Ambelia, viaggio a cavallo tra natura e storia

È tutto pronto per la Fiera Mediterranea nella storica tenuta del Catanese, che ospiterà decine di razze equine, ma anche una mostra di reperti archeologici

di Marco Russo

Un’antica tenuta nelle campagne catanesi, fuori dai grandi circuiti turistici della Sicilia, per tre giorni diventa vetrina del variegato mondo equestre. È tutto pronto per la Fiera Mediterranea del Cavallo, che si svolgerà dal 10 al 12 maggio nella Tenuta Ambelia, a una trentina di chilometri da Catania. Una manifestazione che ospiterà decine di razze equine, in un suggestivo contesto di natura e arte.

Le campagne di Ambelia

Un evento che non ha precedenti nell’Italia meridionale e che si propone, essenzialmente, di raggiungere due obiettivi: rilanciare le razze degli equidi autoctone italiane e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; promuovere il territorio dell’Isola, soprattutto nei suoi itinerari “minori”, cioè quelli al di fuori delle guide ufficiali. L’iniziativa è della Regione Siciliana, che ha mobilitato gli assessorati per l’Agricoltura, il Turismo, le Attività produttive, i Beni culturali, dopo aver rimesso a nuovo l’antica Tenuta, che in età feudale apparteneva ai nobili del luogo, prima i Barresi e poi i Branciforte. Ambelia è stata sin dall’Unità d’Italia una Stazione di monta dello Stato attraverso il ministero della Guerra. Oggi è gestita dall’Istituto di incremento ippico, ente controllato dalla Regione e preposto alla tutela delle razze autoctone che in Sicilia sono essenzialmente quattro: il Cavallo orientale, il Cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino di Pantelleria.

Acroterio di Camarina

La manifestazione si articolerà in iniziative di carattere sportivo, ludico e culturale. Ad Ambelia, raggiungibile da Catania anche a bordo di un treno storico del 1910, sarà possibile visitare anche una ricca esposizione archeologica che ripercorre il rapporto tra l’uomo e gli equidi attraverso sculture, pitture, raffigurazioni, graffiti, bassorilievi, monete e mosaici. Organizzata secondo un criterio cronologico, la mostra – curata dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini – illustra l’iconografia del cavallo presente nelle testimonianze archeologiche della Sicilia, dalla preistoria all’età romana.

Testa di cavallo trovata a Gela

Un excursus storico, che inizia dalle raffigurazioni di equidi incise nelle grotte della Sicilia, risalenti al Paleolitico Superiore (12mila anni fa), e si sofferma sulla straordinaria documentazione archeologica relativa alla colonizzazione dei greci e alla successiva conquista romana dell’Isola. In esposizione opere ritrovate nelle necropoli di Siracusa e connesse ai riti funerari (Cavallino bronzeo e Cratere con cavallo dalla necropoli del Fusco, VIII-VII secolo avanti Cristo), o rinvenute negli abitati e destinate all’infanzia (Cavallino giocattolo da Butera, VII secolo avanti Cristo). In mostra anche reperti archeologici scoperti nei santuari delle città, come le sculture che ornavano i templi (Acroterio con cavaliere da Camarina, VI secolo avanti cristo, Metopa con quadriga, Demetra e Kore da Selinunte, 560-550 avanti Cristo, teste fittili di Cavalli da Gela, V secolo avanti Cristo) e come i piccoli altari in terracotta (Arula in terracotta da Selinunte, 560-550 avanti Cristo).

Una delle scoperte archeologiche più recenti e significative, è costituita dal ritrovamento delle sepolture di cavalli e cavalieri, caduti nella battaglia di Himera del 480 avanti Cristo, che vide la vittoria dei Greci di Sicilia sui Cartaginesi e di cui si espone un cranio di cavallo con il morso in bronzo. Le testimonianze archeologiche più straordinarie provengono però dai mosaici delle Ville Romane del Casale di Piazza Armerina e del Tellaro di Noto, risalenti al IV secolo dopo Cristo, dove i cavalli vengono rappresentati con ricche bardature in scene di gare equestri al Circo Massimo di Roma e in grandiose scene di caccia.

È tutto pronto per la Fiera Mediterranea nella storica tenuta del Catanese, che ospiterà decine di razze equine, ma anche una mostra di reperti archeologici

di Marco Russo

Un’antica tenuta nelle campagne catanesi, fuori dai grandi circuiti turistici della Sicilia, per tre giorni diventa vetrina del variegato mondo equestre. È tutto pronto per la Fiera Mediterranea del Cavallo, che si svolgerà dal 10 al 12 maggio nella Tenuta Ambelia, a una trentina di chilometri da Catania. Una manifestazione che ospiterà decine di razze equine, in un suggestivo contesto di natura e arte.

Le campagne di Ambelia

Un evento che non ha precedenti nell’Italia meridionale e che si propone, essenzialmente, di raggiungere due obiettivi: rilanciare le razze degli equidi autoctone italiane e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; promuovere il territorio dell’Isola, soprattutto nei suoi itinerari “minori”, cioè quelli al di fuori delle guide ufficiali. L’iniziativa è della Regione Siciliana, che ha mobilitato gli assessorati per l’Agricoltura, il Turismo, le Attività produttive, i Beni culturali, dopo aver rimesso a nuovo l’antica Tenuta, che in età feudale apparteneva ai nobili del luogo, prima i Barresi e poi i Branciforte. Ambelia è stata sin dall’Unità d’Italia una Stazione di monta dello Stato attraverso il ministero della Guerra. Oggi è gestita dall’Istituto di incremento ippico, ente controllato dalla Regione e preposto alla tutela delle razze autoctone che in Sicilia sono essenzialmente quattro: il Cavallo orientale, il Cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino di Pantelleria.

Acroterio di Camarina

La manifestazione si articolerà in iniziative di carattere sportivo, ludico e culturale. Ad Ambelia, raggiungibile da Catania anche a bordo di un treno storico del 1910, sarà possibile visitare anche una ricca esposizione archeologica che ripercorre il rapporto tra l’uomo e gli equidi attraverso sculture, pitture, raffigurazioni, graffiti, bassorilievi, monete e mosaici. Organizzata secondo un criterio cronologico, la mostra – curata dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, guidata da Rosalba Panvini – illustra l’iconografia del cavallo presente nelle testimonianze archeologiche della Sicilia, dalla preistoria all’età romana.

Un excursus storico, che inizia dalle raffigurazioni di equidi incise nelle grotte della Sicilia, risalenti al Paleolitico Superiore (12mila anni fa), e si sofferma sulla straordinaria documentazione archeologica relativa alla colonizzazione dei greci e alla successiva conquista romana dell’Isola. In esposizione opere ritrovate nelle necropoli di Siracusa e connesse ai riti funerari (Cavallino bronzeo e Cratere con cavallo dalla necropoli del Fusco, VIII-VII secolo avanti Cristo), o rinvenute negli abitati e destinate all’infanzia (Cavallino giocattolo da Butera, VII secolo avanti Cristo). In mostra anche reperti archeologici scoperti nei santuari delle città, come le sculture che ornavano i templi (Acroterio con cavaliere da Camarina, VI secolo avanti cristo, Metopa con quadriga, Demetra e Kore da Selinunte, 560-550 avanti Cristo, teste fittili di Cavalli da Gela, V secolo avanti Cristo) e come i piccoli altari in terracotta (Arula in terracotta da Selinunte, 560-550 avanti Cristo).

Testa di cavallo trovata a Gela

Una delle scoperte archeologiche più recenti e significative, è costituita dal ritrovamento delle sepolture di cavalli e cavalieri, caduti nella battaglia di Himera del 480 avanti Cristo, che vide la vittoria dei Greci di Sicilia sui Cartaginesi e di cui si espone un cranio di cavallo con il morso in bronzo. Le testimonianze archeologiche più straordinarie provengono però dai mosaici delle Ville Romane del Casale di Piazza Armerina e del Tellaro di Noto, risalenti al IV secolo dopo Cristo, dove i cavalli vengono rappresentati con ricche bardature in scene di gare equestri al Circo Massimo di Roma e in grandiose scene di caccia.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend