Quell’affresco di Guttuso nella chiesa di Aspra

Il pittore, giovane e ancora lontano dal diventare l’artista conosciuto nel mondo, realizzò la sua opera che però non piacque e venne “cancellata”. È stata ritrovata dopo un restauro

di Giuseppe Messina

C’erano volute riunioni infinite, interventi a livelli diversi, processioni, preghiere, novene, un’attività lunga tra il sacro ed il profano, un’attenzione continua lunga quattro anni dal 1921, perché il sacerdote Giuseppe Cipolla riuscisse a riunire nello studio di un notaio i cinque proprietari di una cappella dove aveva per anni celebrato riti e messe ed ottenesse così la stipula di un contratto con il quale il religioso faceva acquisire al patrimonio della Chiesa aree e terreni limitrofi alla cappella, così da potere allargare la cappella stessa e dotare quindi Aspra di una vera chiesa parrocchiale aperta al culto dei fedeli. Eravamo nel 1926 e da qual momento il sacerdote mai domo ricorse a collette, spettacoli cinematografici all’aperto, recite di commedie, lotterie così da mettere insieme un bel gruzzolo per i lavori.

Finalmente il 23 gennaio del 1930, il cardinale Lavitrano conferì a Cipolla il possesso canonico della chiesa parrocchiale e il sacerdote divenne così il primo e mai dimenticato parroco nella borgata marinara bagherese. La nuova parrocchia venne dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata considerata la salvatrice di tre pescatori che a lei si erano rivolti quando la loro barca si era capovolta durante una furiosa tempesta. Il prete poté così concelebrare la funzione per l’erezione canonica della parrocchia.

Ma le pareti della chiesa erano vuote, a meno di un pregevole quadro dell’Immacolata del ‘700, che oggi sembra confinato in un angolo della chiesa fuori dallo sguardo dei frettolosi fedeli e turisti. Per abbellire la struttura Don Cipolla pensò subito di sfruttare le qualità artistiche, di cui si cominciava a parlare, di un giovane pittore di Bagheria di nome Renato Guttuso. Il giovane Guttuso non aveva “passione” per le cose di Chiesa ma un buon rapporto di amicizia col sacerdote e un gran bisogno di una certa, seppur limitata, quantità di denaro che gli permettesse di raggiungere Assisi, dove aveva vinto un concorso per il restauro di un dipinto di Giotto. Don Cipolla incaricò quindi Guttuso di affrescare il tetto sopra l’altare, i due lati al fianco dell’altare maggiore e la volta antistante l’abside.

Commise un errore, però, perché non sottopose i bozzetti all’approvazione e al parere della “Commissione dell’arte sacra”. Così gli affreschi ebbero vita breve, perché il cardinale Lavitrano, chiese a Cipolla di fare “imbiancare” i dipinti “opera di un ateo comunista” e quindi non adatti a un luogo di culto.

Oggi gli affreschi, dopo un lungo restauro, sono di nuovo visibili per merito dell’intervento, nel 1991, di don Raffaele Mangano, ma i lavori non furono portati a termine. Dieci anni dopo uno stanziamento milionario avrebbe dovuto recuperare integralmente i dipinti, ma difficoltà non fecero procedere i lavori. I dipinti attendono tempi migliori, ma anche così come sono adesso rappresentano un gioiello dell’arte del grande pittore bagherese e un pezzo della storia del borgo marinaro. La chiesa di Aspra merita senz’altro un’attenta visita.

Il pittore, giovane e ancora lontano dal diventare l’artista conosciuto nel mondo, realizzò la sua opera che però non piacque e venne “cancellata”. È stata ritrovata dopo un restauro

di Giuseppe Messina

C’erano volute riunioni infinite, interventi a livelli diversi, processioni, preghiere, novene, un’attività lunga tra il sacro ed il profano, un’attenzione continua lunga quattro anni dal 1921, perché il sacerdote Giuseppe Cipolla riuscisse a riunire nello studio di un notaio i cinque proprietari di una cappella dove aveva per anni celebrato riti e messe ed ottenesse così la stipula di un contratto con il quale il religioso faceva acquisire al patrimonio della Chiesa aree e terreni limitrofi alla cappella, così da potere allargare la cappella stessa e dotare quindi Aspra di una vera chiesa parrocchiale aperta al culto dei fedeli. Eravamo nel 1926 e da qual momento il sacerdote mai domo ricorse a collette, spettacoli cinematografici all’aperto, recite di commedie, lotterie così da mettere insieme un bel gruzzolo per i lavori.

Finalmente il 23 gennaio del 1930, il cardinale Lavitrano conferì a Cipolla il possesso canonico della chiesa parrocchiale e il sacerdote divenne così il primo e mai dimenticato parroco nella borgata marinara bagherese. La nuova parrocchia venne dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata considerata la salvatrice di tre pescatori che a lei si erano rivolti quando la loro barca si era capovolta durante una furiosa tempesta. Il prete poté così concelebrare la funzione per l’erezione canonica della parrocchia.

Ma le pareti della chiesa erano vuote, a meno di un pregevole quadro dell’Immacolata del ‘700, che oggi sembra confinato in un angolo della chiesa fuori dallo sguardo dei frettolosi fedeli e turisti. Per abbellire la struttura Don Cipolla pensò subito di sfruttare le qualità artistiche, di cui si cominciava a parlare, di un giovane pittore di Bagheria di nome Renato Guttuso. Il giovane Guttuso non aveva “passione” per le cose di Chiesa ma un buon rapporto di amicizia col sacerdote e un gran bisogno di una certa, seppur limitata, quantità di denaro che gli permettesse di raggiungere Assisi, dove aveva vinto un concorso per il restauro di un dipinto di Giotto. Don Cipolla incaricò quindi Guttuso di affrescare il tetto sopra l’altare, i due lati al fianco dell’altare maggiore e la volta antistante l’abside.

Commise un errore, però, perché non sottopose i bozzetti all’approvazione e al parere della “Commissione dell’arte sacra”. Così gli affreschi ebbero vita breve, perché il cardinale Lavitrano, chiese a Cipolla di fare “imbiancare” i dipinti “opera di un ateo comunista” e quindi non adatti a un luogo di culto.

Oggi gli affreschi, dopo un lungo restauro, sono di nuovo visibili per merito dell’intervento, nel 1991, di don Raffaele Mangano, ma i lavori non furono portati a termine. Dieci anni dopo uno stanziamento milionario avrebbe dovuto recuperare integralmente i dipinti, ma difficoltà non fecero procedere i lavori. I dipinti attendono tempi migliori, ma anche così come sono adesso rappresentano un gioiello dell’arte del grande pittore bagherese e un pezzo della storia del borgo marinaro. La chiesa di Aspra merita senz’altro un’attenta visita.

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