Un museo racconta la storia del Grande Cretto di Burri

È stato allestito nell’ex Chiesa di Santa Caterina, tra i ruderi della vecchia Gibellina. Si potranno ammirare fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni sulla nascita dell’opera

di Redazione

Un viaggio nella storia del Cretto. L’enorme sudario bianco di calce che ricopre le macerie della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, avrà un suo museo. Lo spazio espositivo, che narra la genesi e la costruzione della grande opera di Alberto Burri, si inaugura il 24 maggio nell’ex Chiesa di Santa Caterina, nei ruderi della vecchia Gibellina. Il progetto museale, voluto dall’amministrazione comunale guidata da Salvatore Sutera, ideato e curato dall’assessore alla Cultura Tanino Bonifacio, prevede la realizzazione di un ampio apparato museografico costituito da fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni che raccontano la nascita e la genesi del Grande Cretto, opera che viene considerata la più grande di land art al mondo.

Particolare del Cretto

Il visitatore avrà così un importante supporto documentaristico per comprendere meglio e vivere l’opera che ha una genesi creativa originale e che ha alti significati simbolici sul piano artistico ed antropologico. Il museo è suddiviso in diverse sezioni narrative, una prima indaga su Gibellina prima del terremoto, un’altra dalla tragedia alla rinascita, infine è presente anche “spazio video” con la proiezione di due opere dedicate al “Grande Cretto” , quella di Petra Noordkamp, presentata nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva dedicata a Burri “The Trauma of Painting” e il cortometraggio “Alberto Burri, la vita nell’Arte” di Davide Gambino e Dario Guarneri, una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, sede Sicilia, del 2011. Saranno esposti, inoltre, due acquerelli raffiguranti il “Grande Cretto”, realizzati nel 1992 da Gianbecchina e donati al Comune di Gibellina da Alessandro Becchina, presidente dell’Archivio Gianbecchina.

Sui ruderi del terremoto tra il 1985 e il 1989, Alberto Burri ha steso un’enorme colata di cemento, trasformando le rovine in opera d’arte. I blocchi di cemento sono attraversati da spaccature regolari, che riproducono parte del sistema viario di Gibellina vecchia. L’opera, dunque, è un memoriale del terremoto del 15 gennaio 1968. Nel suo minimalismo, il Cretto rende omaggio alla città che non c’è più e riattiva la memoria e il ricordo.

È stato allestito nell’ex Chiesa di Santa Caterina, tra i ruderi della vecchia Gibellina. Si potranno ammirare fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni sulla nascita dell’opera

di Redazione

Un viaggio nella storia del Cretto. L’enorme sudario bianco di calce che ricopre le macerie della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, avrà un suo museo. Lo spazio espositivo, che narra la genesi e la costruzione della grande opera di Alberto Burri, si inaugura il 24 maggio nell’ex Chiesa di Santa Caterina, nei ruderi della vecchia Gibellina. Il progetto museale, voluto dall’amministrazione comunale guidata da Salvatore Sutera, ideato e curato dall’assessore alla Cultura Tanino Bonifacio, prevede la realizzazione di un ampio apparato museografico costituito da fotografie, documentazioni storiche, plastici e proiezioni che raccontano la nascita e la genesi del Grande Cretto, opera che viene considerata la più grande di land art al mondo.

Particolare del Cretto

Il visitatore avrà così un importante supporto documentaristico per comprendere meglio e vivere l’opera che ha una genesi creativa originale e che ha alti significati simbolici sul piano artistico ed antropologico. Il museo è suddiviso in diverse sezioni narrative, una prima indaga su Gibellina prima del terremoto, un’altra dalla tragedia alla rinascita, infine è presente anche “spazio video” con la proiezione di due opere dedicate al “Grande Cretto” , quella di Petra Noordkamp, presentata nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva dedicata a Burri “The Trauma of Painting” e il cortometraggio “Alberto Burri, la vita nell’Arte” di Davide Gambino e Dario Guarneri, una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, sede Sicilia, del 2011. Saranno esposti, inoltre, due acquerelli raffiguranti il “Grande Cretto”, realizzati nel 1992 da Gianbecchina e donati al Comune di Gibellina da Alessandro Becchina, presidente dell’Archivio Gianbecchina.

Sui ruderi del terremoto tra il 1985 e il 1989, Alberto Burri ha steso un’enorme colata di cemento, trasformando le rovine in opera d’arte. I blocchi di cemento sono attraversati da spaccature regolari, che riproducono parte del sistema viario di Gibellina vecchia. L’opera, dunque, è un memoriale del terremoto del 15 gennaio 1968. Nel suo minimalismo, il Cretto rende omaggio alla città che non c’è più e riattiva la memoria e il ricordo.

Hai letto questi articoli?

Rinasce Maredolce, prove generali per l’Unesco

Firmata una convenzione tra la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e alcune cooperative sociali per la manutenzione delle aree verdi attorno al monumento normanno

di Giulio Giallombardo

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di imprese, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

Firmata una convenzione tra la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e alcune cooperative sociali per la manutenzione delle aree verdi attorno al monumento normanno

di Giulio Giallombardo

Il sogno è quello di tornare ai fasti di una volta, quand’era un lussureggiante giardino, illuminato d’agrumeti e immaginato come riproduzione del paradiso coranico. Anche se il salto nel tempo è una missione impossibile, oggi il Parco della Favara, dove sorge il Castello di Maredolce, inizia una nuova vita. In attesa che si sblocchi l’iter dei lavori di restauro dell’antico palazzo normanno, finanziati dal Patto per il Sud, il parco che lo circonda si prepara a rinascere, aprendo uno spiraglio verso l’inserimento nel sito Unesco di Palermo arabo-normanna. È di oggi la firma della convenzione con cui la Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo dà in gestione per sei anni le aree verdi di Maredolce ad un’associazione temporanea di imprese, costituita da due cooperative sociali e un’associazione.

Castello di Maredolce

È il nuovo capitolo della storia di un bene depredato per anni, simbolo di abusivismo e abbandono, che oggi scrive una nuova pagina di riscatto per l’intero quartiere di Brancaccio, alla periferia sud della città. Si chiude, così, la trafila burocratica iniziata lo scorso agosto, quando la Soprintendenza pubblicò una manifestazione d’interesse rivolta a cooperative, organizzazioni di volontariato, fondazioni e consorzi che volessero occuparsi della manutenzione delle aree verdi di Maredolce, insieme a quelle di un altro bene bisognoso di cure, ovvero Villa Napoli (ve ne abbiamo parlato qui).

Così, da oggi, i sei ettari del Parco della Favara saranno curati dall’ats composta dalla cooperativa Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, che già gestisce un bene confiscato alla mafia nel territorio di Monreale; da Libera…mente, che si occupa di accoglienza di minori stranieri non accompagnati e di persone con disagio psichico; ed, infine, dall’Ada, Associazione diritti degli anziani. Durante i sei anni di concessione dell’area, le società si occuperanno della manutenzione prima di tutto del mandarineto storico, che versa parzialmente in pessimo stato. Poi sono in cantiere diverse attività, che prevedono la cura di sentieri e la creazione di nuovi e la piantumazione dei terreni attualmente in abbandono, anche con il coinvolgimento di persone con disagio psichico e detenuti. Il piano di utilizzo delle aree è stato curato dall’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo, con la supervisione di Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Interni di Maredolce dopo il restauro

Di tutte le novità in arrivo si discute il 29 maggio a partire dalle 16,30, a Maredolce, in un incontro con esperti e rappresentanti delle istituzioni. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, anche in qualità di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco; il dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro; il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini; la soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca e i docenti Manfredi Leone e Giuseppe Barbera, oltre ai rappresentanti dell’associazione temporanea d’imprese che gestirà le aree verdi. A chiusura dell’incontro, previsto anche un concerto eseguito dalla Cantoria del Teatro Massimo.

“Questa convenzione servirà a ridurre le spese di manutenzione e, nello stesso tempo, rendere produttivi questi terreni – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Finalmente il Parco di Maredolce tornerà ad essere curato e coltivato, e contestualmente daremo il via a iniziative per la valorizzazione del sito. In questo i privati ci daranno una mano, ma si tratta di attività soprattutto sociali, un modo per aprirsi al quartiere, alle scuole, con orti condivisi e altre idee in cantiere”

La cupola dei Santi Filippo e Giacomo

Spettatore interessato di tutta l’operazione di rilancio è Aurelio Angelini, in attesa di poter richiedere l’inserimento di Maredolce tra i monumenti del sito seriale dell’Unesco. “Questo è un deciso passo in avanti – afferma – ma potremo avviare una procedura di richiesta di riconoscimento solo in seguito alla realizzazione dei lavori. I requisiti sono molto rigidi e vengono svolte attente verifiche, noi in questa fase saremo spettatori e nello stesso tempo operativi in relazione a quelli che sono i nostri compiti”.

“Quello che gestiremo è un bene pubblico e il nostro obiettivo è fare in modo che torni fruibile per tutti i cittadini – afferma Luciano D’Angelo, rappresentante dell’ats e della cooperativa Sosvile, capofila del progetto – . Per prima cosa faremo una ricognizione dell’area, avviando la pulizia delle sterpaglie. Punteremo alla salvaguardia del mandarineto, creeremo percorsi accessibili a tutti, promuovendo attività di sostegno e inclusione di categorie sociali svantaggiate. Vogliamo che quello che un tempo era il regno dell’abusivismo, oggi diventi il regno di tutti i palermitani”.

Hai letto questi articoli?

Tornano le visite guidate serali al Duomo di Monreale

Il percorso guiderà alla scoperta della chiesa e dei mosaici custoditi all’interno, per poi passare alla cappella del Crocifisso che accoglie il tesoro. Appuntamento tutti i venerdì dal 24 maggio

di Redazione

Torna “Monreale by night”, il suggestivo itinerario di visita che mette insieme il Duomo e il Chiostro, grazie alla collaborazione sinergica tra la Basilica Cattedrale di Monreale, la Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Siciliana, con il concessionario CoopCulture (che da dicembre  2017 gestisce i servizi aggiuntivi del Chiostro dei benedettini). Il percorso guiderà i visitatori nell’esplorazione del Duomo, leggerà il Vecchio e il Nuovo Testamento sui mosaici, ammirerà il Cristo Pantocratore e passerà quindi alla cappella del Crocifisso – meglio nota come Cappella Roano, dal nome del suo fondatore – che accoglie il Tesoro del Duomo; per concludere la passeggiata lungo gli ambulacri del chiostro.

Il Duomo di Monreale

“Una vera e propria visita privilegiata, per scoprire in tutta tranquillità un complesso straordinario, approfondirne i particolari, comprenderne la lettura. Sarà una visita di qualità, per un pubblico attento. E grazie al biglietto unico anche i visitatori hanno una idea concreta dell’intero complesso abbaziale”, spiega don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale. “Un’iniziativa che permette di apprezzare il sito e valorizzarlo al meglio – dice la soprintendente Lina Bellanca – . La visita guidata consentirà di apprezzare i contenuti delle singole opere dando un senso a questo itinerario complessivo”.

“La lunga esperienza, nella gestione di più di 200 fra i principali musei e monumenti italiani, ci insegna che le aperture straordinarie e le visite esclusive concorrono ad aumentare il fascino di un luogo di cultura – interviene Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture per l’area centro-sud – . La visita viene personalizzata, i gruppi non sono numerosi e seguiti con cura, ogni volta è un’esperienza unica che resta nella memoria di chi la vive come un momento indimenticabile”.

A Monreale è previsto un unico itinerario di visita: con un solo biglietto è possibile visitare il chiostro ed il duomo, un intero percorso che racconta i tempi, la corte normanna, i monaci benedettini giunti da Cava dei Tirreni, il chiostro silenzioso e il tesoro della Chiesa. E poi ancora grazie ai restauri degli spazi della biglietteria del chiostro di Monreale, sponsorizzata da Coopculture e realizzata in sinergia con la Soprintendenza di Palermo, sono stati riportati alla luce gli affreschi di straordinaria bellezza.

Per informazioni e prenotazioni, telefonare allo 0917489995, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, e il sabato dalle 9 alle 14.

Il percorso guiderà alla scoperta della chiesa e dei mosaici custoditi all’interno, per poi passare alla cappella del Crocifisso che accoglie il tesoro. Appuntamento tutti i venerdì dal 24 maggio

di Redazione

Torna “Monreale by night”, il suggestivo itinerario di visita che mette insieme il Duomo e il Chiostro, grazie alla collaborazione sinergica tra la Basilica Cattedrale di Monreale, la Soprintendenza ai Beni Culturali della Regione Siciliana, con il concessionario CoopCulture (che da dicembre  2017 gestisce i servizi aggiuntivi del Chiostro dei benedettini). Il percorso guiderà i visitatori nell’esplorazione del Duomo, leggerà il Vecchio e il Nuovo Testamento sui mosaici, ammirerà il Cristo Pantocratore e passerà quindi alla cappella del Crocifisso – meglio nota come Cappella Roano, dal nome del suo fondatore – che accoglie il Tesoro del Duomo; per concludere la passeggiata lungo gli ambulacri del chiostro.

“Una vera e propria visita privilegiata, per scoprire in tutta tranquillità un complesso straordinario, approfondirne i particolari, comprenderne la lettura. Sarà una visita di qualità, per un pubblico attento. E grazie al biglietto unico anche i visitatori hanno una idea concreta dell’intero complesso abbaziale”, spiega don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale. “Un’iniziativa che permette di apprezzare il sito e valorizzarlo al meglio – dice la soprintendente Lina Bellanca – . La visita guidata consentirà di apprezzare i contenuti delle singole opere dando un senso a questo itinerario complessivo”.

Il Duomo di Monreale

“La lunga esperienza, nella gestione di più di 200 fra i principali musei e monumenti italiani, ci insegna che le aperture straordinarie e le visite esclusive concorrono ad aumentare il fascino di un luogo di cultura – interviene Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture per l’area centro-sud – . La visita viene personalizzata, i gruppi non sono numerosi e seguiti con cura, ogni volta è un’esperienza unica che resta nella memoria di chi la vive come un momento indimenticabile”.

A Monreale è previsto un unico itinerario di visita: con un solo biglietto è possibile visitare il chiostro ed il duomo, un intero percorso che racconta i tempi, la corte normanna, i monaci benedettini giunti da Cava dei Tirreni, il chiostro silenzioso e il tesoro della Chiesa. E poi ancora grazie ai restauri degli spazi della biglietteria del chiostro di Monreale, sponsorizzata da Coopculture e realizzata in sinergia con la Soprintendenza di Palermo, sono stati riportati alla luce gli affreschi di straordinaria bellezza.

Hai letto questi articoli?

