro l’angolo del corso principale di Ragusa Ibla: lasciato alle spalle il gioiello barocco del duomo di San Giorgio si procede ancora immersi in una cornice di palazzi gentilizi, fino al Palazzo Arezzo di Donnafugata che, come uno scrigno, contiene al suo interno una perla, un teatro, tra i quattordici più piccoli d’Italia. Un luogo da scoprire, tra gli oltre 50 che tra Ragusa, Modica e Scicli, potranno essere visitati dal 14 settembre grazie al festival Le Vie dei Tesori che, per la prima volta, sbarca nel Ragusano, una delle zone più affascinanti della Sicilia e set di molte scene del commissario Montalbano.

Entrando nel piccolo teatro di Ibla ci si sente un po’ come Gulliver a Lilliput: sessanta i posti nel parterre, meno di cento in tutto, un palco grande la metà della sala, accesso diretto (e unico, per lungo tempo) dall’interno del palazzo, a suggello di una stravaganza e un divertimento segreto di una nobiltà che, nella patria del melodramma, tra ‘700 e ‘800 era solita realizzare teatri privati nelle proprie dimore.

Oggi l’ingresso è stato ricavato sulla strada laterale, via Pietro Novelli, dove un tempo c’erano i magazzini. Sul pavimento campeggia l’imponente stemma della nobile famiglia Arezzo di Donnafugata, mecenati con il pallino artistico. Tra il nero della pietra pece e le volte di pietra calcarea spiccano i drappi e le sedute di velluto rosso, illuminate a giorno dai lampadari. Alla fine di un corridoio, dove c’è il bar, si intravede un cineproiettore, lasciato lì nel breve arco di tempo in cui questo, come tanti altri teatri italiani, era diventato un “Nuovo cinema paradiso”. Nelle sale adiacenti che ospitano conferenze e convegni una volta si stagionava e teneva in salamoia il caciocavallo e, accanto, si stipava il legname immagazzinato.

Oggi quelle sale sono intitolate alle artefici della rinascita artistica di un gioiello tanto segreto quanto prezioso, un team al femminile composto dalle sorelle Vicky e Costanza Diquattro, coadiuvate dall’amica Clorinda Arezzo che si è aggiunta qualche anno dopo, guida turistica.

È il proprietario del palazzo, Giovanni Scucces Arezzo, avvocato con il pallino da mecenate, a decidere nel 1997 di avviare un lungo restauro per aprire questo luogo. Un’operazione di recupero così illuminata e attenta da far vincere al piccolo teatro di Ragusa, nel 2006, il premio Eurispes dedicato alle “Cento eccellenze italiane”. Qui è stata portata in scena anche una versione “tascabile” de “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, grazie a una collaborazione con Luisa Vinci, direttrice generale dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano, partnership diventata stabile.

“Da tre stagioni – dice Vicky – portiamo avanti insieme all’Accademia del Dramma antico di Siracusa un festival ibleo della tragedia greca intitolato ‘3 Drammi 3’. Ci siamo chieste come unire il tardo barocco alla classicità, e così abbiamo sperimentato un Prometeo incatenato davanti alla cancellata del duomo”. Il risultato? Oltre duemila persone stipate sulla scalinata.

(Foto di Tullio Puglia)

È uno dei più piccoli di Italia, nascosto all’interno di Palazzo Arezzo di Donnafugata. Uno degli oltre 50 luoghi del Ragusano da scoprire insieme al Festival Le Vie dei Tesori nei tre fine settimana di settembre, a partire da venerdi 14. E che vi raccontiamo in anteprima

di Antonella Lombardi

La sorpresa è dietro l’angolo del corso principale di Ragusa Ibla: lasciato alle spalle il gioiello barocco del duomo di San Giorgio si procede ancora immersi in una cornice di palazzi gentilizi, fino al Palazzo Arezzo di Donnafugata che, come uno scrigno, contiene al suo interno una perla, un teatro, tra i quattordici più piccoli d’Italia. Un luogo da scoprire, tra gli oltre 50 che tra Ragusa, Modica e Scicli, potranno essere visitati dal 14 settembre grazie al festival Le Vie dei Tesori che, per la prima volta, sbarca nel Ragusano, una delle zone più affascinanti della Sicilia e set di molte scene del commissario Montalbano.

Entrando nel piccolo teatro di Ibla ci si sente un po’ come Gulliver a Lilliput: sessanta i posti nel parterre, meno di cento in tutto, un palco grande la metà della sala, accesso diretto (e unico, per lungo tempo) dall’interno del palazzo, a suggello di una stravaganza e un divertimento segreto di una nobiltà che, nella patria del melodramma, tra ‘700 e ‘800 era solita realizzare teatri privati nelle proprie dimore.

Oggi l’ingresso è stato ricavato sulla strada laterale, via Pietro Novelli, dove un tempo c’erano i magazzini. Sul pavimento campeggia l’imponente stemma della nobile famiglia Arezzo di Donnafugata, mecenati con il pallino artistico. Tra il nero della pietra pece e le volte di pietra calcarea spiccano i drappi e le sedute di velluto rosso, illuminate a giorno dai lampadari. Alla fine di un corridoio, dove c’è il bar, si intravede un cineproiettore, lasciato lì nel breve arco di tempo in cui questo, come tanti altri teatri italiani, era diventato un “Nuovo cinema paradiso”. Nelle sale adiacenti che ospitano conferenze e convegni una volta si stagionava e teneva in salamoia il caciocavallo e, accanto, si stipava il legname immagazzinato.

Oggi quelle sale sono intitolate alle artefici della rinascita artistica di un gioiello tanto segreto quanto prezioso, un team al femminile composto dalle sorelle Vicky e Costanza Diquattro, coadiuvate dall’amica Clorinda Arezzo che si è aggiunta qualche anno dopo, guida turistica.

È il proprietario del palazzo, Giovanni Scucces Arezzo, avvocato con il pallino da mecenate, a decidere nel 1997 di avviare un lungo restauro per aprire questo luogo. Un’operazione di recupero così illuminata e attenta da far vincere al piccolo teatro di Ragusa, nel 2006, il premio Eurispes dedicato alle “Cento eccellenze italiane”. Qui è stata portata in scena anche una versione “tascabile” de “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, grazie a una collaborazione con Luisa Vinci, direttrice generale dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano, partnership diventata stabile.

“Da tre stagioni – dice Vicky – portiamo avanti insieme all’Accademia del Dramma antico di Siracusa un festival ibleo della tragedia greca intitolato ‘3 Drammi 3’. Ci siamo chieste come unire il tardo barocco alla classicità, e così abbiamo sperimentato un Prometeo incatenato davanti alla cancellata del duomo”. Il risultato? Oltre duemila persone stipate sulla scalinata.

(Foto di Tullio Puglia)

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