Un progetto per la rinascita del centro storico di Salemi

L’amministrazione comunale ha firmato a Torino un accordo con il Politecnico e il Wish che punta al recupero di alcuni antichi quartieri

di Redazione

Prende corpo l’iniziativa di recupero di una parte del centro storico di Salemi, portata avanti dall’amministrazione comunale. Nei giorni scorsi il sindaco, Domenico Venuti, e l’assessore al Centro storico, Vito Scalisi, sono volati a Torino per la firma dell’accordo di collaborazione stipulato tra il Comune della cittadina trapanese, il Politecnico universitario e il Wish (World international sicilian heritage) che punta al recupero e alla riqualificazione dell’area di ‘Piano Cascio’ e di una parte del quartiere Misericordia: azioni che avverranno “nel rispetto delle linee guida del centro storico e dell’identità architettonica e storica di Salemi”. L’accordo, siglato a Torino dal direttore del dipartimento di Architettura e design del Politecnico Paolo Mellano e dal presidente di Wish Chiara Donà dalle Rose, rappresenta il secondo passo dopo l’intesa di massima firmata a Salemi nel dicembre scorso.

“Procediamo in maniera spedita verso la realizzazione di una idea che cambia l’impostazione della ricostruzione post-terremoto – afferma Venuti -. Per troppo tempo ci si è lasciati andare a una logica fatta di sterili rivendicazioni nei confronti delle risorse pubbliche, ma ora da Salemi parte un messaggio diverso: una sinergia tra il Comune e realtà affermate nel campo del recupero urbanistico con basi solide, date dalla serietà di tutti gli attori e dall’alta specializzazione di una Università con cui siamo felici di collaborare – aggiunge il sindaco di Salemi -. Andiamo avanti in un percorso fatto di piccoli ma decisi passi in avanti verso un’idea diversa di rilancio della città”.

Chiara Donà delle Rose, Paolo Mellano e Domenico Venuti

Le aree oggetto dell’accordo verranno quindi studiate con cura e attenzione dagli studenti del Politecnico, alcuni dei quali sono già stati in città per un workshop di sei giorni denominato ‘Architettura Salemi Entanglement’, che elaboreranno singoli progetti di recupero degli immobili: documenti che dovranno comunque superare il vaglio del consiglio comunale secondo le normali procedure e che, dopo l’ok, saranno attuati grazie all’attività di fundraising volta a ottenere risorse coinvolgendo istituti di finanziamento e singoli privati interessati alla riqualificazione e al rilancio del centro storico di Salemi. “L’accordo con il Comune di Salemi per il recupero di alcune aree distrutte dal terremoto rappresenta un modo per trasferire le conoscenze dell’Università al territorio, dando valore aggiunto alla comunità scientifica e alla società – evidenzia Mellano -. Oggi è necessario lavorare sul patrimonio esistente recuperando l’identità culturale delle nostre città”.

L’accordo prevede la concessione a titolo gratuito delle aree di proprietà comunale al Politecnico per una durata di dieci anni: questi si impegna “a recuperare e utilizzare” i beni concessi per attività culturali, formative e turistiche “senza fine di lucro” e rivolte al territorio di Salemi. Alla scadenza della concessione, rinnovabile per ulteriori dieci anni, il Comune rientrerà in pieno possesso degli immobili in buono stato di manutenzione. “Abbiamo creduto tanto in un accordo che rappresenta una grande chance – sottolinea Scalisi -. La collaborazione con il Politecnico e Wish guarda alla possibilità che l’esperienza di Salemi diventi una realtà di studio e confronto a livello accademico internazionale”.

Gli studenti del Politecnico di Torino, guidati da Roberto Dini e da altri sei docenti, torneranno a Salemi a fine marzo per una prima fase di studio dell’iniziativa. Soddisfatta anche Donà dalle Rose: “Per Salemi desidero che si sviluppi un luogo di ricerca e di altissima professionalità – afferma -, dove università e sostenitori possano trovare un terreno fertile e una occasione di vera riqualificazione del territorio”.

L’amministrazione comunale ha firmato a Torino un accordo con il Politecnico e il Wish che punta al recupero di alcuni antichi quartieri

di Redazione

Prende corpo l’iniziativa di recupero di una parte del centro storico di Salemi, portata avanti dall’amministrazione comunale. Nei giorni scorsi il sindaco, Domenico Venuti, e l’assessore al Centro storico, Vito Scalisi, sono volati a Torino per la firma dell’accordo di collaborazione stipulato tra il Comune della cittadina trapanese, il Politecnico universitario e il Wish (World international sicilian heritage) che punta al recupero e alla riqualificazione dell’area di ‘Piano Cascio’ e di una parte del quartiere Misericordia: azioni che avverranno “nel rispetto delle linee guida del centro storico e dell’identità architettonica e storica di Salemi”. L’accordo, siglato a Torino dal direttore del dipartimento di Architettura e design del Politecnico Paolo Mellano e dal presidente di Wish Chiara Donà dalle Rose, rappresenta il secondo passo dopo l’intesa di massima firmata a Salemi nel dicembre scorso.

“Procediamo in maniera spedita verso la realizzazione di una idea che cambia l’impostazione della ricostruzione post-terremoto – afferma Venuti -. Per troppo tempo ci si è lasciati andare a una logica fatta di sterili rivendicazioni nei confronti delle risorse pubbliche, ma ora da Salemi parte un messaggio diverso: una sinergia tra il Comune e realtà affermate nel campo del recupero urbanistico con basi solide, date dalla serietà di tutti gli attori e dall’alta specializzazione di una Università con cui siamo felici di collaborare – aggiunge il sindaco di Salemi -. Andiamo avanti in un percorso fatto di piccoli ma decisi passi in avanti verso un’idea diversa di rilancio della città”.

Chiara Donà delle Rose, Paolo Mellano e Domenico Venuti

Le aree oggetto dell’accordo verranno quindi studiate con cura e attenzione dagli studenti del Politecnico, alcuni dei quali sono già stati in città per un workshop di sei giorni denominato ‘Architettura Salemi Entanglement’, che elaboreranno singoli progetti di recupero degli immobili: documenti che dovranno comunque superare il vaglio del consiglio comunale secondo le normali procedure e che, dopo l’ok, saranno attuati grazie all’attività di fundraising volta a ottenere risorse coinvolgendo istituti di finanziamento e singoli privati interessati alla riqualificazione e al rilancio del centro storico di Salemi. “L’accordo con il Comune di Salemi per il recupero di alcune aree distrutte dal terremoto rappresenta un modo per trasferire le conoscenze dell’Università al territorio, dando valore aggiunto alla comunità scientifica e alla società – evidenzia Mellano -. Oggi è necessario lavorare sul patrimonio esistente recuperando l’identità culturale delle nostre città”.

L’accordo prevede la concessione a titolo gratuito delle aree di proprietà comunale al Politecnico per una durata di dieci anni: questi si impegna “a recuperare e utilizzare” i beni concessi per attività culturali, formative e turistiche “senza fine di lucro” e rivolte al territorio di Salemi. Alla scadenza della concessione, rinnovabile per ulteriori dieci anni, il Comune rientrerà in pieno possesso degli immobili in buono stato di manutenzione. “Abbiamo creduto tanto in un accordo che rappresenta una grande chance – sottolinea Scalisi -. La collaborazione con il Politecnico e Wish guarda alla possibilità che l’esperienza di Salemi diventi una realtà di studio e confronto a livello accademico internazionale”.

Gli studenti del Politecnico di Torino, guidati da Roberto Dini e da altri sei docenti, torneranno a Salemi a fine marzo per una prima fase di studio dell’iniziativa. Soddisfatta anche Donà dalle Rose: “Per Salemi desidero che si sviluppi un luogo di ricerca e di altissima professionalità – afferma -, dove università e sostenitori possano trovare un terreno fertile e una occasione di vera riqualificazione del territorio”.

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“Antropologia della memoria”, a tu per tu con Carlo Severi

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

Lo studioso sarà a Palermo in occasione di un ciclo di incontri organizzati dal Museo delle Marionette Antonio Pasqualino

di Redazione

L’antropologo Carlo Severi, noto per i suoi studi sull’immagine e sulla memoria sociale, sarà a Palermo, dal 25 al 27 marzo per il ciclo di incontri “Antropologia della memoria”. Tre giorni, organizzati dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, che vedono protagonista lo studioso, “directeur d’études” presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Si comincia lunedì 25, alle 11, all’Accademia di Belle Arti, con una masterclass dal titolo “Rito, memoria, immagine”, mentre alle 17,30, al Museo Pasqualino, si terrà la presentazione del libro “L’oggetto-persona. Rito memoria immagine”, con la partecipazione di Ignazio Buttitta, Michele Cometa e Rosario Perricone. Martedì 26, alle 16, sarà la volta della “lectio magistralis” di Severi dal titolo “La vita degli oggetti. Itinerario di una ricerca”, che si svolgerà nell’aula multimediale del Dipartimento di Culture e Società dell’Università di Palermo. Infine, mercoledì 27 alle 17,30, la Sala Kounellis di Palazzo Riso ospiterà la presentazione del libro di Rosario Perricone “Oralità dell’immagine”, a cui parteciperanno Carlo Severi e Michele Cometa.

Tra gli eventi correlati, l’incontro con Gabriella Airenti sulle basi cognitive dell’antropomorfismo che si terrà mercoledì 27 marzo alle 10 alla Scuola delle Scienze umane dell’Università degli studi di Palermo. Gli incontri, ideati da Rosario Perricone, sono organizzati dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Società e i dottorati in Scienze umane e in Studi del patrimonio culturale dell’Università di Palermo; il Dipartimento di comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e la Fondazione Ignazio Buttitta.

“Ciascuno di noi ha esperienza di una parola virtualmente rivolta ad oggetti inanimati, – si legge nella nota di presentazione degli incontri – ai quali attribuiamo, quasi senza volerlo, una personalità umana. Ma esistono relazioni umane con gli oggetti meno superficiali: è durante le azioni rituali che gli oggetti assumono, in modo più stabile, un certo numero di funzioni proprie degli esseri viventi. Nello spazio del rituale, sotto forma di statuette, immagini dipinte o di feticci, gli oggetti sono naturalmente tenuti a rappresentare degli esseri (spiriti, divinità, antenati) costruiti a immagine umana. Ma quando l’oggetto agisce, o prende la parola, non rappresenta più un essere soprannaturale, lo rimpiazza. Ne restituisce la presenza. Per comprendere la parola rituale bisogna dunque pensare lo statuto della rappresentazione iconica non più a partire dai suoi aspetti formali, ma attraverso l’analisi del suo contesto d’uso. Ed è necessario considerare anche quali trasformazioni l’atto verbale subisce, nelle premesse e negli effetti, quando è attribuito a un artefatto”.

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La storia del tenente Onorato rivive con la realtà virtuale

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

Il film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti, va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno della pellicola

di Redazione

Una storia d’amore e attesa sullo sfondo della Seconda guerra mondiale. È il racconto del film “L’ultima Casetta Rossa”, realizzato da Laura Schimmenti e dedicato al nonno, il tenente della divisione Acqui, Carmelo Onorato, medaglia d’oro al valor militare, fucilato a Cefalonia il 24 settembre 1943. Il film, presentato questa mattina nello spazio Cre.Zi Plus ai Cantieri Culturali della Zisa, è interamente girato con la tecnica della realtà immersiva a 360 gradi e va visto attraverso speciali visori che danno allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno dell’opera.

Una scena del film

Il progetto prende spunto dal ritrovamento familiare dei diari e degli album fotografici, relativi agli anni di permanenza in Grecia di Carmelo Onorato. Lo stile letterario e poetico dei suoi scritti, evoca la storia di quei drammatici giorni e aiuta a ricostruire la vita dei soldati italiani nelle isole greche del Peloponneso dal 1940 al 1943. È la storia di un giovane ufficiale siciliano che si trova al fronte a Cefalonia, in Grecia, l’8 settembre 1943, nel momento in cui l’Italia firma l’armistizio e i soldati italiani della Divisione Acqui decidono di resistere all’ex alleato tedesco. Netty Bravo, la giovane moglie di Carmelo, rimasta a Palermo con la piccola Ina, aspetta la fine della guerra per rivedere il marito. Carmelo va incontro al suo tragico destino mentre Netty, con accorate lettere, cerca disperatamente notizie sulla sua sorte. Saranno, poi, i commilitoni di Carmelo, i sopravvissuti di Cefalonia, a raccontare, attraverso intense e struggenti lettere, i suoi ultimi giorni di vita.

Una scena del film

Il film, presentato al 21esimo Thessaloniki Documentary Festival in concorso nella sezione Virtual Reality, è prodotto da Playmaker ed è stato realizzato con il sostegno finanziario della Sicilia Film Commission della Regione Siciliana, nell’ambito del programma Sensi Contemporanei e con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo. In scena un cast di attori siciliani: Claudio Collovà, Simona Malato, Marika Pugliatti, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Paolo La Bruna, Sandro Dieli e Giuseppe Massa. “L’Ultima Casetta Rossa” è stato interamente girato in Sicilia, con riprese al Cretto di Burri a Gibellina, Poggioreale, Montecofano, Borgo Schirò, e gli interni ai Cantieri culturali alla Zisa. Al Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

All’interno del Cre.Zi Plus, inoltre, sarà fruibile al pubblico anche un’installazione allestita in uno spazio fisico a 360 gradi, all’interno del quale si potranno ascoltare estratti audio del film e visionare le foto scattate da Carmelo Onorato durante la permanenza in Grecia.

Giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 marzo in orario pomeridiano (proiezioni con prenotazione alle 16, 17 e 18) sarà possibile vedere il film all’interno della prima Virtual Room cittadina appositamente allestita presso Cre.zi. Plus. La prenotazione, obbligatoria per riservare i visori Vr, si può effettuare mandando una email con il proprio nominativo e l’orario di interesse all’indirizzo: 360playmaker@gmail.com.

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Arte al femminile in mostra a Palazzo Ziino

Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo, giovani artiste che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo, esporranno le loro opere

di Redazione

Quando la narrativa incontra la pittura. Una riflessione tratta dalle pagine della scrittrice inglese di metà Ottocento Emily Brontë presa a prestito per rintracciare quel filo emotivo, esistenziale ed estetico che attraversa e congiunge il lavoro di quattro artiste. Giovani donne di età differenti che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo e che da giovedì 21 marzo (inaugurazione alle 17.30) esporranno sino al 17 maggio a Palazzo Ziino. Sono Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo.

Mirela Morreale, Surgery

“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non potere vivere senza” è il titolo della mostra curata da Alessandro Bazan e Gianna Di Piazza. Stimolando un confronto sui complessi risvolti del desiderio e dell’inquietudine, le opere delle quattro artiste restituiscono uno spaccato generazionale femminile volto ad indagare una profondità condivisa di territori carnali, viscerali, onirici, entro cui la riflessione sull’arte assume la struggente forza di una sfida irresistibile.

Rita Casdia, Skin Life

Costruito su una polifonia di linguaggi, il progetto si struttura intorno ad elementi narrativi tesi ad esplorare la radice dell’essere e la sua trasformazione nell’indicibile, invitandoci ad accogliere con empatia il sentire di quel desiderio che è schiavo della sua stessa irrequietudine. Il progetto espositivo è il nono appuntamento del programma triennale “Visual Startup – Progetti del contemporaneo / Contemporary Projects”, il programma di direzione artistica di Palazzo Ziino che il Comune di Palermo ha affidato all’Accademia di Belle Arti per promuovere la scena artistica giovanile con l’idea di trasformare uno dei più importanti spazi espositivi cittadini in un luogo di sperimentazione dedicato alle arti contemporanee a partire dalla vitalità ideativa e dall’energia progettuale dei più giovani.

Ingresso gratuito dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30.

Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo, giovani artiste che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo, esporranno le loro opere

di Redazione

Quando la narrativa incontra la pittura. Una riflessione tratta dalle pagine della scrittrice inglese di metà Ottocento Emily Brontë presa a prestito per rintracciare quel filo emotivo, esistenziale ed estetico che attraversa e congiunge il lavoro di quattro artiste. Giovani donne di età differenti che si sono formate all’Accademia di Belle Arti di Palermo e che da giovedì 21 marzo (inaugurazione alle 17.30) esporranno sino al 17 maggio a Palazzo Ziino. Sono Rita Casdia, Mirela Morreale, Francesca Polizzi e Linda Randazzo.

Mirela Morreale, Surgery

“Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta e non potere vivere senza” è il titolo della mostra curata da Alessandro Bazan e Gianna Di Piazza. Stimolando un confronto sui complessi risvolti del desiderio e dell’inquietudine, le opere delle quattro artiste restituiscono uno spaccato generazionale femminile volto ad indagare una profondità condivisa di territori carnali, viscerali, onirici, entro cui la riflessione sull’arte assume la struggente forza di una sfida irresistibile.

Rita Casdia, Skin Life

Costruito su una polifonia di linguaggi, il progetto si struttura intorno ad elementi narrativi tesi ad esplorare la radice dell’essere e la sua trasformazione nell’indicibile, invitandoci ad accogliere con empatia il sentire di quel desiderio che è schiavo della sua stessa irrequietudine. Il progetto espositivo è il nono appuntamento del programma triennale “Visual Startup – Progetti del contemporaneo / Contemporary Projects”, il programma di direzione artistica di Palazzo Ziino che il Comune di Palermo ha affidato all’Accademia di Belle Arti per promuovere la scena artistica giovanile con l’idea di trasformare uno dei più importanti spazi espositivi cittadini in un luogo di sperimentazione dedicato alle arti contemporanee a partire dalla vitalità ideativa e dall’energia progettuale dei più giovani.

Ingresso gratuito dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30.

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Torna al Teatro Biondo la magia di “Slava’s Snowshow”

In scena il clown russo che ha saputo rinnovare la tradizione circense, arricchendola con invenzioni teatrali inedite

di Redazione

Torna al Teatro Biondo di Palermo, dal 20 al 31 marzo, uno degli spettacoli più amati dal pubblico di tutte le età: “Slava’s Snowshow”, considerato considerato – secondo il “Times” –  “un classico del teatro del XX secolo”, visto in decine di paesi, centinaia di città, migliaia di volte da milioni di spettatori. Il suo geniale inventore, Slava Polunin, è considerato “il miglior clown del mondo”, un clown che ha saputo rinnovare la tradizione arricchendola con invenzioni teatrali sorprendenti.

Ispirandosi alla raffinata filosofia della pantomima di Marcel Marceau e all’umana e comica amarezza dei grandi film di Charlie Chaplin, Slava ha creato il suo personale clown, meditabondo, gentile e poetico. “Slava’s Snowshow” è uno spettacolo emozionante, poetico, coinvolgente, che riesce a incantare gli spettatori di qualsiasi età: dai bambini (consigliato a partire dagli 8 anni) ai genitori, che ritornano anch’essi un po’ bambini lasciandosi trasportare dalla magia dei colori, delle musiche e delle invenzioni sceniche, fino all’attesissimo finale che diventa una grande festa per tutti, con i palloni variopinti che rimbalzano tra il palcoscenico e la platea, in un gioco che coinvolge i clown e il pubblico.

Lo stesso Slava definisce il suo show “un teatro rituale magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulle fantasie, che sono le creazioni comuni al pubblico e alla gente di teatro; un teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe, che crea un’unione epica e intimistica tra tragedia e commedia, assurdità e spontaneità, crudeltà e tenerezza; un teatro che sfugge a qualsiasi definizione, all’interpretazione univoca delle sue azioni e da qualsiasi tentativo di limitazione della sua libertà”.

In scena il clown russo che ha saputo rinnovare la tradizione circense, arricchendola con invenzioni teatrali inedite

di Redazione

Torna al Teatro Biondo di Palermo, dal 20 al 31 marzo, uno degli spettacoli più amati dal pubblico di tutte le età: “Slava’s Snowshow”, considerato considerato – secondo il “Times” –  “un classico del teatro del XX secolo”, visto in decine di paesi, centinaia di città, migliaia di volte da milioni di spettatori. Il suo geniale inventore, Slava Polunin, è considerato “il miglior clown del mondo”, un clown che ha saputo rinnovare la tradizione arricchendola con invenzioni teatrali sorprendenti.

Ispirandosi alla raffinata filosofia della pantomima di Marcel Marceau e all’umana e comica amarezza dei grandi film di Charlie Chaplin, Slava ha creato il suo personale clown, meditabondo, gentile e poetico. “Slava’s Snowshow” è uno spettacolo emozionante, poetico, coinvolgente, che riesce a incantare gli spettatori di qualsiasi età: dai bambini (consigliato a partire dagli 8 anni) ai genitori, che ritornano anch’essi un po’ bambini lasciandosi trasportare dalla magia dei colori, delle musiche e delle invenzioni sceniche, fino all’attesissimo finale che diventa una grande festa per tutti, con i palloni variopinti che rimbalzano tra il palcoscenico e la platea, in un gioco che coinvolge i clown e il pubblico.

Lo stesso Slava definisce il suo show “un teatro rituale magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulle fantasie, che sono le creazioni comuni al pubblico e alla gente di teatro; un teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe, che crea un’unione epica e intimistica tra tragedia e commedia, assurdità e spontaneità, crudeltà e tenerezza; un teatro che sfugge a qualsiasi definizione, all’interpretazione univoca delle sue azioni e da qualsiasi tentativo di limitazione della sua libertà”.

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La giunta approva le ultime proposte di Tusa

Ricordato l’assessore in aula. Al via finanziamenti per il risanamento di alcuni edifici, dal Castello di Maredolce al Duomo di Monreale e due disegni di legge

di Redazione

La Regione ricorda Sebastiano Tusa. La giunta si è riunita oggi a Palazzo d’Orleans per la prima volta dopo la tragica scomparsa dell’assessore regionale ai Beni culturali, avvenuta nell’incidente aereo di domenica scorsa in Etiopia. In apertura della seduta – presieduta dal vicepresidente Gaetano Armao, vista l’assenza del presidente Nello Musumeci, ancora convalescente dopo un piccolo intervento chirurgico – l’archeologo è stato ricordato con un minuto di silenzio: al posto che l’assessore normalmente occupava nella sala Giunta è stato depositato un mazzo di fiori. Quindi il governo regionale ha deciso di approvare proprio le ultime proposte avanzate da Tusa nelle scorse settimane.

Con la prima delibera è stato deciso di finanziare – con cinque milioni di euro del Patto per il Sud – sei interventi di risanamento e valorizzazione di alcuni edifici dell’Isola. In particolare, circa 2,6 milioni di euro verranno utilizzati per il Castello di Maredolce a Palermo (restauro dell’edificio del Complesso, realizzazione di una piazza nell’area antistante e sistemazione del Parco). Gli altri 2,4 milioni di euro sono destinati per il completamento del rifacimento e la manutenzione straordinaria delle coperture, il restauro delle superficie decorate e il trattamento dei soffitti del Duomo di Monreale.

Il governo Musumeci ha dato il via libera anche a due disegni di legge proposti in precedenza da Tusa che modificano la precedente normativa sul “Consiglio regionale per i Beni culturali e paesaggistici” e sulla “Istituzione del sistema dei Parchi archeologici in Sicilia”.

Ricordato l’assessore in aula. Al via finanziamenti per il risanamento di alcuni edifici, dal Castello di Maredolce al Duomo di Monreale e due disegni di legge

di Redazione

La Regione ricorda Sebastiano Tusa. La giunta si è riunita oggi a Palazzo d’Orleans per la prima volta dopo la tragica scomparsa dell’assessore regionale ai Beni culturali, avvenuta nell’incidente aereo di domenica scorsa in Etiopia. In apertura della seduta – presieduta dal vicepresidente Gaetano Armao, vista l’assenza del presidente Nello Musumeci, ancora convalescente dopo un piccolo intervento chirurgico – l’archeologo è stato ricordato con un minuto di silenzio: al posto che l’assessore normalmente occupava nella sala Giunta è stato depositato un mazzo di fiori. Quindi il governo regionale ha deciso di approvare proprio le ultime proposte avanzate da Tusa nelle scorse settimane.

Con la prima delibera è stato deciso di finanziare – con cinque milioni di euro del Patto per il Sud – sei interventi di risanamento e valorizzazione di alcuni edifici dell’Isola. In particolare, circa 2,6 milioni di euro verranno utilizzati per il Castello di Maredolce a Palermo (restauro dell’edificio del Complesso, realizzazione di una piazza nell’area antistante e sistemazione del Parco). Gli altri 2,4 milioni di euro sono destinati per il completamento del rifacimento e la manutenzione straordinaria delle coperture, il restauro delle superficie decorate e il trattamento dei soffitti del Duomo di Monreale.

Il governo Musumeci ha dato il via libera anche a due disegni di legge proposti in precedenza da Tusa che modificano la precedente normativa sul “Consiglio regionale per i Beni culturali e paesaggistici” e sulla “Istituzione del sistema dei Parchi archeologici in Sicilia”.

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Un’opera di Berta per la rassegna “Sacrosanctum”

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea, a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, all’Oratorio di San Mercurio di Palermo

di Redazione

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea Sacrosanctum all’Oratorio di San Mercurio di Palermo. L’opera numero 14 della manifestazione sarà creata da Filippo Berta e presentata al pubblico, venerdì 15 marzo alle 19, a San Mercurio, dove resterà visibile al pubblico fino al 22 aprile.

Protagonista dell’opera di Berta per Sacrosanctum.14 è una pecora priva del proprio manto. Spogliata del suo vello questa piccola unità di un gregge può mostrare ora ogni sua piccola specificità, allontanandosi da un’immagine collettiva tipizzata e uniformante. Ma la pecora possiede anche un importante valore simbolico. L’Agnus dei, la vittima sacrificale, ci parla di redenzione e di patimento, di sofferenza e di accettazione. Così Isaia descrive Cristo che si avvia al martirio: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Isaia 53,7). Filippo Berta ce ne offre una versione vivida e contemporanea.

La ricerca di Berta, focalizzata sul rapporto individuo-società, analizza le tensioni che intercorrono tra necessità di una ricerca identitaria e adesione a modelli condivisi, smascherando il falso potere generato dall’aderenza a schemi esistenziali codificati e standardizzati. Queste disarmonie sociali, generate dal rapporto fra perfezione e imperfezione, unicità e uniformità, idoli e idolatria, trovano la loro messa in forma in installazioni e performance dal sapore destabilizzante; atti performativi calati in scenari di estremo rigore visivo che si aprono spesso all’errore e alla rottura di uno stato imposto.

Giunta alla seconda edizione e al suo quinto anno di vita, Sacrosanctum è una rassegna d’arte contemporanea a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, sostenuta e organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani. Grazie al fondamentale apporto degli artisti è stato possibile valorizzare un patrimonio culturale unico, promuovendo all’interno di siti monumentali interventi di manutenzione e restauro.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0916118168.

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea, a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, all’Oratorio di San Mercurio di Palermo

di Redazione

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea Sacrosanctum all’Oratorio di San Mercurio di Palermo. L’opera numero 14 della manifestazione sarà creata da Filippo Berta e presentata al pubblico, venerdì 15 marzo alle 19, a San Mercurio, dove resterà visibile al pubblico fino al 22 aprile.

Protagonista dell’opera di Berta per Sacrosanctum.14 è una pecora priva del proprio manto. Spogliata del suo vello questa piccola unità di un gregge può mostrare ora ogni sua piccola specificità, allontanandosi da un’immagine collettiva tipizzata e uniformante. Ma la pecora possiede anche un importante valore simbolico. L’Agnus dei, la vittima sacrificale, ci parla di redenzione e di patimento, di sofferenza e di accettazione. Così Isaia descrive Cristo che si avvia al martirio: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Isaia 53,7). Filippo Berta ce ne offre una versione vivida e contemporanea.

La ricerca di Berta, focalizzata sul rapporto individuo-società, analizza le tensioni che intercorrono tra necessità di una ricerca identitaria e adesione a modelli condivisi, smascherando il falso potere generato dall’aderenza a schemi esistenziali codificati e standardizzati. Queste disarmonie sociali, generate dal rapporto fra perfezione e imperfezione, unicità e uniformità, idoli e idolatria, trovano la loro messa in forma in installazioni e performance dal sapore destabilizzante; atti performativi calati in scenari di estremo rigore visivo che si aprono spesso all’errore e alla rottura di uno stato imposto.

Giunta alla seconda edizione e al suo quinto anno di vita, Sacrosanctum è una rassegna d’arte contemporanea a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, sostenuta e organizzata dall’associazione Amici dei Musei Siciliani. Grazie al fondamentale apporto degli artisti è stato possibile valorizzare un patrimonio culturale unico, promuovendo all’interno di siti monumentali interventi di manutenzione e restauro.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18. Per informazioni telefonare allo 0916118168.

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Un altro tecnico dopo Tusa? Si va verso la continuità

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

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Le Vie dei Tesori, il festival sarà dedicato a Tusa

Nella prossima edizione previste iniziative per la valorizzazione di beni marini e subacquei, in ricordo dell’assessore scomparso

di Redazione

“Un uomo delle istituzioni che sapeva ascoltare i fermenti della società civile, uno studioso di rara competenza e passione che ci mancherà”. Il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Laura Anello, con tutto lo staff del Festival, ricorda così l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, scomparso ieri nella sciagura area in Etiopia. Proprio un mese fa l’assessore aveva voluto ospitare una giornata di studi sul Festival nella sede dell’assessorato in piazza Croci chiamando a raccolta dirigenti di poli, parchi e soprintendenze e definendo la manifestazione “una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”.

“Ricorderemo Sebastiano Tusa nella prossima edizione del Festival, tra settembre e ottobre – dice Laura Anello – edizione per la quale stavamo progettando iniziative comuni dedicate alla valorizzazione di tesori marini e subacquei. Un impegno che porteremo avanti”.

Nella prossima edizione previste iniziative per la valorizzazione di beni marini e subacquei, in ricordo dell’assessore scomparso

di Redazione

“Un uomo delle istituzioni che sapeva ascoltare i fermenti della società civile, uno studioso di rara competenza e passione che ci mancherà”. Il presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori, Laura Anello, con tutto lo staff del Festival, ricorda così l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, scomparso ieri nella sciagura area in Etiopia. Proprio un mese fa l’assessore aveva voluto ospitare una giornata di studi sul Festival nella sede dell’assessorato in piazza Croci chiamando a raccolta dirigenti di poli, parchi e soprintendenze e definendo la manifestazione “una delle esperienze più importanti fatte negli ultimi anni in Sicilia”.

“Ricorderemo Sebastiano Tusa nella prossima edizione del Festival, tra settembre e ottobre – dice Laura Anello – edizione per la quale stavamo progettando iniziative comuni dedicate alla valorizzazione di tesori marini e subacquei. Un impegno che porteremo avanti”.

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Il ricordo di Joe Petrosino a 110 anni dalla morte

In occasione della cerimonia per celebrare il sacrificio del poliziotto italo-americano, sarà scoperta un’opera donata da Pippo Madè e dedicata alla memoria

di Redazione

Sono passati 110 anni dall’omicidio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, ucciso in un agguato in piazza Marina, a Palermo. La città celebra il suo ricordo con una manifestazione, in programma martedì 12 marzo, a partire dalle 10, nella Sala Petrosino dell’Ersu, nell’ex Hotel de France, dove Petrosino alloggiò fino al giorno del delitto. Saranno presenti le associazioni Joe Petrosino di Padula, New York e Sicilia, con rappresentanti del Dipartimento di Polizia di New York.

All’incontro, che sarà moderato dal giornalista Alberto Samonà, saranno presenti il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in rappresentanza del presidente Nello Musumeci; il senatore Stefano Candiani, sottosegretario al Ministero dell’Interno, in rappresentanza del governo nazionale; il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè; il sindaco di Palermo Leoluca Orlando; l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla; il commissario straordinario dell’Ersu Giuseppe Amodei; la presidente dell’associazione Joe Petrosino Sicilia, Anna Maria Corradini; il presidente dell’associazione internazionale Joe Petrosino Padula, Vincenzo La Manna; il presidente dell’associazione Joe Petrosino New York Bob Fonti.

Nel corso dell’incontro, la professoressa Rita Cedrini presenterà la seconda edizione del Premio Associazione Joe Petrosino Sicilia, conferito all’artista Pippo Madè. Saranno, inoltre, presenti studenti di alcune scuole di Palermo e Bagheria. Partecipano Giuseppe Puleo e Francesco Quattrocchi, dirigenti sindacali del sindacato di polizia Siulp, nonché Raffaele Palma, presidente dell’Associazione nazionale Polizia di Stato di Palermo.

A seguire, alle 12, in piazza Marina, alla presenza delle autorità civili e militari, si terrà la cerimonia commemorativa del 110ecimo anniversario dell’omicidio di Joe Petrosino, con deposizione di una corona sul luogo dove fu ucciso il poliziotto. Sarà, inoltre, scoperta l’opera, donata dal maestro Pippo Madè e dedicata alla memoria di Petrosino.

In occasione della cerimonia per celebrare il sacrificio del poliziotto italo-americano, sarà scoperta un’opera donata da Pippo Madè e dedicata alla memoria

di Redazione

Sono passati 110 anni dall’omicidio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, ucciso in un agguato in piazza Marina, a Palermo. La città celebra il suo ricordo con una manifestazione, in programma martedì 12 marzo, a partire dalle 10, nella Sala Petrosino dell’Ersu, nell’ex Hotel de France, dove Petrosino alloggiò fino al giorno del delitto. Saranno presenti le associazioni Joe Petrosino di Padula, New York e Sicilia, con rappresentanti del Dipartimento di Polizia di New York.

All’incontro, che sarà moderato dal giornalista Alberto Samonà, saranno presenti il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, in rappresentanza del presidente Nello Musumeci; il senatore Stefano Candiani, sottosegretario al Ministero dell’Interno, in rappresentanza del governo nazionale; il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè; il sindaco di Palermo Leoluca Orlando; l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla; il commissario straordinario dell’Ersu Giuseppe Amodei; la presidente dell’associazione Joe Petrosino Sicilia, Anna Maria Corradini; il presidente dell’associazione internazionale Joe Petrosino Padula, Vincenzo La Manna; il presidente dell’associazione Joe Petrosino New York Bob Fonti.

Nel corso dell’incontro, la professoressa Rita Cedrini presenterà la seconda edizione del Premio Associazione Joe Petrosino Sicilia, conferito all’artista Pippo Madè. Saranno, inoltre, presenti studenti di alcune scuole di Palermo e Bagheria. Partecipano Giuseppe Puleo e Francesco Quattrocchi, dirigenti sindacali del sindacato di polizia Siulp, nonché Raffaele Palma, presidente dell’Associazione nazionale Polizia di Stato di Palermo.

A seguire, alle 12, in piazza Marina, alla presenza delle autorità civili e militari, si terrà la cerimonia commemorativa del 110ecimo anniversario dell’omicidio di Joe Petrosino, con deposizione di una corona sul luogo dove fu ucciso il poliziotto. Sarà, inoltre, scoperta l’opera, donata dal maestro Pippo Madè e dedicata alla memoria di Petrosino.

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