“Cadaveri eccellenti”, via crucis tra i delitti irrisolti

Articoli, foto, testi e appunti in una mostra sugli omicidi che hanno segnato la storia di Palermo: da Piersanti Mattarella a Mauro De Mauro, da Pietro Scaglione a Gaetano Costa, fino a Nino Agostino e Peppino Impastato

di Alessia Franco

Tutto è nato quando, per un caso, il giornalista Salvo Palazzolo scoprì, nel mare magnum del web, le “buste” del giornale L’Ora conservate alla Biblioteca regionale di Palermo. Frammenti di vita, e di morte, di uomini di Stato ma anche di comuni cittadini “che per la Sicilia coltivavano un progetto – sono le parole di Palazzolo – e che per questo pagarono a caro prezzo”. Si chiama “Cadaveri eccellenti. I delitti irrisolti di Palermo: nell’archivio del giornale L’Ora tracce e indizi” la mostra inaugurata ieri alla sala consultazione della biblioteca, dove resterà fino al 19 luglio.

Un momento della presentazione

Un’occasione per ricostruire pezzi importanti della memoria collettiva, ma anche per riflettere sul ruolo dell’informazione in un’epoca di grandi flussi di dati, ma di poco approfondimento. Ad aprire la mostra curata da Palazzolo, il vicedirettore dello storico giornale, Franco Nicastro, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, e alcuni familiari delle vittime, Enzo Agostino, Giovanni Impastato e Antonio Scaglione.

Un viaggio, quello raccontato dai nove pannelli esposti, in cui testi, foto, agenzie, ma anche tratti di pennarello e post-it, ripercorrono, come in una via crucis laica, un tessuto fatto di memoria collettiva. C’è il delitto Piersanti Mattarella, con la foto della Fiat 127 utilizzata dai killer, ancora senza nome; ci sono le immagini della scena del delitto Impastato. Ecco il servizio sul mancato attentato al giudice Falcone, all’Addaura, e poi ancora tutti gli altri omicidi rimasti senza un colpevole: Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Gaetano Costa, Nino Agostino, Paolo Giaccone. “Sono foto spesso crude, che oggi non si pubblicherebbero più, ma sono necessarie”, ha detto Palazzotto.

Pagine de L’Ora sul fallito attentato a Falcone

“L’Ora è stato il primo quotidiano ad avviare una grande inchiesta sulla mafia, nel ’58 – conclude Franco Nicastro – e a pagare queste ricerche con un attentato. Non si piegò, titolando il giorno dopo in prima pagina: ‘La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua’. Era un quotidiano che dalla periferia dell’Italia parlava a tutto il Paese, e non solo di mafia: di politica, di costume, di cultura. È per questo che ancora, a ventisette anni dalla chiusura, resta un punto di riferimento, soprattutto in un’epoca di informazione liquida”.

Articoli, foto, testi e appunti in una mostra sugli omicidi che hanno segnato la storia di Palermo: da Piersanti Mattarella a Mauro De Mauro, da Pietro Scaglione a Gaetano Costa, fino a Nino Agostino e Peppino Impastato

di Alessia Franco

Tutto è nato quando, per un caso, il giornalista Salvo Palazzolo scoprì, nel mare magnum del web, le “buste” del giornale L’Ora conservate alla Biblioteca regionale di Palermo. Frammenti di vita, e di morte, di uomini di Stato ma anche di comuni cittadini “che per la Sicilia coltivavano un progetto – sono le parole di Palazzolo – e che per questo pagarono a caro prezzo”. Si chiama “Cadaveri eccellenti. I delitti irrisolti di Palermo: nell’archivio del giornale L’Ora tracce e indizi” la mostra inaugurata ieri alla sala consultazione della biblioteca, dove resterà fino al 19 luglio.

Un momento della presentazione

Un’occasione per ricostruire pezzi importanti della memoria collettiva, ma anche per riflettere sul ruolo dell’informazione in un’epoca di grandi flussi di dati, ma di poco approfondimento. Ad aprire la mostra curata da Palazzolo, il vicedirettore dello storico giornale, Franco Nicastro, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, e alcuni familiari delle vittime, Enzo Agostino, Giovanni Impastato e Antonio Scaglione.

Un viaggio, quello raccontato dai nove pannelli esposti, in cui testi, foto, agenzie, ma anche tratti di pennarello e post-it, ripercorrono, come in una via crucis laica, un tessuto fatto di memoria collettiva. C’è il delitto Piersanti Mattarella, con la foto della Fiat 127 utilizzata dai killer, ancora senza nome; ci sono le immagini della scena del delitto Impastato. Ecco il servizio sul mancato attentato al giudice Falcone, all’Addaura, e poi ancora tutti gli altri omicidi rimasti senza un colpevole: Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Gaetano Costa, Nino Agostino, Paolo Giaccone. “Sono foto spesso crude, che oggi non si pubblicherebbero più, ma sono necessarie”, ha detto Palazzotto.

Pagine de L’Ora sul fallito attentato a Falcone

“L’Ora è stato il primo quotidiano ad avviare una grande inchiesta sulla mafia, nel ’58 – conclude Franco Nicastro – e a pagare queste ricerche con un attentato. Non si piegò, titolando il giorno dopo in prima pagina: ‘La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua’. Era un quotidiano che dalla periferia dell’Italia parlava a tutto il Paese, e non solo di mafia: di politica, di costume, di cultura. È per questo che ancora, a ventisette anni dalla chiusura, resta un punto di riferimento, soprattutto in un’epoca di informazione liquida”.

Hai letto questi articoli?

Il cimitero gentilizio ai piedi del Monte Grifone

Nei tanti monumenti sepolcrali di Santa Maria di Gesù, riposano gli illustri personaggi che hanno fatto la storia di Palermo

di Emanuele Drago *

Ogni città ha il suo cimitero gentilizio, il suo Père–Lachaise. Tuttavia, non tutti i cimiteri monumentali hanno il privilegio di possedere anche una postazione panoramica privilegiata. Questa sorta di Gianicolo palermitano, che a partire dall’Ottocento svolse la funzione che a Marsiglia ebbe il quartiere dell’Estaque per i pittori impressionisti, è il cimitero di Santa Maria di Gesù.

Teca con il beato Matteo Gallo

Ubicato ai piedi del Monte Grifone, tra i quartieri Brancaccio, Ciaculli e Belmonte Chiavelli, sorse per volontà del beato Matteo Gallo. A quanto pare, prima che della nascita del convento francescano, sembra che vi si trovasse un piccolo oratorio – edificato dai mezzadri del tempo – sullo stesso luogo che un tempo aveva accolto Sant’Antonio da Padova. Non passò neanche un secolo che, sia la chiesa che il convento furono affidati all’ordine dei francescani. Si racconta che, per individuare l’area in cui sarebbe sorto il loro convento, i frati minori con a capo il beato Matteo Gallo Guimerà, fecero scodinzolare un asinello, il quale, dopo un lungo peregrinare, si fermò nel luogo in cui sarebbe sorto il convento. Oggi quell’episodio è ricordato da una Croce in tufo che si trova in prossimità del piazzale che conduce al cimitero.

Croce del Calvario sul piazzale davanti al cimitero

Fu proprio durante quel periodo che attorno alla splendida cappella gotico catalana, di proprietà della famiglia Bonet, nacque il monumentale camposanto, che a partire dal XIV secolo iniziò ad accogliere le cappelle di altre prestigiose famiglie come gli Alliata, i La Grua Talamanca, i Pellegra Gravina e Bonanno; oppure, le splendide cappelle liberty delle famiglie Nicosia e Lanza di Scalea. Di notevole fattura sono anche cippi, steli e monumenti sepolcrali in cui sono sepolti gli illustri personaggi che hanno fatto la storia della città.

L’elenco dei personaggi seppelliti a Santa Maria di Gesù è davvero lungo, e va dai coniugi Ingrassia a Pietro Riso, dal patriota Mariano Stabile al medico di Garibaldi Enrico Albanese. Ma non mancano le sorprese: ad esempio, tra le tante lapidi si può cogliere quella di Luigi Mercantini, il garibaldino autore de “La Spigolatrice di Sapri”, la celeberrima poesia che molti di noi ancora recitano a memoria. Ma indubbiamente, oltre alla tomba del giudice Paolo Borsellino, la cappella che attrae maggiormente i visitatori è quella dei Florio; progettata dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda – come d’altronde gran parte delle tombe gentilizie presenti del camposanto – possiede davanti al pronao il simbolo della famiglia; ovvero, il leone bibens intento a succhiare la corteccia del chinino.

Fontana del chiostro con l’episodio del ponte Ammiraglio

Ma il convento è anche noto per essere stato guidato, nella seconda metà del Cinquecento, dal frate Benedetto da San Fratello. Figlio di genitori di origini etiopi, dopo aver vissuto a lungo da eremita, giunse in questo luogo e ne divenne superiore. Si narra che Benedetto, conosciuto come “il moro” per via della sua scura carnagione, compì vari prodigi. Grazie a questi miracolosi eventi si guadagnò, insieme a Santa Rosalia, il titolo di compatrono della città di Palermo. Come Santa Rosalia il suo nome superò i confini italiani e ancora oggi è venerato in America Latina, in particolar modo in Venezuela ed in Argentina. Durante la l’ultima visita del Papa a Palermo, il Santo padre ha anche ricordato l’enorme devozione di cui gode San Benido da Palermo nel Barrio Palermo, uno dei principali quartieri di Buenos Aires.

Ma torniamo alla storia del convento. Prima di accedere al chiostro, all’interno della chiesa è possibile ammirare, posti l’uno di fronte all’altro, le teche dentro cui giacciono i corpi imbalsamati, sia del Beato Matteo Gallo, sia di San Benedetto il Moro. Nella fontana posta al centro del chiostro, un affresco ed una piccola scultura ci illustrano la storia legata alla disputa che, dopo la morte del beato Matteo Gallo, si ebbe fra gli stessi francescani per accaparrarsi la custodia delle spoglie dell’illustre vescovo agrigentino. Sembra infatti che, una notte, le spoglie del seguace di Bernardino da Siena vennero trafugate dal convento di San Francesco D’Assisi, luogo in cui erano custodite, per essere portate dai frati minori riformati a Santa Maria di Gesù. Saputa la notizia per tempo, i francescani di San Francesco D’Assisi si misero ad inseguirli; tuttavia, prima che i due ordini venissero quasi alle mani, nei pressi del Ponte Ammiraglio si verificò un eccezionale acquazzone. Un temporale che i contendenti interpretarono come un vero e proprio responso divino. Fu così che i francescani di Palermo lasciarono ai frati di Santa Maria di Gesù la custodia delle spoglie del beato di Girgenti.

Cipresso di san Benedetto il moro

Infine, prima di uscire dal camposanto nobiliare è possibile, mediante un sentiero raggiungere il cipresso di San Benedetto. L’albero secolare, alto circa venti metri, si trova sul monte Grifone, a circa duecento metri sopra il livello del mare, e da molti viene considerato il più vecchio di Palermo. Inoltre, secondo la tradizione, crebbe sul medesimo luogo in cui il santo aveva lasciato infilzato il proprio bastone, accanto all’eremo in cui era solito andare a pregare. Dal cipresso, il panorama che si riesce a scorgere è davvero mozzafiato, ci dà l’idea di come, prima della cementificazione, fosse straordinariamente verde e davvero d’oro la Conca di Palermo.

*Docente e scrittore

Nei tanti monumenti sepolcrali di Santa Maria di Gesù, riposano gli illustri personaggi che hanno fatto la storia di Palermo

di Emanuele Drago *

Ogni città ha il suo cimitero gentilizio, il suo Père–Lachaise. Tuttavia, non tutti i cimiteri monumentali hanno il privilegio di possedere anche una postazione panoramica privilegiata. Questa sorta di Gianicolo palermitano, che a partire dall’Ottocento svolse la funzione che a Marsiglia ebbe il quartiere dell’Estaque per i pittori impressionisti, è il cimitero di Santa Maria di Gesù.

Teca con il beato Matteo Gallo

Ubicato ai piedi del Monte Grifone, tra i quartieri Brancaccio, Ciaculli e Belmonte Chiavelli, sorse per volontà del beato Matteo Gallo. A quanto pare, prima che della nascita del convento francescano, sembra che vi si trovasse un piccolo oratorio – edificato dai mezzadri del tempo – sullo stesso luogo che un tempo aveva accolto Sant’Antonio da Padova. Non passò neanche un secolo che, sia la chiesa che il convento furono affidati all’ordine dei francescani. Si racconta che, per individuare l’area in cui sarebbe sorto il loro convento, i frati minori con a capo il beato Matteo Gallo Guimerà, fecero scodinzolare un asinello, il quale, dopo un lungo peregrinare, si fermò nel luogo in cui sarebbe sorto il convento. Oggi quell’episodio è ricordato da una Croce in tufo che si trova in prossimità del piazzale che conduce al cimitero.

Croce del Calvario sul piazzale davanti al cimitero

Fu proprio durante quel periodo che attorno alla splendida cappella gotico catalana, di proprietà della famiglia Bonet, nacque il monumentale camposanto, che a partire dal XIV secolo iniziò ad accogliere le cappelle di altre prestigiose famiglie come gli Alliata, i La Grua Talamanca, i Pellegra Gravina e Bonanno; oppure, le splendide cappelle liberty delle famiglie Nicosia e Lanza di Scalea. Di notevole fattura sono anche cippi, steli e monumenti sepolcrali in cui sono sepolti gli illustri personaggi che hanno fatto la storia della città.

L’elenco dei personaggi seppelliti a Santa Maria di Gesù è davvero lungo, e va dai coniugi Ingrassia a Pietro Riso, dal patriota Mariano Stabile al medico di Garibaldi Enrico Albanese. Ma non mancano le sorprese: ad esempio, tra le tante lapidi si può cogliere quella di Luigi Mercantini, il garibaldino autore de “La Spigolatrice di Sapri”, la celeberrima poesia che molti di noi ancora recitano a memoria. Ma indubbiamente, oltre alla tomba del giudice Paolo Borsellino, la cappella che attrae maggiormente i visitatori è quella dei Florio; progettata dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda – come d’altronde gran parte delle tombe gentilizie presenti del camposanto – possiede davanti al pronao il simbolo della famiglia; ovvero, il leone bibens intento a succhiare la corteccia del chinino.

Teca con il beato Matteo Gallo

Ma il convento è anche noto per essere stato guidato, nella seconda metà del Cinquecento, dal frate Benedetto da San Fratello. Figlio di genitori di origini etiopi, dopo aver vissuto a lungo da eremita, giunse in questo luogo e ne divenne superiore. Si narra che Benedetto, conosciuto come “il moro” per via della sua scura carnagione, compì vari prodigi. Grazie a questi miracolosi eventi si guadagnò, insieme a Santa Rosalia, il titolo di compatrono della città di Palermo. Come Santa Rosalia il suo nome superò i confini italiani e ancora oggi è venerato in America Latina, in particolar modo in Venezuela ed in Argentina. Durante la l’ultima visita del Papa a Palermo, il Santo padre ha anche ricordato l’enorme devozione di cui gode San Benido da Palermo nel Barrio Palermo, uno dei principali quartieri di Buenos Aires.

