Rinasce Villino Favaloro, sarà museo della fotografia

Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio liberty palermitano progettato da Giovan Battista Filippo Basile è finalmente pronto a partire

di Marco Russo

Se ne parla da tempo, ma questa volta il conto alla rovescia è iniziato davvero. Tra 18 mesi il Villino Favaloro, gioiello del liberty palermitano, diventerà il primo museo regionale della fotografia. Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio progettato da Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto tra il 1913 e il 1914, è finalmente pronto a partire. Dopo la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, avvenuta a opera dei funzionari dell’assessorato regionale dei Beni culturali, il cantiere sarà inaugurato nelle prossime settimane alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci. Il progetto, finanziato con 1,7 milioni di euro del Pon “Cultura e sviluppo”, prevede lavori che dureranno 18 mesi, per cui l’apertura al pubblico è prevista entro la fine dell’anno prossimo.

Villino Favaloro

“Siamo finalmente riusciti a dare il via al restauro di uno dei gioielli del patrimonio artistico, culturale e architettonico della nostra Regione – afferma il governatore Musumeci – . In questo modo rendiamo fruibile ai cittadini, e a chi visita la nostra Isola, un edifico storico di enorme pregio, oltre a esporre le attrezzature e il materiale fotografico attualmente conservati nel Centro regionale per il catalogo. L’impegno costante del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e della responsabile del Centro del catalogo Caterina Greco servirà a realizzare con puntualità un obiettivo culturale di grande prestigio”.

Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule Liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Torretta del Villino Favaloro

Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia – fanno sapere dalla Regione – è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca, diapositive provenienti dai Fondi (Bronzetti, Di Dio, Seffer, Arezzo di Trifiletti) che comprendono fotografie di autori di rilievo quali i fratelli Alinari, Brogi, Incorpora, Intergugliemi, Cappellani. Previste anche due piccole camere oscure per la proiezione di brevi filmati e cortometraggi del Novecento scelti dalla Filmoteca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio liberty palermitano progettato da Giovan Battista Filippo Basile è finalmente pronto a partire

di Marco Russo

Se ne parla da tempo, ma questa volta il conto alla rovescia è iniziato davvero. Tra 18 mesi il Villino Favaloro, gioiello del liberty palermitano, diventerà il primo museo regionale della fotografia. Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio progettato da Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto tra il 1913 e il 1914, è finalmente pronto a partire. Dopo la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, avvenuta a opera dei funzionari dell’assessorato regionale dei Beni culturali, il cantiere sarà inaugurato nelle prossime settimane alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci. Il progetto, finanziato con 1,7 milioni di euro del Pon “Cultura e sviluppo”, prevede lavori che dureranno 18 mesi, per cui l’apertura al pubblico è prevista entro la fine dell’anno prossimo.

Villino Favaloro

“Siamo finalmente riusciti a dare il via al restauro di uno dei gioielli del patrimonio artistico, culturale e architettonico della nostra Regione – afferma il governatore Musumeci – . In questo modo rendiamo fruibile ai cittadini, e a chi visita la nostra Isola, un edifico storico di enorme pregio, oltre a esporre le attrezzature e il materiale fotografico attualmente conservati nel Centro regionale per il catalogo. L’impegno costante del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e della responsabile del Centro del catalogo Caterina Greco servirà a realizzare con puntualità un obiettivo culturale di grande prestigio”.

Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule Liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Torretta del Villino Favaloro

Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia – fanno sapere dalla Regione – è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca, diapositive provenienti dai Fondi (Bronzetti, Di Dio, Seffer, Arezzo di Trifiletti) che comprendono fotografie di autori di rilievo quali i fratelli Alinari, Brogi, Incorpora, Intergugliemi, Cappellani. Previste anche due piccole camere oscure per la proiezione di brevi filmati e cortometraggi del Novecento scelti dalla Filmoteca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

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Parte da Palermo un appello all’Europa per i migranti

Il documento sarà presentato nel corso di un congresso, arricchito da tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati a diritti e uguaglianza tra i popoli

di Giulio Giallombardo

È la ferita aperta del nuovo millennio. Un esodo infinito dal Sud del mondo verso la speranza di una vita diversa. Interi popoli che fuggono dalle loro case, senza avere la certezza di trovarne di nuove, per poi accorgersi che, chi dovrebbe accoglierli, non sempre è pronto ad aprire le braccia. Palermo si conferma città sensibile a un tema quanto mai attuale, con un grande convegno nazionale: “Migrare: diritti fondamentali e dignità della persona”, che da oggi e fino a mercoledì 22 maggio, in diverse sedi dell’Università degli Studi, vedrà alternarsi dibattiti, tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati al tema dei diritti e dell’uguaglianza dei migranti. La tre giorni, organizzata dall’ateneo palermitano, si concluderà con la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, che verrà illustrato nella Sala delle Capriate dello Steri alle 19, alla presenza, tra gli altri, del rettore Fabrizio Micari, l’Arcivescovo di Palermo, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, dell’assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone e dell’assessore alle Culture del Comune di Palermo, Adham Darawsha.

Finestra dello Steri

Oggi le prime sessioni del convegno nella Sala delle Capriate e nell’aula magna della Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali. Si discute di diritti umani e politiche migratorie, minori stranieri non accompagnati e sfruttamento dei migranti. Questa sera, alle 21, spazio alla mostra fotografica dal titolo “Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia”, in collaborazione con la Fondazione Buttitta. Alle 21.30 nella Sala delle Capriate, invece, si svolge una performance teatrale dal titolo “E l’Europa disumanizzò se stessa” di Giulia de Spuches. Domani si prosegue nell’aula magna della Scuola Politecnica e in quella di Scienze umane e del Patrimonio culturale con sessioni dedicate a clima, ambiente, mobilità, memoria e identità. Alle 21.30 la Sala delle Capriate ospita, invece, la proiezione del documentario “Bring the sun home” di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, in collaborazione con il Sole Luna Doc Film Festival.

Per finire, mercoledì, nell’aula “Maurizio Ascoli” del Policlinico si parla di vulnerabilità e salute globale, con una tavola rotonda dedicata ai bisogni di salute dei migranti e alle risposte della Regione Siciliana. I lavori proseguono allo Steri alle 18,30 con la lectio di Moni Ovadia sul tema “Migrazioni creatrici di umanità”, che precederà la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, un documento elaborato dai docenti dell’università di Palermo e lanciato ai colleghi degli altri atenei europei, affinché si costituisca una rete di relazione e di buone pratiche sui aspetti principali che coinvolgono il tema della migrazione.

Migranti a Lampedusa

“Non è un caso che quest’appello parta da Palermo – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Mari D’Agostino, ordinario di linguistica italiana all’Università di Palermo e direttrice di Itastra, la Scuola di lingua italiana per stranieri – una città che in questi anni sta cambiando volto, mostrando quello più accogliente e inclusivo. Con questo convegno ci si interroga sulla nostra capacità di rispondere e di contrastare linguaggi e politiche che oggi sembrano fare precipitare l’Europa verso modelli che abbiamo già conosciuto in passato. Per questo è necessario costituire un fronte comune che guardi agli studenti e alla loro crescita, ma soprattutto a tutta l’Europa, perché è su questi temi che si giocherà il futuro del Vecchio Continente”.

Il documento sarà presentato nel corso di un congresso, arricchito da tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati a diritti e uguaglianza tra i popoli

di Giulio Giallombardo

È la ferita aperta del nuovo millennio. Un esodo infinito dal Sud del mondo verso la speranza di una vita diversa. Interi popoli che fuggono dalle loro case, senza avere la certezza di trovarne di nuove, per poi accorgersi che, chi dovrebbe accoglierli, non sempre è pronto ad aprire le braccia. Palermo si conferma città sensibile a un tema quanto mai attuale, con un grande convegno nazionale: “Migrare: diritti fondamentali e dignità della persona”, che da oggi e fino a mercoledì 22 maggio, in diverse sedi dell’Università degli Studi, vedrà alternarsi dibattiti, tavole rotonde, mostre, spettacoli e documentari dedicati al tema dei diritti e dell’uguaglianza dei migranti. La tre giorni, organizzata dall’ateneo palermitano, si concluderà con la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, che verrà illustrato nella Sala delle Capriate dello Steri alle 19, alla presenza, tra gli altri, del rettore Fabrizio Micari, l’Arcivescovo di Palermo, dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, dell’assessore regionale alla Famiglia, Antonio Scavone e dell’assessore alle Culture del Comune di Palermo, Adham Darawsha.

Finestra dello Steri

Oggi le prime sessioni del convegno nella Sala delle Capriate e nell’aula magna della Scuola delle Scienze giuridiche ed economico-sociali. Si discute di diritti umani e politiche migratorie, minori stranieri non accompagnati e sfruttamento dei migranti. Questa sera, alle 21, spazio alla mostra fotografica dal titolo “Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia”, in collaborazione con la Fondazione Buttitta. Alle 21.30 nella Sala delle Capriate, invece, si svolge una performance teatrale dal titolo “E l’Europa disumanizzò se stessa” di Giulia de Spuches. Domani si prosegue nell’aula magna della Scuola Politecnica e in quella di Scienze umane e del Patrimonio culturale con sessioni dedicate a clima, ambiente, mobilità, memoria e identità. Alle 21.30 la Sala delle Capriate ospita, invece, la proiezione del documentario “Bring the sun home” di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini, in collaborazione con il Sole Luna Doc Film Festival.

Per finire, mercoledì, nell’aula “Maurizio Ascoli” del Policlinico si parla di vulnerabilità e salute globale, con una tavola rotonda dedicata ai bisogni di salute dei migranti e alle risposte della Regione Siciliana. I lavori proseguono allo Steri alle 18,30 con la lectio di Moni Ovadia sul tema “Migrazioni creatrici di umanità”, che precederà la presentazione dell’Appello all’Europa della Conoscenza, un documento elaborato dai docenti dell’università di Palermo e lanciato ai colleghi degli altri atenei europei, affinché si costituisca una rete di relazione e di buone pratiche sui aspetti principali che coinvolgono il tema della migrazione.

Migranti a Lampedusa

“Non è un caso che quest’appello parta da Palermo – ha detto a Le Vie dei Tesori News, Mari D’Agostino, ordinario di linguistica italiana all’Università di Palermo e direttrice di Itastra, la Scuola di lingua italiana per stranieri – una città che in questi anni sta cambiando volto, mostrando quello più accogliente e inclusivo. Con questo convegno ci si interroga sulla nostra capacità di rispondere e di contrastare linguaggi e politiche che oggi sembrano fare precipitare l’Europa verso modelli che abbiamo già conosciuto in passato. Per questo è necessario costituire un fronte comune che guardi agli studenti e alla loro crescita, ma soprattutto a tutta l’Europa, perché è su questi temi che si giocherà il futuro del Vecchio Continente”.

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Lisca Bianca naviga sull’onda del turismo solidale

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

Tornano i progetti sociali dell’associazione che ha ereditato la storica imbarcazione. Previste passeggiate in mare, campus didattici, aperitivi e concerti

di Giulio Giallombardo

Ha solcato gli oceani di tutto il mondo, diventando simbolo della più audace e romantica impresa marinara siciliana. Probabilmente Sergio e Licia Albeggiani, quando tra il 1984 e il 1987 realizzarono il loro sogno facendo il giro del mondo sull’amata Lisca Bianca, non sapevano che quella barca costruita a Porticello sarebbe stata per sempre avvolta da un’aura mitica. Oggi, dopo trent’anni d’abbandono, lo storico Carol Ketch di 11 metri realizzato dall’artigiano Carlo Treviso, tra il 1979 e il 1981, è diventato un vero e proprio monumento della città di Palermo.

Sergio Albeggiani durante il primo giro del mondo

Dopo la morte di Sergio Albeggiani, colpito da un malore a Las Palmas, dove si trovava con la moglie per il secondo viaggio intorno al mondo sulla Lisca Bianca, l’imbarcazione è stata abbandonata per molti anni, rischiando addirittura la demolizione. Nel 2014 è stata, quindi, ceduta dalla famiglia all’omonima associazione, con l’impegno, una volta ristrutturata, di destinarla ad attività sociali e di promozione della cultura marinara. Così ha inizio la rinascita di Lisca Bianca, oggi esempio di turismo solidale, ormeggiata alla Cala e “adottata” dagli studenti dell’istituto nautico “Gioeni Trabia” di Palermo, all’interno della 25esima edizione di “Panormus. La scuola adotta la città”.

L’associazione Lisca Bianca si prepara alla nuova stagione di attività, portando avanti i progetti di inclusione e inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati, gli stessi che hanno contributo al restauro della storica imbarcazione. A partecipare alla rinascita dell’imbarcazione sono stati infatti i ragazzi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo e quelli della comunità di Sant’Onofrio, dedicata al recupero dei tossicodipendenti. I promotori da cui ha avuto origine il progetto sono stati l’Istituto Don Calabria e l’associazione Apriti Cuore onlus, che da anni si occupano di gestione di luoghi, comunità e iniziative in questo settore.

Lisca Bianca durante il varo del 1981

Così, con un aperitivo preparato dai ragazzi di Cottiinfragranza, laboratorio di prodotti da forno nato all’interno del Malaspina di Palermo, l’associazione festeggia, oggi alle 19 alla Cala, l’inizio della nuova stagione che, tra passeggiate in mare e campus didattici, si concluderà a fine settembre. Il calendario è ancora da definire, ma si partirà con un progetto già sperimentato lo scorso anno che coinvolge i piccoli pazienti del reparto di oncologia dell’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Accompagnati da un tutor, vivranno l’esperienza di navigazione in barca a vela, che ha aspetti anche terapeutici. Con l’associazione di educazione ambientale “Palma Nana”, a luglio, previsti due mini-charter per ragazzi dagli 11 ai 14 e dai 14 ai 17 anni alla volta della riserva dello Zingaro, accompagnati da un biologo marino. E ancora, spazio, a due tipi di escursioni solidali: di mattina a Capo Zafferano o Mondello, e al pomeriggio, nelle ore del tramonto, verso la costa nord, in direzione Monte Pellegrino, con una sosta per fare un tuffo in mare e sorseggiare un aperitivo. Quest’anno, inoltre, saranno previste anche escursioni più lunghe, dai due ai quattro giorni, per vivere l’esperienza del pernottamento in barca. Una delle mete sarà Ustica. Infine, torneranno i concerti a bordo e altri appuntamenti legati ad eventi astronomici, come la notte di San Lorenzo, o a ricorrenze come il Festino di Santa Rosalia.

Lisca Bianca durante gli anni dell’abbandono – foto Filippo Mancuso

“Noi crediamo nel mare non solo come terapia, ma come strumento di coesione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, lo skipper Marco Mancini, che fa parte dell’equipaggio e dell’associazione Lisca Bianca. “Le attività di turismo solidale che portiamo avanti – prosegue – entrano in un circolo virtuoso, perché chi viene da noi non solo fa una bella esperienza di navigazione in barca a vela, ma ci aiuta a proseguire le nostre attività sociali finalizzate al supporto delle comunità più fragili. In più, contribuisce a mantenere viva questa storica barca, che ha bisogno di continua manutenzione”.

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Una chiesa sconsacrata diventa museo del mare

San Francesco di Paola, a Marzamemi, verrà restaurata e ospiterà reperti di archeologia subacquea. Si realizza l’idea che era stata dell’assessore Sebastiano Tusa

di Redazione

Sarà restaurata e destinata ad accogliere una serie di reperti di archeologia subacquea la chiesetta sconsacrata di san Francesco di Paola di Marzamemi, borgo marinaro del Comune di Pachino, nel Siracusano. L’intervento, finanziato con seicentomila euro dalla Regione Siciliana, è stato affidato dalla Soprintendenza dei Beni culturali aretusea all’impresa Cavarra di Noto che dovrà completarlo entro sei mesi. Si tratta di risorse comunitarie del “Patto per la Sicilia – Fondo di Sviluppo e Coesione 20014-2020” che saranno impiegate per consolidare e riprendere tutte le strutture murarie, per ripristinare la zona absidale e ridare vita alle decorazioni interne. Previsto anche il recupero degli altari laterali, mentre sul prospetto principale sarà eseguito il restauro delle parti in pietra arenaria.

Derubata in passato di ogni ornamento barocco, la chiesa di San Francesco di Paola, sottoposta a vincolo monumentale nel 2001, potrà dunque entrare presto nel circuito dei siti museali dell’Isola. Era stato l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa a immaginare di trasformarla in un Museo del Mare anche per la sua vicinanza con la Tonnara di Marzamemi, anch’essa oggetto di un progetto di restauro che partirà a breve. “Ho visitato l’immobile nell’estate dello scorso anno – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – e ho assunto l’impegno di recuperare un progetto fermo da tempo. A lavori ultimati, la chiesetta riqualificata non potrà che impreziosire il borgo marinaro e diventare uno spazio culturale identitario”.

San Francesco di Paola, a Marzamemi, verrà restaurata e ospiterà reperti di archeologia subacquea. Si realizza l’idea che era stata dell’assessore Sebastiano Tusa

di Redazione

Sarà restaurata e destinata ad accogliere una serie di reperti di archeologia subacquea la chiesetta sconsacrata di san Francesco di Paola di Marzamemi, borgo marinaro del Comune di Pachino, nel Siracusano. L’intervento, finanziato con seicentomila euro dalla Regione Siciliana, è stato affidato dalla Soprintendenza dei Beni culturali aretusea all’impresa Cavarra di Noto che dovrà completarlo entro sei mesi. Si tratta di risorse comunitarie del “Patto per la Sicilia – Fondo di Sviluppo e Coesione 20014-2020” che saranno impiegate per consolidare e riprendere tutte le strutture murarie, per ripristinare la zona absidale e ridare vita alle decorazioni interne. Previsto anche il recupero degli altari laterali, mentre sul prospetto principale sarà eseguito il restauro delle parti in pietra arenaria.

Derubata in passato di ogni ornamento barocco, la chiesa di San Francesco di Paola, sottoposta a vincolo monumentale nel 2001, potrà dunque entrare presto nel circuito dei siti museali dell’Isola. Era stato l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa a immaginare di trasformarla in un Museo del Mare anche per la sua vicinanza con la Tonnara di Marzamemi, anch’essa oggetto di un progetto di restauro che partirà a breve. “Ho visitato l’immobile nell’estate dello scorso anno – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – e ho assunto l’impegno di recuperare un progetto fermo da tempo. A lavori ultimati, la chiesetta riqualificata non potrà che impreziosire il borgo marinaro e diventare uno spazio culturale identitario”.

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Teatro Biondo, inizia l’era di Pamela Villoresi

Il nuovo direttore artistico, da oggi ufficialmente in carica, ha presentato la prossima stagione dello stabile palermitano, con tanti progetti in cantiere

di Alessia Franco

Si è presentata in conferenza stampa parlando di sogni, con un vestito bianco (“Come una sposa, spero che questo matrimonio con il teatro duri a lungo”) e adornata di coralli (“Mi hanno raccontato che si regalassero alle spose, come augurio di prosperità”). Nel giorno del suo insediamento ufficiale come nuovo direttore del Teatro Biondo, Pamela Villoresi, attrice di lungo corso, non si stanca di sorridere, coinvolgere, sciorinare idee e progetti. E ribadisce di essere stata invitata a partecipare al bando proprio dai lavoratori del teatro, con una sola motivazione: “lassasti ciavuru”, ovvero “hai lasciato profumo” in vernacolo siciliano.

Da sinistra Nello Musumeci, Pamela Villoresi, Gianni Puglisi e Leoluca Orlando

Quello della Villoresi con Palermo è un rapporto antico, ma che oggi si apre con presupposti diversi: è la prima donna a ricoprire il ruolo di direttore, sottolinea il presidente del consiglio di amministrazione Gianni Puglisi. Il cartellone, in parte già predisposto dal direttore uscente, Roberto Alajmo, è stato integrato e ha come tema “Traghetti”. Che cosa significhi è la stessa Villoresi a spiegarlo: “Umanità in movimento… per fame, per paura, verso la pace, la dignità. Le culture come veicoli, strumenti, motori, ponti: traghetti”. Palermo come luogo da partire e a cui approdare, nel segno del teatro. Anzi: di un teatro, come il Biondo, che aspira a diventare nazionale, come sottolineano, insieme a Villoresi e Puglisi, anche in sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e il presidente della Regione Nello Musumeci.

Vanno in questa direzione i numerosissimi progetti in cantiere: dalla collaborazione con l’università di Palermo per una laurea triennale che formi attori, registi e drammaturghi alla formazione direttamente con le nuove maestranze del teatro per imparare i mestieri di scena fino ai progetti di ecoteatro. Tra le collaborazioni, Emma Dante – che continuerà a capitanare la scuola di arti e mestieri – ma anche Alajmo, Collovà, Briguglia, Andò, Di Pasquale, Enia.

Presentata la nuova stagione del Teatro Biondo

Per il cartellone, la nuova direttrice rimanda a una presentazione più ampia all’intera città, ma si lascia sfuggire la ripresa dell’“Isola degli schiavi”, di Marivaux e a suo tempo diretto da Strehler, in esclusiva europea. In programma per la stagione 2019-2020 ci saranno 34 spettacoli, autori e attori siciliani, ma anche dal resto d’Italia e di respiro internazionale; una celebrazione di Leonardo con la danza di Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu. E poi spazio al teatro per ragazzi, alle comunità, con Swayambhu, della danzatrice indiana Shantala Shivalingappa e con un progetto, prodotto dal Biondo, che riguarda la comunità bengalese a Palermo.

Spazio anche ai grandi nomi del teatro: Lavia, Scimone, Mauri, Fabre, Imma Villa (premiatissima interprete di “Scannasurice”), i fratelli Crippa, Elisabetta Pozzi. E anche lei, Pamela Villoresi, in scena, nei panni di Frida Khalo nell’applauditissimo spettacolo “Viva la vida”, diretto da Gigi di Luca, dal libro di Pino Cacucci. Cita Shakespeare, la neo direttrice: non bisogna sognare troppo, se no si rischia che i sogni si avverino e colgano di sorpresa. Magari, per il Biondo, quello di essere promosso teatro nazionale.

Il nuovo direttore artistico, da oggi ufficialmente in carica, ha presentato la prossima stagione dello stabile palermitano, con tanti progetti in cantiere

di Alessia Franco

Si è presentata in conferenza stampa parlando di sogni, con un vestito bianco (“Come una sposa, spero che questo matrimonio con il teatro duri a lungo”) e adornata di coralli (“Mi hanno raccontato che si regalassero alle spose, come augurio di prosperità”). Nel giorno del suo insediamento ufficiale come nuovo direttore del Teatro Biondo, Pamela Villoresi, attrice di lungo corso, non si stanca di sorridere, coinvolgere, sciorinare idee e progetti. E ribadisce di essere stata invitata a partecipare al bando proprio dai lavoratori del teatro, con una sola motivazione: “lassasti ciavuru”, ovvero “hai lasciato profumo” in vernacolo siciliano.

Da sinistra Nello Musumeci, Pamela Villoresi, Gianni Puglisi e Leoluca Orlando

Quello della Villoresi con Palermo è un rapporto antico, ma che oggi si apre con presupposti diversi: è la prima donna a ricoprire il ruolo di direttore, sottolinea il presidente del consiglio di amministrazione Gianni Puglisi. Il cartellone, in parte già predisposto dal direttore uscente, Roberto Alajmo, è stato integrato e ha come tema “Traghetti”. Che cosa significhi è la stessa Villoresi a spiegarlo: “Umanità in movimento… per fame, per paura, verso la pace, la dignità. Le culture come veicoli, strumenti, motori, ponti: traghetti”. Palermo come luogo da partire e a cui approdare, nel segno del teatro. Anzi: di un teatro, come il Biondo, che aspira a diventare nazionale, come sottolineano, insieme a Villoresi e Puglisi, anche in sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e il presidente della Regione Nello Musumeci.

Vanno in questa direzione i numerosissimi progetti in cantiere: dalla collaborazione con l’università di Palermo per una laurea triennale che formi attori, registi e drammaturghi alla formazione direttamente con le nuove maestranze del teatro per imparare i mestieri di scena fino ai progetti di ecoteatro. Tra le collaborazioni, Emma Dante – che continuerà a capitanare la scuola di arti e mestieri – ma anche Alajmo, Collovà, Briguglia, Andò, Di Pasquale, Enia.

Presentata la nuova stagione del Teatro Biondo

Per il cartellone, la nuova direttrice rimanda a una presentazione più ampia all’intera città, ma si lascia sfuggire la ripresa dell’“Isola degli schiavi”, di Marivaux e a suo tempo diretto da Strehler, in esclusiva europea. In programma per la stagione 2019-2020 ci saranno 34 spettacoli, autori e attori siciliani, ma anche dal resto d’Italia e di respiro internazionale; una celebrazione di Leonardo con la danza di Emiliano Pellisari e Mariana Porceddu. E poi spazio al teatro per ragazzi, alle comunità, con Swayambhu, della danzatrice indiana Shantala Shivalingappa e con un progetto, prodotto dal Biondo, che riguarda la comunità bengalese a Palermo.

Spazio anche ai grandi nomi del teatro: Lavia, Scimone, Mauri, Fabre, Imma Villa (premiatissima interprete di “Scannasurice”), i fratelli Crippa, Elisabetta Pozzi. E anche lei, Pamela Villoresi, in scena, nei panni di Frida Khalo nell’applauditissimo spettacolo “Viva la vida”, diretto da Gigi di Luca, dal libro di Pino Cacucci. Cita Shakespeare, la neo direttrice: non bisogna sognare troppo, se no si rischia che i sogni si avverino e colgano di sorpresa. Magari, per il Biondo, quello di essere promosso teatro nazionale.

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“Castrum Superius”, Palazzo Reale svela i suoi segreti

Inaugurata una mostra che ripercorre la storia del monumento normanno, con disegni, immagini, pannelli e innovativi strumenti multimediali

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra immersiva che ripercorre la storia del Palazzo Reale di Palermo, dalle prime fasi costruttive fino al tramonto del regno normanno. Si è inaugurata ieri “Castrum Superius”, un’esposizione di disegni, immagini e pannelli contenenti descrizioni storiche, una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

Un momento dell’inaugurazione

Con l’aiuto anche di avanzate tecnologie e strumenti multimediali, la mostra svela i segreti di quel palazzo, contrapposto al “Castrum Inferius”, ossia il Castello a mare, dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani, grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra, che sarà visitabile fino al 10 maggio, è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea regionale siciliana, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza per i Beni culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro. Alla presentazione per la stampa di ieri erano presenti studiosi di fama internazionale tra cui Henri Bresc e Vladimir Zoric.

Inaugurata la mostra Castrum Superius

“Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana – ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè – . E’ una mostra tutta siciliana allestita grazie ai reperti dello stesso Palazzo e da altri arrivati da tutta l’Isola. Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo – ha sottolineato Miccichè – . È questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti”.

Attraverso documenti e reperti dell’epoca viene raccontata la storia del Palazzo Reale e delle sue funzioni militari, residenziali e industriali. In mostra prestiti da importanti istituzioni come musei, enti ecclesiastici, biblioteche, archivi e soprintendenze, articolati in un percorso espositivo per sezioni. Sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi, emergono gli aspetti peculiari del Palazzo, che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno.

Inaugurata una mostra che ripercorre la storia del monumento normanno, con disegni, immagini, pannelli e innovativi strumenti multimediali

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra immersiva che ripercorre la storia del Palazzo Reale di Palermo, dalle prime fasi costruttive fino al tramonto del regno normanno. Si è inaugurata ieri “Castrum Superius”, un’esposizione di disegni, immagini e pannelli contenenti descrizioni storiche, una lente di ingrandimento su uno dei più importanti monumenti normanni per alcuni aspetti ancora poco noto.

Un momento dell’inaugurazione

Con l’aiuto anche di avanzate tecnologie e strumenti multimediali, la mostra svela i segreti di quel palazzo, contrapposto al “Castrum Inferius”, ossia il Castello a mare, dove latini, bizantini e saraceni contribuirono a rendere meravigliosa la residenza dei sovrani, grazie alle proprie eccellenze in ambito architettonico, ingegneristico e artistico. La mostra, che sarà visitabile fino al 10 maggio, è un progetto interistituzionale della Fondazione Federico II, in stretta collaborazione con l’Assemblea regionale siciliana, l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il Dipartimento regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza per i Beni culturali e il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro. Alla presentazione per la stampa di ieri erano presenti studiosi di fama internazionale tra cui Henri Bresc e Vladimir Zoric.

Inaugurata la mostra Castrum Superius

“Palazzo dei Normanni è diventato un punto di riferimento della cultura palermitana e siciliana – ha detto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II, Gianfranco Miccichè – . E’ una mostra tutta siciliana allestita grazie ai reperti dello stesso Palazzo e da altri arrivati da tutta l’Isola. Alla base c’è una ricerca di grande rigore scientifico che ha consentito, tra le altre cose, di riprodurre in 3D il soffitto della Cappella Palatina, che contiene numerose immagini suggestive difficili da vedere ad occhio nudo. Palazzo Reale è della città e del mondo – ha sottolineato Miccichè – . È questo il punto di partenza inconfutabile e oggettivo. Un concetto che si traduce in due doveri per chi, come noi, ha il grande onore e la responsabilità di gestirlo: renderlo fruibile e non smettere mai di studiare per conoscere fino in fondo i suoi segreti”.

Attraverso documenti e reperti dell’epoca viene raccontata la storia del Palazzo Reale e delle sue funzioni militari, residenziali e industriali. In mostra prestiti da importanti istituzioni come musei, enti ecclesiastici, biblioteche, archivi e soprintendenze, articolati in un percorso espositivo per sezioni. Sulla base dei più recenti studi condotti da esperti del settore e con l’ausilio di moderni sistemi espositivi, emergono gli aspetti peculiari del Palazzo, che si sono concretizzati negli oltre cento anni di governo normanno.

