Cosa non perdere di Manifesta

Mostre, performance, installazioni per la Biennale internazionale di arte contemporanea che fino al prossimo 4 novembre riempirà i luoghi di Palermo. Ecco la top ten della manifestazione. Una guida a quel che non bisogna perdere.

di Paola Nicita

1- Masbedo
Videomobile, Palazzo Costantino
Protocol no. 90/6 Archivio di Stato, Cortile della Gancia

I Masbedo, duo di videoartisti formato da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, hanno realizzato i loro lavori espressamente per questa edizione di Manifesta12: Protocol no.90/6 è in uno dei luoghi più suggestivi dell’itinerario, un’installazione con un grande videowall tra faldoni secolari, che racconta un storia sul regista Vittorio de Seta, rintracciata tra i documenti dell’archivio. Il Videomobile è un camion posteggiato nell’atrio di Palazzo Costantino, che si muoverà tra vari luoghi della città, offrendo i suoi film al pubblico, girati a Palermo con personaggi e storie della città, per arrivare a tutti.

2- Soundwalk Collective
La Sindrome di Ulisse
Ex Oratorio di Santa Maria del Sabato

Chiudete gli occhi e ascoltate: questi sono i suoni, i rumori, forse le musiche che hanno accompagnato Ulisse lungo le sue lunghe peregrinazioni. I Soundwalk Colettive hanno ricreato un panorama sonoro del Mediterraneo, seguendo la rotta di Ulisse con una barca, alla quale hanno applicato antenne, scanner e registratori. Nell’oratorio vedrete installati degli speaker e potete sedervi sulle antiche panche lignee, circondati da luce blu: il viaggio è iniziato, lasciatevi trasportare dalle onde sonore.

3- Lia Pasqualino Noto
Prego, si accomodi- Casa privata e studio, via Dante

Una visita alla casa-studio di Lia Pasqualino Noto, pittrice palermitana del Gruppo dei Quattro, è un viaggio nella storia, dell’arte ma anche della città; l’emozione di entrare, vent’anni dopo la chiusura, a casa della pittrice, nelle stanze di via Dante, e scoprire quanto siano realmente contemporanee le sue pitture è immediata. L’idea è di un percorso domestico dove, insieme a pitture su tela e legno, ceramiche e disegni della Pasqualino- molti i ritratti- si possano scoprire anche opere di artisti ospiti. Visite solo su prenotazione, liapasqualinonoto@mail.com

4-Ignazio Moncada
Attraverso Palermo
Palazzo Branciforte, Palermo; Villa Trabia, Villa Cattolica, Bagheria
Museo di Castelbuono; ex Convento del Carmine, Marsala

Un percorso che metta in relazione una serie di opere di Ignazio Moncada, diffuse sul territorio siciliano: si parte da Palermo, per ammirare il grande affresco sul soffitto della Biblioteca di Palazzo Branciforte, si prosegue a Bagheria: a Villa Trabia, casa della famiglia Moncada, si può ammirare la Stanza dell’Irrequieto, interamente realizzata in ceramica; a Villa Cattolica è esposto “Le rappresentazioni”, al Museo Civico di Castelbuono è entrata in collezione l’opera “La maga Circe”; all’ex Convento del Carmine a Marsala invece è visibile “Attraverso il colore”, un’antologica dedicata a Moncada, curata da Sergio Troisi.

5- AES+F
Mare Mediterraneum
Teatro Massimo, Sala Pompeiana
Il tema è centrale, mediatico, oggetto di quotidiane riflessioni e notizie incessanti, e perciò complesso, perché sovraesposto. Il gruppo di artisti russi AES+F (Tatiana Armazosova, Lev Evzovich, Evgeny Svyatsky, Vladimir Fridkes) sceglie una strada differente rispetto a quelle finora percorse, e decide di realizzare un’installazione formata da nove statuine di porcellana di Capodimonte, allestite a raggiera intorno a un video che mostra un mare che, in loop, si placa e torna in tempesta. Le statuine, oggetto borghese ben raccontato in Utz di Chatwin, raffigura un compendio di gesti politically uncorrect: giovani biondi abbracciati a ragazze di colore seminude, abbigliati con vestiti alla moda, surfiste dalla pelle di latte, coppie di ragazzi sul materassino di salvataggio. Un nuovo presepe dell’anticolonialismo e della libertà che passa dal salotto, con il rumore del mare.

