Boccadifalco, un’occasione di scoperta vissuta al volo

L’aeroporto è stato uno dei luoghi più visitati nel corso delle Vie dei Tesori 2018, regalando grandi emozioni sia a chi è andato sui piper sia a chi ne ha ammirato le tante attrattive sulla terra. Parlano alcuni dei protagonisti, mentre si studiano nuove iniziative per il futuro

di Antonella Lombardi

“Sentirsi parte del cielo, tra le nuvole e col sole addosso è stata un’emozione unica”. “Vedere Palermo dall’alto è sempre stato il mio sogno, e grazie a voi non lo dimenticherò mai”. “Quanta professionalità, gentilezza, sorrisi e disponibilità qui”. “Librarsi leggeri, liberi, guardando le bellezze del nostro territorio: ci sono occasioni nella vita da prendere ‘al volo’, e il piper, per noi, era una di quelle”. Sono solo alcuni dei messaggi lasciati dai visitatori di questa edizione de Le Vie dei Tesori allo scalo di Boccadifalco nel libro dei voli-tesori che il vice presidente dell’Aeroclub, Giuseppe Lo Cicero ci legge.

“Tra le centinaia di persone che hanno scoperto in questo scalo un luogo che non si aspettavano – racconta – ce ne sono state diverse che non avevano mai preso neanche un aereo di linea, quindi hanno volato per la prima volta con noi, facendo un doppio battesimo del volo. La più giovane a partecipare una bambina, Maia, di 2 anni”.

La tappa di Boccadifalco all’interno del programma de Le Vie dei Tesori è stata un successo che in tanti, dallo staff dell’Aeroclub, a tutte le forze dell’ordine che convivono nella cittadella aeroportuale, speravano, ma – molti ammettono – non si aspettavano in queste dimensioni né che sarebbe stato così emozionante anche per loro. Tale è stata la richiesta, da far esaurire i posti sul piper ancora prima che iniziasse la manifestazione e persino nei turni supplementari a disposizione: “In tantissimi hanno reclamato la possibilità di poter fare quell’esperienza e cosi quell’emozione condivisa tra l’Aeroclub Boccadifalco, Enac, forze dell’ordine e Le Vie dei Tesori proveremo a farla continuare, stiamo studiando con i partner come fare”, prosegue Lo Cicero.

È fuori di dubbio che la scoperta dei rifugi antiaerei, della torre di controllo, del giardino di Villa Natoli (su cui Enac ha annunciato interventi e restauri corposi), nonché, soprattutto, la possibilità di fare il volo in piper si sono rivelati degli eccezionali attrattori.

Lo staff dell’Aeroclub è al lavoro per studiare nuovi percorsi e iniziative aperte al pubblico, perché “l’inclusione sociale e la promozione della cultura aeronautica sono nel nostro Dna e nel nostro statuto – spiega Fabio Giannilivigni, presidente dell’Aeroclub Boccadifalco –, abbiamo un hangar del 1930 esempio di archeologia industriale perfettamente efficiente, e questo è un luogo doppiamente simbolico, perché qui è iniziata la storia dell’aeronautica del Sud Italia e allo stesso tempo questo è un presidio di legalità, contro la mafia e il sacco edilizio. Non a caso teniamo ad aprirlo e farlo conoscere anche alle associazioni di quartiere che lavorano con i bambini più svantaggiati per fare riscoprire loro una città diversa”.

“Non possiamo dimenticare che questo è lo scalo che ha visto partire per l’ultima volta dalla città boss come Riina e Provenzano”, ricorda Valeria Cangelosi, dirigente del IV reparto volo Polizia di Stato e motore primo dell’iniziativa che ha permesso di far conoscere ai palermitani un posto a loro stessi ignoto”.

“Molti pensavano che Boccadifalco fosse solo un’area periferica, chiusa, inaccessibile, e poi invece sono rimasti conquistati dal fascino che percorre in lungo e in largo il sito – spiega la dirigente di Polizia – nonostante la pioggia battente abbia messo a dura prova le visite nei percorsi serali dell’ultimo week end queste non si sono fermate, regalando scenari suggestivi, come i musicisti del Brass Group che si esibivano nei bunker e nella torre di controllo, seguendo i visitatori, o il giardino di Villa Natoli illuminato. È stato un grande lavoro di squadra che ha reso felici noi e chi arrivava qui per la prima volta, mettendo in connessione la città con lo scalo”.

Perché di ricordi qui i palermitani ne hanno tanti, come spiega uno di loro, Fulvio Manno, che conserva tracce di quel piemontese, Clemente Ravetto, che in questo scalo fece la storia alzandosi in volo per qualche metro: “Mio nonno materno, Pietro Lo Piccolo, era amico di Clemente Ravetto, come mostra la foto che ho ritrovato con su scritta la dedica e il ricordo di quell’impresa fatta a Mondello il 1 maggio del 1910”.

Sulla foto in bianco in nero mandata alla nostra redazione si legge: “Clemente Ravetto l’unico aviatore italiano che volò a Mondello domenica primo maggio 1910. “Ma tra le vecchie carte di casa – dice Manno – ho anche trovato una cartolina inviata alla mia famiglia da Ravetto il 21 dicembre 1910 da Mourmelon, in Francia, dove il pilota era andato per comprare un altro aereo su incarico di Vincenzo Florio, per prepararsi alla grande settimana di aviazione di Palermo organizzata da Florio”.

Ora questo scalo, restituito al patrimonio condiviso della città, attende solo di essere ancora al centro di scoperte e visite e di nuovi, coinvolgenti, percorsi.

L’aeroporto è stato uno dei luoghi più visitati nel corso delle Vie dei Tesori 2018, regalando grandi emozioni sia a chi è andato sui piper sia a chi ne ha ammirato le tante attrattive sulla terra. Parlano alcuni dei protagonisti, mentre si studiano nuove iniziative per il futuro

di Antonella Lombardi

“Sentirsi parte del cielo, tra le nuvole e col sole addosso è stata un’emozione unica”. “Vedere Palermo dall’alto è sempre stato il mio sogno, e grazie a voi non lo dimenticherò mai”. “Quanta professionalità, gentilezza, sorrisi e disponibilità qui”. “Librarsi leggeri, liberi, guardando le bellezze del nostro territorio: ci sono occasioni nella vita da prendere ‘al volo’, e il piper, per noi, era una di quelle”. Sono solo alcuni dei messaggi lasciati dai visitatori di questa edizione de Le Vie dei Tesori allo scalo di Boccadifalco nel libro dei voli-tesori che il vice presidente dell’Aeroclub, Giuseppe Lo Cicero ci legge.

“Tra le centinaia di persone che hanno scoperto in questo scalo un luogo che non si aspettavano – racconta – ce ne sono state diverse che non avevano mai preso neanche un aereo di linea, quindi hanno volato per la prima volta con noi, facendo un doppio battesimo del volo. La più giovane a partecipare una bambina, Maia, di 2 anni”.

La tappa di Boccadifalco all’interno del programma de Le Vie dei Tesori è stata un successo che in tanti, dallo staff dell’Aeroclub, a tutte le forze dell’ordine che convivono nella cittadella aeroportuale, speravano, ma – molti ammettono – non si aspettavano in queste dimensioni né che sarebbe stato così emozionante anche per loro. Tale è stata la richiesta, da far esaurire i posti sul piper ancora prima che iniziasse la manifestazione e persino nei turni supplementari a disposizione: “In tantissimi hanno reclamato la possibilità di poter fare quell’esperienza e cosi quell’emozione condivisa tra l’Aeroclub Boccadifalco, Enac, forze dell’ordine e Le Vie dei Tesori proveremo a farla continuare, stiamo studiando con i partner come fare”, prosegue Lo Cicero.

È fuori di dubbio che la scoperta dei rifugi antiaerei, della torre di controllo, del giardino di Villa Natoli (su cui Enac ha annunciato interventi e restauri corposi), nonché, soprattutto, la possibilità di fare il volo in piper si sono rivelati degli eccezionali attrattori.

Lo staff dell’Aeroclub è al lavoro per studiare nuovi percorsi e iniziative aperte al pubblico, perché “l’inclusione sociale e la promozione della cultura aeronautica sono nel nostro Dna e nel nostro statuto – spiega Fabio Giannilivigni, presidente dell’Aeroclub Boccadifalco –, abbiamo un hangar del 1930 esempio di archeologia industriale perfettamente efficiente, e questo è un luogo doppiamente simbolico, perché qui è iniziata la storia dell’aeronautica del Sud Italia e allo stesso tempo questo è un presidio di legalità, contro la mafia e il sacco edilizio. Non a caso teniamo ad aprirlo e farlo conoscere anche alle associazioni di quartiere che lavorano con i bambini più svantaggiati per fare riscoprire loro una città diversa”.

“Non possiamo dimenticare che questo è lo scalo che ha visto partire per l’ultima volta dalla città boss come Riina e Provenzano”, ricorda Valeria Cangelosi, dirigente del IV reparto volo Polizia di Stato e motore primo dell’iniziativa che ha permesso di far conoscere ai palermitani un posto a loro stessi ignoto”.

“Molti pensavano che Boccadifalco fosse solo un’area periferica, chiusa, inaccessibile, e poi invece sono rimasti conquistati dal fascino che percorre in lungo e in largo il sito – spiega la dirigente di Polizia – nonostante la pioggia battente abbia messo a dura prova le visite nei percorsi serali dell’ultimo week end queste non si sono fermate, regalando scenari suggestivi, come i musicisti del Brass Group che si esibivano nei bunker e nella torre di controllo, seguendo i visitatori, o il giardino di Villa Natoli illuminato. È stato un grande lavoro di squadra che ha reso felici noi e chi arrivava qui per la prima volta, mettendo in connessione la città con lo scalo”.

Perché di ricordi qui i palermitani ne hanno tanti, come spiega uno di loro, Fulvio Manno, che conserva tracce di quel piemontese, Clemente Ravetto, che in questo scalo fece la storia alzandosi in volo per qualche metro: “Mio nonno materno, Pietro Lo Piccolo, era amico di Clemente Ravetto, come mostra la foto che ho ritrovato con su scritta la dedica e il ricordo di quell’impresa fatta a Mondello il 1 maggio del 1910”.

Sulla foto in bianco in nero mandata alla nostra redazione si legge: “Clemente Ravetto l’unico aviatore italiano che volò a Mondello domenica primo maggio 1910. “Ma tra le vecchie carte di casa – dice Manno – ho anche trovato una cartolina inviata alla mia famiglia da Ravetto il 21 dicembre 1910 da Mourmelon, in Francia, dove il pilota era andato per comprare un altro aereo su incarico di Vincenzo Florio, per prepararsi alla grande settimana di aviazione di Palermo organizzata da Florio”.

Ora questo scalo, restituito al patrimonio condiviso della città, attende solo di essere ancora al centro di scoperte e visite e di nuovi, coinvolgenti, percorsi.

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