Gli ori nascosti del Museo Griffo tornano a brillare

In mostra ad Agrigento i preziosi reperti custoditi nei depositi: dal tesoretto bizantino di Racalmuto, al “dollaro del Medioevo”, fino ad un pregiato anello trovato in un terreno privato e adesso restituito alla collettività

di Giulio Giallombardo

Erano nascosti nel buio dei depositi, adesso sono tornati a risplendere. Brilla l’antica collezione di ori del Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, esposti nella mostra “Fuoripercorso”. Ogni pezzo ha una storia da raccontare: dal tesoretto bizantino di Racalmuto, al “dollaro del Medioevo”, fino ad un prezioso anello appartenuto ad una giovane donna morta troppo presto. Si tratta, dunque, di un percorso espositivo alternativo a quello tradizionale. Un patrimonio avulso e poco conosciuto, ma non per questo meno importante, che fino a ieri era custodito nei depositi del museo e oggi si può riscoprire gratuitamente, tutte le mattine, dalle 9 alle 13, fino 24 marzo.

Apre la mostra, promossa dal Polo museale, con il sostegno di Coopculture, l’elegante diadema ellenistico, decorato da foglie di quercia in lamina d’oro. Si può ammirare insieme alle 204 monete bizantine che compongono il tesoretto scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, tutti databili tra il V e il VII secolo dopo Cristo, ci sono tanti esempi di solidus, una moneta usata in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo. Da quello che potrebbe definirsi “il dollaro del Medioevo”, istituito dall’imperatore Costantino nel IV secolo, discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Ma non solo, sono esposte anche monete di taglio minore, come il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis. Si tratta, dunque, di una collezione molto preziosa: tutte le monete del tesoretto bizantino, messe insieme, corrispondevano al reddito annuo di una trentina di famiglie modeste, oppure a otto giorni di stipendio del prefetto bizantino.

Poi c’è anche un anello in oro massiccio dalla storia particolare. Secondo gli studiosi, era appartenuto ad una ragazza diciassettenne vissuta tra il II e III secolo dopo Cristo, sepolta in un sarcofago litico interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea. Il gioiello, però, fu ritrovato in un terreno privato e solo recentemente è stato donato al museo dalla proprietaria Anna Cutaia Riolo, che ha voluto restituirlo alla collettività.

“Vogliamo ampliare l’offerta del museo, attingendo ai preziosi materiali che normalmente non sono messi in mostra e sono custoditi nei depositi e quindi fruibili solo dagli studiosi”, ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, Giuseppe Parello, direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi e curatore della mostra insieme a Carla Guzzone e Donatella Mangione. “Questa è la prima di una serie di mostre temporanee che nel corso del tempo andremo ad allestire – ha continuato Parello – . Il fatto poi che la mostra sia fruibile gratuitamente, è un piccolo incentivo a visitare anche il resto nel museo, con la sua ricca collezione di reperti”.

In mostra ad Agrigento i preziosi reperti custoditi nei depositi: dal tesoretto bizantino di Racalmuto, al “dollaro del Medioevo”, fino ad un pregiato anello trovato in un terreno privato e adesso restituito alla collettività

di Giulio Giallombardo

Erano nascosti nel buio dei depositi, adesso sono tornati a risplendere. Brilla l’antica collezione di ori del Museo archeologico Pietro Griffo di Agrigento, esposti nella mostra “Fuoripercorso”. Ogni pezzo ha una storia da raccontare: dal tesoretto bizantino di Racalmuto, al “dollaro del Medioevo”, fino ad un prezioso anello appartenuto ad una giovane donna morta troppo presto. Si tratta, dunque, di un percorso espositivo alternativo a quello tradizionale. Un patrimonio avulso e poco conosciuto, ma non per questo meno importante, che fino a ieri era custodito nei depositi del museo e oggi si può riscoprire gratuitamente, tutte le mattine, dalle 9 alle 13, fino 24 marzo.

Apre la mostra, promossa dal Polo museale, con il sostegno di Coopculture, l’elegante diadema ellenistico, decorato da foglie di quercia in lamina d’oro. Si può ammirare insieme alle 204 monete bizantine che compongono il tesoretto scoperto in un vaso in terracotta nel 1939 nel territorio di Racalmuto. Tra i reperti, tutti databili tra il V e il VII secolo dopo Cristo, ci sono tanti esempi di solidus, una moneta usata in tutto il Mediterraneo fino all’XI secolo. Da quello che potrebbe definirsi “il dollaro del Medioevo”, istituito dall’imperatore Costantino nel IV secolo, discendono sia i sistemi monetali del mondo germanico occidentale che quelli dell’Oriente islamico. Ma non solo, sono esposte anche monete di taglio minore, come il semissis (metà del solidus), il tremissis (un terzo del solidus) e un rarissimo semi-tremissis. Si tratta, dunque, di una collezione molto preziosa: tutte le monete del tesoretto bizantino, messe insieme, corrispondevano al reddito annuo di una trentina di famiglie modeste, oppure a otto giorni di stipendio del prefetto bizantino.

Poi c’è anche un anello in oro massiccio dalla storia particolare. Secondo gli studiosi, era appartenuto ad una ragazza diciassettenne vissuta tra il II e III secolo dopo Cristo, sepolta in un sarcofago litico interrato nella necropoli romana fuori Porta Aurea. Il gioiello, però, fu ritrovato in un terreno privato e solo recentemente è stato donato al museo dalla proprietaria Anna Cutaia Riolo, che ha voluto restituirlo alla collettività.

“Vogliamo ampliare l’offerta del museo, attingendo ai preziosi materiali che normalmente non sono messi in mostra e sono custoditi nei depositi e quindi fruibili solo dagli studiosi”, ha spiegato a Le Vie dei Tesori News, Giuseppe Parello, direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi e curatore della mostra insieme a Carla Guzzone e Donatella Mangione. “Questa è la prima di una serie di mostre temporanee che nel corso del tempo andremo ad allestire – ha continuato Parello – . Il fatto poi che la mostra sia fruibile gratuitamente, è un piccolo incentivo a visitare anche il resto nel museo, con la sua ricca collezione di reperti”.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend