I Quattro Pizzi che stregarono gli zar di Russia

La palazzina dei Florio, nella borgata dell’Arenella di Palermo, piacque tanto a Nicola I che volle costruirne una identica vicino alla residenza di Peterhof

di Emanuele Drago*

La smania di prendere a modello le virtù degli altri, è stata sempre un’indole connaturata agli abitanti della città di Palermo, soprattutto in quest’ultimo secolo in cui la mafia e la speculazione edilizia hanno sempre posto in secondo piano la conoscenza e la cura della propria storia. Così, ad esempio, alcune curiosità, se non fossero supportate da un solido lavoro di ricerca storica, potrebbero apparire inverosimili, o soli illusori racconti degli appassionati di storia locale.

Questa necessaria premessa è volta ad evidenziare come, appena un secolo fa, questa strana e problematica città riuscì a fornire modelli architettonici e paesaggistici che conquistarono corti e sovrani provenienti da lande lontane. Infatti, durante il loro viaggio in Sicilia, avvenuto tra il 1846 e 1947, ci fu un luogo che lasciò di stucco i sovrani di Russia. Stiamo parlando di villa Quattro Pizzi, la splendida dimora ubicata nel malandato porticciolo del rione Arenella, vicino alla tonnara e al mulino a vento in cui avveniva la molitura del sommacco, da cui veniva estratto il tannino.

Renella a Peterhof

La villa era stata acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio senior e poi nel 1844 era stata trasformata dall’architetto padovano Carlo Giachery in una graziosa dimora che s’ispirava al gotico inglese. Dunque, la villa dovette così tanto affascinare lo zar Nicola I e zarina Alessandra Fedorovna, a tal punto che quando fecero ritorno a San Pietroburgo decisero di riprodurla nell’isoletta che si scorgeva da Peterhof, la località non distante dalla capitale in cui si trovava la loro reggia. La villetta era una copia quasi perfetta di villa Quattro Pizzi, tant’è che veniva denominata anche casetta italiana o Olivuzza (dal nome della zona in cui erano stati ospitati dalla seconda moglie del Duca di Serradifalco). Sembra anche che, in un primo tempo, alla stessa isoletta (Snamenka) in cui sorgeva la “Renella” fosse stato dato il nome di “isola di Palermo”, anche se oggi si chiama Olga, in onore alla principessina che a causa di una malattia respiratoria era stata la vera involontaria artefice di quello straordinario viaggio, nel del clima mite dell’Italia meridionale.

La Renella di Peterhof in un dipinto

Ma la Renella veniva anche ricordata da Nicola II, lo sfortunato Romanov ucciso con la famiglia dai bolscevichi, come il luogo in cui aveva passato gran parte della propria infanzia. Se è assodato che all’esterno la villa riproducesse le fattezze di villa Quattro Pizzi, non altrettanto semplice è comprendere se ne fossero stati riprodotti anche interni. Invero, molte fonti parlano di una saletta che gli Zar tornati in Russia vollero riprodurre; ma, contrariamente agli esterni, per gli interni non possediamo foto che possano avvalorare questa ipotesi. Anche perché, a partire dal 1928, la Renella venne smontata.

Sarebbe interessante poter scoprire se prima della demolizione la villa possedesse, come per i Quattro Pizzi, quel repertorio fantasioso che sintetizza le suggestioni araldiche della Cappella Palatina, con la colorita tradizione dei creatori di carretti siciliani. Ma la nomea di villa Quattro Pizzi sembra che avesse raggiunto anche il mondo anglosassone, se è vero come è vero che nel 1953 il porticciolo venne utilizzato come set cinematografico di un noto film di cappa e spada. Il titolo del film era “Il principe di Scozia” e il protagonista era il noto attore Errol Flynn, il quale impersonava il patriota James Durie in esilio.

Quadro di Vernet che raffigura il porto di Palermo

In questa sorta di viaggio omerico alla riconquista della corona, tra le tante traversie, proprio all’Arenella l’eroe Errol-James cadde nella trappola che venne ordita dal pirata Mendoza. Per la verità, oggi quella affascinante baia, chiamata nel film “Tortuga”, avrebbe bisogno di una profonda risistemazione; e, a quanto pare, così sembra sia previsto dal piano di recupero dei porticcioli che è stato redatto dell’Autorità portuale di Palermo.

Oggi a Peterhof, al posto della Rinella, c’è un’altra villa. Eppure, non distante da essa, dentro il museo dell’Ermitage, un pregevole quadro del pittore Vernet lega ancora quell’affascinante luogo alla città di Palermo; si tratta della riproduzione del Castello a mare. Insomma, grazie al pittore dei porti, la città di Palermo è ancora vicina ad Olga e all’isola che è a lei dedicata.