Ma torniamo alla storia del convento. Prima di accedere al chiostro, all’interno della chiesa è possibile ammirare, posti l’uno di fronte all’altro, le teche dentro cui giacciono i corpi imbalsamati, sia del Beato Matteo Gallo, sia di San Benedetto il Moro. Nella fontana posta al centro del chiostro, un affresco ed una piccola scultura ci illustrano la storia legata alla disputa che, dopo la morte del beato Matteo Gallo, si ebbe fra gli stessi francescani per accaparrarsi la custodia delle spoglie dell’illustre vescovo agrigentino. Sembra infatti che, una notte, le spoglie del seguace di Bernardino da Siena vennero trafugate dal convento di San Francesco D’Assisi, luogo in cui erano custodite, per essere portate dai frati minori riformati a Santa Maria di Gesù. Saputa la notizia per tempo, i francescani di San Francesco D’Assisi si misero ad inseguirli; tuttavia, prima che i due ordini venissero quasi alle mani, nei pressi del Ponte Ammiraglio si verificò un eccezionale acquazzone. Un temporale che i contendenti interpretarono come un vero e proprio responso divino. Fu così che i francescani di Palermo lasciarono ai frati di Santa Maria di Gesù la custodia delle spoglie del beato di Girgenti.

Cipresso di san Benedetto il moro

Infine, prima di uscire dal camposanto nobiliare è possibile, mediante un sentiero raggiungere il cipresso di San Benedetto. L’albero secolare, alto circa venti metri, si trova sul monte Grifone, a circa duecento metri sopra il livello del mare, e da molti viene considerato il più vecchio di Palermo. Inoltre, secondo la tradizione, crebbe sul medesimo luogo in cui il santo aveva lasciato infilzato il proprio bastone, accanto all’eremo in cui era solito andare a pregare. Dal cipresso, il panorama che si riesce a scorgere è davvero mozzafiato, ci dà l’idea di come, prima della cementificazione, fosse straordinariamente verde e davvero d’oro la Conca di Palermo.

*Docente e scrittore

Hai letto questi articoli?

L’estate del Teatro Massimo tra musica e danza

Tanti gli appuntamenti per una stagione itinerante, tra Palermo, il Teatro Antico di Segesta e la partecipazione al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana

di Redazione

Un’estate che si apre nel segno di Rossini e di Verdi e della danza, con il ritorno in luoghi che sono già stati sede degli appuntamenti estivi del Teatro Massimo di Palermo nella scorsa stagione, consolidando i rapporti istituzionali e le collaborazioni già intessuti; ma anche un’estate che porterà l’Orchestra del Teatro Massimo al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, dove è stata invitata a suonare diretta da Gabriele Ferro. Una stagione estiva inoltre che vedrà impegnate tutte le formazioni del Teatro: Orchestra, Coro, Corpo di ballo, senza dimenticare i più giovani, cioè il Coro di voci bianche, la Cantoria e la Massimo Kids Orchestra, per i quali è in previsione anche un fitto calendario di appuntamenti che li vedranno esibirsi a Palermo e in Sicilia.

Chiara Amarù

La stagione estiva del Teatro Massimo si apre sabato 29 giugno alle 20.30 con la Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, sede già l’anno scorso di concerti e dell’opera Don Pasquale. A dirigere la composizione sacra di Rossini sarà il maestro Piero Monti, che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo. I solisti saranno il soprano Shelley Jackson, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, il tenore Francisco Brito e il basso Emanuele Cordaro.

Particolarmente intenso il primo fine settimana di luglio: sabato 6 luglio alle 21. L’Orchestra e Coro del Teatro Massimo saranno al Teatro antico di Segesta per un Verdi Gala. Sotto la direzione di Alessandro D’Agostini eseguiranno sinfonie e cori dalle opere di Verdi, con pagine famosissime come “Va’ pensiero” da Nabucco, “Patria oppressa” da Macbeth e il coro delle zingarelle da La traviata. Doppio appuntamento la domenica successiva. Domenica 7 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta, il Concerto Kids vedrà la Massimo Kids Orchestra, il Coro di voci bianche e la Cantoria del Teatro Massimo, le formazioni del Teatro Massimo costituite da bambini e ragazzi che comprendono in tutto più di 200 giovanissimi. Sotto la direzione di Michele De Luca eseguiranno un repertorio prevalentemente barocco. Sempre domenica 7, con repliche martedì 9 e venerdì 12 luglio, alle 20.30 nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, andrà in scena “La Cenerentola” di Gioachino Rossini, diretta dalla bacchetta di Alessandro Cadario, con la regia di Alberto Cavallotti.

Cenerentola, dimora di Don Magnifico – Bozzetto di Christian Lanni

Il Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo propone, venerdì 19 luglio alle 21.15 al Teatro di Verdura e domenica 21 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta una scelta di coreografie che ne testimoniano la versatilità nel passare dal repertorio classico a quello contemporaneo. Lo spettacolo “Danza d’autore… Bolero” si apre e si chiude con due coreografie di Valerio Longo, Plasma in apertura e Quadro Ravel in conclusione, creazione per il Corpo di ballo del Teatro Massimo presentata in prima assoluta sulle musiche di Ravel del Bolero e di Ma mère l’Oye eseguite dall’Orchestra del Teatro Massimo sotto la direzione di Simon Krečič.

Gabriele Ferro e l’Orchestra del Teatro Massimo

L’estate si conclude per l’Orchestra del Teatro Massimo e il suo direttore musicale Gabriele Ferro con una serata al prestigioso Ravello Festival: al Belvedere di Villa Rufolo, nell’eccezionale scenario di uno dei festival più antichi d’Italia che ha visto esibirsi le orchestre internazionali più affermate, l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro è stata invitata a partecipare alla sezione “Orchestra Italia”, che propone molte delle migliori orchestre sinfoniche italiane. Domenica 28 luglio alle 20 al Belvedere di Villa Rufolo l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro eseguirà, con il soprano Maida Hundeling e il baritono Thomas Gazheli, la Lyrische Symphonie op. 18 di Zemlinsky, rara pagina che l’Orchestra del Teatro Massimo e Gabriele Ferro avevano già proposto a Palermo per l’inaugurazione della Stagione concertistica 2018, la Sinfonia dall’opera Oceana di Antonio Smareglia e il finale della Salome di Richard Strauss.

Tanti gli appuntamenti per una stagione itinerante, tra Palermo, il Teatro Antico di Segesta e la partecipazione al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana

di Redazione

Un’estate che si apre nel segno di Rossini e di Verdi e della danza, con il ritorno in luoghi che sono già stati sede degli appuntamenti estivi del Teatro Massimo di Palermo nella scorsa stagione, consolidando i rapporti istituzionali e le collaborazioni già intessuti; ma anche un’estate che porterà l’Orchestra del Teatro Massimo al prestigioso Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, dove è stata invitata a suonare diretta da Gabriele Ferro. Una stagione estiva inoltre che vedrà impegnate tutte le formazioni del Teatro: Orchestra, Coro, Corpo di ballo, senza dimenticare i più giovani, cioè il Coro di voci bianche, la Cantoria e la Massimo Kids Orchestra, per i quali è in previsione anche un fitto calendario di appuntamenti che li vedranno esibirsi a Palermo e in Sicilia.

Chiara Amarù

La stagione estiva del Teatro Massimo si apre sabato 29 giugno alle 20.30 con la Petite Messe solennelle di Gioachino Rossini nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, sede già l’anno scorso di concerti e dell’opera Don Pasquale. A dirigere la composizione sacra di Rossini sarà il maestro Piero Monti, che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo. I solisti saranno il soprano Shelley Jackson, il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, il tenore Francisco Brito e il basso Emanuele Cordaro.

Particolarmente intenso il primo fine settimana di luglio: sabato 6 luglio alle 21. L’Orchestra e Coro del Teatro Massimo saranno al Teatro antico di Segesta per un Verdi Gala. Sotto la direzione di Alessandro D’Agostini eseguiranno sinfonie e cori dalle opere di Verdi, con pagine famosissime come “Va’ pensiero” da Nabucco, “Patria oppressa” da Macbeth e il coro delle zingarelle da La traviata. Doppio appuntamento la domenica successiva. Domenica 7 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta, il Concerto Kids vedrà la Massimo Kids Orchestra, il Coro di voci bianche e la Cantoria del Teatro Massimo, le formazioni del Teatro Massimo costituite da bambini e ragazzi che comprendono in tutto più di 200 giovanissimi. Sotto la direzione di Michele De Luca eseguiranno un repertorio prevalentemente barocco. Sempre domenica 7, con repliche martedì 9 e venerdì 12 luglio, alle 20.30 nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna, andrà in scena “La Cenerentola” di Gioachino Rossini, diretta dalla bacchetta di Alessandro Cadario, con la regia di Alberto Cavallotti.

Cenerentola, dimora di Don Magnifico – Bozzetto di Christian Lanni

Il Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo propone, venerdì 19 luglio alle 21.15 al Teatro di Verdura e domenica 21 luglio alle 21 al Teatro antico di Segesta una scelta di coreografie che ne testimoniano la versatilità nel passare dal repertorio classico a quello contemporaneo. Lo spettacolo “Danza d’autore… Bolero” si apre e si chiude con due coreografie di Valerio Longo, Plasma in apertura e Quadro Ravel in conclusione, creazione per il Corpo di ballo del Teatro Massimo presentata in prima assoluta sulle musiche di Ravel del Bolero e di Ma mère l’Oye eseguite dall’Orchestra del Teatro Massimo sotto la direzione di Simon Krečič.

Gabriele Ferro e l’Orchestra del Teatro Massimo

L’estate si conclude per l’Orchestra del Teatro Massimo e il suo direttore musicale Gabriele Ferro con una serata al prestigioso Ravello Festival: al Belvedere di Villa Rufolo, nell’eccezionale scenario di uno dei festival più antichi d’Italia che ha visto esibirsi le orchestre internazionali più affermate, l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro è stata invitata a partecipare alla sezione “Orchestra Italia”, che propone molte delle migliori orchestre sinfoniche italiane. Domenica 28 luglio alle 20 al Belvedere di Villa Rufolo l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro eseguirà, con il soprano Maida Hundeling e il baritono Thomas Gazheli, la Lyrische Symphonie op. 18 di Zemlinsky, rara pagina che l’Orchestra del Teatro Massimo e Gabriele Ferro avevano già proposto a Palermo per l’inaugurazione della Stagione concertistica 2018, la Sinfonia dall’opera Oceana di Antonio Smareglia e il finale della Salome di Richard Strauss.

Hai letto questi articoli?

“Animal Farm”, l’ultima provocazione di Max Papeschi

L’ironico e irriverente artista ritorna in città con un progetto inedito nei giardini del Palazzo Reale, all’interno della rassegna “Palermo e le donne”

di Redazione

Uno schiaffo a tutti coloro che pensano alle donne come oggetti. Bellissimi, eleganti, torniti oggetti, magari all’ultima moda. È la nuova provocazione dell’artista Max Papeschi che ritorna a Palermo con un progetto inedito, “Animal Farm”, che da domani – mercoledì 22 maggio  – “invade” i giardini di Palazzo Reale, nuovo appuntamento di “Palermo delle Donne”, la rassegna ideata da Stefania Morici. Ironico ed irriverente, Papeschi ha abituato ad un’arte pop deflagrante che tira giù i miti dai capitelli e li getta nella polvere.

In questo caso, l’artista ha deciso di dire la sua sulla donna-oggetto: per Papeschi la mercificazione del corpo di donna, è affine allo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. E si butta ancora in avanti, colpendo l’uso del corpo femminile da parte dei brand dell’Haute Couture. Per questa nuova installazione Papeschi ha ideato otto wall paper sistemati sotto il “cappello” benedicente dell’enorme Ficus dei giardini reali: la Natura centenaria fa da sfondo alla testimonianza deflagrante di Papeschi. I corpi nudi e torniti di bellissime modelle sono sormontati da teste di animali da fattoria che guardano con occhi vuoti lo spettatore, in posizioni sensuali e ammiccanti, sullo sfondo di riconoscibilissimi loghi dell’alta moda.

Max Papeschi – Gucci Donkey

Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero. In soli 9 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo. Nel 2014 è uscita in Italia la sua autobiografia “Vendere Svastiche e Vivere Felici”, seguita nel 2018 dal libro “Max vs Max”, con lo scrittore Massimiliano Parente. Dal 2016 sta portando in giro per il mondo il progetto culturale-umanitario Welcome to North Korea, vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un’operazione multimediale che attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un. Ha appena completato “Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love”, bipersonale con Max Ferrigno, ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

“Animal Farm” nasce con il supporto della Fondazione Federico II, diretta da Patrizia Monterosso. La mostra sarà visibile fino al 9 giugno, negli orari di apertura di Palazzo Reale. Si accede con il biglietto di ingresso al complesso monumentale oppure con un tagliando di 2 euro per i soli giardini.

L’ironico e irriverente artista ritorna in città con un progetto inedito nei giardini del Palazzo Reale, all’interno della rassegna “Palermo e le donne”

di Redazione

Uno schiaffo a tutti coloro che pensano alle donne come oggetti. Bellissimi, eleganti, torniti oggetti, magari all’ultima moda. È la nuova provocazione dell’artista Max Papeschi che ritorna a Palermo con un progetto inedito, “Animal Farm”, che da domani – mercoledì 22 maggio  – “invade” i giardini di Palazzo Reale, nuovo appuntamento di “Palermo delle Donne”, la rassegna ideata da Stefania Morici. Ironico ed irriverente, Papeschi ha abituato ad un’arte pop deflagrante che tira giù i miti dai capitelli e li getta nella polvere.

In questo caso, l’artista ha deciso di dire la sua sulla donna-oggetto: per Papeschi la mercificazione del corpo di donna, è affine allo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. E si butta ancora in avanti, colpendo l’uso del corpo femminile da parte dei brand dell’Haute Couture. Per questa nuova installazione Papeschi ha ideato otto wall paper sistemati sotto il “cappello” benedicente dell’enorme Ficus dei giardini reali: la Natura centenaria fa da sfondo alla testimonianza deflagrante di Papeschi. I corpi nudi e torniti di bellissime modelle sono sormontati da teste di animali da fattoria che guardano con occhi vuoti lo spettatore, in posizioni sensuali e ammiccanti, sullo sfondo di riconoscibilissimi loghi dell’alta moda.

