Palermo danza al ritmo di tango con i campioni mondiali

Lo Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa si trasformerà in una vera e propria cittadella dedicata al celebra ballo argentino

di Redazione

Le sensuali sonorità del tango riecheggeranno nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, che si trasformeranno in una vera e propria cittadella tanguera. Da venerdì 26 aprile fino all’1 maggio, per il secondo anno, i campioni mondiali del popolare ballo argentino si contenderanno una posizione di rilievo per il famoso Festival y Mundial de Baile ovvero i Mondiali di Tango di Buenos Aires, che si tengono in agosto. La manifestazione è ideata, come le edizioni precedenti, da Barbara Cicero, con la sua associazione sportiva European Tango, l’unica riconosciuta dal Ministerio de Cultura del Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires per l’organizzazione sul territorio italiano di festival che anticipano i Mondiali argentini.

Gaspar Godoy e Carla Mazzolini

Durante i sei giorni del festival, lo Spazio Tre Navate dei Cantieri ospiterà lezioni, workshop, confronti, eventi e noches de milonga, le selezioni ufficiali e, le ultime sere, la gara a colpi di tacco. Ma anche store e specialisti di accessori tangueri, come i gioielli creati apposta da una palermitana, Marcella Crisafi, o i costumi di Zhanna Krylova. I primi due giorni (26 e 27 aprile) sono in programma le finali nazionali dei Campionati metropolitani di tango. Si sfideranno i campioni metropolitani delle sette categorie in gara, che si saranno aggiudicati il podio nelle 11 sedi ufficiali d’Italia dei Campionati Metropolitani, che hanno coinvolto 17 regioni. Oltre 70 coppie partecipanti. Le vincitrici nelle categorie Tango Open e Tango Amatori, si qualificheranno di diritto alle semifinali dei Campionati Italiani. Il primo maggio, la lunga notte che chiude il festival e ospita le attese finali dell’ottavo Campionato di Tango che sceglierà i campioni per Italia, Grecia e Malta che voleranno a Buenos Aires.

Domenica 28 aprile sempre allo Spazio Tre Navate, la Gran Noche de Milonga, concerto del Sexteto Milonguero, capitanato da Javier De Ciriaco, è una delle formazioni più famose del mondo del Tango. Lunedì 29 il Politeama Garibaldi ospiterà, invece, lo spettacolo-tributo al mondo del Tango, “El ultimo Tango en Buenos Aires” by El Cxuce Tango dei maestri ballerini Vanesa Villalba & Facundo Piñero, sono anche tra le special guest, al fianco del campione del mondo di Tango Escenario 2003 Gaspar Godoy accompagnato dall’uruguaiana Carla Mazzolini. Sul palcoscenico danzeranno dodici coppie di tangueri, tra le più importanti del mondo, tra loro anche i russi Irina Samoilova y Artem Luchin.

La conferenza stampa di presentazione a Villa Niscemi

In giuria, invece, siederanno Virginia Pandolfi e Jonatan Aguero, gli argentini Agustina Vignau e Hugo Mastrolorenzo, campioni del Mondo 2016 di Tango Escenario autori e direttori artistici di vari spettacoli teatrali, tra cui “Bailà, Venì, Volà.”; poi Max Van de Voorde y Solange Acosta, campioni del Mondo di Tango Escenario nel 2011. Dalla Grecia arrivano Stelios Staboulidis e Despina Amarantidou e Chloe e Dionisis Theodoropoulos, e dalla ex Unione Sovietica Olga Nikola e Dmitry Kuznetsov, già campioni russi e anche Campioni europei 2018 di Tango Escenario, e giunti quinti agli ultimi mondiali. Sono tutti maestri della scuola di Tango di Mosca “Adornos”, che è anche il marchio della stilista Zhanna Krylova, specialista in costumi legati al mondo del Tango.

Anche quest’anno sono previsti dei flash mob degli artisti che coinvolgeranno il pubblico: il 26 mattina all’aeroporto Falcone e Borsellino, sia agli Arrivi che alle Partenze, il 27 in giro per la città. Sia le milonghe, ogni giorno, che l’ultima serata, sarà coinvolta la Massimo Kids Orchestra con un particolare programma tanguero.

Lo Spazio Tre Navate dei Cantieri Culturali alla Zisa si trasformerà in una vera e propria cittadella dedicata al celebra ballo argentino

di Redazione

Le sensuali sonorità del tango riecheggeranno nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, che si trasformeranno in una vera e propria cittadella tanguera. Da venerdì 26 aprile fino all’1 maggio, per il secondo anno, i campioni mondiali del popolare ballo argentino si contenderanno una posizione di rilievo per il famoso Festival y Mundial de Baile ovvero i Mondiali di Tango di Buenos Aires, che si tengono in agosto. La manifestazione è ideata, come le edizioni precedenti, da Barbara Cicero, con la sua associazione sportiva European Tango, l’unica riconosciuta dal Ministerio de Cultura del Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires per l’organizzazione sul territorio italiano di festival che anticipano i Mondiali argentini.

Gaspar Godoy e Carla Mazzolini

Durante i sei giorni del festival, lo Spazio Tre Navate dei Cantieri ospiterà lezioni, workshop, confronti, eventi e noches de milonga, le selezioni ufficiali e, le ultime sere, la gara a colpi di tacco. Ma anche store e specialisti di accessori tangueri, come i gioielli creati apposta da una palermitana, Marcella Crisafi, o i costumi di Zhanna Krylova. I primi due giorni (26 e 27 aprile) sono in programma le finali nazionali dei Campionati metropolitani di tango. Si sfideranno i campioni metropolitani delle sette categorie in gara, che si saranno aggiudicati il podio nelle 11 sedi ufficiali d’Italia dei Campionati Metropolitani, che hanno coinvolto 17 regioni. Oltre 70 coppie partecipanti. Le vincitrici nelle categorie Tango Open e Tango Amatori, si qualificheranno di diritto alle semifinali dei Campionati Italiani. Il primo maggio, la lunga notte che chiude il festival e ospita le attese finali dell’ottavo Campionato di Tango che sceglierà i campioni per Italia, Grecia e Malta che voleranno a Buenos Aires.