*Docente e scrittore

La palazzina dei Florio, nella borgata dell’Arenella di Palermo, piacque tanto a Nicola I che volle costruirne una identica vicino alla residenza di Peterhof

di Emanuele Drago*

La smania di prendere a modello le virtù degli altri, è stata sempre un’indole connaturata agli abitanti della città di Palermo, soprattutto in quest’ultimo secolo in cui la mafia e la speculazione edilizia hanno sempre posto in secondo piano la conoscenza e la cura della propria storia. Così, ad esempio, alcune curiosità, se non fossero supportate da un solido lavoro di ricerca storica, potrebbero apparire inverosimili, o soli illusori racconti degli appassionati di storia locale.

Questa necessaria premessa è volta ad evidenziare come, appena un secolo fa, questa strana e problematica città riuscì a fornire modelli architettonici e paesaggistici che conquistarono corti e sovrani provenienti da lande lontane. Infatti, durante il loro viaggio in Sicilia, avvenuto tra il 1846 e 1947, ci fu un luogo che lasciò di stucco i sovrani di Russia. Stiamo parlando di villa Quattro Pizzi, la splendida dimora ubicata nel malandato porticciolo del rione Arenella, vicino alla tonnara e al mulino a vento in cui avveniva la molitura del sommacco, da cui veniva estratto il tannino.

Renella a Peterhof

La villa era stata acquistata nel 1830 da Vincenzo Florio senior e poi nel 1844 era stata trasformata dall’architetto padovano Carlo Giachery in una graziosa dimora che s’ispirava al gotico inglese. Dunque, la villa dovette così tanto affascinare lo zar Nicola I e zarina Alessandra Fedorovna, a tal punto che quando fecero ritorno a San Pietroburgo decisero di riprodurla nell’isoletta che si scorgeva da Peterhof, la località non distante dalla capitale in cui si trovava la loro reggia. La villetta era una copia quasi perfetta di villa Quattro Pizzi, tant’è che veniva denominata anche casetta italiana o Olivuzza (dal nome della zona in cui erano stati ospitati dalla seconda moglie del Duca di Serradifalco). Sembra anche che, in un primo tempo, alla stessa isoletta (Snamenka) in cui sorgeva la “Renella” fosse stato dato il nome di “isola di Palermo”, anche se oggi si chiama Olga, in onore alla principessina che a causa di una malattia respiratoria era stata la vera involontaria artefice di quello straordinario viaggio, nel del clima mite dell’Italia meridionale.

La Renella di Peterhof in un dipinto

Ma la Renella veniva anche ricordata da Nicola II, lo sfortunato Romanov ucciso con la famiglia dai bolscevichi, come il luogo in cui aveva passato gran parte della propria infanzia. Se è assodato che all’esterno la villa riproducesse le fattezze di villa Quattro Pizzi, non altrettanto semplice è comprendere se ne fossero stati riprodotti anche interni. Invero, molte fonti parlano di una saletta che gli Zar tornati in Russia vollero riprodurre; ma, contrariamente agli esterni, per gli interni non possediamo foto che possano avvalorare questa ipotesi. Anche perché, a partire dal 1928, la Renella venne smontata.

Sarebbe interessante poter scoprire se prima della demolizione la villa possedesse, come per i Quattro Pizzi, quel repertorio fantasioso che sintetizza le suggestioni araldiche della Cappella Palatina, con la colorita tradizione dei creatori di carretti siciliani. Ma la nomea di villa Quattro Pizzi sembra che avesse raggiunto anche il mondo anglosassone, se è vero come è vero che nel 1953 il porticciolo venne utilizzato come set cinematografico di un noto film di cappa e spada. Il titolo del film era “Il principe di Scozia” e il protagonista era il noto attore Errol Flynn, il quale impersonava il patriota James Durie in esilio.

Quadro di Vernet che raffigura il porto di Palermo

In questa sorta di viaggio omerico alla riconquista della corona, tra le tante traversie, proprio all’Arenella l’eroe Errol-James cadde nella trappola che venne ordita dal pirata Mendoza. Per la verità, oggi quella affascinante baia, chiamata nel film “Tortuga”, avrebbe bisogno di una profonda risistemazione; e, a quanto pare, così sembra sia previsto dal piano di recupero dei porticcioli che è stato redatto dell’Autorità portuale di Palermo.

Oggi a Peterhof, al posto della Rinella, c’è un’altra villa. Eppure, non distante da essa, dentro il museo dell’Ermitage, un pregevole quadro del pittore Vernet lega ancora quell’affascinante luogo alla città di Palermo; si tratta della riproduzione del Castello a mare. Insomma, grazie al pittore dei porti, la città di Palermo è ancora vicina ad Olga e all’isola che è a lei dedicata.

*Docente e scrittore

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