Nuovi scavi archeologici in Sicilia, si parte da Ramacca

Al via il cantiere nella villa romana con pavimenti mosaicati di contrada Castellito, vandalizzata nel dicembre del 2017. Seguiranno altri siti nell’Isola

di Ruggero Altavilla

Era una delle sfide dell’assessore Sebastiano Tusa: far partire dopo dieci anni una nuova campagna di scavi archeologici finanziata dalla Regione Siciliana. Adesso, quando è passato più di un mese dalla scomparsa dell’archeologo palermitano, il primo cantiere è pronto. Si tratta di quello della villa romana con pavimenti mosaicati di contrada Castellito a Ramacca, nel Catanese, saccheggiata e vandalizzata nel dicembre del 2017. I lavori, per un importo di quasi settantamila euro – fanno sapere dalla Regione – sono stati affidati alla ditta Arkeo Restauri di Agrigento.

Mosaici a Ramacca

Per il governo guidato da Nello Musumeci, si tratta di una precisa scelta strategica, adottata con l’obiettivo di riportare alla luce nuovi tesori e arricchire ulteriormente quel patrimonio di reperti storici che da sempre ha un grande impatto sui flussi turistici. “Si tratta di un’area demaniale della Regione Siciliana – spiega la Soprintendente ai Beni culturali di Catania, Rosalba Panvini – che ha ancora tantissime potenzialità e gli interventi in programma promettono di riportare alla luce nuove, preziosissime testimonianze”.

In particolare, l’intervento di restauro riguarda la struttura identificata con la Massa Capitoniana presso cui si trovava la prima statio, per chi veniva da Catania, sul tracciato della strada romana che collegava il capoluogo etneo ad Agrigento, così come era indicato nell’Itinerarium Antonini risalente al periodo dell’imperatore Caracalla. Gli scavi, effettuati nel 1978, consentirono di scoprire due vani con pavimento musivo a decorazione geometrica e un muro ad andamento curvilineo e doppio livello pavimentale che suggerì l’esistenza di un piccolo impianto termale.

Villa romana di Ramacca

A quello di Ramacca, seguiranno altri cantieri annunciati a gennaio nelle province di Palermo, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina, per un totale di 500mila euro. A Palermo, all’interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprenderanno i lavori per lo studio e la comprensione dell’edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione. A Sant’Angelo Muxaro – in località “Monte Mpisu” – nell’Agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e si scaverà anche a Monte Castello. Nell’Ennese, in contrada Gerace, all’interno della villa romana sono previsti il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti e la pulizia dell’intera area. Nel Ragusano, a Giarratana, in una villa romana del III secolo dopo Cristo, sono previste attività di scavo su altre quattro aree per evidenziarne gli eventuali pavimenti musivi, la sistemazione e la realizzazione di passerelle e supporti didattici. Poi a Milazzo, in provincia di Messina, partiranno i nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell’antica Mylai. Infine, a Pantelleria, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio del villaggio preistorico di Mursia.

“Anche l’assessore Sebastiano Tusa – ricorda il governatore Nello Musumeci – aveva voluto fortemente questi interventi che sono, dopo un decennio, i primi a essere sostenuti dall’amministrazione regionale. È solo l’inizio: intendiamo sfruttare in pieno questa immensa risorsa e siamo pronti a esaminare con attenzione tutte quelle nuove perizie di scavo che arriveranno dalle Soprintendenze dell’Isola, che in questo settore dovranno tornare ad avere un ruolo propulsivo, per avviare una nuova, entusiasmante stagione di indagini archeologiche”.

Al via il cantiere nella villa romana con pavimenti mosaicati di contrada Castellito, vandalizzata nel dicembre del 2017. Seguiranno altri siti nell’Isola

di Ruggero Altavilla

Era una delle sfide dell’assessore Sebastiano Tusa: far partire dopo dieci anni una nuova campagna di scavi archeologici finanziata dalla Regione Siciliana. Adesso, quando è passato più di un mese dalla scomparsa dell’archeologo palermitano, il primo cantiere è pronto. Si tratta di quello della villa romana con pavimenti mosaicati di contrada Castellito a Ramacca, nel Catanese, saccheggiata e vandalizzata nel dicembre del 2017. I lavori, per un importo di quasi settantamila euro – fanno sapere dalla Regione – sono stati affidati alla ditta Arkeo Restauri di Agrigento.

Mosaici a Ramacca

Per il governo guidato da Nello Musumeci, si tratta di una precisa scelta strategica, adottata con l’obiettivo di riportare alla luce nuovi tesori e arricchire ulteriormente quel patrimonio di reperti storici che da sempre ha un grande impatto sui flussi turistici. “Si tratta di un’area demaniale della Regione Siciliana – spiega la Soprintendente ai Beni culturali di Catania, Rosalba Panvini – che ha ancora tantissime potenzialità e gli interventi in programma promettono di riportare alla luce nuove, preziosissime testimonianze”.

In particolare, l’intervento di restauro riguarda la struttura identificata con la Massa Capitoniana presso cui si trovava la prima statio, per chi veniva da Catania, sul tracciato della strada romana che collegava il capoluogo etneo ad Agrigento, così come era indicato nell’Itinerarium Antonini risalente al periodo dell’imperatore Caracalla. Gli scavi, effettuati nel 1978, consentirono di scoprire due vani con pavimento musivo a decorazione geometrica e un muro ad andamento curvilineo e doppio livello pavimentale che suggerì l’esistenza di un piccolo impianto termale.

Villa romana a Ramacca

A quello di Ramacca, seguiranno altri cantieri annunciati a gennaio nelle province di Palermo, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina, per un totale di 500mila euro. A Palermo, all’interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, riprenderanno i lavori per lo studio e la comprensione dell’edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione. A Sant’Angelo Muxaro – in località “Monte Mpisu” – nell’Agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e si scaverà anche a Monte Castello. Nell’Ennese, in contrada Gerace, all’interno della villa romana sono previsti il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti e la pulizia dell’intera area. Nel Ragusano, a Giarratana, in una villa romana del III secolo dopo Cristo, sono previste attività di scavo su altre quattro aree per evidenziarne gli eventuali pavimenti musivi, la sistemazione e la realizzazione di passerelle e supporti didattici. Poi a Milazzo, in provincia di Messina, partiranno i nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell’antica Mylai. Infine, a Pantelleria, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio del villaggio preistorico di Mursia.

“Anche l’assessore Sebastiano Tusa – ricorda il governatore Nello Musumeci – aveva voluto fortemente questi interventi che sono, dopo un decennio, i primi a essere sostenuti dall’amministrazione regionale. È solo l’inizio: intendiamo sfruttare in pieno questa immensa risorsa e siamo pronti a esaminare con attenzione tutte quelle nuove perizie di scavo che arriveranno dalle Soprintendenze dell’Isola, che in questo settore dovranno tornare ad avere un ruolo propulsivo, per avviare una nuova, entusiasmante stagione di indagini archeologiche”.

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Palermo più pedonale, via Amari diventa “rambla”

L’intenzione è quella di dare vita a un’unica area chiusa al traffico, che inizia dal porto fino a via Principe di Belmonte, zone molto frequentate dai crocieristi

di Ruggero Altavilla

Una grande isola pedonale che dal porto, attraversa via Amari e arriva fino a quella già esistente di via Principe di Belmonte. È la proposta dell’assessore all’Urbanistica, Ambiente e Mobilità del Comune di Palermo, Giusto Catania, che sarà approvata oggi dalla giunta, insieme ad un’altra delibera che istituirà una zona a traffico limitato nell’area del mercato di via Montalbo. L’intenzione è quella di trasformare, entro luglio, il tratto di via Amari attualmente occupato dal cantiere dell’anello ferroviario in una vera e propria “rambla” sullo stile di Barcellona.

La nuova area pedonale (in colore azzurro) e quella di via Belmonte (in verde)

Il progetto, che sarà realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio, prevede l’installazione di fioriere, panchine e vasche che arrederanno il tratto di strada, molto frequentato dai crocieristi di passaggio in città. Il provvedimento interesserà quindi via Amari, via Principe di Scordia e via Principe di Belmonte, che insieme formeranno un’unica area pedonale per i turisti provenienti dall’uscita principale del porto sulla via Crispi.

Rendering di arredo urbano in via Amari

Entro poche settimane sarà istituita anche la Ztl in via Montalbo, nel tratto compreso fra le vie Vincenzo Di Bartolo e Antonello da Messina, che sarà regolamentata con un provvedimento del Servizio trasporto pubblico di massa e Piano urbano del traffico. Lo Sportello unico attività produttive, invece, disciplinerà la concessione del suolo pubblico per l’esercizio delle attività commerciali. “Si garantirà il collegamento pedonale tra il porto e il centro di Palermo – ha annunciato su Facebook l’assessore Giusto Catania – . Una scelta che renderà la città più accogliente per i turisti e più vivibile per i nostri concittadini”. Un provvedimento – aggiunge Catania – “con cui vogliamo dare nuovo impulso al percorso di sempre maggiore diffusione delle aree pedonali anche fuori dal centro storico”.

La pedonalizzazione di via Amari rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della città, rilanciato anche dal vicesindaco e assessore al Decoro Urbano, Fabio Giambrone, che ha annunciato recentemente più controlli da parte della polizia municipale contro chi sporca la città (leggi la nostra intervista) e diversi interventi di abbellimento di strade e piazze, fino all’installazione dei dissuasori a scomparsa, che prenderanno il posto dei blocchi di cemento nei varchi della Ztl nel centro storico.

L’intenzione è quella di dare vita a un’unica area chiusa al traffico, che inizia dal porto fino a via Principe di Belmonte, zone molto frequentate dai crocieristi

di Ruggero Altavilla

Una grande isola pedonale che dal porto, attraversa via Amari e arriva fino a quella già esistente di via Principe di Belmonte. È la proposta dell’assessore all’Urbanistica, Ambiente e Mobilità del Comune di Palermo, Giusto Catania, che sarà approvata oggi dalla giunta, insieme ad un’altra delibera che istituirà una zona a traffico limitato nell’area del mercato di via Montalbo. L’intenzione è quella di trasformare, entro luglio, il tratto di via Amari attualmente occupato dal cantiere dell’anello ferroviario in una vera e propria “rambla” sullo stile di Barcellona.

La nuova area pedonale (in colore azzurro) e quella di via Belmonte (in verde)

Il progetto, che sarà realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio, prevede l’installazione di fioriere, panchine e vasche che arrederanno il tratto di strada, molto frequentato dai crocieristi di passaggio in città. Il provvedimento interesserà quindi via Amari, via Principe di Scordia e via Principe di Belmonte, che insieme formeranno un’unica area pedonale per i turisti provenienti dall’uscita principale del porto sulla via Crispi.

Entro poche settimane sarà istituita anche la Ztl in via Montalbo, nel tratto compreso fra le vie Vincenzo Di Bartolo e Antonello da Messina, che sarà regolamentata con un provvedimento del Servizio trasporto pubblico di massa e Piano urbano del traffico. Lo Sportello unico attività produttive, invece, disciplinerà la concessione del suolo pubblico per l’esercizio delle attività commerciali. “Si garantirà il collegamento pedonale tra il porto e il centro di Palermo – ha annunciato su Facebook l’assessore Giusto Catania – . Una scelta che renderà la città più accogliente per i turisti e più vivibile per i nostri concittadini”. Un provvedimento – aggiunge Catania – “con cui vogliamo dare nuovo impulso al percorso di sempre maggiore diffusione delle aree pedonali anche fuori dal centro storico”.

Rendering di arredo urbano in via Amari

La pedonalizzazione di via Amari rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della città, rilanciato anche dal vicesindaco e assessore al Decoro Urbano, Fabio Giambrone, che ha annunciato recentemente più controlli da parte della polizia municipale contro chi sporca la città (leggi la nostra intervista) e diversi interventi di abbellimento di strade e piazze, fino all’installazione dei dissuasori a scomparsa, che prenderanno il posto dei blocchi di cemento nei varchi della Ztl nel centro storico.

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Trionfa la primavera all’Orto botanico con la Zagara

I viali dello storico polmone verde di Palermo sono ancora più ricchi di piante e fiori rari, grazie al ritorno della mostra mercato dedicata al florovivaismo

di Ruggero Altavilla

Un trionfo di colori e profumi, è la primavera che invade l’Orto botanico di Palermo. I viali dello storico polmone verde della città sono ancora più ricchi di piante e fiori rari, grazie alla diciottesima edizione de La Zagara, la mostra mercato dedicata al florovivaismo che due volte l’anno, in autunno e in primavera, viene organizzata nell’area verde. Oltre cinquanta espositori per una tre giorni, iniziata ieri e che si conclude domenica 31 marzo, che vede la partecipazione di vivaisti-produttori italiani e stranieri.

Bougainvillea all’Orto botanico

Questa nuova edizione è dedicata alle piante aromatiche, alimentari e officinali. Sono presenti oltre venticinque vivaisti siciliani, tra cui un nuovo vivaio specializzato in piante aromatiche, Girafi di Mussomeli che si aggiunge ad Aromatiche Clagia di Sciacca, già presente nelle passate edizioni. Come ogni anno, sono tante le aziende provenienti da diverse regioni d’Italia, con nuovi nomi che arricchiscono la mostra mercato portando collezioni di ortensie, bulbose, piante acquatiche rare, bambù giganti, fruttiferi antichi.

Mostra di verdure spontanee di Sicilia

Protagoniste dell’esposizione botanica all’interno del Gymnasium sono invece le verdure spontanee di Sicilia, circa quaranta specie differenti raccontate da esperti, pronti a spiegare ai visitatori come raccoglierle, pulirle e utilizzarle in cucina. La mostra è un omaggio alla figura di padre Bernardino da Ucria, nato nel piccolo paese del Messinese il 9 aprile del 1739, profondo conoscitore delle proprietà nutraceutiche delle piante della flora siciliana. Il busto di padre Bernardino può essere ammirato nel piazzale a lui dedicato all’Orto Botanico. L’esposizione è curata dal direttore dell’Orto botanico, Rosario Schicchi, e da Anna Geraci, Silvia Fretto e Francesca Cerami, con la collaborazione della Proloco di Isnello, di Giovanni e Filippo Scafidi, Pippo Di Noto e Giuseppe Certa.

La ricca giornata conclusiva di domenica, prevede alle 10 un incontro dedicato alle orchidee a cura di Luigi Callini, poi alle 11, nella casa del Papiro, la presentazione del volume “Marocco in Fiore” di Giuppi Pietromarchi e a seguire, quella del volume “Orti botanici tra passato, presente e futuro” di Irvana Malabarba e Angelo Mojetta. Alle 15, passeggiata arborea a cura di Giuseppe Barbera dal titolo “Dal ficus dell’Orto alla Jacaranda di Palazzo Butera”. Alle 16, nella casa del Papiro, incontro con il vivaista catanese Mario Faro sul tema del “Parco botanico Radice Pura”.

Incontri a La Zagara

“Non è soltanto un evento commerciale – spiega a Le Vie dei Tesori News, Paolo Inglese, agronomo, direttore del Sistema museale d’Ateneo di Palermo – ma soprattutto culturale, grazie ai tanti appuntamenti organizzati tra i viali dell’Orto botanico, tra cui seminari, presentazioni di libri e conferenze. È un modo per sensibilizzare i cittadini all’attenzione per l’ambiente, in un contesto botanico di straordinaria bellezza”. Ma chiusa La Zagara, sono tante le novità previste all’Orto botanico. “Entro giugno – prosegue Inglese – apriremo una caffetteria, rinnoveremo l’ingresso con un’installazione artistica del collettivo Fallen Fruit e allestiremo stabilmente una casa delle farfalle. Inoltre, stiamo rinnovando diverse collezioni di piante perché un orto botanico non è una struttura finita, ma ogni giorno cambia e si rinnova, per questo dobbiamo lavorare per renderlo ancora più ricco”.

La Zagara è aperta dalle 9 alle 19. Ingresso singolo 3 euro; ingresso singolo con attività per bambini 5 euro; visite guidate 3 euro.

I viali dello storico polmone verde di Palermo sono ancora più ricchi di piante e fiori rari, grazie al ritorno della mostra mercato dedicata al florovivaismo

di Ruggero Altavilla

Un trionfo di colori e profumi, è la primavera che invade l’Orto botanico di Palermo. I viali dello storico polmone verde della città sono ancora più ricchi di piante e fiori rari, grazie alla diciottesima edizione de La Zagara, la mostra mercato dedicata al florovivaismo che due volte l’anno, in autunno e in primavera, viene organizzata nell’area verde. Oltre cinquanta espositori per una tre giorni, iniziata ieri e che si conclude domenica 31 marzo, che vede la partecipazione di vivaisti-produttori italiani e stranieri.

Bougainvillea all’Orto botanico

Questa nuova edizione è dedicata alle piante aromatiche, alimentari e officinali. Sono presenti oltre venticinque vivaisti siciliani, tra cui un nuovo vivaio specializzato in piante aromatiche, Girafi di Mussomeli che si aggiunge ad Aromatiche Clagia di Sciacca, già presente nelle passate edizioni. Come ogni anno, sono tante le aziende provenienti da diverse regioni d’Italia, con nuovi nomi che arricchiscono la mostra mercato portando collezioni di ortensie, bulbose, piante acquatiche rare, bambù giganti, fruttiferi antichi.

Mostra di verdure spontanee di Sicilia

Protagoniste dell’esposizione botanica all’interno del Gymnasium sono invece le verdure spontanee di Sicilia, circa quaranta specie differenti raccontate da esperti, pronti a spiegare ai visitatori come raccoglierle, pulirle e utilizzarle in cucina. La mostra è un omaggio alla figura di padre Bernardino da Ucria, nato nel piccolo paese del Messinese il 9 aprile del 1739, profondo conoscitore delle proprietà nutraceutiche delle piante della flora siciliana. Il busto di padre Bernardino può essere ammirato nel piazzale a lui dedicato all’Orto Botanico. L’esposizione è curata dal direttore dell’Orto botanico, Rosario Schicchi, e da Anna Geraci, Silvia Fretto e Francesca Cerami, con la collaborazione della Proloco di Isnello, di Giovanni e Filippo Scafidi, Pippo Di Noto e Giuseppe Certa.

Incontri a La Zagara

La ricca giornata conclusiva di domenica, prevede alle 10 un incontro dedicato alle orchidee a cura di Luigi Callini, poi alle 11, nella casa del Papiro, la presentazione del volume “Marocco in Fiore” di Giuppi Pietromarchi e a seguire, quella del volume “Orti botanici tra passato, presente e futuro” di Irvana Malabarba e Angelo Mojetta. Alle 15, passeggiata arborea a cura di Giuseppe Barbera dal titolo “Dal ficus dell’Orto alla Jacaranda di Palazzo Butera”. Alle 16, nella casa del Papiro, incontro con il vivaista catanese Mario Faro sul tema del “Parco botanico Radice Pura”.

“Non è soltanto un evento commerciale – spiega a Le Vie dei Tesori News, Paolo Inglese, agronomo, direttore del Sistema museale d’Ateneo di Palermo – ma soprattutto culturale, grazie ai tanti appuntamenti organizzati tra i viali dell’Orto botanico, tra cui seminari, presentazioni di libri e conferenze. È un modo per sensibilizzare i cittadini all’attenzione per l’ambiente, in un contesto botanico di straordinaria bellezza”. Ma chiusa La Zagara, sono tante le novità previste all’Orto botanico. “Entro giugno – prosegue Inglese – apriremo una caffetteria, rinnoveremo l’ingresso con un’installazione artistica del collettivo Fallen Fruit e allestiremo stabilmente una casa delle farfalle. Inoltre, stiamo rinnovando diverse collezioni di piante perché un orto botanico non è una struttura finita, ma ogni giorno cambia e si rinnova, per questo dobbiamo lavorare per renderlo ancora più ricco”.

La Zagara è aperta dalle 9 alle 19. Ingresso singolo 3 euro; ingresso singolo con attività per bambini 5 euro; visite guidate 3 euro.

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Il futuro dei porti siciliani all’ombra del Dragone

Pioggia di milioni in arrivo per gli scali marittimi della parte occidentale dell’Isola, pronti a un cambio di passo anche in vista degli interessi cinesi sul traffico crocieristico

di Ruggero Altavilla

I porti siciliani riabbracciano il mare. Palermo, Trapani, Termini Imerese, Porto Empedocle: i quattro scali marittimi più importanti della parte occidentale dell’Isola sono pronti al rilancio. Merito degli oltre 120 milioni di euro in arrivo grazie ai fondi Pon e riconosciuti dal tavolo centrale di coordinamento del ministero delle Infrastrutture. I cantieri sono stati presentati pochi giorni fa dal viceministro, Edoardo Rixi, insieme al presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti. Sulla scia degli interessi cinesi sul porto di Palermo e su quello di Porto Empedocle, dove si pensa a un terminal per le forniture di gas naturale liquefatto, gli scali della Sicilia occidentale si preparano a un cambio di passo.

Termini Imerese

I riflettori sono puntati su trasporti e turismo, anche in vista dell’inserimento dello scalo palermitano nel 2020, nelle rotte delle principali compagnie di crociere che solcano il Mediterraneo. Nel capoluogo siciliano, tra i progetti c’è anche un camminamento sopraelevato che attraverserà tutto il porto e il nuovo approdo per gli aliscafi. Nel dettaglio, gli interventi prevedono il rifornimento della mantellata e lavori di escavo del Bacino Crispi 3, che consentirà di adeguare i fondali alle grandi navi, attirando gli armatori più grandi. L’idea è quella di trasformare la parte sud in un’area per le crociere e destinare le merci nella zona nord, per una spesa complessiva di 39 milioni di euro. A Termini Imerese, invece, previsto il dragaggio del porto e il completamento del molo foraneo sopraflutto: lavori che costeranno rispettivamente 35 e 28 milioni.

Rendering del nuovo Trapani Ferry Terminal

Dragaggio anche a Trapani con il ripristino dei fondali per cui sono previsti 20 milioni, a questi si aggiunge la realizzazione del nuovo Fast Ferry Terminal per chi attende l’imbarco per le Egadi, che sarà pronto già prima dell’estate. La struttura di 680 metri quadrati ospiterà bar, sale d’attesa, servizi igienici e otto postazioni di biglietteria, con spazi sia al coperto che all’esterno. Ci sono in ballo circa tre milioni di euro per riqualificare l’esistente stazione marittima: Trapani Cruise – RoRo Terminal, questo il nome che avrà la nuova struttura. Previsti lavori sia da un punto di vista funzionale, per consentire la creazione di servizi più adeguati per i crocieristi, che da un punto di vista strutturale, dato il precario stato infrastrutturale della attuale stazione marittima.

La riqualificazione dei porti siciliani piace anche ai cinesi, i cui investimenti potrebbero ricadere sul terminal crociere del porto di Palermo o sul discusso megaprogetto dell’Eurispes per il porto commerciale della Bandita. Un vero e proprio hub nel cuore del Mediterraneo, destinato alle grandi navi oceaniche che potranno movimentare 16 milioni di container all’anno. Un progetto faraonico che costerebbe 5 miliardi di euro, darebbe lavoro a 435mila persone e punterebbe anche alla riqualificazione della costa sud, con la creazione di un parco urbano sul mare e spazi per il tempo libero con punti ristoro e negozi. Ma tra i dossier sui porti siciliani, presa in consegna dalla delegazione che ha accompagnato il presidente Xi Jinping in visita a Palermo, ce n’è uno anche su Porto Empedocle che, oltre alla progettazione esecutiva degli interventi di riqualificazione coordinata dall’Autorità portuale della Sicilia occidentale, potrebbe diventare un terminal per le forniture di gas naturale liquefatto.

Porto Empedocle

“Si scrive una pagina importante per la portualità siciliana, e anche per quella nazionale, perché non sono tante le Autorità di sistema a essere così flessibili e vitali – ha detto il viceministro Rixi, in occasione della presentazione dei progetti -. È bello che la Sicilia, in questo cambio di passo che il Paese sta cercando di fare, sia protagonista e capace di giocare la propria partita. Il network della Sicilia occidentale ha messo in campo investimenti assolutamente importanti che hanno alle spalle una politica di recupero dei traffici per permettere alla regione di diventare competitiva nello scacchiere del Mediterraneo. La Sicilia per me è bellissima ed è al centro del mare più bello del mondo”.

Dello stesso avviso anche il presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti, che ha aggiunto: “Un anno e mezzo di lavoro senza sosta. Circa quaranta cantieri aperti, lavori avviati, molti anche conclusi, progettazione, gare, protocolli, accordi procedimentali, ricerche di fondi, tutto per disegnare i porti non nel futuro ma concretamente nel presente. Il network dei porti occidentali – Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle – è cresciuto in maniera esponenziale nei numeri, finanziari, di merci e passeggeri. Ogni metro quadrato va messo a reddito e quelli che oggi abbiamo presentato sono tutti cantieri avviati per raccontare fatti e non parole”.

Pioggia di milioni in arrivo per gli scali marittimi della parte occidentale dell’Isola, pronti a un cambio di passo anche in vista degli interessi cinesi sul traffico crocieristico

di Ruggero Altavilla

I porti siciliani riabbracciano il mare. Palermo, Trapani, Termini Imerese, Porto Empedocle: i quattro scali marittimi più importanti della parte occidentale dell’Isola sono pronti al rilancio. Merito degli oltre 120 milioni di euro in arrivo grazie ai fondi Pon e riconosciuti dal tavolo centrale di coordinamento del ministero delle Infrastrutture. I cantieri sono stati presentati pochi giorni fa dal viceministro, Edoardo Rixi, insieme al presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti. Sulla scia degli interessi cinesi sul porto di Palermo e su quello di Porto Empedocle, dove si pensa a un terminal per le forniture di gas naturale liquefatto, gli scali della Sicilia occidentale si preparano a un cambio di passo.

Termini Imerese

I riflettori sono puntati su trasporti e turismo, anche in vista dell’inserimento dello scalo palermitano nel 2020, nelle rotte delle principali compagnie di crociere che solcano il Mediterraneo. Nel capoluogo siciliano, tra i progetti c’è anche un camminamento sopraelevato che attraverserà tutto il porto e il nuovo approdo per gli aliscafi. Nel dettaglio, gli interventi prevedono il rifornimento della mantellata e lavori di escavo del Bacino Crispi 3, che consentirà di adeguare i fondali alle grandi navi, attirando gli armatori più grandi. L’idea è quella di trasformare la parte sud in un’area per le crociere e destinare le merci nella zona nord, per una spesa complessiva di 39 milioni di euro. A Termini Imerese, invece, previsto il dragaggio del porto e il completamento del molo foraneo sopraflutto: lavori che costeranno rispettivamente 35 e 28 milioni.

Rendering del nuovo Trapani Ferry Terminal

Dragaggio anche a Trapani con il ripristino dei fondali per cui sono previsti 20 milioni, a questi si aggiunge la realizzazione del nuovo Fast Ferry Terminal per chi attende l’imbarco per le Egadi, che sarà pronto già prima dell’estate. La struttura di 680 metri quadrati ospiterà bar, sale d’attesa, servizi igienici e otto postazioni di biglietteria, con spazi sia al coperto che all’esterno. Ci sono in ballo circa tre milioni di euro per riqualificare l’esistente stazione marittima: Trapani Cruise – RoRo Terminal, questo il nome che avrà la nuova struttura. Previsti lavori sia da un punto di vista funzionale, per consentire la creazione di servizi più adeguati per i crocieristi, che da un punto di vista strutturale, dato il precario stato infrastrutturale della attuale stazione marittima.

La riqualificazione dei porti siciliani piace anche ai cinesi, i cui investimenti potrebbero ricadere sul terminal crociere del porto di Palermo o sul discusso megaprogetto dell’Eurispes per il porto commerciale della Bandita. Un vero e proprio hub nel cuore del Mediterraneo, destinato alle grandi navi oceaniche che potranno movimentare 16 milioni di container all’anno. Un progetto faraonico che costerebbe 5 miliardi di euro, darebbe lavoro a 435mila persone e punterebbe anche alla riqualificazione della costa sud, con la creazione di un parco urbano sul mare e spazi per il tempo libero con punti ristoro e negozi. Ma tra i dossier sui porti siciliani, presa in consegna dalla delegazione che ha accompagnato il presidente Xi Jinping in visita a Palermo, ce n’è uno anche su Porto Empedocle che, oltre alla progettazione esecutiva degli interventi di riqualificazione coordinata dall’Autorità portuale della Sicilia occidentale, potrebbe diventare un terminal per le forniture di gas naturale liquefatto.

Porto Empedocle

“Si scrive una pagina importante per la portualità siciliana, e anche per quella nazionale, perché non sono tante le Autorità di sistema a essere così flessibili e vitali – ha detto il viceministro Rixi, in occasione della presentazione dei progetti -. È bello che la Sicilia, in questo cambio di passo che il Paese sta cercando di fare, sia protagonista e capace di giocare la propria partita. Il network della Sicilia occidentale ha messo in campo investimenti assolutamente importanti che hanno alle spalle una politica di recupero dei traffici per permettere alla regione di diventare competitiva nello scacchiere del Mediterraneo. La Sicilia per me è bellissima ed è al centro del mare più bello del mondo”.

Dello stesso avviso anche il presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, Pasqualino Monti, che ha aggiunto: “Un anno e mezzo di lavoro senza sosta. Circa quaranta cantieri aperti, lavori avviati, molti anche conclusi, progettazione, gare, protocolli, accordi procedimentali, ricerche di fondi, tutto per disegnare i porti non nel futuro ma concretamente nel presente. Il network dei porti occidentali – Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle – è cresciuto in maniera esponenziale nei numeri, finanziari, di merci e passeggeri. Ogni metro quadrato va messo a reddito e quelli che oggi abbiamo presentato sono tutti cantieri avviati per raccontare fatti e non parole”.

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Nuova sala piena di tesori al Museo Diocesano

Aperta la stanza intitolata all’arcivescovo Pietro Martinez Rubio, che conserva al suo interno numerose opere, tra cui ritratti e manufatti d’arte decorativa

di Ruggero Altavilla

Il cantiere aperto del Museo Diocesano di Palermo regala un altro tesoro. Una nuova stanza è visitabile da ieri nel piano nobile del palazzo arcivescovile. È la sala intitolata a Pietro Martinez Rubio, che fu arcivescovo della città per dieci anni, dal 1657 al 1667. L’apertura della sala rientra nel progetto di restauro e riallestimento del Museo Diocesano, avviato da qualche anno dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo.

Ritratto di Pietro Martinez Rubio

La nuova sala aperta ieri è adiacente alla torre medievale e conserva al suo interno numerose opere, valorizzate dall’allestimento museale curato da Pierfrancesco Palazzotto, vicedirettore del Mudipa. Risalta la tela secentesca, da poco restaurata, che ritrae lo stesso Martinez e lo stemma in stucco arricchito da putti, sopra l’ingresso verso la Sala Borremans. Poi sono presenti altri ritratti di arcivescovi, tra cui quello di Matteo Basile, committente degli affreschi realizzati dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans, a cui è attribuito anche il ritratto dello stesso Basile. Fa bella mostra di sé anche il ritratto di monsignor Giovan Battista Naselli dei duchi di Gela e del cardinale Gaetano Trigona e Parisi, grazie a cui si completò il gruppo di campanili neogotici, posti sopra il torrione del palazzo.

Su una parete di fondo, è esposta una grande vetrina con manufatti di arte decorativa della Sicilia occidentale in epoca barocca, tra coralli, alabastro, argento, seta e ceroplastica. È, invece, in attesa di trovare una collocazione, il prezioso ostensorio in corallo a retroincastro della metà del XVII secolo, che si trova nel monastero di Santa Caterina per la mostra “Sacra et preziosa”, fino a maggio.

Sala Martinez Rubio

L’apertura di oggi arriva dopo quella di alcune stanze, rinnovate e visitabili dalla fine dell’anno scorso. Tra queste, la Sala delle Croci al pianterreno, che conserva all’interno manufatti dal XIV al XVI secolo, e la Sala delle Arti decorative barocche al seminterrato, con l’esposizione della collezione dei mattoni di censo in ceramica maiolicata sei-settecentesca, appartenuta a monsignor Bartolomeo Lagumina.

“Il museo è un cantiere aperto – spiega Palazzotto a Le Vie dei Tesori News – e stiamo lavorando a continui miglioramenti, cercando di tirare fuori dai depositi sempre più opere. In futuro, quando definiremo meglio gli spazi museali, si potrà entrare anche dentro la torre, davanti al portale principale della Cattedrale, da cui si ammirerà una veduta che un tempo era riservata soltanto agli arcivescovi”.

 

Il Museo Diocesano è visitabile dal martedì alla domenica e festivi, dalle 9,30 alle 13,30. Chiuso il lunedì. Per informazioni telefonare allo 0916077303 oppure allo 0916077215.

Aperta la stanza intitolata all’arcivescovo Pietro Martinez Rubio, che conserva al suo interno numerose opere, tra cui ritratti e manufatti d’arte decorativa

di Ruggero Altavilla

Il cantiere aperto del Museo Diocesano di Palermo regala un altro tesoro. Una nuova stanza è visitabile da ieri nel piano nobile del palazzo arcivescovile. È la sala intitolata a Pietro Martinez Rubio, che fu arcivescovo della città per dieci anni, dal 1657 al 1667. L’apertura della sala rientra nel progetto di restauro e riallestimento del Museo Diocesano, avviato da qualche anno dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo.

Ritratto di Pietro Martinez Rubio

La nuova sala aperta ieri è adiacente alla torre medievale e conserva al suo interno numerose opere, valorizzate dall’allestimento museale curato da Pierfrancesco Palazzotto, vicedirettore del Mudipa. Risalta la tela secentesca, da poco restaurata, che ritrae lo stesso Martinez e lo stemma in stucco arricchito da putti, sopra l’ingresso verso la Sala Borremans. Poi sono presenti altri ritratti di arcivescovi, tra cui quello di Matteo Basile, committente degli affreschi realizzati dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans, a cui è attribuito anche il ritratto dello stesso Basile. Fa bella mostra di sé anche il ritratto di monsignor Giovan Battista Naselli dei duchi di Gela e del cardinale Gaetano Trigona e Parisi, grazie a cui si completò il gruppo di campanili neogotici, posti sopra il torrione del palazzo.

Su una parete di fondo, è esposta una grande vetrina con manufatti di arte decorativa della Sicilia occidentale in epoca barocca, tra coralli, alabastro, argento, seta e ceroplastica. È, invece, in attesa di trovare una collocazione, il prezioso ostensorio in corallo a retroincastro della metà del XVII secolo, che si trova nel monastero di Santa Caterina per la mostra “Sacra et preziosa”, fino a maggio.

Sala Martinez Rubio

L’apertura di oggi arriva dopo quella di alcune stanze, rinnovate e visitabili dalla fine dell’anno scorso. Tra queste, la Sala delle Croci al pianterreno, che conserva all’interno manufatti dal XIV al XVI secolo, e la Sala delle Arti decorative barocche al seminterrato, con l’esposizione della collezione dei mattoni di censo in ceramica maiolicata sei-settecentesca, appartenuta a monsignor Bartolomeo Lagumina.

“Il museo è un cantiere aperto – spiega Palazzotto a Le Vie dei Tesori News – e stiamo lavorando a continui miglioramenti, cercando di tirare fuori dai depositi sempre più opere. In futuro, quando definiremo meglio gli spazi museali, si potrà entrare anche dentro la torre, davanti al portale principale della Cattedrale, da cui si ammirerà una veduta che un tempo era riservata soltanto agli arcivescovi”.

 

Il Museo Diocesano è visitabile dal martedì alla domenica e festivi, dalle 9,30 alle 13,30. Chiuso il lunedì. Per informazioni telefonare allo 0916077303 oppure allo 0916077215.

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Il Castello a mare come non l’avete mai visto

L’antica fortezza che proteggeva il porto di Palermo è stata ricostruita in un video realizzato dal Dipartimento di architettura dell’Università

di Ruggero Altavilla

Un volo sopra il Castello a mare di Palermo. L’antica fortezza che proteggeva l’ingresso dell’arco settentrionale della Cala è stato ricostruito in 3d in un video realizzato dal Dipartimento di architettura dell’Università di Palermo, con il Museo Salinas. Sessanta secondi per sintetizzare un’ipotesi ricostruttiva del castello, edificato già a partire dal X secolo, durante la dominazione araba. Il modello 3d è stato realizzato da Tommaso Abbate, che ha lavorato all’editing insieme a Mirco Cannella, con il coordinamento di Fabrizio Agnello, docente del Dipartimento di architettura.

Il bastione San Pietro

Le uniche tracce oggi sono visibili del castello, sono la Porta aragonese, accesso principale alla fortezza; la testa del ponte a due archi sul quale si andava ad attestare il ponte levatoio; il cosiddetto rivellino, struttura difensiva avanzata di forma cuspidata, con la punta rivolta in direzione della città; l’imponente baluardo di San Giorgio, il quattrocentesco torrione circolare; il bastione di San Pietro, il baluardo di San Pasquale, la piazza d’armi, la torre mastra e il muro di cinta originariamente lambito dal mare. L’ampliamento del settore di scavo antistante il lato settentrionale della torre mastra ha portato, infine, al rinvenimento di una vasta necropoli di rito islamico.

Ipotesi di ricostruzione del Castello a mare

Tra il XII ed il XIV secolo la fortezza mantenne probabilmente una configurazione planimetrica in forma di quadrilatero, mentre nel Cinquecento, il castello venne dotato di un nuovo sistema bastionato: sono di quest’epoca i grandi baluardi dei lati occidentale e meridionale. Risalgono al 1860 le prime demolizioni di alcune parti significative dei poderosi apprestamenti difensivi costruiti a sentinella del porto e a difesa della città. Si trattò allora di una azione motivata, sotto il profilo ideologico, dall’identificazione del presidio militare con l’abbattuto potere borbonico. Con l’unità d’Italia, il grande complesso fortificato fu nuovamente adibito a caserma, svolgendo questa funzione sino a quando se ne decretò il definitivo abbattimento.

Questa volta furono ragioni economiche a sancire la fine del Castello a mare, distrutto per far posto a quel molo trapezoidale che doveva segnare lo sviluppo del porto di Palermo. Nel 1922 la ditta McArthur di Londra ne intraprese la demolizione, tra le proteste accorate degli intellettuali dell’epoca e nel giro di poco più di un anno, tra il 1922 e il 1923, portò a compimento l’opera da cui si salvarono, in parte, solo il mastio e l’antica porta di accesso al complesso fortificato.

L’antica fortezza che proteggeva il porto di Palermo è stata ricostruita in un video realizzato dal Dipartimento di architettura dell’Università

di Ruggero Altavilla

Un volo sopra il Castello a mare di Palermo. L’antica fortezza che proteggeva l’ingresso dell’arco settentrionale della Cala è stato ricostruito in 3d in un video realizzato dal Dipartimento di architettura dell’Università di Palermo, con il Museo Salinas. Sessanta secondi per sintetizzare un’ipotesi ricostruttiva del castello, edificato già a partire dal X secolo, durante la dominazione araba. Il modello 3d è stato realizzato da Tommaso Abbate, che ha lavorato all’editing insieme a Mirco Cannella, con il coordinamento di Fabrizio Agnello, docente del Dipartimento di architettura.

Il bastione San Pietro

Le uniche tracce oggi sono visibili del castello, sono la Porta aragonese, accesso principale alla fortezza; la testa del ponte a due archi sul quale si andava ad attestare il ponte levatoio; il cosiddetto rivellino, struttura difensiva avanzata di forma cuspidata, con la punta rivolta in direzione della città; l’imponente baluardo di San Giorgio, il quattrocentesco torrione circolare; il bastione di San Pietro, il baluardo di San Pasquale, la piazza d’armi, la torre mastra e il muro di cinta originariamente lambito dal mare. L’ampliamento del settore di scavo antistante il lato settentrionale della torre mastra ha portato, infine, al rinvenimento di una vasta necropoli di rito islamico.

Ipotesi di ricostruzione del Castello a mare

Tra il XII ed il XIV secolo la fortezza mantenne probabilmente una configurazione planimetrica in forma di quadrilatero, mentre nel Cinquecento, il castello venne dotato di un nuovo sistema bastionato: sono di quest’epoca i grandi baluardi dei lati occidentale e meridionale. Risalgono al 1860 le prime demolizioni di alcune parti significative dei poderosi apprestamenti difensivi costruiti a sentinella del porto e a difesa della città. Si trattò allora di una azione motivata, sotto il profilo ideologico, dall’identificazione del presidio militare con l’abbattuto potere borbonico. Con l’unità d’Italia, il grande complesso fortificato fu nuovamente adibito a caserma, svolgendo questa funzione sino a quando se ne decretò il definitivo abbattimento.

Questa volta furono ragioni economiche a sancire la fine del Castello a mare, distrutto per far posto a quel molo trapezoidale che doveva segnare lo sviluppo del porto di Palermo. Nel 1922 la ditta McArthur di Londra ne intraprese la demolizione, tra le proteste accorate degli intellettuali dell’epoca e nel giro di poco più di un anno, tra il 1922 e il 1923, portò a compimento l’opera da cui si salvarono, in parte, solo il mastio e l’antica porta di accesso al complesso fortificato.

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La nave romana restaurata sarà esposta a Marsala

Il grande scafo lungo 27 metri, ritrovato nel 1999 nei fondali del lido di Marausa, in mostra dal 12 aprile all’interno del museo “Baglio Anselmi”

di Ruggero Altavilla

È il più grande relitto romano trovato in Sicilia. Una nave lunga 27 metri e larga 9, rinvenuta nel 1999 nei fondali del lido di Marausa, nel Trapanese, a meno di 150 metri dalla costa. Adesso, dopo la fine del restauro effettuato, il relitto sarà esposto integralmente a partire dal prossimo 12 aprile, all’interno del Museo archeologico regionale “Baglio Anselmi”, che già dal 1986 ospita un relitto punico della metà del III secolo avanti Cristo.

Il restauro della nave è stato condotto da un’azienda del Nord Italia, la milanese 4ward360, attraverso l’utilizzo di nanotecnologie, funzionali alla conservazione dei reperti preservandoli dal calore, dall’umidità e da eventuali batteri. Il prodotto, elaborato appositamente dai laboratori dell’azienda, ascoltando le esperienze degli esperti del settore della conservazione, è stato denominato wdLeg50. Si tratta di un innovativo trattamento nanotecnologico che crea una protezione invisibile sulle superfici dello scafo di legno.

Sebastiano Tusa davanti ai legni della nave

Grazie alle sue proprietà idro e olio repellenti è in grado di fare da schermo protettivo contro eventuali condense derivanti da cambiamenti climatici ed eventuali contaminanti esterni, di fatto impedendo a questi di attaccare la fibra di cellulosa. Il trattamento non modifica la traspirabilità della superficie trattata ed è in grado di prevenire i problemi legati all’insorgenza di eventuali parassiti come muschi, funghi o altro, prevedendo la decomposizione del legno e resistendo, inoltre, alle alte temperature. I materiali utilizzati per il composto sono bio ed ecocompatibili, rigorosamente non tossici.

La nave da carico, risalente al IV secolo dopo Cristo, trasportava verosimilmente prodotti agricoli grezzi e lavorati, come olive, miele e salsa di pesce. Probabilmente, a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, si arenò nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile. “Per la prima volta – afferma l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – le nanotecnologie sono applicate per l’ottimizzazione e la conservazione di un relitto in esposizione museale recuperato in fondali marini e depurato da tutti i depositi che la permanenza in acqua salmastra ha apportato alle assi di legno che compongono l’intera struttura navale”.

Il grande scafo lungo 27 metri, ritrovato nel 1999 nei fondali del lido di Marausa, in mostra dal 12 aprile all’interno del museo “Baglio Anselmi”

di Ruggero Altavilla

È il più grande relitto romano trovato in Sicilia. Una nave lunga 27 metri e larga 9, rinvenuta nel 1999 nei fondali del lido di Marausa, nel Trapanese, a meno di 150 metri dalla costa. Adesso, dopo la fine del restauro effettuato, il relitto sarà esposto integralmente a partire dal prossimo 12 aprile, all’interno del Museo archeologico regionale “Baglio Anselmi”, che già dal 1986 ospita un relitto punico della metà del III secolo avanti Cristo.

Il restauro della nave è stato condotto da un’azienda del Nord Italia, la milanese 4ward360, attraverso l’utilizzo di nanotecnologie, funzionali alla conservazione dei reperti preservandoli dal calore, dall’umidità e da eventuali batteri. Il prodotto, elaborato appositamente dai laboratori dell’azienda, ascoltando le esperienze degli esperti del settore della conservazione, è stato denominato wdLeg50. Si tratta di un innovativo trattamento nanotecnologico che crea una protezione invisibile sulle superfici dello scafo di legno.

Sebastiano Tusa davanti ai legni della nave

Grazie alle sue proprietà idro e olio repellenti è in grado di fare da schermo protettivo contro eventuali condense derivanti da cambiamenti climatici ed eventuali contaminanti esterni, di fatto impedendo a questi di attaccare la fibra di cellulosa. Il trattamento non modifica la traspirabilità della superficie trattata ed è in grado di prevenire i problemi legati all’insorgenza di eventuali parassiti come muschi, funghi o altro, prevedendo la decomposizione del legno e resistendo, inoltre, alle alte temperature. I materiali utilizzati per il composto sono bio ed ecocompatibili, rigorosamente non tossici.

La nave da carico, risalente al IV secolo dopo Cristo, trasportava verosimilmente prodotti agricoli grezzi e lavorati, come olive, miele e salsa di pesce. Probabilmente, a causa di una manovra sbagliata o un colpo di vento, si arenò nei bassi fondali del fiume Birgi, che allora era navigabile. “Per la prima volta – afferma l’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – le nanotecnologie sono applicate per l’ottimizzazione e la conservazione di un relitto in esposizione museale recuperato in fondali marini e depurato da tutti i depositi che la permanenza in acqua salmastra ha apportato alle assi di legno che compongono l’intera struttura navale”.

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Basta un clic per salvare un’opera d’arte

Il contest de Le Vie dei Tesori quest’anno arriva a Trapani, si potrà votare per uno fra quattro beni che hanno bisogno di un restauro

di Ruggero Altavilla

Un gara per salvare un’opera d’arte. Torna il contest del festival Le Vie dei Tesori con cui si sceglierà uno fra quattro beni che necessitano di un restauro. Quest’anno il sondaggio si sposta a Trapani, dove per la prima volta l’anno scorso il festival è approdato con successo. Dopo il contest di Palermo, dove fu restaurato su salottino che fa bella mostra di sé a Palazzo Mirto e la seduta dei banchi dell’Oratorio delle Dame, tocca adesso alla Città falcata con quattro “tesori” che potranno essere votati fino al 15 marzo (questo il link per partecipare al sondaggio).

Si comincia con due preziosi corali manoscritti per le liturgie religiose in pergamena rivestite di pelle, che si trovano alla Biblioteca Fardelliana (che è titolare del bene) e provengono dalla chiesa di San Domenico. Realizzate nel XVI secolo, le pergamene presentano delle alterazioni alla colorazione originale e uno stato di degrado piuttosto evidente. In alcuni casi mancano lembi di pagine. Anche le rilegature in legno e pelle sono fatiscenti e mancanti del dorso. L’intervento riguarderà sia la rilegatura sia le pagine interne, in modo da bloccare l’avanzamento del degrado.

Particolare del Coro

Il secondo gioiello in gara è Il Coro delle Domenicane di Santa Caterina da Siena, che si trova nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, detta Badia Nuova. La struttura lignea, risalente al XVIII secolo, risulta degradata e mancante in alcune parti sia nelle sedute sia nel parapetto. L’intervento riguarderà la struttura lignea, al fine di bloccarne il degrado, sistemare le parti danneggiate o mancanti e trattare il materiale con prodotti che ne blocchino il processo di degrado. Il bene è del Fec gestito dalla Diocesi.

La struttura decorativa del Crocifisso

C’è poi la struttura decorativa, con colonne e trabeazione, di coronamento al Crocifisso ligneo dell’abside collocato nella Cappella della Mortificazione. La superficie delle colonne lignee, del XVIII secolo, si presenta logorata dal corso del tempo e anche il sistema di trabeazione richiede un intervento per migliorarne sia la rifinitura sia il sostegno. L’intervento riguarderà colonne e trabeazione al fine di migliorarne il sostegno, e la rifinitura delle superfici. Il bene è della Diocesi.

La struttura lignea del Crocifisso

Infine, si potrà votare anche la scala a chiocciola di accesso alla torretta di Palazzo Riccio di San Gioacchino. Il bene è in ferro e si presenta in uno stato avanzato di ossidazione. L’intervento previsto servirà a bloccare l’ossidazione del ferro attraverso la pulitura e l’applicazione di prodotti che proteggano il materiale dagli agenti atmosferici. Appartiene al Libero consorzio comunale.

Il contest de Le Vie dei Tesori quest’anno arriva a Trapani, si potrà votare per uno fra quattro beni che hanno bisogno di un restauro

di Ruggero Altavilla

Un gara per salvare un’opera d’arte. Torna il contest del festival Le Vie dei Tesori con cui si sceglierà uno fra quattro beni che necessitano di un restauro. Quest’anno il sondaggio si sposta a Trapani, dove per la prima volta l’anno scorso il festival è approdato con successo. Dopo il contest di Palermo, dove fu restaurato su salottino che fa bella mostra di sé a Palazzo Mirto e la seduta dei banchi dell’Oratorio delle Dame, tocca adesso alla Città falcata con quattro “tesori” che potranno essere votati fino al 15 marzo (questo il link per partecipare al sondaggio).

Uno dei corali da salvare

Si comincia con due preziosi corali manoscritti per le liturgie religiose in pergamena rivestite di pelle, che si trovano alla Biblioteca Fardelliana (che è titolare del bene) e provengono dalla chiesa di San Domenico. Realizzate nel XVI secolo, le pergamene presentano delle alterazioni alla colorazione originale e uno stato di degrado piuttosto evidente. In alcuni casi mancano lembi di pagine. Anche le rilegature in legno e pelle sono fatiscenti e mancanti del dorso. L’intervento riguarderà sia la rilegatura sia le pagine interne, in modo da bloccare l’avanzamento del degrado.

Particolare del Coro

Il secondo gioiello in gara è Il Coro delle Domenicane di Santa Caterina da Siena, che si trova nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, detta Badia Nuova. La struttura lignea, risalente al XVIII secolo, risulta degradata e mancante in alcune parti sia nelle sedute sia nel parapetto. L’intervento riguarderà la struttura lignea, al fine di bloccarne il degrado, sistemare le parti danneggiate o mancanti e trattare il materiale con prodotti che ne blocchino il processo di degrado. Il bene è del Fec gestito dalla Diocesi.

La struttura decorativa del Crocifisso

C’è poi la struttura decorativa, con colonne e trabeazione, di coronamento al Crocifisso ligneo dell’abside collocato nella Cappella della Mortificazione. La superficie delle colonne lignee, del XVIII secolo, si presenta logorata dal corso del tempo e anche il sistema di trabeazione richiede un intervento per migliorarne sia la rifinitura sia il sostegno. L’intervento riguarderà colonne e trabeazione al fine di migliorarne il sostegno, e la rifinitura delle superfici. Il bene è della Diocesi.

La scala a chiocciola

Infine, si potrà votare anche la scala a chiocciola di accesso alla torretta di Palazzo Riccio di San Gioacchino. Il bene è in ferro e si presenta in uno stato avanzato di ossidazione. L’intervento previsto servirà a bloccare l’ossidazione del ferro attraverso la pulitura e l’applicazione di prodotti che proteggano il materiale dagli agenti atmosferici. Appartiene al Libero consorzio comunale.

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Premiati progetti creativi per Ballarò e Danisinni

ll rudere di una chiesa diventerà un teatro e nascerà una cucina sociale, due idee che diventano realtà grazie agli incassi della tassa di soggiorno

di Ruggero Altavilla

Nuovi volti di una Palermo che cambia. A Ballarò, il rudere di una chiesa diventerà un teatro all’aperto, che sostituirà una discarica abusiva. A Danisinni, invece, nascerà una cucina sociale che unirà laboratori culinari e un ristorante no profit pensato per residenti e turisti. Sono questi i progetti vincitori del voto indetto dal Comune di Palermo e Airbnb per chiedere ai cittadini come destinare parte dei proventi dell’imposta di soggiorno raccolta dal colosso dell’home sharing.

Uno scorcio di Danisinni

Nei mesi scorsi i palermitani sono stati coinvolti nel progetto “Danisinni e Ballarò intransito” (ve ne abbiamo parlato qui), con laboratori di quartiere in cui sono state condivise varie idee per il rinnovamento di alcune aree urbane. Successivamente le migliori proposte sono state messe ai voti e sono stati così selezionati i due vincitori, rispettivamente “Ballarart” per Ballarò e “Cucina Solidale” per Danisinni. L’esito della consultazione pubblica è stato presentato ieri a Palazzo delle Aquile alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’amministratore delegato di Airbnb Italia, Matteo Frigerio.

Così, i ruderi della chiesa del Santissimo Crocifisso all’Albergheria, su cui il pittore Igor Scalisi Palminteri ha realizzato il murales raffigurante San Benederto il Moro, diventeranno uno spazio polifunzionale per iniziative culturali del quartiere, dal cinema all’aperto, alle esibizioni teatrali, ai concerti. È il progetto “Ballarart”, il più votato del quartiere, con l’obiettivo di riqualificare ciò che resta della chiesa, crollata sessant’anni fa, e da allora utilizzata come discarica abusiva. Vince a Danisinni, invece, il progetto “Cucina solidale nel borgo-fattoria”, con cui si darà vita a una cucina sociale. L’intervento prevede l’acquisto di una cucina professionale per la fattoria sociale della parrocchia di Sant’Agnese, attività di scuola e laboratorio sulla cucina a chilometro zero, l’avvio di un ristorante no-profit e di servizi per cittadini e turisti.

Matteo Frigerio e Leoluca Orlando

Grazie a questo progetto, il 10 per cento di quanto raccolto con la tassa di soggiorno, che Airbnb ha scelto di non trattenere, come previsto dalla normativa locale, sarà destinato a progetti scelti dalla cittadinanza. I due progetti vincitori si divideranno, dunque, 40mila euro per realizzare le nuove attività. La collaborazione tra Airbnb e il Comune per la raccolta digitale dell’imposta di soggiorno è iniziata nell’aprile 2018 e ha consentito il riversamento automatico dell’imposta per oltre 500mila euro. Palermo è stata una delle prime città d’Italia a stipulare una convenzione con il portale; oggi sono oltre 15 i comuni dove Airbnb si fa carico dell’adempimento per conto degli host.

“Due vincitori, ma in realtà tanti vincitori. Tutti coloro che hanno partecipato a questo concorso e tutti coloro che vivono e animano Danisinni e Ballarò – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – . Credo però che ad aver vinto sia anche lo spirito di collaborazione e sinergia fra l’amministrazione comunale e Airbnb, uno spirito andato ben oltre la ‘normale’ collaborazione fra pubblico e privato, animato da sensibilità e amore per la nostra città”.

ll rudere di una chiesa diventerà un teatro e nascerà una cucina sociale, due idee che diventano realtà grazie agli incassi della tassa di soggiorno

di Ruggero Altavilla

Nuovi volti di una Palermo che cambia. A Ballarò, il rudere di una chiesa diventerà un teatro all’aperto, che sostituirà una discarica abusiva. A Danisinni, invece, nascerà una cucina sociale che unirà laboratori culinari e un ristorante no profit pensato per residenti e turisti. Sono questi i progetti vincitori del voto indetto dal Comune di Palermo e Airbnb per chiedere ai cittadini come destinare parte dei proventi dell’imposta di soggiorno raccolta dal colosso dell’home sharing.

Uno scorcio di Danisinni

Nei mesi scorsi i palermitani sono stati coinvolti nel progetto “Danisinni e Ballarò intransito” (ve ne abbiamo parlato qui), con laboratori di quartiere in cui sono state condivise varie idee per il rinnovamento di alcune aree urbane. Successivamente le migliori proposte sono state messe ai voti e sono stati così selezionati i due vincitori, rispettivamente “Ballarart” per Ballarò e “Cucina Solidale” per Danisinni. L’esito della consultazione pubblica è stato presentato ieri a Palazzo delle Aquile alla presenza del sindaco Leoluca Orlando e dell’amministratore delegato di Airbnb Italia, Matteo Frigerio.

Così, i ruderi della chiesa del Santissimo Crocifisso all’Albergheria, su cui il pittore Igor Scalisi Palminteri ha realizzato il murales raffigurante San Benederto il Moro, diventeranno uno spazio polifunzionale per iniziative culturali del quartiere, dal cinema all’aperto, alle esibizioni teatrali, ai concerti. È il progetto “Ballarart”, il più votato del quartiere, con l’obiettivo di riqualificare ciò che resta della chiesa, crollata sessant’anni fa, e da allora utilizzata come discarica abusiva. Vince a Danisinni, invece, il progetto “Cucina solidale nel borgo-fattoria”, con cui si darà vita a una cucina sociale. L’intervento prevede l’acquisto di una cucina professionale per la fattoria sociale della parrocchia di Sant’Agnese, attività di scuola e laboratorio sulla cucina a chilometro zero, l’avvio di un ristorante no-profit e di servizi per cittadini e turisti.

Matteo Frigerio e Leoluca Orlando

Grazie a questo progetto, il 10 per cento di quanto raccolto con la tassa di soggiorno, che Airbnb ha scelto di non trattenere, come previsto dalla normativa locale, sarà destinato a progetti scelti dalla cittadinanza. I due progetti vincitori si divideranno, dunque, 40mila euro per realizzare le nuove attività. La collaborazione tra Airbnb e il Comune per la raccolta digitale dell’imposta di soggiorno è iniziata nell’aprile 2018 e ha consentito il riversamento automatico dell’imposta per oltre 500mila euro. Palermo è stata una delle prime città d’Italia a stipulare una convenzione con il portale; oggi sono oltre 15 i comuni dove Airbnb si fa carico dell’adempimento per conto degli host.

“Due vincitori, ma in realtà tanti vincitori. Tutti coloro che hanno partecipato a questo concorso e tutti coloro che vivono e animano Danisinni e Ballarò – ha dichiarato il sindaco, Leoluca Orlando – . Credo però che ad aver vinto sia anche lo spirito di collaborazione e sinergia fra l’amministrazione comunale e Airbnb, uno spirito andato ben oltre la ‘normale’ collaborazione fra pubblico e privato, animato da sensibilità e amore per la nostra città”.

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Le Vie dei Tesori, esperienze e dati a confronto

Giornata di studi sugli effetti virtuosi innescati dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori e suscitare interessi e curiosità

di Ruggero Altavilla

Le Vie dei Tesori modello innovativo di promozione dei beni culturali. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, aprendo le porte di chiese, palazzi e monumenti a centinaia di cittadini e turisti, è diventato ormai una delle manifestazioni culturali più importanti d’Italia.

All’effetto moltiplicatore del festival, che l’anno scorso ha chiuso la 12esima edizione con 365mila visitatori in tutta la Sicilia, è dedicata una giornata di studi dal titolo “I dati del Festival e le esperienze a confronto”, che si svolgerà venerdì 1 febbraio alle 10,30, nella sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali, in via Delle Croci, a Palermo.

Si discuterà degli effetti innescati dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori, ma soprattutto suscitare interesse e curiosità che, come una cascata, ricadono su altri luoghi. Al centro dell’incontro, una ricerca curata dall’Osservatorio turistico delle Isole europee, che mette in evidenza gli aspetti virtuosi del festival.

Saranno presenti l’assessore Sebastiano Tusa, il dirigente generale dell’assessorato Sergio Alessandro, il direttore del Cricd, Caterina Greco e numerosi responsabili di poli museali e sovrintendenze regionali.

La ricerca, realizzata dall’Otie, sarà presentata dal suo presidente Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo. Per parte universitaria parteciperanno il prorettore Paolo Inglese e il docente di Marketing Carlo Amenta. Testimonianze di Lina Bellanca, soprintendente ai Beni culturali di Palermo; Francesca Spatafora, direttore del Museo archeologico Salinas di Palermo; Caterina Di Giacomo, direttore del Polo regionale di Messina; Luigi Biondo, soprintendente ai Beni culturali di Agrigento e direttore del Polo museale di Trapani.

Giornata di studi sugli effetti virtuosi innescati dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori e suscitare interessi e curiosità

di Ruggero Altavilla

Le Vie dei Tesori modello innovativo di promozione dei beni culturali. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, aprendo le porte di chiese, palazzi e monumenti a centinaia di cittadini e turisti, è diventato ormai una delle manifestazioni culturali più importanti d’Italia.

All’effetto moltiplicatore del festival, che l’anno scorso ha chiuso la 12esima edizione con 365mila visitatori in tutta la Sicilia, è dedicata una giornata di studi dal titolo “I dati del Festival e le esperienze a confronto”, che si svolgerà venerdì 1 febbraio alle 10,30, nella sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali, in via Delle Croci, a Palermo.

Si discuterà degli effetti innescati dalla manifestazione, capace di moltiplicare i visitatori, ma soprattutto suscitare interesse e curiosità che, come una cascata, ricadono su altri luoghi. Al centro dell’incontro, una ricerca curata dall’Osservatorio turistico delle Isole europee, che mette in evidenza gli aspetti virtuosi del festival.

Saranno presenti l’assessore Sebastiano Tusa, il dirigente generale dell’assessorato Sergio Alessandro, il direttore del Cricd, Caterina Greco e numerosi responsabili di poli museali e sovrintendenze regionali.

La ricerca, realizzata dall’Otie, sarà presentata dal suo presidente Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo. Per parte universitaria parteciperanno il prorettore Paolo Inglese e il docente di Marketing Carlo Amenta. Testimonianze di Lina Bellanca, soprintendente ai Beni culturali di Palermo; Francesca Spatafora, direttore del Museo archeologico Salinas di Palermo; Caterina Di Giacomo, direttore del Polo regionale di Messina; Luigi Biondo, soprintendente ai Beni culturali di Agrigento e direttore del Polo museale di Trapani.

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Le vie dei Tesori News

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