Tutti i ritmi del mondo in una bottega

Santo Vitale, nel suo laboratorio del centro storico di Palermo, costruisce e ripara tamburi provenienti da decine di paesi diversi. Tra le sue attività il “Drum Circle”, un tripudio di percussioni aperto a tutti

di Laura Grimaldi

Pezzi di mondo e culture diverse si concentrano nella Bottega delle Percussioni, tra i civici 16 e 18 in via del Parlamento, a Palermo. Pochi minuti a piedi dal Foro Italico, attraverso Porta Felice,  costeggiando piazza Marina e superando la fontana barocca del Garraffo.

Due scalini appena per iniziare il giro del mondo attraverso un’ampia varietà di strumenti a percussione esposti in due ambienti. Dal pavimento al soffitto, dappertutto ci sono tamburi di forme, materiali, caratteristiche e funzioni diverse. Da suonare con una sola mano o con tutte e due insieme oppure utilizzando un paio di bacchette. Tamburi italiani, spagnoli, brasiliani, africani, giapponesi. Ogni tamburo ha un suono diverso.

Santo Vitale, fisico da normanno, li costruisce e li ripara nel suo laboratorio che si trova alle spalle di via Vittorio Emanuele, nel centro storico della città. Una passione nata per caso e che coltiva con sacrifici da vent’anni. Da quando fece di necessità, virtù. Ovvero, aguzzando l’ingegno riuscì a riparare il tamburo che lui stesso aveva regalato tempo prima alla sorella. Uno djembè, tipico tamburo dell’Africa occidentale con l’inconfondibile forma a calice e pelle di capra.  “Quando il tamburo africano si ruppe non fu facile trovare chi lo potesse riparare” – ricorda  – . Utilizzai un tappeto in pelle di nostra madre. Il tamburo l’ho tenuto per me e lo conservo ancora”.

Di una passione ne ha fatto un’attività, lasciando un posto da impiegato per dedicarsi alla musica. Suona, costruisce e ripara tamburi di tutto il mondo. In questi anni dal suo laboratorio sono passati noti percussionisti che si sono esibiti in città. Ha venduto tamburi in Francia, Germania, Austria, Polonia, Norvegia e persino in Canada e in Giappone. Costruisce strumenti a percussione utilizzando anche materiale riciclato come pneumatici e fondi di vecchie sedie. ”Tutto suona” – dice Santo Vitale, padre di tre figli e una moglie appassionata di chitarra – “Mi affascina pensare che il tamburo siauno dei più antichi strumenti musicali inventati dall’uomo”.

Tra le sue ultime attività, il “Drum circle”, un evento ritmico aperto a tutti. Persone di qualsiasi età, cultura, religione e indipendentemente dal livello di esperienza musicale. Attività che Santo Vitale svolge da cinque anni nelle scuole, festival, matrimoni, strutture riabilitative.  “Il Drum circle è un metodo che aiuta a risolvere determinate problematiche presenti nei gruppi – spiega -. I partecipanti si dispongono in cerchio e con l’aiuto di un ‘direttore d’orchestra’ si creano ritmi improvvisati utilizzando tamburi e percussioni di ogni tipo e si condivide l’energia che sta dentro ognuno di noi”.

Una grande passione che alcuni anni fa lo ha spinto ad aprire anche una scuola in via Lincoln, poco distante dalla sua bottega. Uno spazio multiculturale aperto a grandi e piccoli in cui imparare a suonare ma anche a costruire percussioni etniche. La scuola ha anche una sua orchestra composta di una quarantina di elementi di età, razze e culture diverse “dagli otto ai settantadue anni” – dice Vitale -. Il gruppo si chiama “Jambo Sana” una parola dal significato benaugurante e che in lingua suahili vuol dire “buongiorno”.

Santo Vitale, nel suo laboratorio del centro storico di Palermo, costruisce e ripara tamburi provenienti da decine di paesi diversi. Tra le sue attività il “Drum Circle”, un tripudio di percussioni aperto a tutti

di Laura Grimaldi

Pezzi di mondo e culture diverse si concentrano nella Bottega delle Percussioni, tra i civici 16 e 18 in via del Parlamento, a Palermo. Pochi minuti a piedi dal Foro Italico, attraverso Porta Felice,  costeggiando piazza Marina e superando la fontana barocca del Garraffo.

Due scalini appena per iniziare il giro del mondo attraverso un’ampia varietà di strumenti a percussione esposti in due ambienti. Dal pavimento al soffitto, dappertutto ci sono tamburi di forme, materiali, caratteristiche e funzioni diverse. Da suonare con una sola mano o con tutte e due insieme oppure utilizzando un paio di bacchette. Tamburi italiani, spagnoli, brasiliani, africani, giapponesi. Ogni tamburo ha un suono diverso.

Santo Vitale, fisico da normanno, li costruisce e li ripara nel suo laboratorio che si trova alle spalle di via Vittorio Emanuele, nel centro storico della città. Una passione nata per caso e che coltiva con sacrifici da vent’anni. Da quando fece di necessità, virtù. Ovvero, aguzzando l’ingegno riuscì a riparare il tamburo che lui stesso aveva regalato tempo prima alla sorella. Uno djembè, tipico tamburo dell’Africa occidentale con l’inconfondibile forma a calice e pelle di capra.  “Quando il tamburo africano si ruppe non fu facile trovare chi lo potesse riparare” – ricorda  – . Utilizzai un tappeto in pelle di nostra madre. Il tamburo l’ho tenuto per me e lo conservo ancora”.

Di una passione ne ha fatto un’attività, lasciando un posto da impiegato per dedicarsi alla musica. Suona, costruisce e ripara tamburi di tutto il mondo. In questi anni dal suo laboratorio sono passati noti percussionisti che si sono esibiti in città. Ha venduto tamburi in Francia, Germania, Austria, Polonia, Norvegia e persino in Canada e in Giappone. Costruisce strumenti a percussione utilizzando anche materiale riciclato come pneumatici e fondi di vecchie sedie. ”Tutto suona” – dice Santo Vitale, padre di tre figli e una moglie appassionata di chitarra – “Mi affascina pensare che il tamburo siauno dei più antichi strumenti musicali inventati dall’uomo”.

Tra le sue ultime attività, il “Drum circle”, un evento ritmico aperto a tutti. Persone di qualsiasi età, cultura, religione e indipendentemente dal livello di esperienza musicale. Attività che Santo Vitale svolge da cinque anni nelle scuole, festival, matrimoni, strutture riabilitative.  “Il Drum circle è un metodo che aiuta a risolvere determinate problematiche presenti nei gruppi – spiega -. I partecipanti si dispongono in cerchio e con l’aiuto di un ‘direttore d’orchestra’ si creano ritmi improvvisati utilizzando tamburi e percussioni di ogni tipo e si condivide l’energia che sta dentro ognuno di noi”.

Una grande passione che alcuni anni fa lo ha spinto ad aprire anche una scuola in via Lincoln, poco distante dalla sua bottega. Uno spazio multiculturale aperto a grandi e piccoli in cui imparare a suonare ma anche a costruire percussioni etniche. La scuola ha anche una sua orchestra composta di una quarantina di elementi di età, razze e culture diverse “dagli otto ai settantadue anni” – dice Vitale -. Il gruppo si chiama “Jambo Sana” una parola dal significato benaugurante e che in lingua suahili vuol dire “buongiorno”.

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