Max Papeschi – Gucci Donkey

Papeschi approda nel mondo dell’arte contemporanea alla fine del 2008, dopo un’esperienza da autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico. Il clamore mediatico sollevato da una sua opera gigante affissa sulla facciata di un palazzo nel centro di Poznan in Polonia lo proietta sulla scena internazionale, rendendolo in pochissimo tempo uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero. In soli 9 anni di attività ha realizzato più di 60 mostre personali e partecipato a un centinaio di mostre collettive in giro per tutto il mondo. Nel 2014 è uscita in Italia la sua autobiografia “Vendere Svastiche e Vivere Felici”, seguita nel 2018 dal libro “Max vs Max”, con lo scrittore Massimiliano Parente. Dal 2016 sta portando in giro per il mondo il progetto culturale-umanitario Welcome to North Korea, vero e proprio precedente artistico realizzato in collaborazione con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni in un’operazione multimediale che attraverso una fittizia e parodistica propaganda di regime svela gli orrori perpetuati dal dittatore Kim Jong Un. Ha appena completato “Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love”, bipersonale con Max Ferrigno, ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

“Animal Farm” nasce con il supporto della Fondazione Federico II, diretta da Patrizia Monterosso. La mostra sarà visibile fino al 9 giugno, negli orari di apertura di Palazzo Reale. Si accede con il biglietto di ingresso al complesso monumentale oppure con un tagliando di 2 euro per i soli giardini.

Hai letto questi articoli?

Passeggiate, mostre e incontri: torna il Festival del Viaggio

Giunta alla 14esima edizione, la manifestazione organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori prevede un ricco programma di eventi dall’8 al 15 giugno

di Ruggero Altavilla

Immagini, parole e racconti da tutto il mondo. Il Festival del Viaggio, giunto quest’anno alla 14esima edizione, torna a fare tappa a Palermo, dall’8 al 15 giugno, con un fitto programma d’incontri, visite ed esperienze. Si rinnova, dunque, l’appuntamento, con la kermesse ideata nel 2005 dai giornalisti Alessandro Agostinelli e Stefano Rejec per sopperire alla mancanza di una rassegna dedicata interamente al viaggiare, al tema del viaggio in tutte le sue possibili declinazioni.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Palermo, è organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori, associazione nata dall’esperienza pluriennale del Festival del viaggio di Firenze e pensata per riunire tutti i viaggiatori italiani in una community attiva in rete e nel sostegno al Festival. “Fin dall’inizio si è pensato a un festival che non premiasse nessuno – spiegano gli organizzatori – che non parlasse soltanto dei grandi viaggiatori, che non si occupasse esclusivamente dei viaggi impossibili. Si è messo il viaggio al centro della vita, cioè una visione plurale dei modi di viaggiare, convinti che tutte le modalità dello spostamento umano, delle civiltà dinamiche, abbiano una loro ragione. Si aveva una visione del viaggio come voglia di abbandonare la strada conosciuta per dedicarsi totalmente al cammino, al percorso e non alle méta, e come introspezione umana”.

L’Agorà del Museo Salinas

Così, insieme a Firenze e Bologna, la tappa di Palermo quest’anno indaga su diverse esperienze del viaggio. Ricco il programma della manifestazione che prevede mostre fotografiche, incontri e dibattiti, presentazioni di libri e visite guidate (qui il programma completo). Sabato 8 giugno alle 17 l’inaugurazione con la mostra “Oriente e Occidente” a Villa Niscemi, che comprende il progetto artistico-fotografico di Nino Russo e Marcella Croce. A seguire alle 21 al Centro studi Avventure nel Mondo, a Mondello, si discuterà di mare e vele con Fulvio Croce e si potrà assistere al documentario “Yuyos, viaggio etnografico in Paraguay”, insieme agli autori Michal Krawczyk e Giulia Lepori. Nell’arco degli otto giorni di Festival, prevista anche una “Scalzeggiata” condotta da Marzia Stevenson Maestri che accompagnerà i partecipanti in una camminata a piedi nudi sulla spiaggia di Mondello (10 giugno), una cena-concerto in un ristorante africano nel cuore di Palermo (14 giugno), e un cammino esperienziale tra le sale del Museo archeologico Salinas (15 giugno).

“L’impostazione del festival si basa da sempre sulla multidisciplinarietà – chiariscono gli organizzatori – . Primo perché già il viaggio è spesso un’esperienza multisensoriale e plurale. Secondo perché in questa maniera si è sempre cercato di parlare a persone di varie età e generazioni diverse. In tutte le edizioni precedenti abbiamo presentato libri, discusso in convegni tematici, cenato con cibi da tutto il mondo, assistito a spettacoli teatrali, visto documentari, film fotografie e mostre di pittura o allestimenti d’arte, ascoltato musiche. I discorsi sono importanti, ma spesso andare oltre le diversità linguistiche e oltre la razionalità con eventi di natura non verbale come la musica o la cucina è il modo di ricordare, di fare concretamente esperienza”.

Giunta alla 14esima edizione, la manifestazione organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori prevede un ricco programma di eventi dall’8 al 15 giugno

di Ruggero Altavilla

Immagini, parole e racconti da tutto il mondo. Il Festival del Viaggio, giunto quest’anno alla 14esima edizione, torna a fare tappa a Palermo, dall’8 al 15 giugno, con un fitto programma d’incontri, visite ed esperienze. Si rinnova, dunque, l’appuntamento, con la kermesse ideata nel 2005 dai giornalisti Alessandro Agostinelli e Stefano Rejec per sopperire alla mancanza di una rassegna dedicata interamente al viaggiare, al tema del viaggio in tutte le sue possibili declinazioni.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Palermo, è organizzata dalla Società Italiana dei Viaggiatori, associazione nata dall’esperienza pluriennale del Festival del viaggio di Firenze e pensata per riunire tutti i viaggiatori italiani in una community attiva in rete e nel sostegno al Festival. “Fin dall’inizio si è pensato a un festival che non premiasse nessuno – spiegano gli organizzatori – che non parlasse soltanto dei grandi viaggiatori, che non si occupasse esclusivamente dei viaggi impossibili. Si è messo il viaggio al centro della vita, cioè una visione plurale dei modi di viaggiare, convinti che tutte le modalità dello spostamento umano, delle civiltà dinamiche, abbiano una loro ragione. Si aveva una visione del viaggio come voglia di abbandonare la strada conosciuta per dedicarsi totalmente al cammino, al percorso e non alle méta, e come introspezione umana”.

Così, insieme a Firenze e Bologna, la tappa di Palermo quest’anno indaga su diverse esperienze del viaggio. Ricco il programma della manifestazione che prevede mostre fotografiche, incontri e dibattiti, presentazioni di libri e visite guidate (qui il programma completo). Sabato 8 giugno alle 17 l’inaugurazione con la mostra “Oriente e Occidente” a Villa Niscemi, che comprende il progetto artistico-fotografico di Nino Russo e Marcella Croce. A seguire alle 21 al Centro studi Avventure nel Mondo, a Mondello, si discuterà di mare e vele con Fulvio Croce e si potrà assistere al documentario “Yuyos, viaggio etnografico in Paraguay”, insieme agli autori Michal Krawczyk e Giulia Lepori. Nell’arco degli otto giorni di Festival, prevista anche una “Scalzeggiata” condotta da Marzia Stevenson Maestri che accompagnerà i partecipanti in una camminata a piedi nudi sulla spiaggia di Mondello (10 giugno), una cena-concerto in un ristorante africano nel cuore di Palermo (14 giugno), e un cammino esperienziale tra le sale del Museo archeologico Salinas (15 giugno).

L’Agorà del Museo Salinas

“L’impostazione del festival si basa da sempre sulla multidisciplinarietà – chiariscono gli organizzatori – . Primo perché già il viaggio è spesso un’esperienza multisensoriale e plurale. Secondo perché in questa maniera si è sempre cercato di parlare a persone di varie età e generazioni diverse. In tutte le edizioni precedenti abbiamo presentato libri, discusso in convegni tematici, cenato con cibi da tutto il mondo, assistito a spettacoli teatrali, visto documentari, film fotografie e mostre di pittura o allestimenti d’arte, ascoltato musiche. I discorsi sono importanti, ma spesso andare oltre le diversità linguistiche e oltre la razionalità con eventi di natura non verbale come la musica o la cucina è il modo di ricordare, di fare concretamente esperienza”.

Hai letto questi articoli?

Rinasce Villino Favaloro, sarà museo della fotografia

Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio liberty palermitano progettato da Giovan Battista Filippo Basile è finalmente pronto a partire

di Marco Russo

Se ne parla da tempo, ma questa volta il conto alla rovescia è iniziato davvero. Tra 18 mesi il Villino Favaloro, gioiello del liberty palermitano, diventerà il primo museo regionale della fotografia. Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio progettato da Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto tra il 1913 e il 1914, è finalmente pronto a partire. Dopo la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, avvenuta a opera dei funzionari dell’assessorato regionale dei Beni culturali, il cantiere sarà inaugurato nelle prossime settimane alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci. Il progetto, finanziato con 1,7 milioni di euro del Pon “Cultura e sviluppo”, prevede lavori che dureranno 18 mesi, per cui l’apertura al pubblico è prevista entro la fine dell’anno prossimo.

Villino Favaloro

“Siamo finalmente riusciti a dare il via al restauro di uno dei gioielli del patrimonio artistico, culturale e architettonico della nostra Regione – afferma il governatore Musumeci – . In questo modo rendiamo fruibile ai cittadini, e a chi visita la nostra Isola, un edifico storico di enorme pregio, oltre a esporre le attrezzature e il materiale fotografico attualmente conservati nel Centro regionale per il catalogo. L’impegno costante del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e della responsabile del Centro del catalogo Caterina Greco servirà a realizzare con puntualità un obiettivo culturale di grande prestigio”.

Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule Liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Torretta del Villino Favaloro

Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia – fanno sapere dalla Regione – è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca, diapositive provenienti dai Fondi (Bronzetti, Di Dio, Seffer, Arezzo di Trifiletti) che comprendono fotografie di autori di rilievo quali i fratelli Alinari, Brogi, Incorpora, Intergugliemi, Cappellani. Previste anche due piccole camere oscure per la proiezione di brevi filmati e cortometraggi del Novecento scelti dalla Filmoteca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio liberty palermitano progettato da Giovan Battista Filippo Basile è finalmente pronto a partire

di Marco Russo

Se ne parla da tempo, ma questa volta il conto alla rovescia è iniziato davvero. Tra 18 mesi il Villino Favaloro, gioiello del liberty palermitano, diventerà il primo museo regionale della fotografia. Dopo un lungo stallo burocratico, il restauro dell’edificio progettato da Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto tra il 1913 e il 1914, è finalmente pronto a partire. Dopo la consegna dei lavori all’impresa aggiudicataria, avvenuta a opera dei funzionari dell’assessorato regionale dei Beni culturali, il cantiere sarà inaugurato nelle prossime settimane alla presenza del presidente della Regione Nello Musumeci. Il progetto, finanziato con 1,7 milioni di euro del Pon “Cultura e sviluppo”, prevede lavori che dureranno 18 mesi, per cui l’apertura al pubblico è prevista entro la fine dell’anno prossimo.

Villino Favaloro

“Siamo finalmente riusciti a dare il via al restauro di uno dei gioielli del patrimonio artistico, culturale e architettonico della nostra Regione – afferma il governatore Musumeci – . In questo modo rendiamo fruibile ai cittadini, e a chi visita la nostra Isola, un edifico storico di enorme pregio, oltre a esporre le attrezzature e il materiale fotografico attualmente conservati nel Centro regionale per il catalogo. L’impegno costante del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e della responsabile del Centro del catalogo Caterina Greco servirà a realizzare con puntualità un obiettivo culturale di grande prestigio”.

Stilisticamente il villino è un punto di incontro tra stilemi tardo medievali e rinascimentali in equilibrata sintesi stilistica delle tendenze sperimentali dell’architetto palermitano. I pannelli a mosaico del piano superiore e della sala pompeiana sono verosimilmente opera di Carmelo Giarrizzo. I modi e le formule Liberty risalgono ad alcuni interventi del 1903 a cura di Ernesto Basile, lo stesso che nel 1914 ha effettuato l’ampliamento del Villino con la costruzione del torrino belvedere. Le decorazioni pittoriche interne e i mosaici sono stati realizzati da Salvatore Gregorietti.

Torretta del Villino Favaloro

Il percorso espositivo interno del Museo della fotografia – fanno sapere dalla Regione – è stato progettato secondo un criterio cronologico a partire dalla protofotografia (1839-1865) per proseguire con le produzioni dei fotografi eredi del Grand Tour (fine Ottocento-inizio Novecento) e con quelle del Naturalismo-Pittorialismo (prima metà del Novecento) e una prima ostensione documentaria della contemporanea attività fotografica da studio collocata in diverse sale. Al piano superiore saranno illustrate la fotografia del Novecento e la fotografia documentaria sui beni culturali delle città siciliane.

Nelle sale saranno esposti numerosi esemplari di dagherrotipi, calotipi, collodi e altri fototipi insieme a materiali documentali cartacei, lastre e pellicole stampe, album d’epoca, diapositive provenienti dai Fondi (Bronzetti, Di Dio, Seffer, Arezzo di Trifiletti) che comprendono fotografie di autori di rilievo quali i fratelli Alinari, Brogi, Incorpora, Intergugliemi, Cappellani. Previste anche due piccole camere oscure per la proiezione di brevi filmati e cortometraggi del Novecento scelti dalla Filmoteca. Sarà inoltre attrezzata una sala per mostre temporanee di fotografi che hanno lavorato in Sicilia, da Letizia Battaglia a Enzo Brai, da Dante Giuseppe Cappellani a Ferdinando Sciacca, fino a Enzo Sellerio e Giuseppe Tornatore.

Hai letto questi articoli?

La magia della Sicilia in sessanta secondi

Una dichiarazione d’amore per la Sicilia. Due minuti di immagini mozzafiato che raccontano l’Isola, racchiuse in “Sicily Magic Land 2019”, un video realizzato dalla visual designer Carmen Munafò. Dalla Valle dei Templi alle Gole dell’Alcantara, dalle Eolie a Palermo, dall’opera dei pupi al dolci tradizionali, il patrimonio della Sicilia incalza fotogramma dopo fotogramma. “Sei bella da togliere il fiato, e noi figli tuoi, abbiamo il dovere di raccontarti ai posteri con gli occhi di chi ti ama più di ogni altra cosa”, scrive l’artista nel testo che accompagna il video. “I tuoi colori raccontano gioia di vivere al mondo intero, ma solo noi ne conosciamo la profonda tristezza, nostalgia e rabbia che urli silenziosamente”.

Una dichiarazione d’amore per la Sicilia. Due minuti di immagini mozzafiato che raccontano l’Isola, racchiuse in “Sicily Magic Land 2019”, un video realizzato dalla visual designer Carmen Munafò. Dalla Valle dei Templi alle Gole dell’Alcantara, dalle Eolie a Palermo, dall’opera dei pupi al dolci tradizionali, il patrimonio della Sicilia incalza fotogramma dopo fotogramma. “Sei bella da togliere il fiato, e noi figli tuoi, abbiamo il dovere di raccontarti ai posteri con gli occhi di chi ti ama più di ogni altra cosa”, scrive l’artista nel testo che accompagna il video. “I tuoi colori raccontano gioia di vivere al mondo intero, ma solo noi ne conosciamo la profonda tristezza, nostalgia e rabbia che urli silenziosamente”.

Hai letto questi articoli?
Le vie dei Tesori News

Send this to a friend