6- Forensic Oceanography
Liquid Violence – Palazzo Forcella de Seta

La trasformazione del Mar Mediterraneo in una zona militarizzata e di confine traccia un’anatomia del controllo e della violenza, che Forensic Oceanography – duo fondato nel 2011 da Charles Heller e Lorenzo Pezzani- racconta con una videoinstallazione espressamente realizzata per questa esposizione attraverso tre casi reali accaduti negli ultimi anni. Liquid Traces racconta la rotta di una nave abbandonata in mare durante gli interventi militari della Nato in Libia; Death by Rescue ricostruisce gli effetti derivanti delle decisioni dell’Italia e dell’Unione Europea di limitare i soccorsi in mare; Mare Clausum indaga la duplice strategia di chiusura del mare attualmente adottata dal governo italiano, che criminalizza le attività delle Ong e sostiene le azioni delle autorità libiche atte a prevenire le partenze dei migranti.

7- Massimo Bartolini
Caudu e fridu
Palazzo Oneto, via Bandiera

L’ opera site specific pensata per gli spazi privati di Palazzo Oneto, che riapre al pubblico in questa occasione dopo un importante restauro, è concepita in relazione con la storia della città. Il caldo e il freddo che danno il titolo all’opera di Bartolini, una sorta di doppia installazione comunicante, curata da Claudia Gioia per la Fondazione Volume! di Roma, sono estratti da un graffito ritrovato sulle pareti delle celle di Palazzo Chiaramonte Steri, un tempo sede del tribunale dell’Inquisizione. Caldo e freddo delle febbri dei condannati a morte, tracciati ora sul muro in neon rosso; nella stanza contigua, il volume della stanza sormontata da un grande affresco è ridisegnata con delle luminarie spente e affastellate, silenzioso ricamo di grande respiro.

8- Eugeny Antufiev
Quando l’arte diventa parte del paesaggio
Museo archeologico Salinas

Come possiamo riconoscere l’opera dell’artista, e qual è il suo arco cronologico di riferimento, quali gli elementi che ci permettono di identificarlo? Eugeny Antufiev, nel progetto curato da Giusi Diana, propone una sorta di caccia al tesoro con tanto di mappa che viene fornita all’ingresso del museo, tra le sale del Salinas, le teche, nelle stanze con le sculture, e sin dall’atrio all’aperto che accoglie il pubblico rivolge queste domande al visitatore. Così le sculture in legno, di antiche divinità inesistenti, le maschere, le terracotte, si mimetizzano con le opere della collezione, costringendoci, tra l’altro, a osservare bene anche opere conosciute.

9- Per Barclay
Cavallerizza di Palazzo Mazzarino

Le colonne di marmo bianco della cavallerizza di Palazzo Mazzarino, gioiello di architettura e bellezza nel cuore della città, si rispecchiano in una superficie nera, una pavimentazione d’olio esausto che l’artista norvegese Per Barclay racchiude in una vasca che copre quasi per intero la superficie di circa duecento metri quadrati. Dopo aver realizzato pavimentazioni in latte per gli oratori serpottiani dagli stucchi bianchi, Barclay, con la cura di Agata Polizzi, crea un sistema di visione che permette al pubblico una visione ravvicinata e coinvolgente della superficie nerissima e lucente, sulla quale si specchiano le quattordici colonne che sostengono le volte a crociera, capovolgendo la visione.

10-Alterazioni Video
Incompiuto Siciliano
Ex chiesa di San Mattia ai Crociferi

Da molti anni Alterazioni Video lavora intorno al tema dell’ incompiuto come emblema, visibile, delle storture sociali e politiche che accadono dietro le quinte: l’Incompiuto Siciliano, che ha un suo manifesto ed è stato oggetto di mostre, commenti e riflessioni – anche di Paul Virilio – è, in tal senso, emblema massimo della denuncia che passa attraverso la visione. Così, nei video in mostra, si susseguono piscine olimpioniche abbandonate, campi di cricket e ippodromi mai terminati a Giarre, palazzoni in cemento dai pilastri irti di tondini di ferro, mostri architettonici mai finiti, per l’appunto, che divengono monumenti al degrado e memoria del presente. Al Centro internazionale di Fotografia alla Zisa è allestita la mostra fotografica “Incompiuto: nascita di uno stile”:

Mostre, performance, installazioni per la Biennale internazionale di arte contemporanea che fino al prossimo 4 novembre riempirà i luoghi di Palermo. Ecco la top ten della manifestazione. Una guida a quel che non bisogna perdere.

di Paola Nicita

1- Masbedo
Videomobile, Palazzo Costantino
Protocol no. 90/6 Archivio di Stato, Cortile della Gancia

I Masbedo, duo di videoartisti formato da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, hanno realizzato i loro lavori espressamente per questa edizione di Manifesta12: Protocol no.90/6 è in uno dei luoghi più suggestivi dell’itinerario, un’installazione con un grande videowall tra faldoni secolari, che racconta un storia sul regista Vittorio de Seta, rintracciata tra i documenti dell’archivio. Il Videomobile è un camion posteggiato nell’atrio di Palazzo Costantino, che si muoverà tra vari luoghi della città, offrendo i suoi film al pubblico, girati a Palermo con personaggi e storie della città, per arrivare a tutti.

2- Soundwalk Collective
La Sindrome di Ulisse
Ex Oratorio di Santa Maria del Sabato

Chiudete gli occhi e ascoltate: questi sono i suoni, i rumori, forse le musiche che hanno accompagnato Ulisse lungo le sue lunghe peregrinazioni. I Soundwalk Colettive hanno ricreato un panorama sonoro del Mediterraneo, seguendo la rotta di Ulisse con una barca, alla quale hanno applicato antenne, scanner e registratori. Nell’oratorio vedrete installati degli speaker e potete sedervi sulle antiche panche lignee, circondati da luce blu: il viaggio è iniziato, lasciatevi trasportare dalle onde sonore.

3- Lia Pasqualino Noto
Prego, si accomodi- Casa privata e studio, via Dante

Una visita alla casa-studio di Lia Pasqualino Noto, pittrice palermitana del Gruppo dei Quattro, è un viaggio nella storia, dell’arte ma anche della città; l’emozione di entrare, vent’anni dopo la chiusura, a casa della pittrice, nelle stanze di via Dante, e scoprire quanto siano realmente contemporanee le sue pitture è immediata. L’idea è di un percorso domestico dove, insieme a pitture su tela e legno, ceramiche e disegni della Pasqualino- molti i ritratti- si possano scoprire anche opere di artisti ospiti. Visite solo su prenotazione, liapasqualinonoto@mail.com

4-Ignazio Moncada
Attraverso Palermo
Palazzo Branciforte, Palermo; Villa Trabia, Villa Cattolica, Bagheria
Museo di Castelbuono; ex Convento del Carmine, Marsala

Un percorso che metta in relazione una serie di opere di Ignazio Moncada, diffuse sul territorio siciliano: si parte da Palermo, per ammirare il grande affresco sul soffitto della Biblioteca di Palazzo Branciforte, si prosegue a Bagheria: a Villa Trabia, casa della famiglia Moncada, si può ammirare la Stanza dell’Irrequieto, interamente realizzata in ceramica; a Villa Cattolica è esposto “Le rappresentazioni”, al Museo Civico di Castelbuono è entrata in collezione l’opera “La maga Circe”; all’ex Convento del Carmine a Marsala invece è visibile “Attraverso il colore”, un’antologica dedicata a Moncada, curata da Sergio Troisi.

5- AES+F
Mare Mediterraneum
Teatro Massimo, Sala Pompeiana
Il tema è centrale, mediatico, oggetto di quotidiane riflessioni e notizie incessanti, e perciò complesso, perché sovraesposto. Il gruppo di artisti russi AES+F (Tatiana Armazosova, Lev Evzovich, Evgeny Svyatsky, Vladimir Fridkes) sceglie una strada differente rispetto a quelle finora percorse, e decide di realizzare un’installazione formata da nove statuine di porcellana di Capodimonte, allestite a raggiera intorno a un video che mostra un mare che, in loop, si placa e torna in tempesta. Le statuine, oggetto borghese ben raccontato in Utz di Chatwin, raffigura un compendio di gesti politically uncorrect: giovani biondi abbracciati a ragazze di colore seminude, abbigliati con vestiti alla moda, surfiste dalla pelle di latte, coppie di ragazzi sul materassino di salvataggio. Un nuovo presepe dell’anticolonialismo e della libertà che passa dal salotto, con il rumore del mare.

6- Forensic Oceanography
Liquid Violence – Palazzo Forcella de Seta

La trasformazione del Mar Mediterraneo in una zona militarizzata e di confine traccia un’anatomia del controllo e della violenza, che Forensic Oceanography – duo fondato nel 2011 da Charles Heller e Lorenzo Pezzani- racconta con una videoinstallazione espressamente realizzata per questa esposizione attraverso tre casi reali accaduti negli ultimi anni. Liquid Traces racconta la rotta di una nave abbandonata in mare durante gli interventi militari della Nato in Libia; Death by Rescue ricostruisce gli effetti derivanti delle decisioni dell’Italia e dell’Unione Europea di limitare i soccorsi in mare; Mare Clausum indaga la duplice strategia di chiusura del mare attualmente adottata dal governo italiano, che criminalizza le attività delle Ong e sostiene le azioni delle autorità libiche atte a prevenire le partenze dei migranti.

7- Massimo Bartolini
Caudu e fridu
Palazzo Oneto, via Bandiera

L’ opera site specific pensata per gli spazi privati di Palazzo Oneto, che riapre al pubblico in questa occasione dopo un importante restauro, è concepita in relazione con la storia della città. Il caldo e il freddo che danno il titolo all’opera di Bartolini, una sorta di doppia installazione comunicante, curata da Claudia Gioia per la Fondazione Volume! di Roma, sono estratti da un graffito ritrovato sulle pareti delle celle di Palazzo Chiaramonte Steri, un tempo sede del tribunale dell’Inquisizione. Caldo e freddo delle febbri dei condannati a morte, tracciati ora sul muro in neon rosso; nella stanza contigua, il volume della stanza sormontata da un grande affresco è ridisegnata con delle luminarie spente e affastellate, silenzioso ricamo di grande respiro.

8- Eugeny Antufiev
Quando l’arte diventa parte del paesaggio
Museo archeologico Salinas

Come possiamo riconoscere l’opera dell’artista, e qual è il suo arco cronologico di riferimento, quali gli elementi che ci permettono di identificarlo? Eugeny Antufiev, nel progetto curato da Giusi Diana, propone una sorta di caccia al tesoro con tanto di mappa che viene fornita all’ingresso del museo, tra le sale del Salinas, le teche, nelle stanze con le sculture, e sin dall’atrio all’aperto che accoglie il pubblico rivolge queste domande al visitatore. Così le sculture in legno, di antiche divinità inesistenti, le maschere, le terracotte, si mimetizzano con le opere della collezione, costringendoci, tra l’altro, a osservare bene anche opere conosciute.

9- Per Barclay
Cavallerizza di Palazzo Mazzarino

Le colonne di marmo bianco della cavallerizza di Palazzo Mazzarino, gioiello di architettura e bellezza nel cuore della città, si rispecchiano in una superficie nera, una pavimentazione d’olio esausto che l’artista norvegese Per Barclay racchiude in una vasca che copre quasi per intero la superficie di circa duecento metri quadrati. Dopo aver realizzato pavimentazioni in latte per gli oratori serpottiani dagli stucchi bianchi, Barclay, con la cura di Agata Polizzi, crea un sistema di visione che permette al pubblico una visione ravvicinata e coinvolgente della superficie nerissima e lucente, sulla quale si specchiano le quattordici colonne che sostengono le volte a crociera, capovolgendo la visione.

10-Alterazioni Video
Incompiuto Siciliano
Ex chiesa di San Mattia ai Crociferi

Da molti anni Alterazioni Video lavora intorno al tema dell’ incompiuto come emblema, visibile, delle storture sociali e politiche che accadono dietro le quinte: l’Incompiuto Siciliano, che ha un suo manifesto ed è stato oggetto di mostre, commenti e riflessioni – anche di Paul Virilio – è, in tal senso, emblema massimo della denuncia che passa attraverso la visione. Così, nei video in mostra, si susseguono piscine olimpioniche abbandonate, campi di cricket e ippodromi mai terminati a Giarre, palazzoni in cemento dai pilastri irti di tondini di ferro, mostri architettonici mai finiti, per l’appunto, che divengono monumenti al degrado e memoria del presente. Al Centro internazionale di Fotografia alla Zisa è allestita la mostra fotografica “Incompiuto: nascita di uno stile”:

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