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Palermo lancia la sfida della mobilità sostenibile

L’obiettivo è scoraggiare l’uso dell’auto in favore dei mezzi pubblici, elettrici e delle biciclette. Adesso arriva anche un torneo virtuale tra diverse città d’Europa

di Antonio Schembri

Mobilità sostenibile: ovvero un sistema dei trasporti idoneo a ridurre l’inquinamento, messo in pratica ormai da un numero crescente di città nel mondo; ma anche un combinato di desideri ancora lontano per molte altre realtà urbane. Perché presuppone progettualità pubbliche impegnative e cambi di mentalità, privati e collettivi. Dalla realizzazione di piste ciclabili vere e sicure, a comportamenti orientati verso la scelta di auto ibride o elettriche, l’utilizzo massiccio dei mezzi pubblici e, soprattutto, lo spostarsi a piedi o in bici. Opzioni fondamentali per salvaguardare la salute individuale e pubblica.

Un ambito in cui Palermo vuole fare la sua parte con un’accattivante iniziativa pilota: una competizione internazionale tra città sulla mobilità sostenibile. Si tratta del primo torneo al mondo con questa finalità, che ha anche l’utilità di raccogliere dati sulla reale coscienza ecologica e l’effettivo livello di mobilità sostenibile nelle città. Informazioni difficili da acquisire altrimenti, indispensabili per programmare il futuro.

Torneo del progetto Muv

È l’azione promossa dal laboratorio palermitano di design Push, in collaborazione con l’assessorato all’Ambiente e alla Mobilità urbana del Comune di Palermo, nell’ambito del Muv (Mobility Urban Values), progetto europeo di ricerca applicata finanziato da un fondo di Horizon 2020, il Programma Quadro dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione. Dote assegnata per lo sviluppo del progetto, 4 milioni di euro, che verrà distribuita dalla Commissione europea tra i partner, 14 in tutto, distribuiti in 8 paesi dell’Ue: laboratori di innovazione, centri di ricerca, università e comuni. Dal canto loro, invece, gli sponsor palermitani (ristoranti, negozi, e tra gli altri, l’associazione culturale Civita), hanno scelto volontariamente di sposare il progetto per premiare gli utenti della app e ottenere una “revenue” in termini di comunicazione e relazioni con i clienti.

In questa prima edizione, che partirà il 3 giugno e si concluderà il 21 luglio, a sfidarsi saranno otto città, tra loro molto diverse per abitudini e sistemi di mobilità: con Palermo, la lista dei contendenti include Roma (grazie al coinvolgimento della sede capitolina della maltese Link Campus University), Amsterdam, Barcellona, Helsinki, la fiamminga Gent e la cittadina portoghese di Fundao. A queste realtà se ne aggiunge un’altra extraeuropea, la città di Teresina, nel centro-nord del Brasile.

Il tram di Palermo

Il gioco consisterà in scontri diretti tra due città, della durata di una settimana. I “match” si susseguiranno per sette settimane. Il primo vedrà competere Palermo con Barcellona. Una volta ultimata la raccolta dei dati, a settembre è prevista la seconda edizione del torneo, stavolta con 16 città in lizza e tanto di regular season e play off, mentre entro fine anno la medesima formula di competizione verrà rilanciata tra le università d’Europa. Tutti i cittadini possono sentirsi “squadra” e partecipare alla competizione. Per iscriversi basta scaricare gratuitamente l’app “Muv”, per Android e iOS. “Mediante questa formula competitiva, che trasforma i cittadini in atleti e campioni delle buone pratiche di mobilità, puntiamo a creare una efficiente rete di interazione tra le comunità locali – spiega Salvatore Di Dio, managing director di Push – . L’approccio è innovativo perché incoraggia i cittadini a muoversi in maniera sana secondo regole di un gioco che mescola esperienza reale e digitale e consente di arricchire il rapporto tra le pubbliche amministrazioni, gli imprenditori locali e i loro clienti”. Un circolo virtuoso, insomma, il cui funzionamento si basa su una semplice meccanica di gioco: l’utente guadagna punti ogni qualvolta si muove in modo sostenibile, va cioè a piedi, usa la bici, rinuncia all’auto utilizzando il bus. E guadagna punta extra se lo fa durante le ore di punta oppure sfidando la pioggia.

Attraverso la app si registrano i propri spostamenti, aggiornando ogni settimana il proprio “ranking”, in base al cui punteggio è possibile accedere a premi e sconti offerti dai partner dell’iniziativa: “Per esempio – specifica Di Dio – l’aver consumato mille calorie camminando o pedalando può tradursi in un pranzo offerto da un ristorante pari allo stesso quantitativo d’energia bruciata. Lo prevede già un accordo che abbiamo concluso pochi giorni fa con la trattoria siculo-etnica Moltivolti, uno degli sponsor dell’iniziativa”. Naturalmente per ottenere questi risultati, non si improvvisa nulla: per sfidare altri utenti e rappresentare la propria città in tornei internazionali, occorre allenarsi su specifici task: per esempio prendere il bus almeno una volta alla settimana. Sempre per mezzo della app è inoltre possibile accedere alle informazioni di mobilità e ambientali raccolte dalle stazioni di monitoraggio che verranno presto collocate nei quartieri coinvolti.

L’app del Muv

Intanto alcuni dati ufficiali il progetto Muv li dispone già. A Palermo ci sono 560 profili, 160 utenti attivi e uno screening di 30mila chilometri sostenibilmente percorsi, il 76 per cento dei quali a piedi, il 18 per cento in bici e il 6 per cento con i mezzi di trasporto pubblico. “Perfomance destinate a migliorare”, afferma l’assessore alla Mobilità Giusto Catania, “allenatore” in carica della squadra palermitana. “Questo progetto – spiega – va nella direzione del piano urbano della mobilità sostenibile, nei prossimi giorni oggetto d’approvazione in Giunta ed è in linea con l’obiettivo del 50 per cento di mobilità sostenibile a Palermo entro il 2030. L’impegno è disincentivare l’uso dell’auto in favore dei vettori pubblici, della mobilità ciclabile e, naturalmente, a piedi. La prima partita la disputeremo contro Barcellona e di certo non sarà una sfida facile, visto che la capitale catalana ottiene da tempo risultati rilevanti sul fronte della sostenibilità. Ma, tanto per restare nella metafora calcistica, non ci lasceremo intimorire dal loro ‘tiki taka’, a cui risponderemo con lanci lunghi e tanta corsa, in questo caso camminate e pedalate. Scherzi e campanilismi a parte, si tratta di una seria scelta strategica, cioè un concreto investimento in modalità di trasporto capaci di ridurre di molto le emissioni nocive. Su questa linea, nei prossimi cinque anni contiamo di spostare oltre il 50 per cento dei passeggeri palermitani abituati a muoversi su mezzi privati verso l’utilizzo di quelli pubblici: il traguardo è attivare altre tre linee del tram entro il 2024”.

