Lo scrigno nascosto dei beni culturali siciliani

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

Il Centro regionale per l’inventario e la catalogazione custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che insieme costituiscono la memoria storica dell’Isola

di Giulio Giallombardo

È la memoria storica dei beni culturali siciliani. Custodisce un patrimonio di fotografie, filmati, registrazioni sonore, libri e documenti che, messi insieme come tanti tasselli di un unico mosaico, evocano la complessa e stratificata identità della Sicilia. Parliamo del Cricd, acronimo di Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione grafica, cartografica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva della Regione Siciliana. Un nome lungo e articolato, come i tanti gioielli che custodisce al suo interno.

Tecnicamente è un organo scientifico alle dipendenze dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e si occupa di studio, di ricerca e di organizzazione in materia di catalogazione e documentazione dei beni. È un organismo strumentale dotato di autonomia organizzativa e finanziaria, rappresentando sostanzialmente l’omologo dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione dello Stato.

Il Cricd, che si divide tra la sede dell’Albergo delle Povere, a Palermo, e quella di via Garzilli, ha il compito di coordinare le operazioni di catalogazione che vengono svolte nella Regione dagli istituti periferici che dipendono dal Dipartimento, cioè le soprintendenze, i musei e i poli museali. Custodisce tutti i vincoli apposti al patrimonio culturale siciliano ed è dotato di una serie di unità operative e servizi relativi alla fototeca regionale siciliana, la filmoteca, la nastroteca ed una biblioteca specializzata in catalogazione dei beni culturali.

Al suo interno si trovano centinaia di foto storiche, come i fondi Sommer, Arezzo Di Trifiletti, Bronzetti e Rutelli, per quanto riguarda la fotografia storica della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento. Molto ricco anche il patrimonio di documentazione filmica, come gli archivi dei fondi Ugo Saitta e Vittorio De Seta, o della Panaria Film, pionieristica esperienza cinematografica avviata dal principe Francesco Alliata negli anni ’50. Recentemente, – come vi abbiamo già raccontato – l’archivio si è arricchito anche del materiale audiovisivo del giornalista Mauro Rostagno, donato dalla sorella.

Preziosa anche la nastroteca che conserva importanti documenti sonori, come quelli dei concerti del Brass Group di Palermo, dagli anni ’70 ai ’90, o ancora, bobine in cui sono registrati canti popolari acquisiti dal Folkstudio.

Capitolo a parte, infine, la collaborazione del Cricd con il festival Le Vie dei Tesori nell’ultimo biennio. “Abbiamo documentato le attività di promozione svolte dal festival, in ambito palermitano – spiega il direttore del Cricd, Caterina Greco – seguendo le diverse aperture dei monumenti e raccogliendo del materiale documentario che adesso fa parte dei nostri archivi. Condividiamo lo spirito di raccordo costante tra il settore pubblico e il privato per valorizzare e far conoscere il patrimonio, compito che non può essere delegato solo alla pubblica amministrazione”.

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