Domenica 28 aprile sempre allo Spazio Tre Navate, la Gran Noche de Milonga, concerto del Sexteto Milonguero, capitanato da Javier De Ciriaco, è una delle formazioni più famose del mondo del Tango. Lunedì 29 il Politeama Garibaldi ospiterà, invece, lo spettacolo-tributo al mondo del Tango, “El ultimo Tango en Buenos Aires” by El Cxuce Tango dei maestri ballerini Vanesa Villalba & Facundo Piñero, sono anche tra le special guest, al fianco del campione del mondo di Tango Escenario 2003 Gaspar Godoy accompagnato dall’uruguaiana Carla Mazzolini. Sul palcoscenico danzeranno dodici coppie di tangueri, tra le più importanti del mondo, tra loro anche i russi Irina Samoilova y Artem Luchin.

La conferenza stampa di presentazione a Villa Niscemi

In giuria, invece, siederanno Virginia Pandolfi e Jonatan Aguero, gli argentini Agustina Vignau e Hugo Mastrolorenzo, campioni del Mondo 2016 di Tango Escenario autori e direttori artistici di vari spettacoli teatrali, tra cui “Bailà, Venì, Volà.”; poi Max Van de Voorde y Solange Acosta, campioni del Mondo di Tango Escenario nel 2011. Dalla Grecia arrivano Stelios Staboulidis e Despina Amarantidou e Chloe e Dionisis Theodoropoulos, e dalla ex Unione Sovietica Olga Nikola e Dmitry Kuznetsov, già campioni russi e anche Campioni europei 2018 di Tango Escenario, e giunti quinti agli ultimi mondiali. Sono tutti maestri della scuola di Tango di Mosca “Adornos”, che è anche il marchio della stilista Zhanna Krylova, specialista in costumi legati al mondo del Tango.

Anche quest’anno sono previsti dei flash mob degli artisti che coinvolgeranno il pubblico: il 26 mattina all’aeroporto Falcone e Borsellino, sia agli Arrivi che alle Partenze, il 27 in giro per la città. Sia le milonghe, ogni giorno, che l’ultima serata, sarà coinvolta la Massimo Kids Orchestra con un particolare programma tanguero.

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La Passione in chiaroscuro negli scatti di Toni Campo

Un viaggio fotografico lungo quattordici stazioni in cui il protagonista assoluto è il dolore. Scene di sofferenza universale e insieme soggettiva in mostra a Comiso

di Alessia Franco

Un percorso aspro e insieme di grande dolcezza e vigore espressivo. Si chiama “The Passion” la mostra fotografica di Toni Campo, allestita fino al 24 aprile al mercato civico di piazza delle Erbe a Comiso.

Seconda stazione

Un viaggio lungo quattordici stazioni in cui il protagonista assoluto è il dolore, in tutte le sue declinazioni di umanità. Negli scatti, Campo non fa nulla per dissimulare la lunga esperienza come fotografo di moda, che lo ha portato su riviste del calibro di Vogue. Esalta, anzi, una profonda tecnica nel ritrarre quei corpi avvolti da tutte le sfumature che passano tra il bianco e il nero, corpi che nella loro dolce e tremenda fisicità denunciano una sofferenza tutta umana.

Quarta stazione

Sarà per questo che nei quadri di questa Passione siciliana non c’è spazio per nessun oggetto: anche la Croce, segno di una sofferenza universale e insieme soggettiva, è sottintesa, mimata, e proprio per questo forse ancora più presente. Così come invisibili e inudibili, eppure eccezionalmente vividi, sono le percosse, il palo a cui il Cristo è legato. Inudibili sono gli insulti: ma chi guarda percepisce il mondo in quello spazio e in quel tempo lontani, quando il cielo si fece livido e la terra pianse.

La forza della mostra di Campo sta proprio nel ricreare archetipi – la madre, il figlio, la vita, la morte – che plasmandosi su corpi veri diventano dolore fisico universale, che si scioglie nel riposo finale del Cristo, avvolto finalmente nel sudario. Da non perdere.

Un viaggio fotografico lungo quattordici stazioni in cui il protagonista assoluto è il dolore. Scene di sofferenza universale e insieme soggettiva in mostra a Comiso

di Alessia Franco

Un percorso aspro e insieme di grande dolcezza e vigore espressivo. Si chiama “The Passion” la mostra fotografica di Toni Campo, allestita fino al 24 aprile al mercato civico di piazza delle Erbe a Comiso.

Seconda stazione

Un viaggio lungo quattordici stazioni in cui il protagonista assoluto è il dolore, in tutte le sue declinazioni di umanità. Negli scatti, Campo non fa nulla per dissimulare la lunga esperienza come fotografo di moda, che lo ha portato su riviste del calibro di Vogue. Esalta, anzi, una profonda tecnica nel ritrarre quei corpi avvolti da tutte le sfumature che passano tra il bianco e il nero, corpi che nella loro dolce e tremenda fisicità denunciano una sofferenza tutta umana.

Quarta stazione

Sarà per questo che nei quadri di questa Passione siciliana non c’è spazio per nessun oggetto: anche la Croce, segno di una sofferenza universale e insieme soggettiva, è sottintesa, mimata, e proprio per questo forse ancora più presente. Così come invisibili e inudibili, eppure eccezionalmente vividi, sono le percosse, il palo a cui il Cristo è legato. Inudibili sono gli insulti: ma chi guarda percepisce il mondo in quello spazio e in quel tempo lontani, quando il cielo si fece livido e la terra pianse.

La forza della mostra di Campo sta proprio nel ricreare archetipi – la madre, il figlio, la vita, la morte – che plasmandosi su corpi veri diventano dolore fisico universale, che si scioglie nel riposo finale del Cristo, avvolto finalmente nel sudario. Da non perdere.

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Palermo avanguardia della danza contemporanea

Tutto pronto per il festival ConFormazioni, cinque giorni di spettacoli itineranti, incontri e workshop con artisti provenienti da tutta Italia e da Grecia, Spagna, Belgio e Francia

di Alessia Franco

Far diventare Palermo, e la Sicilia tutta, un polo d’eccellenza per la danza e i linguaggi contemporanei. Una vera e propria missione, quella del festival ConFormazioni, promosso da Muxarte, diretto da Giuseppe Muscarello e arrivato alla terza edizione. Cinque giorni di spettacoli, dal 24 al 28 aprile, ma anche di incontri e di workshop per un festival itinerante, che ha ricevuto il sostegno del ministero per i Beni e le attività culturali e la collaborazione del Comune di Palermo, Teatro Massimo, Spazio Franco, Cre.Zi Plus e museo archeologico Salinas.

“Un modo per aprire il territorio alle arti performative – dice Giuseppe Muscarello – ma anche per ribadire con decisione la necessità di costruzione di un dialogo indispensabile, soprattutto oggi. La danza diventa cioè linguaggio capace di interpretare la forza e insieme la fragilità dell’umano: è il paradigma di questa edizione”.

Un’edizione “nomade”, dunque, in cui gli spettacoli si terranno al Teatro Massimo, al Salinas, allo Spazio Franco, al Cre.Zi Plus e alla Sala Perriera dei Cantieri culturali alla Zisa e che accoglierà artisti provenienti da tutta Italia e da Grecia, Spagna, Belgio, Francia. “Vogliamo – continua il direttore artistico – che il festival intercetti anche i turisti che si troveranno in città in occasione del 25 aprile. Molti coreografi saranno in scena, e questo renderà ancora più preziose le performance”.

Abbondanza/Bertoni, Collettivo Cinetico, Daniele Ninarello, Luna Cenere e Davide Valrosso, e ancora Natiscalzi DT e Simona Argentieri. Quattro saranno invece gli artisti stranieri, con due prime nazionali: ad aprire il festival sarà il francese Alexandre Fandard, seguito dal coreografo spagnolo Diego Sinniger. Chiuderanno l’ultima giornata i danzatori greci Martha Pasakopoulou e Aris Papadopoulos e, dal Belgio, la coreografa Karine Ponties della compagnia Dame De Pic, con uno spettacolo al confine tra teatro e danza. Ammesso che questo confine sia mai esistito.

Tutto pronto per il festival ConFormazioni, cinque giorni di spettacoli itineranti, incontri e workshop con artisti provenienti da tutta Italia e da Grecia, Spagna, Belgio e Francia

di Alessia Franco

Far diventare Palermo, e la Sicilia tutta, un polo d’eccellenza per la danza e i linguaggi contemporanei. Una vera e propria missione, quella del festival ConFormazioni, promosso da Muxarte, diretto da Giuseppe Muscarello e arrivato alla terza edizione. Cinque giorni di spettacoli, dal 24 al 28 aprile, ma anche di incontri e di workshop per un festival itinerante, che ha ricevuto il sostegno del ministero per i Beni e le attività culturali e la collaborazione del Comune di Palermo, Teatro Massimo, Spazio Franco, Cre.Zi Plus e museo archeologico Salinas.

“Un modo per aprire il territorio alle arti performative – dice Giuseppe Muscarello – ma anche per ribadire con decisione la necessità di costruzione di un dialogo indispensabile, soprattutto oggi. La danza diventa cioè linguaggio capace di interpretare la forza e insieme la fragilità dell’umano: è il paradigma di questa edizione”.

Un’edizione “nomade”, dunque, in cui gli spettacoli si terranno al Teatro Massimo, al Salinas, allo Spazio Franco, al Cre.Zi Plus e alla Sala Perriera dei Cantieri culturali alla Zisa e che accoglierà artisti provenienti da tutta Italia e da Grecia, Spagna, Belgio, Francia. “Vogliamo – continua il direttore artistico – che il festival intercetti anche i turisti che si troveranno in città in occasione del 25 aprile. Molti coreografi saranno in scena, e questo renderà ancora più preziose le performance”.

In programma lavori di compagnie storiche ma anche giovani formazioni attente ai linguaggi contemporanei: Abbondanza/Bertoni, Collettivo Cinetico, Daniele Ninarello, Luna Cenere e Davide Valrosso, e ancora Natiscalzi DT e Simona Argentieri. Quattro saranno invece gli artisti stranieri, con due prime nazionali: ad aprire il festival sarà il francese Alexandre Fandard, seguito dal coreografo spagnolo Diego Sinniger. Chiuderanno l’ultima giornata i danzatori greci Martha Pasakopoulou e Aris Papadopoulos e, dal Belgio, la coreografa Karine Ponties della compagnia Dame De Pic, con uno spettacolo al confine tra teatro e danza. Ammesso che questo confine sia mai esistito.