“L’aggettivo sostenibile ha tanti significati. Per me ha a che vedere col concetto di armonia, che rappresenta la sostanza di quanto Palermo sia cambiata – sottolinea il sindaco Leoluca Orlando –. Non certo nel suo scenario: i monumenti restano sempre dove sono, restaurati o sgarrupati che siano. Semmai è cambiata l’atmosfera a Palermo. E questo progetto ne è una dimostrazione ulteriore. C’è ancora tantissimo da fare sulla mobilità sostenibile, dagli spazi da percorrere a piedi, alle piste ciclabili, all’incentivo all’uso del car sharing. Ma va detto che su questo fronte anche tedeschi, francesi e spagnoli hanno ormai cominciato a apprezzarci”. Adesso la sfida di Muv è pronta a partire. “Palermo è motivata per battere Barcellona, – conclude Orlando – la sindaca blaugrana, l’amica Ada Colau, non canti vittoria troppo presto”.

L’obiettivo è scoraggiare l’uso dell’auto in favore dei mezzi pubblici, elettrici e delle biciclette. Adesso arriva anche un torneo virtuale tra diverse città d’Europa

di Antonio Schembri

Mobilità sostenibile: ovvero un sistema dei trasporti idoneo a ridurre l’inquinamento, messo in pratica ormai da un numero crescente di città nel mondo; ma anche un combinato di desideri ancora lontano per molte altre realtà urbane. Perché presuppone progettualità pubbliche impegnative e cambi di mentalità, privati e collettivi. Dalla realizzazione di piste ciclabili vere e sicure, a comportamenti orientati verso la scelta di auto ibride o elettriche, l’utilizzo massiccio dei mezzi pubblici e, soprattutto, lo spostarsi a piedi o in bici. Opzioni fondamentali per salvaguardare la salute individuale e pubblica.

Un ambito in cui Palermo vuole fare la sua parte con un’accattivante iniziativa pilota: una competizione internazionale tra città sulla mobilità sostenibile. Si tratta del primo torneo al mondo con questa finalità, che ha anche l’utilità di raccogliere dati sulla reale coscienza ecologica e l’effettivo livello di mobilità sostenibile nelle città. Informazioni difficili da acquisire altrimenti, indispensabili per programmare il futuro.

Torneo del progetto Muv

È l’azione promossa dal laboratorio palermitano di design Push, in collaborazione con l’assessorato all’Ambiente e alla Mobilità urbana del Comune di Palermo, nell’ambito del Muv (Mobility Urban Values), progetto europeo di ricerca applicata finanziato da un fondo di Horizon 2020, il Programma Quadro dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione. Dote assegnata per lo sviluppo del progetto, 4 milioni di euro, che verrà distribuita dalla Commissione europea tra i partner, 14 in tutto, distribuiti in 8 paesi dell’Ue: laboratori di innovazione, centri di ricerca, università e comuni. Dal canto loro, invece, gli sponsor palermitani (ristoranti, negozi, e tra gli altri, l’associazione culturale Civita), hanno scelto volontariamente di sposare il progetto per premiare gli utenti della app e ottenere una “revenue” in termini di comunicazione e relazioni con i clienti.

In questa prima edizione, che partirà il 3 giugno e si concluderà il 21 luglio, a sfidarsi saranno otto città, tra loro molto diverse per abitudini e sistemi di mobilità: con Palermo, la lista dei contendenti include Roma (grazie al coinvolgimento della sede capitolina della maltese Link Campus University), Amsterdam, Barcellona, Helsinki, la fiamminga Gent e la cittadina portoghese di Fundao. A queste realtà se ne aggiunge un’altra extraeuropea, la città di Teresina, nel centro-nord del Brasile.

Il tram di Palermo

Il gioco consisterà in scontri diretti tra due città, della durata di una settimana. I “match” si susseguiranno per sette settimane. Il primo vedrà competere Palermo con Barcellona. Una volta ultimata la raccolta dei dati, a settembre è prevista la seconda edizione del torneo, stavolta con 16 città in lizza e tanto di regular season e play off, mentre entro fine anno la medesima formula di competizione verrà rilanciata tra le università d’Europa. Tutti i cittadini possono sentirsi “squadra” e partecipare alla competizione. Per iscriversi basta scaricare gratuitamente l’app “Muv”, per Android e iOS. “Mediante questa formula competitiva, che trasforma i cittadini in atleti e campioni delle buone pratiche di mobilità, puntiamo a creare una efficiente rete di interazione tra le comunità locali – spiega Salvatore Di Dio, managing director di Push – . L’approccio è innovativo perché incoraggia i cittadini a muoversi in maniera sana secondo regole di un gioco che mescola esperienza reale e digitale e consente di arricchire il rapporto tra le pubbliche amministrazioni, gli imprenditori locali e i loro clienti”. Un circolo virtuoso, insomma, il cui funzionamento si basa su una semplice meccanica di gioco: l’utente guadagna punti ogni qualvolta si muove in modo sostenibile, va cioè a piedi, usa la bici, rinuncia all’auto utilizzando il bus. E guadagna punta extra se lo fa durante le ore di punta oppure sfidando la pioggia.

Attraverso la app si registrano i propri spostamenti, aggiornando ogni settimana il proprio “ranking”, in base al cui punteggio è possibile accedere a premi e sconti offerti dai partner dell’iniziativa: “Per esempio – specifica Di Dio – l’aver consumato mille calorie camminando o pedalando può tradursi in un pranzo offerto da un ristorante pari allo stesso quantitativo d’energia bruciata. Lo prevede già un accordo che abbiamo concluso pochi giorni fa con la trattoria siculo-etnica Moltivolti, uno degli sponsor dell’iniziativa”. Naturalmente per ottenere questi risultati, non si improvvisa nulla: per sfidare altri utenti e rappresentare la propria città in tornei internazionali, occorre allenarsi su specifici task: per esempio prendere il bus almeno una volta alla settimana. Sempre per mezzo della app è inoltre possibile accedere alle informazioni di mobilità e ambientali raccolte dalle stazioni di monitoraggio che verranno presto collocate nei quartieri coinvolti.

L’app del Muv

Intanto alcuni dati ufficiali il progetto Muv li dispone già. A Palermo ci sono 560 profili, 160 utenti attivi e uno screening di 30mila chilometri sostenibilmente percorsi, il 76 per cento dei quali a piedi, il 18 per cento in bici e il 6 per cento con i mezzi di trasporto pubblico. “Perfomance destinate a migliorare”, afferma l’assessore alla Mobilità Giusto Catania, “allenatore” in carica della squadra palermitana. “Questo progetto – spiega – va nella direzione del piano urbano della mobilità sostenibile, nei prossimi giorni oggetto d’approvazione in Giunta ed è in linea con l’obiettivo del 50 per cento di mobilità sostenibile a Palermo entro il 2030. L’impegno è disincentivare l’uso dell’auto in favore dei vettori pubblici, della mobilità ciclabile e, naturalmente, a piedi. La prima partita la disputeremo contro Barcellona e di certo non sarà una sfida facile, visto che la capitale catalana ottiene da tempo risultati rilevanti sul fronte della sostenibilità. Ma, tanto per restare nella metafora calcistica, non ci lasceremo intimorire dal loro ‘tiki taka’, a cui risponderemo con lanci lunghi e tanta corsa, in questo caso camminate e pedalate. Scherzi e campanilismi a parte, si tratta di una seria scelta strategica, cioè un concreto investimento in modalità di trasporto capaci di ridurre di molto le emissioni nocive. Su questa linea, nei prossimi cinque anni contiamo di spostare oltre il 50 per cento dei passeggeri palermitani abituati a muoversi su mezzi privati verso l’utilizzo di quelli pubblici: il traguardo è attivare altre tre linee del tram entro il 2024”.

“L’aggettivo sostenibile ha tanti significati. Per me ha a che vedere col concetto di armonia, che rappresenta la sostanza di quanto Palermo sia cambiata – sottolinea il sindaco Leoluca Orlando –. Non certo nel suo scenario: i monumenti restano sempre dove sono, restaurati o sgarrupati che siano. Semmai è cambiata l’atmosfera a Palermo. E questo progetto ne è una dimostrazione ulteriore. C’è ancora tantissimo da fare sulla mobilità sostenibile, dagli spazi da percorrere a piedi, alle piste ciclabili, all’incentivo all’uso del car sharing. Ma va detto che su questo fronte anche tedeschi, francesi e spagnoli hanno ormai cominciato a apprezzarci”. Adesso la sfida di Muv è pronta a partire. “Palermo è motivata per battere Barcellona, – conclude Orlando – la sindaca blaugrana, l’amica Ada Colau, non canti vittoria troppo presto”.

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Alberto Angela, laurea al “cantore” dei beni culturali

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

Lo scrittore e divulgatore scientifico ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri

di Giulio Giallombardo

“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita questa mattina dall’Università di Palermo. Una cerimonia affollatissima, presa d’assalto da tanti giovani, che sin dalle prime ore della mattina si sono accalcati davanti ai cancelli dello Steri. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.

Fabrizio Micari e Alberto Angela (foto: Mario Virga)

Dopo i saluti del rettore Fabrizio Micari, di Girolamo Cusimano, presidente della Scuola di Scienze umane, e di Michele Cometa, direttore del Dipartimento Culture e Società, la cerimonia è entrata nel vivo con la lettura della motivazione da parte di Salvo Vaccaro, coordinatore del Consiglio dei corsi di studi in Scienze delle Comunicazione. “Quando abbiamo voluto trasformare in un volto, in un corpo, in una persona, il complesso dei processi comunicativi del patrimonio culturale – ha spiegato Vaccaro – è stato immediato e spontaneo individuare in Alberto Angela il personaggio esemplare oggi più accreditato in grado di comunicarci la vita del passato. Incorpora non solo lo scienziato capace di farci comprendere con parole sobrie tutta la complessa trama di relazioni che contornano quel bene di volta in volta presentato, ma anche l’umanista in grado di saperci comunicare quel soffio vitale che lega l’umano di oggi con quello di ieri”.

Un momento della cerimonia

Nella laudatio, invece, la docente di filosofia politica, Serena Marcenò, ha tracciato un completo profilo biografico di Angela, sottolineando la capacità creativa di dare vita a un modello che abbia come oggetto un patrimonio culturale “pane quotidiano da condividere, che produce un interesse sempre più diffuso per la bellezza e la tutela dei beni comuni”. Da qui l’esigenza di nuove figure professionali anche alla luce delle tante manifestazioni di promozione dei beni culturali che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più importanti. A questo proposito, nel corso della “laudatio”, è stata citata l’esperienza del Festival Le Vie dei Tesori, nato tredici anni fa proprio all’interno dell’Università di Palermo e che – ha osservato la docente – “ormai si espande come attività professionale, curata e promossa, guarda caso, da un team di esperti della comunicazione”.

La cerimonia nella Sala delle Capriate

Infine, prima del conferimento della laurea da parte del rettore, la lectio magistralis di Alberto Angela, che ha puntato sull’importanza della divulgazione nel campo dei beni culturali. “È importante creare un ponte tra il mondo della ricerca e la gente comune – ha detto lo scrittore e divulgatore scientifico – . A questo proposito non è facile parlare di scienza in televisione, perché bisogna sempre tener conto degli ascolti che si fanno. Noi ci lanciamo in missioni impossibili, ma veniamo premiati dagli italiani. Ciò significa che siamo un popolo che ha il piacere della scoperta, la voglia d’imparare e di non essere inebetiti. Ma quello che mi fa più piacere è aver scoperto che a seguirci ci sono tantissimi giovani, come anche in questa sala e fuori, devo dire che questa è la più bella speranza. Possiamo tramandare quest’antico fuoco che è la cultura solo a menti attive che abbiano voglia di imparare, e io ne vedo tanti e ho molta fiducia in loro”.

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