Art brut a Sciacca

Spesso non ci accorgiamo dello straordinario che abbiamo sotto gli occhi. Ecco un viaggio attraverso luoghi e storie inconsuete dell’Isola condotto da una giornalista mezza siciliana e mezza francese, innamorata dell’Isola, autrice del Dictionnaire insolite de la Sicile e del blog SiciliaBellissima.com

di Regine Cavallaro

A Sciacca, sulla costa meridionale della Sicilia, c’è un museo molto particolare, con un nome altrettanto speciale: il Castello Incantato. In un ambiente naturale di grande bellezza, sospeso su un cielo blu e affacciato su un mare turchese, circa 3000 teste di pietra guardano come sentinelle silenziose sugli ulivi, i mandorli e i fichi d’india che ci sono intorno. È la straordinaria storia dell’artista, la stranezza delle sue opere, questo luogo improbabile? Una cosa è certa, regna sul Castello incantato un’atmosfera impressa da una grande poesia che immerge il visitatore in un universo fuori dal tempo. Secondo alcuni, Filippo Bentivegna, noto anche come Filippo delle Teste, era un originale, per altri un pazzo, per altri ancora un grande artista. Dal suo ritorno dagli Stati Uniti nel 1919, dove aveva cercato di emigrare, fino alla sua morte nel 1967, questo scultore autodidatta, nato a Sciacca nel 1888 e da un background molto modesto, ha creato un esercito di tutte le dimensioni, che a volte sono isolate, a volte formano masse piramidali o incassate nelle pareti. Alcuni hanno un nome: Mussolini, Garibaldi, Napoleone, Dante, Leonardo da Vinci …

L’artista ha sempre rifiutato di vendere le sue opere. Alcuni, tuttavia, sono riusciti a raggiungere la collezione Art Brut di Losanna, avviata da Jean Dubuffet. Secondo Giuseppe Gulino, a capo dell’Associazione Agorà, responsabile della gestione del sito, sarebbero addirittura i pezzi preferiti della sua collezione. Ma perché questa ossessione di scolpire solo le teste? La spiegazione verrebbe dal caso medico. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, Filippo Bentivegna subisce un grave trauma cranico, durante un combattimento iniziato, si dice, da un rivale innamorato. Il colpo è così violento che il giovane rimane incosciente per diversi giorni e successivamente subisce gravi perdite di memoria. Giudicato inadatto al lavoro, deve tornare a casa in Sicilia. Atterrato a malapena il giorno dopo la Grande Guerra, viene arrestato per diserzione e condannato a tre anni di prigione. Tuttavia, i medici che lo esaminano lo considerano “disabile mentale” e viene rilasciato. Con i suoi risparmi e la sua pensione d’invalidità, compra il suo pezzo di terra e si impegna a intagliare le teste all’infinito.

Spesso non ci accorgiamo dello straordinario che abbiamo sotto gli occhi. Ecco un viaggio attraverso luoghi e storie inconsuete dell’Isola condotto da una giornalista mezza siciliana e mezza francese, innamorata dell’Isola, autrice del Dictionnaire insolite de la Sicile e del blog SiciliaBellissima.com

di Regine Cavallaro

A Sciacca, sulla costa meridionale della Sicilia, c’è un museo molto particolare, con un nome altrettanto speciale: il Castello Incantato. In un ambiente naturale di grande bellezza, sospeso su un cielo blu e affacciato su un mare turchese, circa 3000 teste di pietra guardano come sentinelle silenziose sugli ulivi, i mandorli e i fichi d’india che ci sono intorno. È la straordinaria storia dell’artista, la stranezza delle sue opere, questo luogo improbabile? Una cosa è certa, regna sul Castello incantato un’atmosfera impressa da una grande poesia che immerge il visitatore in un universo fuori dal tempo.

Secondo alcuni, Filippo Bentivegna, noto anche come Filippo delle Teste, era un originale, per altri un pazzo, per altri ancora un grande artista. Dal suo ritorno dagli Stati Uniti nel 1919, dove aveva cercato di emigrare, fino alla sua morte nel 1967, questo scultore autodidatta, nato a Sciacca nel 1888 e da un background molto modesto, ha creato un esercito di tutte le dimensioni, che a volte sono isolate, a volte formano masse piramidali o incassate nelle pareti. Alcuni hanno un nome: Mussolini, Garibaldi, Napoleone, Dante, Leonardo da Vinci … L’artista ha sempre rifiutato di vendere le sue opere. Alcuni, tuttavia, sono riusciti a raggiungere la collezione Art Brut di Losanna, avviata da Jean Dubuffet. Secondo Giuseppe Gulino, a capo dell’Associazione Agorà, responsabile della gestione del sito, sarebbero addirittura i pezzi preferiti della sua collezione.

Ma perché questa ossessione di scolpire solo le teste? La spiegazione verrebbe dal caso medico. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, Filippo Bentivegna subisce un grave trauma cranico, durante un combattimento iniziato, si dice, da un rivale innamorato. Il colpo è così violento che il giovane rimane incosciente per diversi giorni e successivamente subisce gravi perdite di memoria. Giudicato inadatto al lavoro, deve tornare a casa in Sicilia. Atterrato a malapena il giorno dopo la Grande Guerra, viene arrestato per diserzione e condannato a tre anni di prigione. Tuttavia, i medici che lo esaminano lo considerano “disabile mentale” e viene rilasciato. Con i suoi risparmi e la sua pensione d’invalidità, compra il suo pezzo di terra e si impegna a intagliare le teste all’infinito.

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