Ago, filo e mandolino. L’ultimo vecchio sarto di Palermo

Nel cuore del quartiere della Guilla, in via Beati Paoli,  si trova la sartoria “Eleganza” di Andrea Vajuso, un piccolo locale che si trasforma in salotto musicale di altri tempi

di Laura Grimaldi

Nel cuore del quartiere della Guilla, a Palermo, in via Beati Paoli, appena fuori dal vociare del mercato del Capo, si trova la sartoria “Eleganza”. Mandolini, tamburi, chitarre e foto antiche lasciano pensare più a un piccolo salotto musicale fuori dal tempo. Ed effettivamente questa sartoria un po’ lo è. Andrea Vajuso, che ha visto cambiare negli anni la città, vi ha coniugato le sue due passioni: l’ago e il mandolino. Tanti turisti passano davanti alla sua sartoria e sostano ad ascoltare la musica che il sabato pomeriggio esegue con un gruppo di vecchi amici. “Qui ha suonato gente da tutto il mondo, persino dall’Australia”, racconta. Nato nell’immediato dopoguerra, la sua storia di sarto inizia a otto anni, un po’ apprendendo il mestiere dal bisnonno (anche lui sarto), un po’ andando a bottega alla sartoria Manfrè, e poi perfezionandosi a Roma. “A diciassette anni mi sentivo già arrivato e mi sono messo in proprio”, avviando l’attività nel locali giusto di fronte a dove si trova ora la sartoria “Eleganza”. “è un’arte nobile, ma non c’è più il cliente di una volta”: per ragioni economiche ma anche per abitudini. Confezionava abiti per la gente che andava a vedere l’opera al Teatro Massimo, quando andare alla prima di uno spettacolo significava partecipare a un evento importante in cui sfoggiare un abito fatto ad hoc. “C’era l’occhiellaia, la pantalonaia, chi faceva i gilet. Io facevo le giacche. Una giacca ha bisogno di mani maschili”, sottolinea con un pizzico di orgoglio. Con gli occhi carichi di soddisfazione racconta l’emozione provata tante volte nel vedere i propri amici indossare i suoi abiti in occasioni speciali. Cucire un abito era quindi anche un modo per partecipare a un evento, esserne parte e contribuire alla sua riuscita. È da circa dieci anni che non confeziona più abiti, dedicandosi solo a piccoli lavori, ma la musica lo accompagna ancora. è così che strumenti musicali e forbici, note di classici della musica italiana e il suono della macchina da cucire rendono la sartoria “Eleganza” un luogo suggestivo e unico.

Nel cuore del quartiere della Guilla, in via Beati Paoli,  si trova la sartoria “Eleganza” di Andrea Vajuso, un piccolo locale che si trasforma in salotto musicale di altri tempi

di Laura Grimaldi

Nel cuore del quartiere della Guilla, a Palermo, in via Beati Paoli, appena fuori dal vociare del mercato del Capo, si trova la sartoria “Eleganza”. Mandolini, tamburi, chitarre e foto antiche lasciano pensare più a un piccolo salotto musicale fuori dal tempo. Ed effettivamente questa sartoria un po’ lo è. Andrea Vajuso, che ha visto cambiare negli anni la città, vi ha coniugato le sue due passioni: l’ago e il mandolino. Tanti turisti passano davanti alla sua sartoria e sostano ad ascoltare la musica che il sabato pomeriggio esegue con un gruppo di vecchi amici. “Qui ha suonato gente da tutto il mondo, persino dall’Australia”, racconta. Nato nell’immediato dopoguerra, la sua storia di sarto inizia a otto anni, un po’ apprendendo il mestiere dal bisnonno (anche lui sarto), un po’ andando a bottega alla sartoria Manfrè, e poi perfezionandosi a Roma. “A diciassette anni mi sentivo già arrivato e mi sono messo in proprio”, avviando l’attività nel locali giusto di fronte a dove si trova ora la sartoria “Eleganza”. “è un’arte nobile, ma non c’è più il cliente di una volta”: per ragioni economiche ma anche per abitudini. Confezionava abiti per la gente che andava a vedere l’opera al Teatro Massimo, quando andare alla prima di uno spettacolo significava partecipare a un evento importante in cui sfoggiare un abito fatto ad hoc. “C’era l’occhiellaia, la pantalonaia, chi faceva i gilet. Io facevo le giacche. Una giacca ha bisogno di mani maschili”, sottolinea con un pizzico di orgoglio. Con gli occhi carichi di soddisfazione racconta l’emozione provata tante volte nel vedere i propri amici indossare i suoi abiti in occasioni speciali. Cucire un abito era quindi anche un modo per partecipare a un evento, esserne parte e contribuire alla sua riuscita. È da circa dieci anni che non confeziona più abiti, dedicandosi solo a piccoli lavori, ma la musica lo accompagna ancora. è così che strumenti musicali e forbici, note di classici della musica italiana e il suono della macchina da cucire rendono la sartoria “Eleganza” un luogo suggestivo e unico.

Hai letto questi articoli?
Viaggio all'interno di una delle più antiche reti idriche
Sono stati 12.700 i visitatori che hanno esplorato i
La coagulazione di tutti i formaggi, in Sicilia come
Prossimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend