Viaggio tra cave e fornaci nella Palermo sotterranea

Alla scoperta delle antiche muchate arabe, da cui fu ricavato il materiale di costruzione per chiese e palazzi della città

di Marco Russo

Un grande labirinto sotto la città. Sono le cave di calcarenite, attive fino agli anni Sessanta del secolo scorso, da cui fu ricavato il materiale di costruzione per chiese e palazzi di Palermo. Una rete sotterranea che si estende da un punto all’altro della città: dal Papireto, ai Danisinni, fino a Ciaculli. Una delle cave più estese si trova, però, sotto via Castellana Bandiera, dove l’Aigae, l’associazione delle guide ambientali escursionistiche, organizza spesso delle visite guidate.

Visita alle muchate

L’ultima proprio sabato scorso, quando un gruppo di visitatori, con torce ed elmetto, è stato accompagnato nella visita dal geologo Claudio Scaletta, guida dell’Aigae, e dal giornalista Junio Tumbarello. È stato un viaggio lungo le antiche muchate arabe, termine da cui deriva il verbo siciliano “ammucciare”, ovvero nascondere. L’origine di questi siti è attestata dal ritrovamento di diversi materiali ceramici risalenti proprio al periodo della dominazione araba. Poi le cave hanno continuato la loro attività di estrazione di roccia calcarenitica, fino agli anni Trenta del secolo scorso, quando sono state trasformate in una “fungaia”, proprio per l’alto grado di umidità presente all’interno. Durante la visita è stato possibile percorrere alcune gallerie e scoprire la storia dei “carusi” che le scavarono, ragazzini dagli 8 ai 15 anni, che lavoravano nelle cave in condizioni estreme, solo un drappo legato nelle parti intime e un tozzo di pane per rifocillarsi.

La discesa nelle viscere di Palermo ha fatto tappa anche nelle antiche Fornaci Maiorana, bell’esempio di archeologia industriale, salvato dall’abbandono dagli attuali proprietari. Le fornaci, a poca distanza dal primo sito visitato alle falde di Monte Pellegrino, erano adibite alla produzione di calce, che nel dopoguerra era ancora utilizzata per la costruzione di abitazioni senza struttura portante. Il processo consisteva nella rottura del materiale calcareo in pezzi più piccoli che poi venivano buttati dentro la fornace (al livello superiore) attraverso apposite bocche.

Un carrello per la raccolta della calce

Le tre fornaci erano alimentate al secondo livello, più in basso, mentre il terzo livello, scavato nella roccia, serviva per raccogliere la calce in piccoli carrelli metallici su rotaia, i quali poi, mediante elevatori, venivano riportati fuori sino al livello del suolo. Un’opera davvero monumentale e ingegnosa della quale si vedono emergere le canne fumarie delle fornaci. Visitando il terzo livello tutti i visitatori hanno attraversato stretti cunicoli scavati nella roccia, illuminati dalla luce fioca di lampadine elettriche. Appoggiati alle pareti che sono state lasciate grezze, ci sono ancora alcuni attrezzi utilizzati dagli operai, martelli pneumatici, picconi, resti di carrelli e ruote di ferro.

Al tempo del loro massimo sviluppo, le Fornaci Maiorana impiegavano dieci operai adulti e altrettanti “carusi”, che facevano una sorta di apprendistato, ma erano in realtà una bassa manovalanza di “aiutanti” a prezzi stracciati. Le fornaci furono acquistate dalla famiglia Maiorana nel 1945 e sono rimaste di loro proprietà da allora. Recentemente, i proprietari recentemente hanno realizzato diversi lavori di ripristino, rendendo questa struttura visitabile e restituendo così alla città un pezzo del suo passato.

Alla scoperta delle antiche muchate arabe, da cui fu ricavato il materiale di costruzione per chiese e palazzi della città

di Marco Russo

Un grande labirinto sotto la città. Sono le cave di calcarenite, attive fino agli anni Sessanta del secolo scorso, da cui fu ricavato il materiale di costruzione per chiese e palazzi di Palermo. Una rete sotterranea che si estende da un punto all’altro della città: dal Papireto, ai Danisinni, fino a Ciaculli. Una delle cave più estese si trova, però, sotto via Castellana Bandiera, dove l’Aigae, l’associazione delle guide ambientali escursionistiche, organizza spesso delle visite guidate.

Visita alle muchate

L’ultima proprio sabato scorso, quando un gruppo di visitatori, con torce ed elmetto, è stato accompagnato nella visita dal geologo Claudio Scaletta, guida dell’Aigae, e dal giornalista Junio Tumbarello. È stato un viaggio lungo le antiche muchate arabe, termine da cui deriva il verbo siciliano “ammucciare”, ovvero nascondere. L’origine di questi siti è attestata dal ritrovamento di diversi materiali ceramici risalenti proprio al periodo della dominazione araba. Poi le cave hanno continuato la loro attività di estrazione di roccia calcarenitica, fino agli anni Trenta del secolo scorso, quando sono state trasformate in una “fungaia”, proprio per l’alto grado di umidità presente all’interno. Durante la visita è stato possibile percorrere alcune gallerie e scoprire la storia dei “carusi” che le scavarono, ragazzini dagli 8 ai 15 anni, che lavoravano nelle cave in condizioni estreme, solo un drappo legato nelle parti intime e un tozzo di pane per rifocillarsi.

La discesa nelle viscere di Palermo ha fatto tappa anche nelle antiche Fornaci Maiorana, bell’esempio di archeologia industriale, salvato dall’abbandono dagli attuali proprietari. Le fornaci, a poca distanza dal primo sito visitato alle falde di Monte Pellegrino, erano adibite alla produzione di calce, che nel dopoguerra era ancora utilizzata per la costruzione di abitazioni senza struttura portante. Il processo consisteva nella rottura del materiale calcareo in pezzi più piccoli che poi venivano buttati dentro la fornace (al livello superiore) attraverso apposite bocche.

Carrello per la raccolta della calce

Le tre fornaci erano alimentate al secondo livello, più in basso, mentre il terzo livello, scavato nella roccia, serviva per raccogliere la calce in piccoli carrelli metallici su rotaia, i quali poi, mediante elevatori, venivano riportati fuori sino al livello del suolo. Un’opera davvero monumentale e ingegnosa della quale si vedono emergere le canne fumarie delle fornaci. Visitando il terzo livello tutti i visitatori hanno attraversato stretti cunicoli scavati nella roccia, illuminati dalla luce fioca di lampadine elettriche. Appoggiati alle pareti che sono state lasciate grezze, ci sono ancora alcuni attrezzi utilizzati dagli operai, martelli pneumatici, picconi, resti di carrelli e ruote di ferro.

Al tempo del loro massimo sviluppo, le Fornaci Maiorana impiegavano dieci operai adulti e altrettanti “carusi”, che facevano una sorta di apprendistato, ma erano in realtà una bassa manovalanza di “aiutanti” a prezzi stracciati. Le fornaci furono acquistate dalla famiglia Maiorana nel 1945 e sono rimaste di loro proprietà da allora. Recentemente, i proprietari recentemente hanno realizzato diversi lavori di ripristino, rendendo questa struttura visitabile e restituendo così alla città un pezzo del suo passato.

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Tornano a risplendere i leoni del Palazzo Reale

Le due sculture restaurate sono state presentate insieme ai cloni d’arte in fibra di mais, realizzati con l’analisi del Dna degli originali

di Marco Russo

Sono i simboli del Palazzo dei Normanni di Palermo e adesso tornano a nuova luce, insieme ai loro cloni d’arte. I due leoni di marmo bianco del XII secolo sono stati presentati oggi dopo il restauro, nel corso di un evento intitolato “Avanti nella storia”, organizzato dalla Fondazione Federico II. Le sculture, tornate al loro antico splendore grazie ad una convenzione col corso di Restauro dell’Università di Palermo ed esposte nella Sala di Re Ruggero, sono affiancate da cloni realizzati in fibra di mais, attraverso l’analisi del Dna dell’originale, grazie ad una tecnologia 3d che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale.

Uno dei leoni restaurati

“Questi leoni, di immenso valore, erano finiti nel dimenticatoio – hanno detto Gianfranco Miccichè e Patrizia Monterosso, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Federico II -. Il leone, presente anche nei mosaici, rappresenta il simbolo del Palazzo. Non solo li abbiamo restaurati, ma utilizziamo l’innovazione per viaggiare indietro nel tempo, conservare l’eredità culturale ed esaminare l’iconologia del Palazzo. Lo facciamo con un approccio multidisciplinare, che mette insieme storici e innovatori”.

Erano presenti infatti Marco Masseti, zoologo e paleoecologo del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e Giorgio Gori, fondatore della start-up Artficial. Masseti ha illustrato l’iconologia dei leoni: “Il leone è simbolo del fuoco e del sole – ha detto – forza fisica e vigore, nonché di resistenza, misericordia e regalità. Non si hanno notizie sull’origine del materiale lapideo di questi due leoni. Con tutta probabilità, le due sculture facevano parte di una fontana, come si deduce dalla presenza di fori per l’emissione dell’acqua in corrispondenza delle fauci e della porzione superiore della testa. Potrebbero rappresentare, come sostiene Bellafiore, l’unica parte superstite della fontana dell’Aula Verde, menzionata dai cronisti di età normanna. In quanto probabili ornamenti – ha concluso Masseti – da fontana, i leoni del Palazzo Reale potrebbero essere posti in relazione ad altre due statue stilofore in marmo con le sembianze di elefanti che sono conservate a Mazara del Vallo, nella chiesa di San Bartolomeo”.

Clone d’arte

“Da ogni opera d’arte ricaviamo un vero e proprio Dna – ha aggiunto Gori – che porta quindi alla creazione del clone digitale che riproduce l’informazione al millesimo. L’arte diventa così alla portata di tutti, appassionati, cultori, semplici amanti. Leggera, permeabile, contemporanea, divertente. Così abbiamo creato un archivio straordinario di opere d’arte: trasformate in byte, ma soprattuttoimmuni allo scorrere del tempo”.

Due monitor touch interattivi, istallati nella Sala dei Venti, consentono ai visitatori di osservare il leone e la smaterializzazione in 3d e lo conducono virtualmente all’interno della Sala di Re Ruggero e della Sala dei Venti. Si tratta del primo degli eventi di valorizzazione del patrimonio 3d di Palazzo Reale, realizzato dall’Assemblea regionale siciliana.

Le due sculture restaurate sono state presentate insieme ai cloni d’arte in fibra di mais, realizzati con l’analisi del Dna degli originali

di Marco Russo

Sono i simboli del Palazzo dei Normanni di Palermo e adesso tornano a nuova luce, insieme ai loro cloni d’arte. I due leoni di marmo bianco del XII secolo sono stati presentati oggi dopo il restauro, nel corso di un evento intitolato “Avanti nella storia”, organizzato dalla Fondazione Federico II. Le sculture, tornate al loro antico splendore grazie ad una convenzione col corso di Restauro dell’Università di Palermo ed esposte nella Sala di Re Ruggero, sono affiancate da cloni realizzati in fibra di mais, attraverso l’analisi del Dna dell’originale, grazie ad una tecnologia 3d che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale.

Uno dei leoni restaurati

“Questi leoni, di immenso valore, erano finiti nel dimenticatoio – hanno detto Gianfranco Miccichè e Patrizia Monterosso, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Federico II -. Il leone, presente anche nei mosaici, rappresenta il simbolo del Palazzo. Non solo li abbiamo restaurati, ma utilizziamo l’innovazione per viaggiare indietro nel tempo, conservare l’eredità culturale ed esaminare l’iconologia del Palazzo. Lo facciamo con un approccio multidisciplinare, che mette insieme storici e innovatori”.

Erano presenti infatti Marco Masseti, zoologo e paleoecologo del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e Giorgio Gori, fondatore della start-up Artficial. Masseti ha illustrato l’iconologia dei leoni: “Il leone è simbolo del fuoco e del sole – ha detto – forza fisica e vigore, nonché di resistenza, misericordia e regalità. Non si hanno notizie sull’origine del materiale lapideo di questi due leoni. Con tutta probabilità, le due sculture facevano parte di una fontana, come si deduce dalla presenza di fori per l’emissione dell’acqua in corrispondenza delle fauci e della porzione superiore della testa. Potrebbero rappresentare, come sostiene Bellafiore, l’unica parte superstite della fontana dell’Aula Verde, menzionata dai cronisti di età normanna. In quanto probabili ornamenti – ha concluso Masseti – da fontana, i leoni del Palazzo Reale potrebbero essere posti in relazione ad altre due statue stilofore in marmo con le sembianze di elefanti che sono conservate a Mazara del Vallo, nella chiesa di San Bartolomeo”.

Clone d’arte

“Da ogni opera d’arte ricaviamo un vero e proprio Dna – ha aggiunto Gori – che porta quindi alla creazione del clone digitale che riproduce l’informazione al millesimo. L’arte diventa così alla portata di tutti, appassionati, cultori, semplici amanti. Leggera, permeabile, contemporanea, divertente. Così abbiamo creato un archivio straordinario di opere d’arte: trasformate in byte, ma soprattuttoimmuni allo scorrere del tempo”.

Due monitor touch interattivi, istallati nella Sala dei Venti, consentono ai visitatori di osservare il leone e la smaterializzazione in 3d e lo conducono virtualmente all’interno della Sala di Re Ruggero e della Sala dei Venti. Si tratta del primo degli eventi di valorizzazione del patrimonio 3d di Palazzo Reale, realizzato dall’Assemblea regionale siciliana.

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“L’energia del territorio”, tra visite guidate e buon cibo

La centrale idroelettrica Alcantara di Castiglione di Sicilia, apre le porte per un evento dedicato alle eccellenze alimentari

di Marco Russo

Una giornata per celebrare la dieta mediterranea e le energie rinnovabili. La centrale idroelettrica Alcantara, in contrada Gravà, a Castiglione di Sicilia, apre le porte per un evento dedicato alle eccellenze del territorio. Domenica 10 febbraio, dalle 10 alle 17, i partecipanti avranno modo di scoprire come la sana alimentazione passi attraverso il rispetto dell’ambiente e la produzione di energia elettrica “pulita”.

L’Idimed, Istituto per la Dieta Mediterranea, insieme a Enel Green Power, danno vita a “L’energia del territorio”, una giornata all’insegna di visite guidate dell’antica centrale idroelettrica, laboratori di conoscenza e degustazione, stand espositivi ed anche un villaggio gastronomico. Un’occasione per conoscere particolarità e curiosità del mondo della biodiversità alimentare siciliana e dei corretti stili di vita, non trascurando attività ludiche e istruttive dedicate al mondo delle energie rinnovabili.

La locandina dell’evento

“È una giornata che celebra il tema dell’eco-alimentazione – spiega a Le Vie dei Tesori News, il direttore dell’Idimed, Francesca Cerami – abbiamo voluto questo evento per far capire che degustare i prodotti del territorio significa anche conoscere le tipicità ambientali e agroalimentari. Allo stesso tempo, approfittiamo dell’apertura della centrale idroelettrica per focalizzare l’attenzione sull’acqua, intesa come energia per la vita. Abbiamo, quindi, invitato alcuni imprenditori locali, che ci faranno degustare le loro eccellenze, tutte produzioni locali che rispettano il biologico e la sostenibilità”.

All’interno del villaggio gastronomico allestito per l’occasione, saranno organizzati laboratori di conoscenza e degustazione che avranno come protagonisti i produttori del territorio, con eccellenze come le noci di Motta Camastra, le nocciole del Parco dei Nebrodi, il miele “Millefiori” dell’azienda “Lu Miele” e i vini “Etna Doc” prodotti alle pendici del vulcano. Saranno presenti anche gli studenti dell’istituto alberghiero di Giarre, che insieme ai docenti hanno preparato biscotti e pane con le noci. I partecipanti potranno, infine, conoscere alcune pubblicazioni Idimed in tema di alimentazione che raccontano le verdure spontanee di Sicilia o i menu della dieta mediterranea.

L’accesso alla centrale è consentito solo dopo la registrazione che potrà avvenire in loco durante la manifestazione, oppure inviando una email all’indirizzo : energiadelterritorio@gmail.com, indicando il numero di visitatori interessati e i dati anagrafici.

La centrale idroelettrica Alcantara di Castiglione di Sicilia, apre le porte per un evento dedicato alle eccellenze alimentario

di Marco Russo

Una giornata per celebrare la dieta mediterranea e le energie rinnovabili. La centrale idroelettrica Alcantara, in contrada Gravà, a Castiglione di Sicilia, apre le porte per un evento dedicato alle eccellenze del territorio. Domenica 10 febbraio, dalle 10 alle 17, i partecipanti avranno modo di scoprire come la sana alimentazione passi attraverso il rispetto dell’ambiente e la produzione di energia elettrica “pulita”.

L’Idimed, Istituto per la Dieta Mediterranea, insieme a Enel Green Power, danno vita a “L’energia del territorio”, una giornata all’insegna di visite guidate dell’antica centrale idroelettrica, laboratori di conoscenza e degustazione, stand espositivi ed anche un villaggio gastronomico. Un’occasione per conoscere particolarità e curiosità del mondo della biodiversità alimentare siciliana e dei corretti stili di vita, non trascurando attività ludiche e istruttive dedicate al mondo delle energie rinnovabili.

La locandina dell’evento

“È una giornata che celebra il tema dell’eco-alimentazione – spiega a Le Vie dei Tesori News, il direttore dell’Idimed, Francesca Cerami – abbiamo voluto questo evento per far capire che degustare i prodotti del territorio significa anche conoscere le tipicità ambientali e agroalimentari. Allo stesso tempo, approfittiamo dell’apertura della centrale idroelettrica per focalizzare l’attenzione sull’acqua, intesa come energia per la vita. Abbiamo, quindi, invitato alcuni imprenditori locali, che ci faranno degustare le loro eccellenze, tutte produzioni locali che rispettano il biologico e la sostenibilità”.

All’interno del villaggio gastronomico allestito per l’occasione, saranno organizzati laboratori di conoscenza e degustazione che avranno come protagonisti i produttori del territorio, con eccellenze come le noci di Motta Camastra, le nocciole del Parco dei Nebrodi, il miele “Millefiori” dell’azienda “Lu Miele” e i vini “Etna Doc” prodotti alle pendici del vulcano. Saranno presenti anche gli studenti dell’istituto alberghiero di Giarre, che insieme ai docenti hanno preparato biscotti e pane con le noci. I partecipanti potranno, infine, conoscere alcune pubblicazioni Idimed in tema di alimentazione che raccontano le verdure spontanee di Sicilia o i menu della dieta mediterranea.

L’accesso alla centrale è consentito solo dopo la registrazione che potrà avvenire in loco durante la manifestazione, oppure inviando una email all’indirizzo : energiadelterritorio@gmail.com, indicando il numero di visitatori interessati e i dati anagrafici.

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Tornano a vivere due borghi rurali siciliani

Riqualificazione in vista per Libertinia, che ricade nel territorio di Ramacca, e Pietro Lupo, che fa parte del Comune di Mineo

di Marco Russo

Recuperare i borghi rurali sparsi per la Sicilia, trasformandoli in centri attrattivi per il territorio. È l’obiettivo dell’amministrazione regionale, che ha sottoscritto un piano di riqualificazione per recuperare gli insediamenti costruiti negli anni Trenta del secolo scorso dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, ampliati con la riforma agraria negli anni Cinquanta e assorbiti dall’Ente di sviluppo agricolo nel 1965.

Adesso, altri due borghi rurali si andranno ad aggiungere agli altri dieci che fanno parte del progetto. Si tratta di Libertinia, che ricade nel territorio di Ramacca, e quello di Pietro Lupo, che fa parte del Comune di Mineo. L’accordo di programma che prevede la loro riqualificazione è stato firmato dall’assessore dei Beni culturali Sebastiano Tusa, dai sindaci Giuseppe Limoli e Giuseppe Mistretta e da Giosuè Catania dell’Ente Sviluppo Agricolo.

Borgo Libertinia

Anche per Libertinia e Pietro Lupo sono stati predisposti interventi di recupero e di trasformazione di diversi edifici che saranno destinati all’accoglienza ma anche allo studio e alla promozione del territorio. Previsto, inoltre, il loro inserimento nella “Via dei borghi” e nel circuito di “greenways”, con la creazione di ippovie lungo le antiche trazzere. In base all’accordo, gli enti coinvolti reperiranno i finanziamenti necessari per la realizzazione delle opere, con la possibilità di creare partnership con soggetti pubblici e privati.

“Continuiamo ad avere una grande attenzione – sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – per le nostre aree rurali e per questi spicchi di territorio che trasudano storia e cultura e che, se adeguatamente valorizzati, sono in grado di stimolare un forte interesse da parte di turisti e studiosi. Non è un caso che negli ultimi anni, in ben quattro edizioni del premio nazionale ‘Il Borgo dei Borghi’, questi suggestivi angoli della Sicilia siano risultati in assoluto i più apprezzati”.

“Queste realtà, oggi in profondo stato di abbandono – dichiara l’assessore Tusa – oltre a testimoniare un importante momento del passato e un riuscito esempio di pianificazione territoriale, custodiscono interessanti esperienze urbanistiche e architettoniche. Il governo regionale intende valorizzare questo patrimonio storico nel quadro di un rilancio delle aree interne meno ricche dell’Isola e di un nuovo sviluppo culturale”.

Riqualificazione in vista per Libertinia, che ricade nel territorio di Ramacca, e Pietro Lupo, che fa parte del Comune di Mineo

di Marco Russo

Recuperare i borghi rurali sparsi per la Sicilia, trasformandoli in centri attrattivi per il territorio. È l’obiettivo dell’amministrazione regionale, che ha sottoscritto un piano di riqualificazione per recuperare gli insediamenti costruiti negli anni Trenta del secolo scorso dall’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, ampliati con la riforma agraria negli anni Cinquanta e assorbiti dall’Ente di sviluppo agricolo nel 1965.

Adesso, altri due borghi rurali si andranno ad aggiungere agli altri dieci che fanno parte del progetto. Si tratta di Libertinia, che ricade nel territorio di Ramacca, e quello di Pietro Lupo, che fa parte del Comune di Mineo. L’accordo di programma che prevede la loro riqualificazione è stato firmato dall’assessore dei Beni culturali Sebastiano Tusa, dai sindaci Giuseppe Limoli e Giuseppe Mistretta e da Giosuè Catania dell’Ente Sviluppo Agricolo.

Borgo Libertinia

Anche per Libertinia e Pietro Lupo sono stati predisposti interventi di recupero e di trasformazione di diversi edifici che saranno destinati all’accoglienza ma anche allo studio e alla promozione del territorio. Previsto, inoltre, il loro inserimento nella “Via dei borghi” e nel circuito di “greenways”, con la creazione di ippovie lungo le antiche trazzere. In base all’accordo, gli enti coinvolti reperiranno i finanziamenti necessari per la realizzazione delle opere, con la possibilità di creare partnership con soggetti pubblici e privati.

“Continuiamo ad avere una grande attenzione – sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – per le nostre aree rurali e per questi spicchi di territorio che trasudano storia e cultura e che, se adeguatamente valorizzati, sono in grado di stimolare un forte interesse da parte di turisti e studiosi. Non è un caso che negli ultimi anni, in ben quattro edizioni del premio nazionale ‘Il Borgo dei Borghi’, questi suggestivi angoli della Sicilia siano risultati in assoluto i più apprezzati”.

“Queste realtà, oggi in profondo stato di abbandono – dichiara l’assessore Tusa – oltre a testimoniare un importante momento del passato e un riuscito esempio di pianificazione territoriale, custodiscono interessanti esperienze urbanistiche e architettoniche. Il governo regionale intende valorizzare questo patrimonio storico nel quadro di un rilancio delle aree interne meno ricche dell’Isola e di un nuovo sviluppo culturale”.

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L’Annunciata di Antonello volerà a Milano

Farà parte della grande mostra dedicata al pittore. Il trasferimento era stato bloccato, ma adesso è arrivato il ripensamento a certe condizioni

di Marco Russo

L’Annunciata di Antonello da Messina è pronta a partire. Il capolavoro custodito nel Palazzo Abatellis di Palermo, sarà esposto, insieme ad altre opere del pittore siciliano, nella grande mostra che si inaugurerà nelle sale del Palazzo Reale di Milano il 24 febbraio. La “trasferta” in un primo momento era stata bloccata dal governatore Nello Musumeci, che si era detto contrario allo spostamento dell’opera su cui grava un decreto di “inamovibilità” voluto dall’ex assessore regionale Maria Rita Sgarlata.

Adesso è arrivato il ripensamento, ma a certe condizioni rese note dall’assessore ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa. “In accordo con il presidente Musumeci – afferma Tusa – e secondo le sue indicazioni, anche in considerazione dell’alto profilo sociale e culturale della mostra su Antonello da Messina in programma a Milano, abbiamo ritenuto di sottoporre alla giunta di governo la proposta di vincolare il trasferimento temporaneo dell’opera del maestro siciliano, custodita a Palazzo Abatellis, a tre condizioni per noi irrinunciabili”.

La mostra di Antonello a Palazzo Abatellis

“In primo luogo – spiega l’assessore – la concessione, in regime di reciprocità, da parte del Comune di Milano alla nostra Regione, di un adeguato numero di prestigiose opere d’arte esposte a Palazzo Reale. In secondo luogo, un significativo ritorno mediatico per la Sicilia attraverso una mirata opera di promozione che passi, nell’esposizione di Milano, per l’immagine dell’Annunciata di Antonello da Messina, veicolata attraverso il catalogo e significative azioni di valorizzazione. Infine, occorre che venga garantita alla Regione la partecipazione agli introiti dell’evento che si terrà nel capoluogo lombardo”.

“Il presidente Musumeci – conclude l’assessore – ribadisce il principio generale di non autorizzare per il futuro il prestito, fuori dall’Isola, di opere d’arte di particolare prestigio. Ogni eventuale deroga dovrà comunque essere autorizzata dal governo regionale a condizione che assicuri, in termini economici e promozionali, una ricaduta a favore della nostra Isola”.

La mostra milanese segue quella dell’Abatellis, curata da Giovanni Carlo Federico Villa, che si concluderà il 10 febbraio (ve ne abbiamo parlato qui). Un grande allestimento, frutto della collaborazione fra la Regione Siciliana e il Comune di Milano, che ha portato a Palermo gran parte dei capolavori del maestro messinese.

Farà parte della grande mostra dedicata al pittore. Il trasferimento era stato bloccato, ma adesso è arrivato il ripensamento a certe condizioni

di Marco Russo

L’Annunciata di Antonello da Messina è pronta a partire. Il capolavoro custodito nel Palazzo Abatellis di Palermo, sarà esposto, insieme ad altre opere del pittore siciliano, nella grande mostra che si inaugurerà nelle sale del Palazzo Reale di Milano il 24 febbraio. La “trasferta” in un primo momento era stata bloccata dal governatore Nello Musumeci, che si era detto contrario allo spostamento dell’opera su cui grava un decreto di “inamovibilità” voluto dall’ex assessore regionale Maria Rita Sgarlata.

Adesso è arrivato il ripensamento, ma a certe condizioni rese note dall’assessore ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa. “In accordo con il presidente Musumeci – afferma Tusa – e secondo le sue indicazioni, anche in considerazione dell’alto profilo sociale e culturale della mostra su Antonello da Messina in programma a Milano, abbiamo ritenuto di sottoporre alla giunta di governo la proposta di vincolare il trasferimento temporaneo dell’opera del maestro siciliano, custodita a Palazzo Abatellis, a tre condizioni per noi irrinunciabili”.

La mostra di Antonello a Palazzo Abatellis

“In primo luogo – spiega l’assessore – la concessione, in regime di reciprocità, da parte del Comune di Milano alla nostra Regione, di un adeguato numero di prestigiose opere d’arte esposte a Palazzo Reale. In secondo luogo, un significativo ritorno mediatico per la Sicilia attraverso una mirata opera di promozione che passi, nell’esposizione di Milano, per l’immagine dell’Annunciata di Antonello da Messina, veicolata attraverso il catalogo e significative azioni di valorizzazione. Infine, occorre che venga garantita alla Regione la partecipazione agli introiti dell’evento che si terrà nel capoluogo lombardo”.

“Il presidente Musumeci – conclude l’assessore – ribadisce il principio generale di non autorizzare per il futuro il prestito, fuori dall’Isola, di opere d’arte di particolare prestigio. Ogni eventuale deroga dovrà comunque essere autorizzata dal governo regionale a condizione che assicuri, in termini economici e promozionali, una ricaduta a favore della nostra Isola”.

La mostra milanese segue quella dell’Abatellis, curata da Giovanni Carlo Federico Villa, che si concluderà il 10 febbraio (ve ne abbiamo parlato qui). Un grande allestimento, frutto della collaborazione fra la Regione Siciliana e il Comune di Milano, che ha portato a Palermo gran parte dei capolavori del maestro messinese.

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Via libera a tutti i parchi archeologici siciliani

Il Consiglio regionale dei Beni culturali ha dato l’ok all’istituzione degli altri 15 enti che completeranno quelli previsti dalla legge

di Marco Russo

Diventa grande la “famiglia” dei parchi archeologici siciliani. Il Consiglio regionale dei Beni culturali, presieduto dall’assessore Sebastiano Tusa, su delega del governatore Nello Musumeci, ha dato il via libera all’istituzione degli altri 15 parchi mancanti alla completa attuazione della legge regionale 20 del 2000. I decreti saranno firmati nei prossimi giorni dall’assessore Tusa.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali

Fino allo scorso luglio in Sicilia c’erano soltanto tre parchi archeologici: Valle dei Templi, Selinunte-Cave di Cusa e Naxos-Taormina. Poi si sono aggiunti Segesta, quello della Villa romana del Casale di Piazza Armerina e il Parco di Pantelleria, già reinserito nel sistema dei parchi regionali lo scorso mese di settembre.

Adesso, toccherà ai 15 ancora mancanti, previsti dalla legge, ovvero: Parco di Catania, di Leontini, di Lilibeo – Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro – Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. Il Consiglio regionale ha, inoltre, condiviso la proposta di accorpamento dei parchi di minore dimensione a cui si darà corso con provvedimenti successivi.

“Si tratta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – di un passaggio storico per i beni culturali della nostra Isola. Un traguardo che porta in dote enormi potenzialità per i nostri flussi turistici e che ci spinge a continuare su questa strada. Ed è per questo che, in un emendamento al collegato della legge finanziaria, prevediamo di destinare il 20 per cento delle entrate complessive dei Parchi a quelli quelli minori che hanno una insufficiente dotazione economica”.

Sebastiano Tusa e Sergio Alessandro

“Sarà mia cura – dichiara l’assessore Tusa – guidare un itinerario di pieno coinvolgimento dei governi del territorio, delle popolazioni locali, dell’associazionismo e della comunità scientifica, intorno al sistema parchi della nostra regione che ambisce a svolgere un ruolo da protagonista nel contesto del patrimonio culturale nazionale”.

I siti archeologici diventati parchi avranno, dunque, una maggiore autonomia. Gli introiti dei biglietti di ingresso potranno, infatti, essere utilizzati per pagare i salari accessori al personale di custodia, evitando così il problema delle aperture straordinarie e dell’immagine negativa che in alcune occasioni l’Isola ha dato di sé. Dal punto di vista tecnico, vengono ridefinite le modalità di approvazione dei bilanci, la composizione e i compiti del Consiglio del parco, la vidimazione obbligatoria degli atti da parte di un organo di controllo e, più in generale, l’inserimento di tutti gli aggiornamenti e correttivi normativi per procedere a un concreto miglioramento del sistema dei parchi archeologici siciliani.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali ha dato l’ok all’istituzione degli altri 15 enti che completeranno quelli previsti dalla legge

di Marco Russo

Diventa grande la “famiglia” dei parchi archeologici siciliani. Il Consiglio regionale dei Beni culturali, presieduto dall’assessore Sebastiano Tusa, su delega del governatore Nello Musumeci, ha dato il via libera all’istituzione degli altri 15 parchi mancanti alla completa attuazione della legge regionale 20 del 2000. I decreti saranno firmati nei prossimi giorni dall’assessore Tusa.

Fino allo scorso luglio in Sicilia c’erano soltanto tre parchi archeologici: Valle dei Templi, Selinunte-Cave di Cusa e Naxos-Taormina. Poi si sono aggiunti Segesta, quello della Villa romana del Casale di Piazza Armerina e il Parco di Pantelleria, già reinserito nel sistema dei parchi regionali lo scorso mese di settembre.

Il Consiglio regionale dei Beni culturali

Adesso, toccherà ai 15 ancora mancanti, previsti dalla legge, ovvero: Parco di Catania, di Leontini, di Lilibeo – Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro – Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. Il Consiglio regionale ha, inoltre, condiviso la proposta di accorpamento dei parchi di minore dimensione a cui si darà corso con provvedimenti successivi.

“Si tratta – afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – di un passaggio storico per i beni culturali della nostra Isola. Un traguardo che porta in dote enormi potenzialità per i nostri flussi turistici e che ci spinge a continuare su questa strada. Ed è per questo che, in un emendamento al collegato della legge finanziaria, prevediamo di destinare il 20 per cento delle entrate complessive dei Parchi a quelli quelli minori che hanno una insufficiente dotazione economica”.

Sebastiano Tusa e Sergio Alessandro

“Sarà mia cura – dichiara l’assessore Tusa – guidare un itinerario di pieno coinvolgimento dei governi del territorio, delle popolazioni locali, dell’associazionismo e della comunità scientifica, intorno al sistema parchi della nostra regione che ambisce a svolgere un ruolo da protagonista nel contesto del patrimonio culturale nazionale”.

I siti archeologici diventati parchi avranno, dunque, una maggiore autonomia. Gli introiti dei biglietti di ingresso potranno, infatti, essere utilizzati per pagare i salari accessori al personale di custodia, evitando così il problema delle aperture straordinarie e dell’immagine negativa che in alcune occasioni l’Isola ha dato di sé. Dal punto di vista tecnico, vengono ridefinite le modalità di approvazione dei bilanci, la composizione e i compiti del Consiglio del parco, la vidimazione obbligatoria degli atti da parte di un organo di controllo e, più in generale, l’inserimento di tutti gli aggiornamenti e correttivi normativi per procedere a un concreto miglioramento del sistema dei parchi archeologici siciliani.

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Ripartono gli scavi archeologici in Sicilia

Dopo dieci anni, la Regione ha finanziato otto cantieri per opere di restauro, consolidamento e messa in sicurezza, con nuovi percorsi di visita

di Marco Russo

Tesori sepolti pronti a tornare alla luce. Dopo dieci anni si torna a scavare in Sicilia. La Regione Siciliana ha finanziato otto cantieri archeologici nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina, per un totale di 500mila euro. I lavori ripartiranno nell’arco di qualche settimana o comunque quando le condizioni meteorologiche consentiranno l’avvio delle attività, senza rischi legati al maltempo. Si tratterà di scavi, opere di consolidamento, messa in sicurezza, restauro e creazione di percorsi di visita. Le attività – fanno sapere dalla Regione – riguarderanno, soprattutto, quelle zone della Sicilia che fino a ora hanno ricevuto meno attenzioni, sia in termini di finanziamento per la ricerca, sia per l’inclusione nei grandi circuiti.

San Giovanni degli Eremiti

Più precisamente, le zone interessate saranno, a Palermo, all’interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, dove riprenderanno i lavori per lo studio e la comprensione dell’edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione. Nel Catanese, a Ramacca, ci si concentrerà sulla pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito in aperta campagna soggetto a saccheggio e che quindi necessita di urgenti lavori di tutela. E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprendono i lavori di ripristino dopo le alluvioni delle ultime settimane con successive operazioni di scavo e rilievo.

A Sant’Angelo Muxaro – in località “Monte Mpisu” – nell’Agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all’utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo. Si tratta di un sito dove negli anni ’70 sono state condotte già ricerche che hanno portato alla luce il villaggio costituito da capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e una parte della necropoli composta da tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a Monte Castello, dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci, la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all’età rinascimentale, con una serie di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

Mosaici della villa romana di contrada Gerace

E ancora, in contrada Gerace, nell’Ennese, all’interno della villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina, sono previsti, in questa prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell’intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici.

Nel Ragusano, a Giarratana, in una villa romana del III secolo dopo Cristo, sono previste attività di scavo su altre quattro aree per evidenziarne gli eventuali pavimenti musivi, la sistemazione e la realizzazione di passerelle e supporti didattici. Poi a Milazzo, in provincia di Messina, partono i nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell’antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all’esplorazione completa dell’area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell’Antiquarium archeologico.

Infine, a Pantelleria, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi. È previsto il recupero degli inumati con eventuali corredi funerari, nonché la sistemazione dell’intera area archeologica per la fruizione da parte dei visitatori.

Scavi archeologici

“Il mio governo – evidenzia il presidente della Regione, Nello Musumeci – ha posto tra i suoi obiettivi la ripresa delle attività di scavo e ricerca che tanto lustro hanno dato, in passato, alla Sicilia. Con questa prima attività, cui seguirà un prossimo corposo finanziamento già progettato, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l’offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria”.

“Negli ultimi anni – aggiunge l’assessore Sebastiano Tusa – le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell’assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo”.

Dopo dieci anni, la Regione ha finanziato otto cantieri per opere di restauro, consolidamento e messa in sicurezza, con nuovi percorsi di visita

di Marco Russo

Tesori sepolti pronti a tornare alla luce. Dopo dieci anni si torna a scavare in Sicilia. La Regione Siciliana ha finanziato otto cantieri archeologici nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina, per un totale di 500mila euro. I lavori ripartiranno nell’arco di qualche settimana o comunque quando le condizioni meteorologiche consentiranno l’avvio delle attività, senza rischi legati al maltempo. Si tratterà di scavi, opere di consolidamento, messa in sicurezza, restauro e creazione di percorsi di visita. Le attività – fanno sapere dalla Regione – riguarderanno, soprattutto, quelle zone della Sicilia che fino a ora hanno ricevuto meno attenzioni, sia in termini di finanziamento per la ricerca, sia per l’inclusione nei grandi circuiti.

San Giovanni degli Eremiti

Più precisamente, le zone interessate saranno, a Palermo, all’interno del complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti, dove riprenderanno i lavori per lo studio e la comprensione dell’edificio preesistente e la realizzazione di nuove modalità di fruizione. Nel Catanese, a Ramacca, ci si concentrerà sulla pulitura dei mosaici, il ripristino, restauro e la messa in sicurezza della Villa romana con le terme annesse di contrada Castellitto. Si tratta di un sito in aperta campagna soggetto a saccheggio e che quindi necessita di urgenti lavori di tutela. E sempre nel territorio etneo, in contrada Rocchicella-Palikè, riprendono i lavori di ripristino dopo le alluvioni delle ultime settimane con successive operazioni di scavo e rilievo.

A Sant’Angelo Muxaro – in località “Monte Mpisu” – nell’Agrigentino, si completerà lo scavo della necropoli e grazie all’utilizzo di droni verrà realizzato un documentario divulgativo. Si tratta di un sito dove negli anni ’70 sono state condotte già ricerche che hanno portato alla luce il villaggio costituito da capanne circolari in uso per tutta l’età neolitica e una parte della necropoli composta da tombe a pozzetto. Ripresa dei lavori anche a Monte Castello, dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci, la cui straordinaria stratificazione archeologica è documentata dal Neolitico fino all’età rinascimentale, con una serie di preziosi materiali tra cui ori, pietre pregiate, monete, metalli, ceramiche a lustro.

Mosaici della villa romana di contrada Gerace

E ancora, in contrada Gerace, nell’Ennese, all’interno della villa romana scoperta venticinque anni fa e costituita da una dozzina di ambienti dotati di pregevoli pavimenti mosaicati, stilisticamente molto simili a quelli della Villa del Casale di Piazza Armerina, sono previsti, in questa prima fase, il restauro conservativo dei mosaici già messi in luce, la copertura provvisoria degli ambienti, la pulizia dell’intera area, nonché la realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici.

Nel Ragusano, a Giarratana, in una villa romana del III secolo dopo Cristo, sono previste attività di scavo su altre quattro aree per evidenziarne gli eventuali pavimenti musivi, la sistemazione e la realizzazione di passerelle e supporti didattici. Poi a Milazzo, in provincia di Messina, partono i nuovi scavi archeologici nella necropoli greca dell’antica Mylai (VI-IV secolo avanti Cristo). I lavori saranno finalizzati all’esplorazione completa dell’area e al recupero accurato dei corredi per la musealizzazione dei reperti nell’Antiquarium archeologico.

Infine, a Pantelleria, partirà lo scavo, il rilievo e lo studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi. È previsto il recupero degli inumati con eventuali corredi funerari, nonché la sistemazione dell’intera area archeologica per la fruizione da parte dei visitatori.

Scavi archeologici

“Il mio governo – evidenzia il presidente della Regione, Nello Musumeci – ha posto tra i suoi obiettivi la ripresa delle attività di scavo e ricerca che tanto lustro hanno dato, in passato, alla Sicilia. Con questa prima attività, cui seguirà un prossimo corposo finanziamento già progettato, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l’offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria”.

“Negli ultimi anni – aggiunge l’assessore Sebastiano Tusa – le attività di ricerca e di scavo archeologico in Sicilia sono state condotte principalmente dalle università italiane e straniere. Le professionalità e le capacità dell’assessorato dei Beni culturali sono state, a causa di una inaccettabile miopia politica, mortificate e relegate a un semplice esercizio di controllo e sorveglianza. Non è pensabile che le Soprintendenze siciliane, strutture dotate di eccellenti archeologi e tecnici, non avessero la possibilità di continuare attività che ci hanno reso famosi nel mondo”.

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Palermo città stellata nella Guida Verde Michelin

Nuovo riconoscimento per il capoluogo siciliano, inserito nella prestigiosa collana turistica dedicata ai soggiorni brevi, tra le destinazioni per cui vale il viaggio

di Marco Russo

Il momento d’oro di Palermo non sembra avere fine. Dopo il boom dell’anno scorso, segnato dal titolo di Capitale italiana della cultura e dalla biennale Manifesta 12, arriva un’altra medaglia da aggiungere al palmarès. Palermo è stata inserita nella prestigiosa collana delle Guide Verdi Michelin dedicata ai soggiorni brevi, ricevendo il massimo riconoscimento, ovvero le tre stelle come destinazione per cui “vale il viaggio”.

La copertina della Guida Verde dedicata a Palermo

Da oltre 90 anni Michelin attribuisce le sue stelle alle città e ai siti di interesse turistico con l’obiettivo di orientare il viaggiatore. Si tratta di una valutazione oggettiva, basata sulla ponderazione di diversi criteri: prima impressione, notorietà, ricchezza patrimoniale o naturale, importanza storica, bellezza, fascino-autenticità, qualità della gestione e della manutenzione, qualità dell’accoglienza e della visita. Così, con tre stelle sono indicate le mete imperdibili per cui vale il viaggio; due stelle, invece, ricevono tutti quei luoghi che meritano una deviazione durante il viaggio ed infine, una stella per le mete interessanti, un’indicazione per chi desidera approfondire la conoscenza della sua destinazione di viaggio.

La zona trattata nella guida Week&Go è Palermo e la Sicilia nord-occidentale (Monreale, Cefalù, Golfo di Castellammare, Segesta, Erice). Le prime pagine offrono una carrellata di immagini dei siti più belli e una selezione di esperienze che hanno colpito gli autori, imperdibili per il viaggiatore. La pianta della città, allegata in fondo al volume, permette di muoversi con disinvoltura grazie alla localizzazione chiara e semplice di tutti i luoghi di interesse da visitare e degli indirizzi selezionati.

Le destinazioni con tre stelle indicate nella guida, quelle per cui vale il viaggio a Palermo, sono: Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la Martorana, gli oratori di San Lorenzo, del Rosario e di Santa Cita e il duomo di Monreale. Meritano la deviazione, con due stelle, San Giovanni degli Eremiti, la Cattedrale, i Quattro Canti, piazza Pretoria e piazza Bellini, San Cataldo, la Galleria regionale della Sicilia a Palazzo Abatellis, l’Orto botanico, il Museo archeologio Salinas, il Teatro Massimo, Villa Malfitano e le Catacombe dei Cappuccini. Una stella, infine, per il Museo diocesano, la chiesa del Santissimo Salvatore, Casa Professa, lo Steri, la chiesa di Santa Maria della Catena, il Museo delle marionette, lo Spasimo, la chiesa di San Domenico, Palazzo Branciforte e la chiesa della Gancia.

Il Teatro Massimo

Le altre destinazioni italiane inserite nelle guide Week&Go sono: Catania, Taormina e Siracusa; Firenze; Genova, le Cinque Terre e Portofino; Milano e i suoi laghi; Napoli e Pompei; Roma; Torino, Langhe, Roero e Monferrato, ed infine Venezia.

“Fin dal primo momento – afferma il direttore editoriale della guide turistiche Michelin, Philippe Orain – Palermo lascia senza fiato per la bellezza del sito e il fascino di monumenti che raccontano una storia lunga e cosmopolita, le complessità ma anche le opportunità del suo essere un crocevia tra nord e sud del Mediterraneo, est e ovest”

“Questo riconoscimento per la città è prestigioso perché prestigioso è chi lo rilascia – ha aggiunto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – . Questo riconoscimento ancora una volta e ancora di più mi spinge a dire che la missione è compiuta, che Palermo non è più la capitale della mafia ma è la capitale delle culture, la capitale della accoglienza in tutte le sue accezioni, anche quella rivolta ai turisti. Queste tre stelle sono in realtà la somma di centinaia di piccole stelline, quelle che io chiamo le tessere del mosaico di Palermo, perché tanti in questi anni hanno contribuito in tutti i settori e in tutti i mondi vitali della città a raggiungere questo risultato”.

Nuovo riconoscimento per il capoluogo siciliano, inserito nella prestigiosa collana turistica dedicata ai soggiorni brevi, tra le destinazioni per cui vale il viaggio

di Marco Russo

Il momento d’oro di Palermo non sembra avere fine. Dopo il boom dell’anno scorso, segnato dal titolo di Capitale italiana della cultura e dalla biennale Manifesta 12, arriva un’altra medaglia da aggiungere al palmarès. Palermo è stata inserita nella prestigiosa collana delle Guide Verdi Michelin dedicata ai soggiorni brevi, ricevendo il massimo riconoscimento, ovvero le tre stelle come destinazione per cui “vale il viaggio”.

La copertina della Guida Verde dedicata a Palermo

Da oltre 90 anni Michelin attribuisce le sue stelle alle città e ai siti di interesse turistico con l’obiettivo di orientare il viaggiatore. Si tratta di una valutazione oggettiva, basata sulla ponderazione di diversi criteri: prima impressione, notorietà, ricchezza patrimoniale o naturale, importanza storica, bellezza, fascino-autenticità, qualità della gestione e della manutenzione, qualità dell’accoglienza e della visita. Così, con tre stelle sono indicate le mete imperdibili per cui vale il viaggio; due stelle, invece, ricevono tutti quei luoghi che meritano una deviazione durante il viaggio ed infine, una stella per le mete interessanti, un’indicazione per chi desidera approfondire la conoscenza della sua destinazione di viaggio.

La zona trattata nella guida Week&Go è Palermo e la Sicilia nord-occidentale (Monreale, Cefalù, Golfo di Castellammare, Segesta, Erice). Le prime pagine offrono una carrellata di immagini dei siti più belli e una selezione di esperienze che hanno colpito gli autori, imperdibili per il viaggiatore. La pianta della città, allegata in fondo al volume, permette di muoversi con disinvoltura grazie alla localizzazione chiara e semplice di tutti i luoghi di interesse da visitare e degli indirizzi selezionati.

Il Teatro Massimo

Le destinazioni con tre stelle indicate nella guida, quelle per cui vale il viaggio a Palermo, sono: Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la Martorana, gli oratori di San Lorenzo, del Rosario e di Santa Cita e il duomo di Monreale. Meritano la deviazione, con due stelle, San Giovanni degli Eremiti, la Cattedrale, i Quattro Canti, piazza Pretoria e piazza Bellini, San Cataldo, la Galleria regionale della Sicilia a Palazzo Abatellis, l’Orto botanico, il Museo archeologio Salinas, il Teatro Massimo, Villa Malfitano e le Catacombe dei Cappuccini. Una stella, infine, per il Museo diocesano, la chiesa del Santissimo Salvatore, Casa Professa, lo Steri, la chiesa di Santa Maria della Catena, il Museo delle marionette, lo Spasimo, la chiesa di San Domenico, Palazzo Branciforte e la chiesa della Gancia.

Le altre destinazioni italiane inserite nelle guide Week&Go sono: Catania, Taormina e Siracusa; Firenze; Genova, le Cinque Terre e Portofino; Milano e i suoi laghi; Napoli e Pompei; Roma; Torino, Langhe, Roero e Monferrato, ed infine Venezia.

“Fin dal primo momento – afferma il direttore editoriale della guide turistiche Michelin, Philippe Orain – Palermo lascia senza fiato per la bellezza del sito e il fascino di monumenti che raccontano una storia lunga e cosmopolita, le complessità ma anche le opportunità del suo essere un crocevia tra nord e sud del Mediterraneo, est e ovest”

“Questo riconoscimento per la città è prestigioso perché prestigioso è chi lo rilascia – ha aggiunto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – . Questo riconoscimento ancora una volta e ancora di più mi spinge a dire che la missione è compiuta, che Palermo non è più la capitale della mafia ma è la capitale delle culture, la capitale della accoglienza in tutte le sue accezioni, anche quella rivolta ai turisti. Queste tre stelle sono in realtà la somma di centinaia di piccole stelline, quelle che io chiamo le tessere del mosaico di Palermo, perché tanti in questi anni hanno contribuito in tutti i settori e in tutti i mondi vitali della città a raggiungere questo risultato”.

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Al via “Donne in amore” sulle eroine letterarie

Al Museo Salinas una rassegna per parlare di letteratura attraverso il racconto dei personaggi femminili. L’idea è della giornalista Sara Scarafia, si comincia il 2 e 3 febbraio

di Marco Russo

Un viaggio alla scoperta delle grandi eroine letterarie, da Madame Bovary a Jane Eyre. È il tema della rassegna “Donne in amore”, che porterà a Palermo scrittori e traduttori a parlare di letteratura attraverso il racconto delle protagoniste femminili, architravi del romanzo. L’idea è della giornalista Sara Scarafia ed ha visto il suo esordio in anteprima l’anno scorso durante il festival “Una Marina di Libri”. La rassegna tornerà adesso con cinque incontri già programmati ed altri in cantiere, a partire dal 2 e 3 febbraio, nell’Agorà del Museo archeologico Salinas di Palermo, tutti ad ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Si comincia con un ospite d’eccezione: il Premio Strega Alessandro Piperno. Lo scrittore e docente di letteratura francese all’università Tor Vergata di Roma, sabato 2 febbraio alle 18, racconterà “Madame Bovary” di Gustave Flaubert. Dopo l’incontro, seguirà una performance di lettura, musica e danza curata dall’attrice Daniela Macaluso, sulle note di Angelo Sicurella, con la danzatrice Federica Aloisio. Il tutto degustando un calice di vino offerto da Planeta Winery, azienda che sostiene la rassegna e che ha deciso di puntare su progetti culturali per favorire la circolazione delle idee.

L’indomani, domenica 3 febbraio alle 11, toccherà, invece, a Chiara Valerio, scrittrice e responsabile della narrativa italiana per Marsilio Editori, che racconterà Mrs Ramsey, la moglie-madre misteriosa di “Gita al Faro” di Virginia Woolf. L’incontro sarà intervallato dalle letture di Daniela Macaluso. Gli altri appuntamenti in programma sono con la scrittrice Elena Stancanelli, che il 24 marzo racconterà “Jane Eyre” di Charlotte Brontë; con il docente universitario Enrico Terrinoni, che a maggio parlerà di Molly Bloom, protagonista dell'”Ulisse” di James Joyce, libro che Terrinoni ha tradotto, e con Giorgio Vasta, che a giugno parlerà delle eroine bambine, da Alice nel Paese delle Meraviglie a Zazie, protagonista del romanzo “Zazie nel metrò” di Raymond Queneau.

In attesa del primo appuntamento con Piperno, si terranno al bookshop del Salinas due incontri propedeutici alla rassegna: il primo, domenica 20 gennaio alle 11, sarà una conversazione sul tema della seduzione con il giornalista Enrico Del Mercato e la scrittrice Silvana Grasso, mentre domenica 27 gennaio, la scrittrice Eleonora Lombardo terrà un bookclub su “Madame Bovary”, in cui i partecipanti saranno invitati a leggere brani del romanzo.

“Io sono prima di tutto una lettrice appassionata – ha spiegato Sara Scarafia – e l’idea è quella di dare vita ad una rassegna per gli amanti dei libri. L’obiettivo è di parlare di letteratura, creando delle occasioni d’incontro che permettano alla gente di avere uno scambio, una volta tanto non sui social, ma dal vivo. In fondo, parliamo di bellezza, perché la buona letteratura non è altro che questo”.

Al Museo Salinas una rassegna per parlare di letteratura attraverso il racconto dei personaggi femminili. L’idea è della giornalista Sara Scarafia, si comincia il 2 e 3 febbraio

di Marco Russo

Un viaggio alla scoperta delle grandi eroine letterarie, da Madame Bovary a Jane Eyre. È il tema della rassegna “Donne in amore”, che porterà a Palermo scrittori e traduttori a parlare di letteratura attraverso il racconto delle protagoniste femminili, architravi del romanzo. L’idea è della giornalista Sara Scarafia ed ha visto il suo esordio in anteprima l’anno scorso durante il festival “Una Marina di Libri”. La rassegna tornerà adesso con cinque incontri già programmati ed altri in cantiere, a partire dal 2 e 3 febbraio, nell’Agorà del Museo archeologico Salinas di Palermo, tutti ad ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Si comincia con un ospite d’eccezione: il Premio Strega Alessandro Piperno. Lo scrittore e docente di letteratura francese all’università Tor Vergata di Roma, sabato 2 febbraio alle 18, racconterà “Madame Bovary” di Gustave Flaubert. Dopo l’incontro, seguirà una performance di lettura, musica e danza curata dall’attrice Daniela Macaluso, sulle note di Angelo Sicurella, con la danzatrice Federica Aloisio. Il tutto degustando un calice di vino offerto da Planeta Winery, azienda che sostiene la rassegna e che ha deciso di puntare su progetti culturali per favorire la circolazione delle idee.

L’indomani, domenica 3 febbraio alle 11, toccherà, invece, a Chiara Valerio, scrittrice e responsabile della narrativa italiana per Marsilio Editori, che racconterà Mrs Ramsey, la moglie-madre misteriosa di “Gita al Faro” di Virginia Woolf. L’incontro sarà intervallato dalle letture di Daniela Macaluso. Gli altri appuntamenti in programma sono con la scrittrice Elena Stancanelli, che il 24 marzo racconterà “Jane Eyre” di Charlotte Brontë; con il docente universitario Enrico Terrinoni, che a maggio parlerà di Molly Bloom, protagonista dell'”Ulisse” di James Joyce, libro che Terrinoni ha tradotto, e con Giorgio Vasta, che a giugno parlerà delle eroine bambine, da Alice nel Paese delle Meraviglie a Zazie, protagonista del romanzo “Zazie nel metrò” di Raymond Queneau.

In attesa del primo appuntamento con Piperno, si terranno al bookshop del Salinas due incontri propedeutici alla rassegna: il primo, domenica 20 gennaio alle 11, sarà una conversazione sul tema della seduzione con il giornalista Enrico Del Mercato e la scrittrice Silvana Grasso, mentre domenica 27 gennaio, la scrittrice Eleonora Lombardo terrà un bookclub su “Madame Bovary”, in cui i partecipanti saranno invitati a leggere brani del romanzo.

“Io sono prima di tutto una lettrice appassionata – ha spiegato Sara Scarafia – e l’idea è quella di dare vita ad una rassegna per gli amanti dei libri. L’obiettivo è di parlare di letteratura, creando delle occasioni d’incontro che permettano alla gente di avere uno scambio, una volta tanto non sui social, ma dal vivo. In fondo, parliamo di bellezza, perché la buona letteratura non è altro che questo”.

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Capodanno in musica, Palermo s’inebria di valzer

Tutto esaurito per i concerti al Teatro Massimo e al Politeama Garibaldi, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana. In tanti hanno applaudito anche davanti ai maxischermi installati nelle piazze, tra le note di Johann Strauss, Cajkovskij, Brahms e Lehár

di Marco Russo

Palermo festeggia il nuovo anno al ritmo di valzer, marce e polke, come da tradizione. In uno scambio di note a distanza, il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi, hanno salutato il 2019 con i tradizionali concerti di Capodanno, che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Giusto il tempo di smaltire le trascinanti sonorità balcaniche di Goran Bregovic, sul palco allestito in piazza Castelnuovo durante la notte di San Silvestro, ci si è immersi nelle note festanti di Johann Strauss, protagonista indiscusso di entrambi i concerti, a cui in tanti hanno assistito anche sui maxischermi installati davanti ai teatri.

Il Teatro Massimo saluta il 2019

Il primo ad aprire le danze è stato il Teatro Massimo, con il concerto mattutino del Coro di voci bianche, il Coro Arcobaleno e la Cantoria del Teatro Massimo, diretti da Salvatore Punturo, sulle note suonate dalla Massimo Kids Orchestra diretta da Michele De Luca. Ad applaudire i loro coetanei anche un centinaio di bambini provenienti da Danisinni, dallo Zen, dal Centro Padre Nostro e componenti dell’Orchestra e Coro Brancaccio, presenti grazie ai biglietti donati dal sovrintendente Francesco Giambrone. All’arrivo al Teatro Massimo i giovanissimi ospiti hanno trovato ad accoglierli il presidente della Fondazione Teatro Massimo Leoluca Orlando e il sovrintendente Giambrone, che ha donato ad ognuno una copia del calendario della Massimo Kids Orchestra.

Nel pomeriggio, sempre al Massimo, sold out e applausi con tre bis a fine programma per l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo diretti dal russo Valentin Uryupin. Il concerto, realizzato in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Comunale di Palermo, ha visto la Sala Grande sold out già poche ore dopo che i biglietti erano stati messi in vendita e grandissima affluenza di pubblico in piazza Verdi, dove a migliaia palermitani e turisti si sono radunati per seguire il concerto pomeridiano danzando sulle note di Johann Strauss e di Cajkovskij.

Concerto di Capodanno al Politeama

Nello stesso momento, al Politeama, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, guidata dal maestro ungherese Gábor Takács-Nagy, ha salutato il nuovo anno con un concerto dedicato alla musica della belle époque di tradizione austro-ungarica, lungo il Danubio che unisce Vienna a Budapest. Valzer e polke di Strauss jr, Brahms, Stolz e Lehár, con la partecipazione del soprano ungherese Polina Pasztircsák. Il primo concerto dell’anno per la Sinfonica Siciliana ha portato al record d’incassi con oltre trentamila euro. Ha chiuso la serata l’intramontabile Radetzky-Marsch di Strauss (padre) che è stata bissata su richiesta del pubblico. Fuori dal Politeama, ad applaudire, circa 500 persone e decine di migliaia sul web per la diretta streaming.

Tutto esaurito per i concerti al Teatro Massimo e al Politeama Garibaldi, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana. In tanti hanno applaudito anche davanti ai maxischermi installati nelle piazze, tra le note di Johann Strauss, Cajkovskij, Brahms e Lehár

di Marco Russo

Palermo festeggia il nuovo anno al ritmo di valzer, marce e polke, come da tradizione. In uno scambio di note a distanza, il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi, hanno salutato il 2019 con i tradizionali concerti di Capodanno, che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Giusto il tempo di smaltire le trascinanti sonorità balcaniche di Goran Bregovic, sul palco allestito in piazza Castelnuovo durante la notte di San Silvestro, ci si è immersi nelle note festanti di Johann Strauss, protagonista indiscusso di entrambi i concerti, a cui in tanti hanno assistito anche sui maxischermi installati davanti ai teatri.

Il Teatro Massimo saluta il 2019

Il primo ad aprire le danze è stato il Teatro Massimo, con il concerto mattutino del Coro di voci bianche, il Coro Arcobaleno e la Cantoria del Teatro Massimo, diretti da Salvatore Punturo, sulle note suonate dalla Massimo Kids Orchestra diretta da Michele De Luca. Ad applaudire i loro coetanei anche un centinaio di bambini provenienti da Danisinni, dallo Zen, dal Centro Padre Nostro e componenti dell’Orchestra e Coro Brancaccio, presenti grazie ai biglietti donati dal sovrintendente Francesco Giambrone. All’arrivo al Teatro Massimo i giovanissimi ospiti hanno trovato ad accoglierli il presidente della Fondazione Teatro Massimo Leoluca Orlando e il sovrintendente Giambrone, che ha donato ad ognuno una copia del calendario della Massimo Kids Orchestra.

Nel pomeriggio, sempre al Massimo, sold out e applausi con tre bis a fine programma per l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo diretti dal russo Valentin Uryupin. Il concerto, realizzato in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Comunale di Palermo, ha visto la Sala Grande sold out già poche ore dopo che i biglietti erano stati messi in vendita e grandissima affluenza di pubblico in piazza Verdi, dove a migliaia palermitani e turisti si sono radunati per seguire il concerto pomeridiano danzando sulle note di Johann Strauss e di Cajkovskij.

Concerto di Capodanno al Politeama

Nello stesso momento, al Politeama, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, guidata dal maestro ungherese Gábor Takács-Nagy, ha salutato il nuovo anno con un concerto dedicato alla musica della belle époque di tradizione austro-ungarica, lungo il Danubio che unisce Vienna a Budapest. Valzer e polke di Strauss jr, Brahms, Stolz e Lehár, con la partecipazione del soprano ungherese Polina Pasztircsák. Il primo concerto dell’anno per la Sinfonica Siciliana ha portato al record d’incassi con oltre trentamila euro. Ha chiuso la serata l’intramontabile Radetzky-Marsch di Strauss (padre) che è stata bissata su richiesta del pubblico. Fuori dal Politeama, ad applaudire, circa 500 persone e decine di migliaia sul web per la diretta streaming.

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