Arriva una nuova primavera per lo Stand Florio

Dopo un restauro durato quasi due anni, lo storico padiglione progettato da Ernesto Basile, è pronto ad essere aperto alla città

di Emanuele Drago *

La speculazione edilizia dell’Italia post-bellica ha prodotto diversi scempi, sottraendo alla comunità intera dei veri e propri gioielli architettonici. Uno di questi era una villa che si trovava a Roma e che era stata progettata dal grande Ernesto Basile. Stiamo parlando di Villa Villegas Tapazzi, ubicata fino agli anni Cinquanta in via Parioli, nel quartiere Pincio.

Villa Villegas Tapazzi

Quando a Palermo nei primi giorni di dicembre del ’59 venne smontata in piazza Crispi, Villa Deleilla, i palermitani rimasero a braccia conserte. Fu solo qualche tempo dopo, quando il danno era ormai compiuto, che compresero la gravità di quella demolizione. Tant’è che la scomparsa villa da quel momento in poi, divenne il simbolo del grande sacco edilizio che fu perpetrato a danno della città un tempo “felicissima”.

Eppure, se solo avessero voluto, le istituzioni e la cittadinanza avrebbero potuto in parte risarcire l’illustre architetto, non solo di molti scempi che erano stati attuati a Palermo, ma anche dello scempio romano di Villa Villagas. E infatti quale edificio se non lo Stand Florio avrebbe meglio ricordato la villa un tempo ubicata ai Parioli e che nel 1887 era stata realizzata per volontà del pittore sivigliano Josè Villaga y Cordero?

Stand Florio

Proprio lo Stand Florio, l’edificio stilisticamente più affine alla basiliana Villa Villegas, ma anche al complesso neomoresco che venne realizzato, per poi essere smontato, vicino a piazza Castelnuovo, come ingresso della grande esposizione del 1998. Eppure, quando l’esposizione terminò e Villa Villegas scomparve sotto l’azione demolitrice delle ruspe, lo stand era ancora lì, con il suo particolarissimo stile a pianta ottagonale, con la cupola rossa, con gli originali abbellimenti in ferro, col suo il chiostro moresco che richiama l’architettura araba, ma anche gli edifici andalusi, in primis alcuni particolari dell’Alhambra cordovana.

Ma l’insensibilità culturale, unita alla rovinosa china a cui venne abbandonata la costa sud di Palermo, fecero sì che lo stand fosse preda dell’incuria e dell’abbandono. C’era però ancora una schiera di malinconici nostalgici che non riusciva a dimenticare le serate danzanti a cui, dentro il rinomato Kursaal, accanto alla borghesia più in vista della città, un tempo aveva partecipato. Utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione – tant’è che veniva anche denominata la Tavernetta del Tiro – oltre che di sport acquatici, durante la guerra svolse anche la funzione di magazzino per le truppe, al termine della quale venne acquisito dal vicino ospedale Buccheri La Ferla per farne un solarium. Poi, dopo un parziale restauro avvenuto nel 1985, un nuovo abbandono.

Lo Stand Florio sul lato mare

Ma quando tutto sembrava perduto, ecco riaffiorare una nuova luce in fondo al tunnel. E non solo per la nuova temperie culturale che negli ultimi anni sembra aver ridestato la città, ma grazie anche al coraggio ed alla lungimiranza dell’architetto Giuseppe Vajana e del fratello Fabio Vajana, amministratore della Servizitalia. Quest’ultima società si è aggiudicata, mediante bando pubblico – dopo aver presentato un progetto alla Soprintendenza – per i prossimi 50 anni la gestione e la valorizzazione di una area di 4mila metri quadrati, che è stata sistemata con fondi interamente privati. Oggi lo spazio e la struttura, dopo un restauro durato quasi due anni, sono pronti a rifiorire e il prossimo 21 marzo verrà finalmente inaugurata e resa fruibile all’intera cittadinanza. Anche la data scelta per l’inaugurazione non è affatto casuale. Il messaggio è chiaro: che sia l’inizio di una nuova e definitiva primavera per la splendida, ma martoriata costa sud di Palermo.

*Docente e scrittore

Dopo un restauro durato quasi due anni, lo storico padiglione progettato da Ernesto Basile, è pronto ad essere aperto alla città

di Emanuele Drago *

La speculazione edilizia dell’Italia post-bellica ha prodotto diversi scempi, sottraendo alla comunità intera dei veri e propri gioielli architettonici. Uno di questi era una villa che si trovava a Roma e che era stata progettata dal grande Ernesto Basile. Stiamo parlando di Villa Villegas Tapazzi, ubicata fino agli anni Cinquanta in via Parioli, nel quartiere Pincio.

Quando a Palermo nei primi giorni di dicembre del ’59 venne smontata in piazza Crispi, Villa Deleilla, i palermitani rimasero a braccia conserte. Fu solo qualche tempo dopo, quando il danno era ormai compiuto, che compresero la gravità di quella demolizione. Tant’è che la scomparsa villa da quel momento in poi, divenne il simbolo del grande sacco edilizio che fu perpetrato a danno della città un tempo “felicissima”.

Eppure, se solo avessero voluto, le istituzioni e la cittadinanza avrebbero potuto in parte risarcire l’illustre architetto, non solo di molti scempi che erano stati attuati a Palermo, ma anche dello scempio romano di Villa Villagas. E infatti quale edificio se non lo Stand Florio avrebbe meglio ricordato la villa un tempo ubicata ai Parioli e che nel 1887 era stata realizzata per volontà del pittore sivigliano Josè Villaga y Cordero?

Stand Florio

Proprio lo Stand Florio, l’edificio stilisticamente più affine alla basiliana Villa Villegas, ma anche al complesso neomoresco che venne realizzato, per poi essere smontato, vicino a piazza Castelnuovo, come ingresso della grande esposizione del 1998. Eppure, quando l’esposizione terminò e Villa Villegas scomparve sotto l’azione demolitrice delle ruspe, lo stand era ancora lì, con il suo particolarissimo stile a pianta ottagonale, con la cupola rossa, con gli originali abbellimenti in ferro, col suo il chiostro moresco che richiama l’architettura araba, ma anche gli edifici andalusi, in primis alcuni particolari dell’Alhambra cordovana.

Ma l’insensibilità culturale, unita alla rovinosa china a cui venne abbandonata la costa sud di Palermo, fecero sì che lo stand fosse preda dell’incuria e dell’abbandono. C’era però ancora una schiera di malinconici nostalgici che non riusciva a dimenticare le serate danzanti a cui, dentro il rinomato Kursaal, accanto alla borghesia più in vista della città, un tempo aveva partecipato. Utilizzato a lungo per gare di tiro al piccione – tant’è che veniva anche denominata la Tavernetta del Tiro – oltre che di sport acquatici, durante la guerra svolse anche la funzione di magazzino per le truppe, al termine della quale venne acquisito dal vicino ospedale Buccheri La Ferla per farne un solarium. Poi, dopo un parziale restauro avvenuto nel 1985, un nuovo abbandono.

Lo Stand Florio sul lato mare

Ma quando tutto sembrava perduto, ecco riaffiorare una nuova luce in fondo al tunnel. E non solo per la nuova temperie culturale che negli ultimi anni sembra aver ridestato la città, ma grazie anche al coraggio ed alla lungimiranza dell’architetto Giuseppe Vajana e del fratello Fabio Vajana, amministratore della Servizitalia. Quest’ultima società si è aggiudicata, mediante bando pubblico – dopo aver presentato un progetto alla Soprintendenza – per i prossimi 50 anni la gestione e la valorizzazione di una area di 4mila metri quadrati, che è stata sistemata con fondi interamente privati. Oggi lo spazio e la struttura, dopo un restauro durato quasi due anni, sono pronti a rifiorire e il prossimo 21 marzo verrà finalmente inaugurata e resa fruibile all’intera cittadinanza. Anche la data scelta per l’inaugurazione non è affatto casuale. Il messaggio è chiaro: che sia l’inizio di una nuova e definitiva primavera per la splendida, ma martoriata costa sud di Palermo.

*Docente e scrittore

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