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I volti surreali di Nicola Figlia in mostra a Palazzo Sant’Elia

La personale dal titolo “Caos”, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso

di Redazione

Volti ironici, ghignanti e malinconici. Maschere surreali, fisiche e pesanti come monoliti. Sono le suggestioni racchiuse nelle opere di Nicola Figlia, il “pittore dei volti”, che saranno esposte nella mostra personale dal titolo “Caos”, nella Sala delle Capriate di Palazzo Sant’Elia, a Palermo. L’esposizione si inaugura venerdì 5 aprile alle 17, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando; di Angela Fundarò Mattarella della Fondazione Sant’Elia; di Mariella Riccobono Orlando dell’Anisa, e della storica dell’arte, Maria Antonietta Spadaro. Saranno presenti, inoltre, lo stesso artista e il curatore della mostra Ignazio Francesco Ciappa.

Nicola Figlia, Caos Nero (particolare)

La mostra, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e dall’Anisa, in collaborazione con la Settimana delle Culture, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come ‘La grande Gerusalemme celeste’, ‘Doppia Misericordia’ o ‘Nostalgia’. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce ‘greco’ e popola opere come ‘Teatrino olimpico’ o ‘Baccanale’ di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe”.

“Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa – lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

La mostra sarà visitabile fino al 22 aprile. È aperta dal martedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30. Sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30 (festivi: 21, 22 e 25 aprile). Palazzo Sant’Elia è chiuso il lunedì.

La personale dal titolo “Caos”, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso

di Redazione

Volti ironici, ghignanti e malinconici. Maschere surreali, fisiche e pesanti come monoliti. Sono le suggestioni racchiuse nelle opere di Nicola Figlia, il “pittore dei volti”, che saranno esposte nella mostra personale dal titolo “Caos”, nella Sala delle Capriate di Palazzo Sant’Elia, a Palermo. L’esposizione si inaugura venerdì 5 aprile alle 17, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando; di Angela Fundarò Mattarella della Fondazione Sant’Elia; di Mariella Riccobono Orlando dell’Anisa, e della storica dell’arte, Maria Antonietta Spadaro. Saranno presenti, inoltre, lo stesso artista e il curatore della mostra Ignazio Francesco Ciappa.

Nicola Figlia, Caos Nero (particolare)

La mostra, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e dall’Anisa, in collaborazione con la Settimana delle Culture, raccoglie opere recenti e più lontane dell’artista originario di Mezzojuso. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come ‘La grande Gerusalemme celeste’, ‘Doppia Misericordia’ o ‘Nostalgia’. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce ‘greco’ e popola opere come ‘Teatrino olimpico’ o ‘Baccanale’ di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe”.

“Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa – lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

La mostra sarà visitabile fino al 22 aprile. È aperta dal martedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30. Sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30 (festivi: 21, 22 e 25 aprile). Palazzo Sant’Elia è chiuso il lunedì.

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Arriva Oppenheimer, maestro del cinema del reale

Il regista americano a Palermo, ospite del Centro Sperimentale di Cinematografia, dove gli sarà conferito il diploma honoris causa in documentario

di Redazione

È conosciuto in tutto il mondo per i suoi documentari, esempio estremo di cinema del reale. Il regista americano Joshua Oppenheimer arriva a Palermo, in occasione del conferimento del diploma honoris causa in cinema documentario, che sarà assegnato dalla sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia. La cerimonia si svolgerà giovedì 4 aprile nella sede del Centro, ai Cantieri culturali alla Zisa, su iniziativa del nuovo direttore artistico e coordinatore didattico Costanza Quatriglio. Saranno consegnati nello stesso giorno i diplomi ai 12 allievi che concludono il corso d’eccellenza in cinema documentario.

Il programma prevede già al mattino un appuntamento con il regista statunitense che dalle 9.30 alle 13.30 proporrà una masterclass nella Sala Bianca del Centro Sperimentale, dal titolo “Cinema e memoria: filmare l’indicibile”, rivolta agli allievi della scuola e aperta alla città (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili). Dialogheranno con Joshua Oppenheimer, la regista Costanza Quatriglio, e Alessandro Rais, direttore dell’Ufficio Speciale Cinema e Audiovisivo – Sicilia Film Commission.

La locandina di The Act of Killing

Oppenheimer ha ricevuto premi in tutto il mondo, tra cui l’European Film Award per il miglior documentario, il Panorama Audience Award al Festival di Berlino, il Robert Award della Scuola Nazionale di Cinema della Danimarca ed è stato candidato agli Oscar come miglior documentario. Il suo film più premiato, “The Act of Killing”, racconta attraverso l’interpretazione degli stessi carnefici di allora, il massacro che si scatenò nel 1965 all’indomani della deposizione del governo indonesiano.

Saranno presenti alla cerimonia di conferimento del diploma honoris causa e dei 12 diplomi di fine corso, oltre alla regista Quatriglio e a Rais, l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il direttore generale del Centro Sperimentale di Cinematografia, Marcello Foti; il preside della Scuola nazionale di cinema, Adriano De Santis e il direttore della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, Ivan Scinardo. “È una grande soddisfazione legare il nome della Sicilia all’eccellenza della didattica in ambito cinematografico – afferma l’assessore Pappalardo – . gli allievi del Centro Sperimentale arrivano a Palermo da tutta Italia per dedicarsi all’apprendimento delle tecniche di ripresa e scrittura di cinema del reale, è straordinario che lo facciano in Sicilia, trovando nell’Isola ispirazione, contenuti e competenze”.

Nei giorni che precedono la consegna del diploma honoris causa a Oppenheimer, nella Sala Bianca del Centro Sperimentale di Cinematografia è prevista la visione guidata di due dei suoi più premiati documentari, la cui proiezione sarà introdotta e commentata dagli stessi studenti della Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia: lunedì 1 aprile, alle 19, “The act of killing” e martedì 2, alla stessa ora, “The look of silence”. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il regista americano a Palermo, ospite del Centro Sperimentale di Cinematografia, dove gli sarà conferito il diploma honoris causa in documentario

di Redazione

È conosciuto in tutto il mondo per i suoi documentari, esempio estremo di cinema del reale. Il regista americano Joshua Oppenheimer arriva a Palermo, in occasione del conferimento del diploma honoris causa in cinema documentario, che sarà assegnato dalla sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia. La cerimonia si svolgerà giovedì 4 aprile nella sede del Centro, ai Cantieri culturali alla Zisa, su iniziativa del nuovo direttore artistico e coordinatore didattico Costanza Quatriglio. Saranno consegnati nello stesso giorno i diplomi ai 12 allievi che concludono il corso d’eccellenza in cinema documentario.

Il programma prevede già al mattino un appuntamento con il regista statunitense che dalle 9.30 alle 13.30 proporrà una masterclass nella Sala Bianca del Centro Sperimentale, dal titolo “Cinema e memoria: filmare l’indicibile”, rivolta agli allievi della scuola e aperta alla città (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili). Dialogheranno con Joshua Oppenheimer, la regista Costanza Quatriglio, e Alessandro Rais, direttore dell’Ufficio Speciale Cinema e Audiovisivo – Sicilia Film Commission.

La locandina di The Act of Killing

Oppenheimer ha ricevuto premi in tutto il mondo, tra cui l’European Film Award per il miglior documentario, il Panorama Audience Award al Festival di Berlino, il Robert Award della Scuola Nazionale di Cinema della Danimarca ed è stato candidato agli Oscar come miglior documentario. Il suo film più premiato, “The Act of Killing”, racconta attraverso l’interpretazione degli stessi carnefici di allora, il massacro che si scatenò nel 1965 all’indomani della deposizione del governo indonesiano.

Saranno presenti alla cerimonia di conferimento del diploma honoris causa e dei 12 diplomi di fine corso, oltre alla regista Quatriglio e a Rais, l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; l’assessore comunale alle Culture, Adham Darawsha; il direttore generale del Centro Sperimentale di Cinematografia, Marcello Foti; il preside della Scuola nazionale di cinema, Adriano De Santis e il direttore della sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia, Ivan Scinardo. “È una grande soddisfazione legare il nome della Sicilia all’eccellenza della didattica in ambito cinematografico – afferma l’assessore Pappalardo – . gli allievi del Centro Sperimentale arrivano a Palermo da tutta Italia per dedicarsi all’apprendimento delle tecniche di ripresa e scrittura di cinema del reale, è straordinario che lo facciano in Sicilia, trovando nell’Isola ispirazione, contenuti e competenze”.

Nei giorni che precedono la consegna del diploma honoris causa a Oppenheimer, nella Sala Bianca del Centro Sperimentale di Cinematografia è prevista la visione guidata di due dei suoi più premiati documentari, la cui proiezione sarà introdotta e commentata dagli stessi studenti della Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia: lunedì 1 aprile, alle 19, “The act of killing” e martedì 2, alla stessa ora, “The look of silence”. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Performance tra danza e musica sulle orme di Jung

In scena al Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo uno spettacolo diretto e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile

di Redazione

Un’azione-studio sul corpo, il cui sviluppo ripercorre la forma mandalica, liberamente ispirato al Libro Rosso di Jung, ma anche un viaggio onirico, un cammino interiore alla scoperta del sé più profondo. C’è tutto questo ne “Il mio corpo fiorisce da ogni vena”, spettacolo di danza e musica, diretto, realizzato e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile, che andrà in scena, come anteprima, sabato 6 aprile alle 21 al Tmo Teatro Mediterraneo Occupato, a Palermo.

Si tratta di un’azione performativa site specific, che indaga il corpo come forma in cui l’io si manifesta, una forma non scelta consapevolmente, nel quale l’io stesso si trasforma continuamente. Corpo, attraverso il quale l’io conosce, percepisce, si definisce: uno slancio verso la libertà dell’essere la propria coscienza.

“Attraverso l’osservazione di se stessi, – si legge in una nota sullo spettacolo – si scoprono mondi di opposizioni espresse nel conflitto danzato delle parti del corpo che subisce una disgregazione della forma, che nel processo di trasformazione alchemica, riportata anche da Jung, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione, la cosiddetta Nigredo. Questa crisi, la perdita di ogni riferimento, dà luogo alla morte di tutto ciò che era e il corpo si trasforma, si purifica, attraverso un flusso di visioni e suoni che corrisponde nella visione alchemica alla fase dell’Albedo. Il corpo si esprime attraverso l’immaginazione attiva nel movimento danzato, un dialogo continuo con la musica che intesse nuovi propositi, suggerisce, come la figura di un mago, strumenti nuovi per indagare e divenire in sé”.

Le musiche originali sono di Benedetto Basile, i costumi di Ricchezza Falcone, le luci a cura di Claudia Borgia. Ingresso con contributo di 7 euro. Per info e prenotazioni scrivere a info@tmopalermo.it.

In scena al Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo uno spettacolo diretto e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile

di Redazione

Un’azione-studio sul corpo, il cui sviluppo ripercorre la forma mandalica, liberamente ispirato al Libro Rosso di Jung, ma anche un viaggio onirico, un cammino interiore alla scoperta del sé più profondo. C’è tutto questo ne “Il mio corpo fiorisce da ogni vena”, spettacolo di danza e musica, diretto, realizzato e interpretato dalla danzatrice e coreografa Mara Rubino e dal musicista Benedetto Basile, che andrà in scena, come anteprima, sabato 6 aprile alle 21 al Tmo Teatro Mediterraneo Occupato, a Palermo.

Si tratta di un’azione performativa site specific, che indaga il corpo come forma in cui l’io si manifesta, una forma non scelta consapevolmente, nel quale l’io stesso si trasforma continuamente. Corpo, attraverso il quale l’io conosce, percepisce, si definisce: uno slancio verso la libertà dell’essere la propria coscienza.

“Attraverso l’osservazione di se stessi, – si legge in una nota sullo spettacolo – si scoprono mondi di opposizioni espresse nel conflitto danzato delle parti del corpo che subisce una disgregazione della forma, che nel processo di trasformazione alchemica, riportata anche da Jung, corrisponde al primo stadio dell’evoluzione, la cosiddetta Nigredo. Questa crisi, la perdita di ogni riferimento, dà luogo alla morte di tutto ciò che era e il corpo si trasforma, si purifica, attraverso un flusso di visioni e suoni che corrisponde nella visione alchemica alla fase dell’Albedo. Il corpo si esprime attraverso l’immaginazione attiva nel movimento danzato, un dialogo continuo con la musica che intesse nuovi propositi, suggerisce, come la figura di un mago, strumenti nuovi per indagare e divenire in sé”.

Le musiche originali sono di Benedetto Basile, i costumi di Ricchezza Falcone, le luci a cura di Claudia Borgia. Ingresso con contributo di 7 euro. Per info e prenotazioni scrivere a info@tmopalermo.it.

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L’arte delle icone tra Sicilia e Grecia

Una mostra dedicata alla tradizione bizantina in dialogo con opere contemporanee al Museo Diocesano di Monreale

di Redazione

Un omaggio alla storia dell’arte e alla tradizione greco-bizantina sul tema delle icone, in dialogo con opere contemporanee ispirate all’iconografia di Cristo, della Madonna e dei Santi. Un confronto affidato a dodici artisti (sei siciliani e altrettanti greci) che si misurano con l’espressione artistica (l’icona, appunto) che maggiormente rappresenta la grecità e l’influenza reciproca tra i due popoli.

Questo il senso della grande mostra “Icone. Tradizione/Contemporaneità – Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea”, in programma nell’Aula Capitolare di San Placido del Museo Diocesano di Monreale, dal 4 aprile al 4 settembre. La mostra, ideata da Francesco Piazza e Vassilis Karampatsas, è organizzata dalla Comunità Ellenica Siciliana “Trinacria”. La Grecia è rappresentata dagli artisti Manolis Anastasakos, Dimitris Ntokos, Nikos Moschos, Kostantinos Papamichalopoulos, Zoi Pappa, Christos Tsimaris, mentre gli artisti siciliani sono Giuseppe Bombaci, Sandro Bracchitta, Giorgio Distefano, Roberto Fontana, Antonino Gaeta e Ignazio Schifano.

Punto di partenza dell’esposizione è il dialogo tra storia e contemporaneità, a partire dalla conoscenza delle testimonianze culturali iconografico-liturgiche post-bizantine nella Sicilia nord-occidentale, e, in particolare, la produzione di immagini sacre da parte di maestranze veneto-cretesi, destinate alle comunità cattoliche di rito greco insediate sul territorio già a partire dal XV secolo.

La Sicilia per lunghi secoli è stata Grecia: basti pensare ai notevolissimi monumenti, alle famose personalità artistiche e scientifiche che hanno contraddistinto la nostra terra, dove fiorì un importante, singolare, composito aspetto della civiltà greca. La Sicilia possiede antichità greche della stessa rilevanza di quella della madrepatria e presenta un ambiente culturale aperto alle più varie influenze delle zone del Mediterraneo. Senza dubbio, l’apporto e il dialogo culturale tra Grecia e Sicilia, mai interrotto nel corso dei secoli, ha conosciuto canali originali, soluzioni sempre inedite, risultati geniali. La mostra ha l’obiettivo di evidenziare questo intenso e importante connubio culturale tra la Sicilia e la Grecia, tramandatoci nei secoli soprattutto nella sua componente più alta, ossia quella religiosa, anche nei delicati momenti che hanno segnato la storia delle comunità greche e albanesi nel XV e XVI secolo, a seguito della diaspora.

L’inaugurazione sarà giovedì 4 aprile, alle 18. La mostre è visitabile dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 15,30. Chiusa domenica e lunedì. Il biglietto costa 4 euro, comprensivo di ingresso alle sale espositive del Museo Diocesano.

Una mostra dedicata alla tradizione bizantina in dialogo con opere contemporanee al Museo Diocesano di Monreale

di Redazione

Un omaggio alla storia dell’arte e alla tradizione greco-bizantina sul tema delle icone, in dialogo con opere contemporanee ispirate all’iconografia di Cristo, della Madonna e dei Santi. Un confronto affidato a dodici artisti (sei siciliani e altrettanti greci) che si misurano con l’espressione artistica (l’icona, appunto) che maggiormente rappresenta la grecità e l’influenza reciproca tra i due popoli.

Questo il senso della grande mostra “Icone. Tradizione/Contemporaneità – Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea”, in programma nell’Aula Capitolare di San Placido del Museo Diocesano di Monreale, dal 4 aprile al 4 settembre. La mostra, ideata da Francesco Piazza e Vassilis Karampatsas, è organizzata dalla Comunità Ellenica Siciliana “Trinacria”. La Grecia è rappresentata dagli artisti Manolis Anastasakos, Dimitris Ntokos, Nikos Moschos, Kostantinos Papamichalopoulos, Zoi Pappa, Christos Tsimaris, mentre gli artisti siciliani sono Giuseppe Bombaci, Sandro Bracchitta, Giorgio Distefano, Roberto Fontana, Antonino Gaeta e Ignazio Schifano.

Punto di partenza dell’esposizione è il dialogo tra storia e contemporaneità, a partire dalla conoscenza delle testimonianze culturali iconografico-liturgiche post-bizantine nella Sicilia nord-occidentale, e, in particolare, la produzione di immagini sacre da parte di maestranze veneto-cretesi, destinate alle comunità cattoliche di rito greco insediate sul territorio già a partire dal XV secolo.

La Sicilia per lunghi secoli è stata Grecia: basti pensare ai notevolissimi monumenti, alle famose personalità artistiche e scientifiche che hanno contraddistinto la nostra terra, dove fiorì un importante, singolare, composito aspetto della civiltà greca. La Sicilia possiede antichità greche della stessa rilevanza di quella della madrepatria e presenta un ambiente culturale aperto alle più varie influenze delle zone del Mediterraneo. Senza dubbio, l’apporto e il dialogo culturale tra Grecia e Sicilia, mai interrotto nel corso dei secoli, ha conosciuto canali originali, soluzioni sempre inedite, risultati geniali. La mostra ha l’obiettivo di evidenziare questo intenso e importante connubio culturale tra la Sicilia e la Grecia, tramandatoci nei secoli soprattutto nella sua componente più alta, ossia quella religiosa, anche nei delicati momenti che hanno segnato la storia delle comunità greche e albanesi nel XV e XVI secolo, a seguito della diaspora.

L’inaugurazione sarà giovedì 4 aprile, alle 18. La mostre è visitabile dal martedì al sabato dalle 9,30 alle 15,30. Chiusa domenica e lunedì. Il biglietto costa 4 euro, comprensivo di ingresso alle sale espositive del Museo Diocesano.

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Al via il secondo Ecoforum di Legambiente Sicilia

Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti

di Redazione

È tutto pronto per il secondo Ecoforum regionale sui rifiuti e l’economia circolare, organizzato da Legambiente Sicilia. Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni anche industriali per la gestione sostenibile dei rifiuti. L’appuntamento è nello Spazio Mediterraneo dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, venerdì 29 marzo dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18.

Tanti gli argomenti che saranno affrontati: dalla gestione industriale del ciclo virtuoso dei rifiuti in Sicilia, ai distretti dell’economia circolare; dalle novità in campo in Sicilia in tema di rifiuti, alla premiazione delle buone pratiche. Tanto spazio sarà dedicato alle criticità ambientali causate dall’abbandono della plastica e alla campagna “plastic free”. Al centro del dibattito la necessità della realizzazione di impianti a servizio della raccolta differenziata e il recupero e riuso delle materie prime seconde, ovvero quelle costituite da sfridi di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti.

Tra gli ospiti che parteciperanno alla giornata, saranno presenti il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; l’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon; l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Salvatore Cordaro; il dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione, Salvo Cocina; il componente della Commissione Ambiente all’Ars, Giampiero Trizzino, e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Presente, inoltre, il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani; il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, e il presidente regionale del Wwf Sicilia, Franco Andaloro.

L’Ecoforum, inoltre, sarà occasione di rilancio della campagna “Sicilia Munnizza Free” per continuare a coinvolgere tutti i soggetti (istituzionali, economici, sociali) con l’obiettivo, quanto ambizioso tanto necessario, di liberare la Sicilia dai rifiuti per un’economia circolare.

“Quando quasi un anno fa abbiamo iniziato a pensare alla Campagna Sicilia Munnizza Free, – fanno sapere da Legambiente Sicilia – l’80 per cento dei rifiuti veniva conferito in discarica ed erano solo qualche decina i comuni che avevano avviato la raccolta differenziata con percentuali superiori al 50 per cento, mentre del tutto assente era l’impiantistica a servizio della raccolta differenziata. La situazione da allora, purtroppo, non è molto cambiata. I rifiuti portati in discarica sono ancora troppi (oltre il 70 per cento), le grande città sono ancora il fanalino di coda nella raccolta differenziata, e non sono stati autorizzati nuovi impianti per il trattamento dell’organico. Eppure, con le nostre iniziative abbiamo dimostrato che i siciliani vogliono fare la differenziata e la sanno fare bene, che ci sono comuni e aziende che hanno messo in campo efficienti servizi di gestione della differenziata con sistemi innovativi e puntuali, che anche in Sicilia si possono realizzare impianti per il recupero e riciclo della frazione organica da trasformare in compost di qualità”.

Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni per la gestione sostenibile dei rifiuti

di Redazione

È tutto pronto per il secondo Ecoforum regionale sui rifiuti e l’economia circolare, organizzato da Legambiente Sicilia. Una giornata di confronto tra istituzioni, operatori economici ed esperti sulle proposte in campo e sulle soluzioni anche industriali per la gestione sostenibile dei rifiuti. L’appuntamento è nello Spazio Mediterraneo dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, venerdì 29 marzo dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 18.

Tanti gli argomenti che saranno affrontati: dalla gestione industriale del ciclo virtuoso dei rifiuti in Sicilia, ai distretti dell’economia circolare; dalle novità in campo in Sicilia in tema di rifiuti, alla premiazione delle buone pratiche. Tanto spazio sarà dedicato alle criticità ambientali causate dall’abbandono della plastica e alla campagna “plastic free”. Al centro del dibattito la necessità della realizzazione di impianti a servizio della raccolta differenziata e il recupero e riuso delle materie prime seconde, ovvero quelle costituite da sfridi di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti.

Tra gli ospiti che parteciperanno alla giornata, saranno presenti il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci; l’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon; l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Salvatore Cordaro; il dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione, Salvo Cocina; il componente della Commissione Ambiente all’Ars, Giampiero Trizzino, e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Presente, inoltre, il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani; il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, e il presidente regionale del Wwf Sicilia, Franco Andaloro.

