La nuova vita del Castello di Schisò

La fortezza sul lungomare di Giardini Naxos, dopo anni di abbandono, è stata da poco acquistata dalla Regione, che vorrebbe farne un polo culturale, punto di riferimento per il territorio

di Giulio Giallombardo

Punta a diventare il cuore pulsante del Parco archeologico di Naxos Taormina. È pronto a uscire dall’oblio il Castello di Schisò, da poco acquistato dalla Regione, che vorrebbe trasformarlo in polo culturale, fiore all’occhiello del territorio. L’antica fortezza, simbolo di Naxos, si prepara dunque a rinascere, ospitando al suo interno aule dedicate alle attività didattiche, sale per mostre temporanee, spazi per i servizi come bookshop, caffetteria, sala conferenze, organizzazione di eventi per la promozione dell’identità siciliana e la crescita culturale del territorio.

Un momento del sopralluogo con l’assessore Tusa

Questi gli obiettivi dell’amministrazione regionale, annunciati nel corso di un incontro che si è svolto venerdì scorso, a cui hanno partecipato l’assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, e il direttore del Parco archeologico Naxos Taormina, Vera Greco. L’occasione è stata la presentazione del catalogo della mostra “Arcadio/Terre in moto” di Giuseppe Agnello, che si è chiusa ieri nel Parco di Naxos.

“La nostra intenzione – spiega a Le Vie dei Tesori News, Vera Greco – è quella di prendere possesso delle parti fruibili, anche se limitate, e di fare contemporaneamente un progetto di restauro per il museo, i depositi, le aule didattiche e una sala conferenze. Tutto quello che dovrebbe avere un moderno museo che purtroppo a Naxos ancora non abbiamo”. È ancora presto per dire quando il castello aprirà, anche solo parzialmente, al pubblico. “Stiamo cercando di fare i tripli salti mortali per aprirlo prima possibile, – aggiunge il direttore del Parco di Naxos – anche se in questo momento è impossibile fare delle anticipazioni. Ma certamente diventerà il principale attrattore per il territorio”.

Se il futuro del castello è ancora tutto da scrivere, il presente, oltre ai buoni propositi, riserva anche delle polemiche. Nel mirino la recente acquisizione da parte della Regione che ha pagato 3,4 milioni alla famiglia Paladino per comprare la fortezza, prezzo – secondo alcuni – molto più alto rispetto a un anno fa, quando fu battuto all’asta per meno della metà. “La prima aggiudicazione è stata annullata dal giudice – spiega Vera Greco – che aveva successivamente stabilito un prezzo di oltre 4 milioni. Noi l’abbiamo comprato a 3,4 milioni perché abbiamo avviato un procedimento di esproprio per pubblica utilità. Il prezzo, inoltre, è stato determinato attraverso un’analisi effettuata dal Dipartimento regionale tecnico dell’assessorato delle Infrastrutture. Dunque, si tratta di una polemica assolutamente sterile”.

Il Castello di Schisò

Le origini del castello di Schisò, sul lungomare di Giardini Naxos, risalgono al tempo dei bizantini. Fu costruito su un piccolo rilievo di colata lavica, protetto da quattro torri cilindriche, di cui ne resistono soltanto due all’interno. Il suo nome nome deriva dalla parola araba Al Qusus, che significa seno o torace e identifica proprio le due formazioni vulcaniche su cui poggiano le fondamenta, ancora visibili. Al suo interno c’è anche una piccola cappella consacrata a San Pantaleone, utilizzata al tempo dei normanni dai contadini e pescatori del posto, prima che sorgessero altri edifici di culto. Fu ricostruito nel ‘500 con una torre d’avvistamento a difesa delle incursioni dei pirati e al suo interno si trovava l’attrezzatura per la raffinazione e distillazione dei prodotti della canna da zucchero. Da allora la fortezza perse le sue funzioni difensive e divenne feudo, passando di mano in mano fino al graduale abbandono degli anni recenti. Adesso si prepara ad una nuova vita.

La fortezza sul lungomare di Giardini Naxos, dopo anni di abbandono, è stata da poco acquistata dalla Regione, che vorrebbe farne un polo culturale, punto di riferimento per il territorio

di Giulio Giallombardo

Punta a diventare il cuore pulsante del Parco archeologico di Naxos Taormina. È pronto a uscire dall’oblio il Castello di Schisò, da poco acquistato dalla Regione, che vorrebbe trasformarlo in polo culturale, fiore all’occhiello del territorio. L’antica fortezza, simbolo di Naxos, si prepara dunque a rinascere, ospitando al suo interno aule dedicate alle attività didattiche, sale per mostre temporanee, spazi per i servizi come bookshop, caffetteria, sala conferenze, organizzazione di eventi per la promozione dell’identità siciliana e la crescita culturale del territorio.

Un momento del sopralluogo con l’assessore Tusa

Questi gli obiettivi dell’amministrazione regionale, annunciati nel corso di un incontro che si è svolto venerdì scorso, a cui hanno partecipato l’assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, e il direttore del Parco archeologico Naxos Taormina, Vera Greco. L’occasione è stata la presentazione del catalogo della mostra “Arcadio/Terre in moto” di Giuseppe Agnello, che si è chiusa ieri nel Parco di Naxos.

“La nostra intenzione – spiega a Le Vie dei Tesori News, Vera Greco – è quella di prendere possesso delle parti fruibili, anche se limitate, e di fare contemporaneamente un progetto di restauro per il museo, i depositi, le aule didattiche e una sala conferenze. Tutto quello che dovrebbe avere un moderno museo che purtroppo a Naxos ancora non abbiamo”. È ancora presto per dire quando il castello aprirà, anche solo parzialmente, al pubblico. “Stiamo cercando di fare i tripli salti mortali per aprirlo prima possibile, – aggiunge il direttore del Parco di Naxos – anche se in questo momento è impossibile fare delle anticipazioni. Ma certamente diventerà il principale attrattore per il territorio”.

Se il futuro del castello è ancora tutto da scrivere, il presente, oltre ai buoni propositi, riserva anche delle polemiche. Nel mirino la recente acquisizione da parte della Regione che ha pagato 3,4 milioni alla famiglia Paladino per comprare la fortezza, prezzo – secondo alcuni – molto più alto rispetto a un anno fa, quando fu battuto all’asta per meno della metà. “La prima aggiudicazione è stata annullata dal giudice – spiega Vera Greco – che aveva successivamente stabilito un prezzo di oltre 4 milioni. Noi l’abbiamo comprato a 3,4 milioni perché abbiamo avviato un procedimento di esproprio per pubblica utilità. Il prezzo, inoltre, è stato determinato attraverso un’analisi effettuata dal Dipartimento regionale tecnico dell’assessorato delle Infrastrutture. Dunque, si tratta di una polemica assolutamente sterile”.

Il Castello di Schisò

Le origini del castello di Schisò, sul lungomare di Giardini Naxos, risalgono al tempo dei bizantini. Fu costruito su un piccolo rilievo di colata lavica, protetto da quattro torri cilindriche, di cui ne resistono soltanto due all’interno. Il suo nome nome deriva dalla parola araba Al Qusus, che significa seno o torace e identifica proprio le due formazioni vulcaniche su cui poggiano le fondamenta, ancora visibili. Al suo interno c’è anche una piccola cappella consacrata a San Pantaleone, utilizzata al tempo dei normanni dai contadini e pescatori del posto, prima che sorgessero altri edifici di culto. Fu ricostruito nel ‘500 con una torre d’avvistamento a difesa delle incursioni dei pirati e al suo interno si trovava l’attrezzatura per la raffinazione e distillazione dei prodotti della canna da zucchero. Da allora la fortezza perse le sue funzioni difensive e divenne feudo, passando di mano in mano fino al graduale abbandono degli anni recenti. Adesso si prepara ad una nuova vita.

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