L’Ecoforum, inoltre, sarà occasione di rilancio della campagna “Sicilia Munnizza Free” per continuare a coinvolgere tutti i soggetti (istituzionali, economici, sociali) con l’obiettivo, quanto ambizioso tanto necessario, di liberare la Sicilia dai rifiuti per un’economia circolare.

“Quando quasi un anno fa abbiamo iniziato a pensare alla Campagna Sicilia Munnizza Free, – fanno sapere da Legambiente Sicilia – l’80 per cento dei rifiuti veniva conferito in discarica ed erano solo qualche decina i comuni che avevano avviato la raccolta differenziata con percentuali superiori al 50 per cento, mentre del tutto assente era l’impiantistica a servizio della raccolta differenziata. La situazione da allora, purtroppo, non è molto cambiata. I rifiuti portati in discarica sono ancora troppi (oltre il 70 per cento), le grande città sono ancora il fanalino di coda nella raccolta differenziata, e non sono stati autorizzati nuovi impianti per il trattamento dell’organico. Eppure, con le nostre iniziative abbiamo dimostrato che i siciliani vogliono fare la differenziata e la sanno fare bene, che ci sono comuni e aziende che hanno messo in campo efficienti servizi di gestione della differenziata con sistemi innovativi e puntuali, che anche in Sicilia si possono realizzare impianti per il recupero e riciclo della frazione organica da trasformare in compost di qualità”.

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Viaggio nella Sicilia dell’incompiuto con Andrea Masu

Prosegue “Sguardi di luce”, rassegna dedicata ai grandi temi e maestri dell’architettura. Il secondo incontro prevede la visione di alcune opere del collettivo Alterazioni video

di Redazione

Un viaggio tra l’architettura dell’incompiuto in Sicilia. È il secondo appuntamento della rassegna “Sguardi di luce”, curata da Chiara Andrich, Andrea Mura con il coordinamento di Monica Cosenza, un progetto di Sole Luna Doc Film Festival per la Fondazione Sicilia. Dopo il primo incontro dedicato all’architetto canadese Frank Gehry, nella Sala 99 di Palazzo Branciforte, a Palermo, giovedì 28 marzo, alle 20,30, si svolgerà “Incompiuto”, con la partecipazione dell’artista Andrea Masu, del collettivo Alterazioni video. La serata è interamente dedicate alle tante opere incompiute sparse per la Sicilia, raccontate attraverso quattro video.

Si comincia con “Intervallo”, viaggio nel paesaggio siciliano alla scoperta delle bellezze architettoniche dell’incompiuto; poi tocca a “An invitation for a dream”, le “rovine contemporanee” in un dialogo tra Marc Augé e Robert Storr; e ancora “Troppo amore”, una soap opera psichedelica ambientata nel “Parco dell’incompiuto siciliano” di Giarre; per finire con “Unfinished Italy”.

Masu e il collettivo Alterazioni Video, notato anche da New York Times, hanno attraversato l’Italia, documentando quasi mille opere iniziate e mai portate a termine. Si tratta spesso di costruzioni edificate nel secondo dopoguerra, quando il governo italiano voleva sviluppare opere pubbliche per risvegliare l’economia locale. Le iniezioni di capitali, statali ed europei, hanno provocato un boom di infrastrutture che non sono mai state completate. Quasi un migliaio di opere in tutta Italia, finanziate con soldi pubblici e rimaste interrotte per i più svariati motivi (errori progettuali, bancarotta, valutazioni economiche inaccurate, drenaggio di fondi) ma che oggi rappresentano un patrimonio culturale e artistico utile a una comprensione più ampia dei rapporti tra il territorio e coloro che lo abitano.

Prosegue “Sguardi di luce”, rassegna dedicata ai grandi temi e maestri dell’architettura. Il secondo incontro prevede la visione di alcune opere del collettivo Alterazioni video

di Redazione

Un viaggio tra l’architettura dell’incompiuto in Sicilia. È il secondo appuntamento della rassegna “Sguardi di luce”, curata da Chiara Andrich, Andrea Mura con il coordinamento di Monica Cosenza, un progetto di Sole Luna Doc Film Festival per la Fondazione Sicilia. Dopo il primo incontro dedicato all’architetto canadese Frank Gehry, nella Sala 99 di Palazzo Branciforte, a Palermo, giovedì 28 marzo, alle 20,30, si svolgerà “Incompiuto”, con la partecipazione dell’artista Andrea Masu, del collettivo Alterazioni video. La serata è interamente dedicate alle tante opere incompiute sparse per la Sicilia, raccontate attraverso quattro video.

Si comincia con “Intervallo”, viaggio nel paesaggio siciliano alla scoperta delle bellezze architettoniche dell’incompiuto; poi tocca a “An invitation for a dream”, le “rovine contemporanee” in un dialogo tra Marc Augé e Robert Storr; e ancora “Troppo amore”, una soap opera psichedelica ambientata nel “Parco dell’incompiuto siciliano” di Giarre; per finire con “Unfinished Italy”.

Masu e il collettivo Alterazioni Video, notato anche da New York Times, hanno attraversato l’Italia, documentando quasi mille opere iniziate e mai portate a termine. Si tratta spesso di costruzioni edificate nel secondo dopoguerra, quando il governo italiano voleva sviluppare opere pubbliche per risvegliare l’economia locale. Le iniezioni di capitali, statali ed europei, hanno provocato un boom di infrastrutture che non sono mai state completate. Quasi un migliaio di opere in tutta Italia, finanziate con soldi pubblici e rimaste interrotte per i più svariati motivi (errori progettuali, bancarotta, valutazioni economiche inaccurate, drenaggio di fondi) ma che oggi rappresentano un patrimonio culturale e artistico utile a una comprensione più ampia dei rapporti tra il territorio e coloro che lo abitano.

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“Antropologia della memoria”, a tu per tu con Carlo Severi

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

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